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Teresa Cirillo » 14.Derattizzazione


I ratti e i topi

Topi e ratti appartengono alla famiglia dei Muridi, ordine Roditori (come il criceto, il castoro e l’istrice), classe Mammiferi. Le specie presenti in Italia, in ambiente urbano, che vivendo a stretto contatto con l’uomo possono causare problemi igienico-sanitari, sono essenzialmente tre:

  1. Rattus Norvegicus
  2. Rattus Rattus
  3. Mus Musculus

I ratti e i topi

Rattus Norvegicus. Fonte: Wikimedia commons

Rattus Norvegicus. Fonte: Wikimedia commons

Rattus Rattus. Fonte: Wikimedia commons

Rattus Rattus. Fonte: Wikimedia commons

Mus Musculus Domesticus. Fonte: Wikimedia commons

Mus Musculus Domesticus. Fonte: Wikimedia commons


I ratti e i topi

Ratti e topi hanno un corpo allungato rivestito di pelo, il naso provvisto di vibrisse o peli tattili, piedi con cuscinetti plantari e quattro dita negli anteriori (il pollice è solo abbozzato) e cinque nei posteriori. I denti incisivi, ricoperti di smalto giallo, sono a crescita continua.

La coda è coperta di squame, con scarsi peli e in alcune specie supera la lunghezza del corpo: è utilizzata principalmente per l’equilibrio.

I muridi sono onnivori, ossia si nutrono di qualsiasi alimento di origine animale o vegetale.

I ratti sono caratterizzati dalla neofobia, cioè dalla paura di cose nuove. Se trovano un
alimento nuovo non lo toccano per parecchio tempo e solo in seguito lo assaggiano. Se passato ulteriore tempo non hanno disturbi di alcun tipo divoreranno quanto ne rimane.

I ratti e i topi

L’uomo ha creato una moltitudine di rifugi ottimali come le discariche a cielo aperto, le reti fognarie in cattive condizioni di manutenzione e gli accumuli di materiale abbandonato delle imprese edili. A questi si aggiungono le fognature stradali e anche le auto lasciate ferme per parecchio tempo dove il vano motore offre un ottimo riparo. Alcune specie, come Rattus rattus trovano rifugio nel verde pubblico, sopra palme, pini e dentro siepi. Lo stesso Rattus rattus è un ottimo arrampicatore e siccome gli edifici dove vengono manipolati o immagazzinati alimenti sono sia un’ottima fonte di cibo che un buon riparo, bastano un tubo di scolo delle acque piovane appoggiato alla parete dell’edificio o un albero vicino alla costruzione per permettergli di trasferirsi all’interno.

I commerci e i trasporti hanno diffuso questi animali in tutti i paesi civili, dove arrecano gravi danni che si possono raggruppare in due categorie:

  • danni economici: legati all’attività di costruzione del nido e alla ricerca del cibo che porta il muride ad “assaggiare” (chi con più diffidenza chi con meno) qualsiasi sostanza gli capiti sotto i denti, dai sacchi per alimenti, ai cavi elettrici al polistirolo espanso
  • danni sanitari: sono molte le malattie che possono essere trasmesse da questi roditori direttamente attraverso le deiezioni sugli alimenti o indirettamente attraverso pulci, zecche o acari parassiti dei ratti (peste, tifo, salmonella, rabbia, febbre gialla, leptospirosi)

Morfologia e biologia di ratti e topi

Ratto bruno (Rattus norvegicus)

Lunghezza: tra i 21 e i 27 cm.

Peso: tra i 300 ed i 400 g, a volte arriva a 700 g.

Colore: grigiastro, con tonalità dal marroncino al nero.

Testa: muso arrotondato.

Occhi: tondi, piccoli,

Orecchie: spesse, opache, corte, dotate di peli sottili. Ripiegate non coprono gli occhi.

Coda: quasi nuda, formata da 210 anelli squamosi. Più corta del resto del corpo, misura tra i 17 ed i 22 cm.

Escrementi: larghi, arrotondati.

Prole in un anno: 20 × femmina.

Ratto comune (Rattus rattus)

Lunghezza: tra i 16 ed i 18 cm., a volte raggiunge i 35 cm.

Peso: tra i 130 ed i 180 g., a volte arriva a 220 g.

Colore: grigio scuro, grigio-nero, a volte marrone. Il ventre è grigio bianco.

Testa: muso appuntito.

Occhi: tondi, grandi.

Orecchie: sottili, senza peli, trasparenti, color carne, lunghe metà della testa. Ripiegate coprono gli occhi.

Coda: di colore grigio scuro, formata da 260 anelli squamosi. Più lunga del resto del corpo, misura tra i 19 ed i 25 cm.

Escrementi: allungati, appuntiti.

Prole in un anno: 20 × femmina

Topolino domestico (Mus musculus)

Lunghezza: tra i 7 ed i 10 cm., in media si aggira sugli 8.5 cm.

Peso: tra i 15 e i 25 g.

Colore: grigio-nero con sfumature più chiare sul ventre.

Testa: muso appuntito.

Occhi: tondi, piccoli.

Orecchie. prominenti, senza peli, larghe, lunghe circa 15 mm.

Coda: più lunga del resto del corpo, misurata tra i 7.5 ed i 10 cm.

Escrementi. piccoli, appuntiti.

Prole in un anno: da 30 a 35 × femmina.

