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Antonella di Luggo » 2.I modelli del rilievo


Il rilievo

Il rilievo in quanto operazione rivolta alla conoscenza del reale costruito, assume un ruolo fondamentale nell’ambito dei programmi di conservazione e di valorizzazione del patrimonio architettonico, ove i diversi dati informativi relativi ai manufatti devono assumere nel loro insieme il carattere di sistematicità, organizzandosi cioè in un sistema ordinato su cui strutturare una documentazione aperta e continuamente aggiornabile.

La conoscenza del patrimonio architettonico, deve fondarsi sulla costruzione di modelli che, a prescindere dalle strumentazioni, siano in grado di restituire i significati dell’architettura.

L’utilizzo di tecnologie avanzate agevola le fasi di ripresa dei dati nel rilievo, ma l’operazione conoscitiva deve conservare i presupposti teorici a cui da sempre fa riferimento.


La discretizzazione

Il rilievo in quanto strumento di conoscenza critica della realtà deve avvalersi di una preliminare selezione dei dati, tale da restituire nella successiva rappresentazione gli elementi significativi del sistema.

Ciò implica una discretizzazione dell’architettura in parti ed elementi, utile ai fini di ricostruire un modello analogo del reale espressivo della sintesi critica degli elementi fondativi del sistema.

Ogni rilievo deve fondarsi su di una preliminare attribuzione di senso dell’oggetto, di una dimensione innanzitutto ontologica che solo successivamente può accompagnarsi determinazione metrica. Il riconoscimento dell’oggetto è infatti condizione necessaria affinché si possa correlare ciascun ente ad una misura. Ed è proprio il procedimento metrico che costituisce il momento fondamentale della traduzione dal reale alla rappresentazione, cioè quando l’ente sottoposto a misura perde la sua specificità per diventare valore universale attraverso l’astrazione del numero. Solo attraverso la rappresentazione, il dato, una volta reinterpretato, riacquisisce senso in quanto viene tradotto in un segno grafico dotato di significato.


Modelli di rilievo

Ogni rilievo vede l’interazione di una logica intellettuale rivolta alla conoscenza/riconoscimento dell’oggetto, una logica operativa che si fonda sull’applicazione di specifiche procedure e metodologie di rilievo ed una logica grafica che è quella che definisce ed individua i segni capaci di rappresentare i significati dell’oggetto sul piano della rappresentazione.

Il rilievo si fonda dunque sulla costruzione di più modelli:

  • un modello mentale che definisce l’oggetto;
  • un modello metrico che converte il significato in numero;
  • un modello grafico che traduce il numero nel linguaggio espressivo dei segni.

La misura diventa così il termine medio tra realtà e rappresentazione, l’artificio attraverso cui si invera la trasposizione di senso dalla materia al segno e dall’idea al costruito.


La riduzione

Nessun rilievo può mai dirsi esaustivo in quanto rilevare un edificio quale esso è risulta essere un’operazione impossibile. Ogni rilievo è sempre e comunque una raccolta parziale di dati in quanto l’architettura è una realtà viva ad n dimensioni.

Il rilievo implica una riduzione del reale in quanto dalla scala al vero si perviene alla sua riduzione grafica, attuandosi inoltre un passaggio di informazioni dalle tre dimensioni dello spazio alla bidimensionalità del piano.

In virtù di tale riduzione, il rilevatore deve operare una selezione ed individuare quei dati significativi e rappresentativi del reale.

La riduzione diventa dunque uno strumento di comprensione e di accrescimento in termini conoscitivi perché attraverso la necessaria semplificazione opera una chiarificazione, mettendo a fuoco gli elementi significativi dell’oggetto di studio.

Non essendo possibile infatti rappresentare tutta la realtà su un foglio, il rilievo deve tendere a registrare un modello analogo del reale. In sintesi non è il reale ad essere rappresentato, ma è qualcosa di più del reale perché semplifica, classifica rispetto a scelte di priorità. Il rilievo restituisce un modello semplificato dell’oggetto, ma più ricco perché è il risultato di scelte classificatorie e di valutazione che nel loro insieme hanno l’obiettivo di essere rappresentative del reale.


La traduzione

Il lavoro di classificazione trova corrispondenza della codificazione del grafico, tale che più linee nel reale potranno essere rappresentate da una sola linea nel disegno.

In questo processo il rilievo si connota quale operazione di traduzione in quanto è un procedimento selettivo di trascrizione dalla realtà in uno schema quale risultato di un lavoro di comprensione. Il rilevatore infatti a partire dal linguaggio delle pietre, traduce il significato dell’architettura nel linguaggio dei segni.

Non basta conoscere i segni dell’alfabeto e le regole della sintassi per dar luogo ad una traduzione corretta, bisogna conoscere e capire il significato del testo per poterlo trasferire in un diverso sistema linguistico.

Classificazione/codificazione

Classificazione/codificazione

Traduzione

Traduzione


L’interpretazione

Il rilievo si caratterizza per la forte valenza interpretativa dell’operazione sul testo architettonico che si sviluppa in modo circolare dal rilevatore all’opera costruita per poi ritornare al rilevatore arricchito da nuovi spunti di riflessione.

L’interpretazione va intesa come:

  • analisi dell’interazione tra il tutto e le parti;
  • analisi delle relazioni tra il manufatto e il contesto linguistico architettonico;
  • analisi del rapporto tra la concezione e l’ambito storico;
  • analisi del linguaggio come veicolo privilegiato della comprensione;
  • analisi delle relazioni tra fruitore e autore.

L’interpretazione si connota come un “pregiudizio” nel senso di presupposizione finalizzata alla comprensione dell’opera.


