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Antonella di Luggo » 5.L'ordine architettonico


Introduzione

Le analisi conoscitive finalizzate alla comprensione delle regole combinatorie che definiscono l’organizzazione delle parti e degli elementi, nonché l’individuazione dei rapporti dimensionali riferiti ad una modularità, costituiscono il fondamento teorico per un’opportuna applicazione delle procedure di rilievo.

L’ordine architettonico rappresenta una delle innovazioni più significative dell’arte greca. Si fonda su di una serie di regole geometriche e matematiche che costituiscono una struttura di relazioni attraverso cui le dimensioni di ogni elemento sono costantemente in rapporto tra loro e con l’insieme.

A proposito dei templi greci Vitruvio nel primo capitolo del Libro III scrive: “la progettazione dei templi si basa sulla simmetria il cui metodo deve essere scrupolosamente osservato dagli architetti. La simmetria nasce dalla proporzione che in greco viene definita analoghia. La proporzione consiste nella commisurabilità delle singole parti di tutta l’opera, sia fra loro, sia con l’insieme. Questa commisurabilità si basa sull’adozione di un modulo fisso e consente di applicare il metodo della simmetria delle parti. Nessun tempio potrebbe avere una razionale progettazione senza simmetria e proporzione, senza avere cioè un esatto rapporto di proporzione con le membra di un ben formato corpo umano”.

Paestum, Tempio di Cecere-Atena

Paestum, Tempio di Cecere-Atena

Paestum, Tempio di Nettuno

Paestum, Tempio di Nettuno


L’ordine architettonico

Con il termine ordine si intende l’insieme di regole fondamentali e permanenti che ordinano l’interdipendenza degli elementi che costituiscono la forma.

L’ordine come sistema è il principio strutturale dell’architettura; il sistema di relazioni che organizza le parti nel tutto; la struttura profonda del linguaggio architettonico; la struttura delle leggi e dei principi compositivi.

Dalla definizione di ordine all’interno di un’architettura se ne deriva una unità di intenzione.

Nell’ordine tutto è rispondente tra forma e struttura: l’ordine è rappresentazione dell’atto costruttivo.

L’ordine nasce:

  • come necessità di individuare un linguaggio comune fondato su elementi convenzionali;
  • come strumento di riduzione di una realtà complessa a un numero discreto di elementi che ne consenta di rappresentarne la logica;
  • come necessità di individuare delle regole permanenti e assolute.

Tripartizione dell’ordine

L’ordine architettonico fa riferimento ad una serie di norme, che regolano la composizione dei tre elementi architettonici che costituiscono il sistema costruttivo e che sono:

  • trabeazione;
  • colonna;
  • piedistallo.

Tali elementi sono strettamente interconessi in riferimento ad un modulo di base che ne costituisce l’unità di misura e ne regola i rapporti proporzionali sulla base di una sun-metria (simmetria intesa come uguale misura, commensurabilità) termine greco che è sinonimo di proporzione e che sottintende la possibilità di misurare più termini con un unico riferimento dimensionale.

Vitruvio individua nel diametro della colonna alla base (imoscapo) il modulo del sistema.

Il modulo come principio misurativo mira ad assicurare l’armonia del sistema. è una grandezza che serve di regola all’ordinamento di tutte le parti che compongono ciascun ordine architettonico e per dare a tutte la giusta misura che si conviene.


Ordine e ordini

L’ordine è strutturato su regole permanenti che regolano l’interdipendenza degli elementi che costituiscono la forma. Non sono regole materiali, ma regole ideali, codificano una forma intellettuale che può trovare realizzazione in modi diversi.

Distinzione fondamentale tra:

  • ordine: quale formulazione teorica e principio generativo dell’architettura;
  • ordini: quale termine utilizzato per indicare le connotazioni linguistiche relative ai tre ordini classici:
    • dorico, ionico, corinzio;
    • ed ai due successivi tuscanico, composito.
I cinque ordini: tuscanico, dorico, ionico, corinzio, composito

I cinque ordini: tuscanico, dorico, ionico, corinzio, composito


Gli ordini classici

Gli ordini classici vengono codificati da Vitruvio nel De Architectura, che considerava gli ordini greci come una sequenza morfologicamente e dimensionalmente correlata. Negli ordini è riscontrabile un’organizzazione gerarchica dei vari elementi che permette di distinguere tre livelli principali: costruttivo, formale e decorativo. Il primo livello è quello della firmitas che scandisce il proporzionamento delle grandi masse, il secondo è quello dell’utilitas relativo ad un’ulteriore suddivisione delle parti ed il terzo quello della venustas che indica come viene modellato il singolo elemento.