Controllo integrato di topi e ratti

Ogni serio programma di controllo murino è costituito da quattro tappe fondamentali:

  1. accurata ispezione per identificare le specie coinvolte, i rifugi e i fattori che incoraggiano lo stabilirsi delle infezioni
  2. efficace sanificazione per sottrarre i roditori il cibo e i nascondigli
  3. eliminazione fisica di tutte le potenziali entrate attraverso le quali i roditori possono accedere al fabbricato
  4. riduzione della popolazione attraverso l’impiego di rodenticidi, di trappole e di altre misure di controllo

Ispezione

Una ispezione presuppone che si abbia familiarità con i segni chiave dell’attività dei roditori: animali vivi o morti, rumori caratteristici, escrementi, tracce e camminamenti, nidi e tane, danni da rosicchiamento, macchie ed odore di urina.

Fonti di attrazione e punti di accesso

L’ispezione inizia esaminando attentamente l’esterno del fabbricato alla ricerca di possibili accessi e di condizioni che incoraggino l’attività dei roditori, per poi passare all’interno con una sistematica visita a tutta la costruzione.

Può essere di grande aiuto effettuare un monitoraggio con cartoncini collanti per valutare le caratteristiche dell’infestazione e programmare al meglio i futuri interventi.

Effettuata l’ispezione, e prima di intraprendere la lotta vera e propria, occorre adoperarsi per rendere il fabbricato “impermeabile” ai roditori, sigillando ogni possibile apertura che funga da passaggio, o rifugio, e per proteggere ogni alimento dall’attacco dei roditori.

Eliminazione

Impostazione del piano di lotta

L’area da trattare deve essere divisa in zone infestate e zone a rischio ed è importante individuare la pressione d’infestazione ovvero le vie in cui è presumibile supporre l’arrivo degli infestanti.

Dopo aver creato le premesse per il posizionamento dei punti esca, è necessario stabilirne il numero e la posizione.

Ogni punto esca così individuato deve essere definito nel tipo di esca (base alimentare e principio attivo), quantità di esca e tipo di protezione più idoneo.

In alcuni casi di particolare difficoltà può essere utile effettuare un trattamento di pasturazione (pre-baiting) con l’uso di placebo (esca non attivata con nessun principio attivo); ciò con l’intento di valutare l’entità dell’infestazione, le abitudini alimentari e/o indurre abitudine all’esca che si intenderà utilizzare.

La scelta degli strumenti e dei metodi di lotta deve essere adeguata al tipo di roditore presente e all’ambiente nel quale si deve operare.

Eliminazione

Impostazione del piano di lotta

Le esche si suddividono secondo il tipo di veleno contenuto, e quindi secondo l’effetto che provocano sull’organismo dell’animale intossicato. Una prima grossolana differenziazione si ha fra le esche ad azione acuta e quelle ad azione cumulativa.

I veleni ad azione acuta (Scilliroside, Norbormide) trovano utilizzo solo nei casi in cui si voglia abbassare drasticamente e rapidamente la popolazione dei roditori, prima di intraprendere azioni di controllo vere e proprie. Questo tipo di veleno provoca allarme negli individui sopravvissuti, i quali eviteranno per lungo tempo di cibarsi dell’esca.

I veleni ad azione cumulativa sono i più utilizzati ed agiscono lentamente sull’organismo causando emorragie interne (anticoagulanti di I e II generazione), o per calcificazione degli organi interni (vitamina D2). Possono uccidere l’animale a seguito di ingestioni multiple (Warfarin, Clorofacinone, Bromadiolone) o per assunzione di minime quantità (Calciferolo, Difenacoum, Brodifacoum), ma in ogni caso la morte sopravviene dopo alcuni giorni, evitando così di creare sospetto nella popolazione murina.

Posizionamento esche rodenticide

Le esche non devono essere poste nei locali ove sono presenti alimenti; in questi locali dovrebbero essere impiegati esclusivamente sistemi di monitoraggio (paraffine aromatizzate) o trappole a cattura.

Le esche devono essere disposte solo nei luoghi in cui i roditori si riproducono e in cui sono attivi: nei condotti, nelle tubature, nelle canaline elettriche, nelle centraline e nelle giunzioni delle pareti.

Le esche non devono essere disposte nelle zone esposte dove possono venire spostate o aperte con la diffusione nell’ambiente del contenuto

Assicurarsi che le esche non vadano a contatto con gli alimenti e le attrezzature.

Per contenere le esche devono essere usati robusti erogatori di plastica chiudibili.

Ogni erogatore deve essere numerato e la data di introduzione dell’esca deve essere registrata.

Posizionamento esche rodenticide

Il numero degli erogatori di esca permanenti, deve essere riportato in una scheda di controllo.

Erogatori fissi e chiusi a chiave devono essere posti nel perimetro esterno della fabbrica. Questi erogatori devono essere tali da impedire che altri animali o bambini vadano a contatto con le esche. Devono inoltre essere fissati alle pareti o ancorati, quindi non asportabili.

Nei reparti dove l’impiego di esche avvelenate è sconsigliato (reparti di lavorazione e reparti di confezionamento) è opportuno impiegare mezzi di lotta “ecologici”, quali trappole a cattura multiple e cartoncini collanti.

Monitoraggio

Terminata la fase di bonifica è spesso utile effettuare la verifica critica dei trattamenti effettuati.

Ciò fatto non resta che pianificare il calendario degli interventi con l’obiettivo di mantenere i risultati ottenuti, migliorandoli nel tempo, e consolidare contemporaneamente la prevenzione del rischio di reinfestazione: con interventi anti-invasione, con attenti monitoraggi ispettivi, con la valutazione dei fornitori e con il miglioramento delle conoscenze e competenze nella spesso trascurata materia dell’igiene ambientale.

Particolarmente delicata risulta la fase finale del mantenimento dei risultati, in quanto, cessata l’emergenza, si tende a diminuire l’attenzione al problema e inoltre perché i pochi esemplari eventualmente rimasti tendono a sfuggire ai monitoraggi abituali, richiedendo infatti un maggior impegno ispettivo.

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