Guardare l’architettura

Il riferimento metrico dimensionale costituisce un’invariante nel rilievo dell’architettura. Ma accanto alla determinazione metrica esistono altre componenti che intervengono nella definizione del manufatto.

Infatti, prima della misura bisogna saper guardare l’architettura per configurare un modello mentale dell’oggetto di studio basato su valori permanenti e fondativi della sua struttura.

  1. Guardare l’architettura significa saper cogliere i valori percettivi dell’architettura, nel ripercorrerne i contorni, i valori spaziali e luministici, i materiali, le tessiture che ne definiscono la superficie.
  2. Guardare l’architettura significa saper leggere la struttura formale che si definisce attraverso le geometrie ed i rapporti che sussistono nella composizione.
  3. Guardare l’architettura significa saper riconoscere gli elementi primi del linguaggio architettonico nonché la connotazione delle singole parti che si specifica nell’attribuzione di identità attraverso una specifica nomenclatura.

Questi tre momenti sono caratteristici di un primo approccio al rilievo fondato sull’osservazione e costituiscono un supporto fondamentale ed una guida necessaria alle successive operazioni di rilievo.


Percezione/Figura

Il primo approccio è di tipo percettivo e si fonda sulla riconoscibilità dell’oggetto che diventa figura attraverso la delimitazione del margine.

Il margine infatti nel suo definire un limite denuncia una condizione di appartenenza all’oggetto che si fa figura.

Solo dopo aver deciso che cosa si intende per oggetto si può ritagliare la sua sagoma e questa diventa figura rispetto ad uno sfondo.

Il margine è la trasposizione di un livello energetico che avviene nella realtà tra ciò che interessa ai fini della rappresentazione e ciò che viene tralasciato. È ciò che consente ad un’immagine di diventare figura.

Il margine si trasferisce sul piano della rappresentazione attraverso una linea, quale delimitazione grafica che definisce il contorno apparente di un oggetto che conferisce significato ad una parte del foglio.


Percezione/margine

Il margine quale frontiera dell’oggetto nella realtà può specificarsi in:

  • un margine principale, che definisce il limite fisico dell’oggetto nello spazio e dipende dalle condizione dell’osservatore. Particolare attenzione va posta nella lettura dell’attacco a terra, degli spigoli e del suo skyline;
  • un margine secondario, che definisce delimitazioni interne alla superficie configurando una griglia di rapporti tra i pieni e i vuoti;
  • un margine bidimensionale, privo di spessore, relativo alle diverse tessiture presenti sul piano della superficie.

Il margine viene tradotto nella rappresentazione in una linea di contorno che non esiste nel reale. Sul piano del foglio la linea come delimitazione grafica e concettuale implica un messaggio, un’attribuzione di valore allo spazio interno.

Margine principale
Margine secondario

Geometrie/rapporti

Ai fini della individuazione delle regole sottese alla composizione e delle geometrie che definiscono i rapporti tra l’insieme e le parti, nell’osservazione della realtà è necessario esercitare un’attività strutturale al fine di organizzare in modo comprensibile l’intricata e complessa apparenza delle cose reali. L’attenzione infatti porta a selezionare alcuni elementi operando raggruppamenti e selezioni, distinguendo e confrontando e stabilendo specifici rapporti tra le parti. Così come in un insieme di elementi uguali è sempre possibile individuare delle precise relazioni, allo stesso modo tra le parti e gli elementi dell’architettura è possibile individuare una struttura formale fondata su percorsi conoscitivi diversificati e cioè in relazione:

  • alla simmetria;
  • alla possibilità di riferire la figura architettonica a figure semplici che ne definiscono le matrici;
  • alla griglia definita dagli interassi delle bucature e dai diversi interpiani;
  • al rapporto che si viene a determinare tra i pieni e i vuoti che disegnano la facciata;
  • alla scansione degli elementi ed al ritmo della composizione;
  • alla possibilità di ritrovare una modularità nel disegno di insieme e delle singole parti.

Identità/nome

Il sistema dei rapporti individuato all’interno del manufatto deve essere necessariamente confrontato con il sistema formale leggibile nella scansione delle sue parti fondamentali e cioè in relazione alla archetipica suddivisione del fronte in basamento, fronte, copertura.

All’interno di tale tripartizione è possibile riconoscere elementi diversi che specificano il carattere di ogni manufatto.

L’obiettivo è quello di riconoscere un sistema di elementi cioè un sistema di dati che verrà poi tradotto in un sistema di segni, predisponendo implicitamente una relazione tra il sistema architettonico e il sistema grafico capace di illustrarlo.

Attraverso il rilievo è necessario cercare un principio in ogni costruzione rendendo semplice ciò che è complesso ed istituendo un principio logico di scelte.

In tal senso emerge il ruolo didattico e formativo del rilievo che deve predisporre un approccio sistematico nella lettura dell’architettura fondato sulla decodifica del testo architettonico attraverso lo smontaggio nelle sue parti e nei suoi elementi e nella comprensione delle regole.


La lettura per parti ed elementi

La lettura del fronte per parti ed elementi. A. Baculo, L. Bucci De Santis, A. di Luggo, R. Florio, F. Rino, Napoli città in vista, Electa Napoli, 1995

La lettura del fronte per parti ed elementi. A. Baculo, L. Bucci De Santis, A. di Luggo, R. Florio, F. Rino, Napoli città in vista, Electa Napoli, 1995


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

De Rubertis R., Il disegno dell'architettura, NIS, 1992.

Baculo Giusti A., Ermeneutica e architettura, in Napoli in Assonometria, Electa Napoli, 1992.

Docci M., Manuale di rilevamento architettonico e urbano, Laterza, Roma-Bari, 1994.

Sambin M., Marcato L., Percezione e architettura, Milano, 1999.

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