Le parti dell’ordine


Modanature

Modanatura: profilo utilizzato come elemento di raccordo tra due parti di un contesto costruttivo o decorativo. Il profilo può essere in aggetto o in rientranza rispetto al filo delle parti che raccorda, può essere rettolineo, curvo, liscio o intagliato.


Ordine dorico, capitello

Gli ordini dell’architettura, Vitruvio (IV,1), l’ordine dorico

“Quindi dalla diversità delle colonne sono nati tre diversi ordini, chiamati Dorico, Jonico e Corintio. Di questi il primo ad essere inventato fu il Dorico: imperocché Doro figliuolo di Elleno, e della ninfa Ottico fu Re di tutta l’Acaja, e del Peloponneso: costui fabbricò in Argo, antichissima città, un tempio nel luogo sacro a Giunone, ed a caso riuscì di quest’ ordine: molti altri tempj poi si fecero nelle altre città dell’Acaja di questo stesso ordine, ancorché non se ne sapessero ancora le sue vere, e giuste proporzioni. Ma dopo che gli Ateniesi, per gli oracoli di Apollo Delfico, e di comun consenso di tutta la Grecia, trasportarono nell’Asia tutte in un tempo tredici Colonie [...]. Ivi dunque dopo disegnati i luoghi da consecrarsi agli Dei immortali, cominciarono a fabbricarvi de’ tempj: e il primo fu ad Apollo Panionio simile a quello, che avevano veduto nell’Acaja, e lo chiamarono fin anche Dorico, perché il primo che avevano veduto fatto in questa maniera, era stato nelle città de’ Dorj. In questo tempio volendo mettervi delle colonne, ma non avendone le vere proporzioni, e ricercando il modo, come farle non solo atte a regger peso, ma anche belle a vedere, risolvettero di misurare, la pianta del piede, umano, e ritrovato esser la sesta parte dell’altezza d’un uomo, fecero perciò le colonne alte compresovi il capitello, quanto sei grossezze da basso di essa colonna: e cosi cominciò la colonna Dorica ad avere negli edifizj la proporzione, la sodezza e la bellezza del corpo umano”.


Ordine dorico, fusto

Il tempio dorico arcaico non poggia direttamente sul terreno, ma su un crepidoma in pietra, costituito da un massiccio basamento di tre o più gradini, utilizzato per sopraelevare il tempio dal terreno e staccare simbolicamente la residenza degli dei dal livello del terreno. La parte superiore del crepidoma prende il nome di stilobate e costituisce il piano orizzontale su cui poggia la colonna.

La colonna dorica del periodo arcaico è costituita dal fusto e dal capitello.

Il fusto della colonna dorica è rastremato verso l’alto, cosicchè il diametro alla base imoscàpo è maggiore del diametro alla sommità sommoscàpo. Tale rastremazione non è uniforme: ad un terzo della colonna la colonna presenta un rigonfiamento (entasi), utilizzata per correggere la percezione ottica.


Ordine dorico, fusto

Inizialmente le colonne dei templi dorici erano di legno e successivamente furono sostituite da colonne in pietra e marmo cessando così il fusto di essere monolitico: la realizzazione divenne più pratica con l’utilizzo di più pezzi, rocchi che venivano sovrapposti fissandoli con un perno centrale.

Il fusto era scanalato e la scanalatura veniva realizzata sui singoli rocchi che poi venivano montati.
Le scanalature (generalmente 20) erano di forma cilindrica, in modo da formare spigoli vivi che con la luce del sole avrebbero dato luogo a fasce di luce e di ombra alternate.


Ordine dorico, trabeazione

L’architrave (o epistilio) è l’elemento strutturale per eccellenza che collega tra di loro le colonne e serve da appoggio per le travi del tetto. I blocchi monolitici che lo compongono sono lunghi quanto l’intercolumnio, cioè la distanza che intercorre tra gli assi delle colonne.

Nell’ordine dorico l’architrave è sormontato da un fregio che è diviso dall’architrave da un listello detto tenia. Il fregio è formato dall’alternanza di metope e triglifi. I triglifi (tre scanalature) sostituivano le tavolette di terracotta che originariamente proteggevano le teste delle travi di legno, impedendo che si marcissero, facilitando con le scanalature il defluire delle acque meteoriche. Sotto ogni triglifo e sotto la tenia c’è un listello in pietra che si chiama regula da cui pendono sei gocce che ricordano simbolicamente le gocce d’acqua che durante le piogge stillavano dalle teste delle travi.

Le metope sono delle lastre poste a chiusura degli spazi lasciati vuoti dalle teste delle travi. Inizialmente erano lisce poi vennero decorate o dipinte in epoca classica con scene tratte dalla mitologia. La cornice (o geison) aggetta sul fregio per proteggerne i bassorilievi dalla pioggia.


Ordine dorico

Attraverso l’individuazione formale degli elementi, l’architettura diventa rappresentazione dell’atto costruttivo. Un sistema costruttivo infatti non è sufficiente da solo ad essere architettura. L’attribuzione di un ruolo formale alle parti del sistema consente la trasformazione da forma tecnica a forma architettonica.

Gli ordini costituiscono la rappresentazione dell’atto costruttivo, dove sistema tecnico e sistema formale si trovano a coincidere.

Il tetto era realizzato con capriate lignee che sorreggevano tetti a falda con inclinazione di 15°. Il tetto era coperto da tegole bloccate ai lati dalle antefisse.

I lati minori del tempio lasciavano scoperti degli spazi triangolari (timpano) la cui altezza è 1/8 della base.

Cornice e timpano formano il frontone. Alla sommità del frontone o sui lati venivano posizionati degli elementi (acroteri) in marmo o terracotta (personaggi o animali mitologici).


Ordine dorico arcaico


Ordine dorico compiuto


Ordine ionico

Gli ordini dell’architettura, Vitruvio (IV, I), L’ordine dorico

(…) “Similmente avendo poi voluto inalzare un tempio a Diana, presero sulle stesse tracce le delicate proporzioni della donna, per formarne un aspetto diverso di un ordine nuovo: e fecero in primo luogo la grossezza della colonna un ottavo dell’altezza, per darle un aria più svelta: e vi aggiunsero sotto anche la base ad imitazione della scarpa, nel capitello le volute quasi ricci increspati di capelli pendenti a destra ed a sinistra, e con cimase e serti distribuiti in luogo di capelli ne ornarono gli aspetti; per tutto il fuso v’incavarono i canali a similitudine delle pieghe delle vesti delle matrone. Così trovarono due diverse specie di colonne, una imitando l’aspetto virile senza ornato, l’altra colla delicatezza d’ornato e proporzione femminile. I posteri poi avanzando nel buon gusto, e piacendo le proporzioni più gentili, diedero alla colonna Dorica sette diametri di altezza, ed otto e mezzo alla Jonica. Jonica chiamata, perché i Joni furono i primi a farla”.(…)


Ordine ionico


Ordine Corinzio

Gli ordini dell’architettura, Vitruvio (IV, I), L’ordine corinzio

(…) “Il terzo ordine, che si chiama Corintio, imita la tenerezza delle vergini: perché queste per la tenera età sono formate di membra gentili, e negli ornamenti non sono capaci se non di cose dilicate. L’invenzione del capitello di quest’ ordine si narra in questa maniera. Una vergine Corintia già atta a marito, sorpresa da male se ne morì: dopo essere stata condotta alla sepoltura, la sua nutrice portò delle vivande, che a lei viva solevano piacere, e chiuse e accomodate in un corbello le pose sopra del sepolcro: ed acciocché, restando così allo scoperto, si mantenessero più lungo tempo, le coprì con un mattone: fu questo corbello a caso situato su la radice di un Acanto. Intanto la radice stando nel mezzo così schiacciata dal peso, quando fu verso primavera, mandò fuori le foglie, e i gambi, i quali crescendo accosto a’ fianchi del corbello e respinti dalla resistenza degli angoli della tegola furono costretti ad attortigliarsi in quei canti, che sono ora in luogo delle volute. Callìmaco, che per l’eccellenza, e sottigliezza dell’arte di lavorar marmi era dagli Ateniesi chiamato catatechnos (primo artefice), trovatosi a passare allora presso a quel monumento vide il paniere, e le tenere foglie, che lì crescevano d’intorno, e piacendogli l’idea, e la novità della figura, fece a questa sirniglianza le colonne presso i Corintj: ne stabilì le proporzioni, e determinò le vere misure per un perfetto ordine Corinto”.


Ordine corinzio

Capitello corinzio: nomenclatura

Capitello corinzio: nomenclatura

L’ordine corinzio secondo J. Gibbs, 1732

L'ordine corinzio secondo J. Gibbs, 1732


Ordine composito

Ordine composito. Arco di Tito a Roma

Ordine composito. Arco di Tito a Roma

Ordine composito. Arco di Tito a Roma

Ordine composito. Arco di Tito a Roma


Tre tappe fondamentali

Vanno considerati tre momenti:

  • gli ordini nell’età classica presuppongonola formulazione di una parte in via generale e la successiva applicazione particolare – visione analitica e visione sintetica;
  • in epoca romana si assiste ad un ampliamento del repertorio tecnico. Con l’uso degli archi e delle volte la colonna diventa un elemento decorativo e perde il ruolo portante. Gli ordini vengono utilizzati nel disegno delle facciate. Dualismo tra strutture portanti e finiture. Perde significato dal punto di vista costruttivo trasformandosi in un codice formale;
  • nel Rinascimento: interpretazione della regola che si fonda su una lettura delle parti, rielaborazione del modello e applicazione del metodo. Studio degli elementi di un linguaggio antico, ricerca delle geometria e delle regole armoniche.
Sebastiano Serlio, I cinque ordini, 1540

Sebastiano Serlio, I cinque ordini, 1540


Gli ordini nei trattati

Gli ordini nel Rinascimento

Scoperta del manoscritto di Vitruvio nel 1414 (modulo = diametro)

Leon Battista Alberti, De re Aedificatoria (modulo = semidiametro ed è diviso in 30 minuti)
Descrive gli ordini in parte rifacendosi a Vitruvio e in parte basandosi sull’osservazione diretta delle rovine romane. A partire da ciò aggiunge l’ordine composito che unisce le caratteristiche del corinzio e dello ionico.

Sebastiano Serlio, I Sette libri dell’architettura, 1537 prima grammatica architettonica del rinascimento e primo trattato di architettura il cui scopo è più pratico che teorico. Per la prima volta gli ordini vengono presentati tutti insieme.

Jacopo Barozzi da Vignola, (modulo = semidiametro ed è diviso in parti), La Regola dei Cinque ordine dell’architettura 1562 dopo Serlio, il secondo esponente del Cinquecento che si dedicherà alla stesura di un trattato, capace di raccogliere informazioni pratiche. Vignola dà luogo ad una operazione di razionalizzazione normativa.

Ordine ionico. Fonte: Andrea Palladio, I quattro libri dell’Architettura, Venezia, 1570

Ordine ionico. Fonte: Andrea Palladio, I quattro libri dell'Architettura, Venezia, 1570

Ordine dorico. Fonte: Jacopo Barozzi da Vignola, Regola delli cinque ordini d’architettura, Roma, 1562

Ordine dorico. Fonte: Jacopo Barozzi da Vignola, Regola delli cinque ordini d'architettura, Roma, 1562


L’ordine nel trattato del Vignola

Vignola traduce dai suoi rilievi le indicazioni utili a desumere le misure delle partiture dei vari ordini e da ciò formula una regola di proporzionamento dei cinque ordini.
Parte dalla deduzione che il piedistallo è 1/3 del fusto della colonna, che a sua volta è 4 volte la trabeazione.

Stabilisce poi per ogni ordine delle proporzioni specifiche caratterizzate dall’altezza delle diverse colonne (comprensiva di base e capitello): l’altezza della colonna tuscanica è di 14 M, (dove per M si intende il raggio del diametro preso sul fusto all’imoscapo), della colonna dorica è di 16 M, della colonna ionica di 18 M, della colonna corinzia e composita è di 20 M. I dettagli e le modanature derivano dalla divisione del modulo in parti. Nell’ordine dorico e tuscanico il modulo è diviso in 12 parti, nello ionico, corinzio in 18 parti.


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

Benevolo L., Introduzione all'architettura, Laterza 1960 (1° ed.) cap. I e II.

Docci, M., Maestri, D., Manuale di rilevamento architettonico e urbano, Roma, 1998.

Florio R., Origini evoluzioni e permanenze della classicità in architettura, Officina, Roma 2004, cap.III.

Monestiroli A., La Metopa e il triglifo, Laterza 2006, cap. VI.

Summerson J., Il linguaggio classico dell'architettura, Torino 1963 (1° ed.), Cap. I e II.

Thoenes C., Gli ordini architettonici: rinascita o invenzione? In Thoenes C., Sostegno e adornamento, Electa Milano 1998.

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