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Riccardo Florio » 23.Nascita e codificazione del disegno architettonico II


Aspetti innovativi del disegno

Giotto identifica due aspetti innovativi del disegno: un nuovo pensiero rispetto alle forme della natura e la ricerca di una “misura ideale”, riaccendendo un profondo interesse per lo spazio pittorico e aprendone la strada per approfondimenti sempre più inclini agli aspetti architettonici. “Il disegno architettonico… trova con Giotto e il suo cantiere riferimenti di estrema novità, appoggiato a una componente urbana attuale: la città vista come uno spazio vivo e come valore umano concreto (non solo umanistico)“. Andreina Griseri
Tutto ciò contribuirà alle speculazioni prospettiche del Brunelleschi e del primo Rinascimento. L’impegno nella progettazione architettonica vedrà Giotto artefice di disegni nei quali la struttura filiforme inizia a cedere il posto ad un “corpo stereometrico“, alla “preziosa materialità di una superficie coerente“, Christoph Luitpold Frommel
anticipando l’illusionismo dei modelli che avranno fortuna nei decenni successivi. E’ il caso del progetto per il Campanile del Duomo di Firenze, espresso nel bellissimo disegno dell’alzato in cui fornisce tra l’altro “la più antica e più o meno coerente proiezione ortogonale d’un edificio che sia giunta fino a noi”. Robin Evans

Giotto (attribuito), Progetto per un campanile, 1339

Giotto (attribuito), Progetto per un campanile, 1339


L’importanza strategica dei modelli

Il modello rappresenterà il primo vero veicolo attraverso il quale si registra la presa d’atto della distanza ormai assunta dall’architetto rispetto alle operazioni esecutive del cantiere. La sua qualità di simulacro tridimensionale dell’opera da realizzare ne individuano l’importanza strategica per affrontare il momento di passaggio alla fase successiva della piena astrazione che si affiderà sempre più ai disegni di progetto. E’ indubitabile la presenza di modelli per l’architettura prima del Rinascimento, ma è sicuramente in questa epoca che essi acquistano una fedeltà dimensionale e una ricchezza e precisione nei particolari da farne dei veri e propri elaborati proto-progettuali. Brunelleschi fu uno degli architetti rinascimentali più illustri a far uso di modelli unitamente a disegni ortogonali, preannunciando in qualche modo i dettami che più tardi il suo allievo e amico Alberti codificherà nel suo trattato sull’architettura. Per il cantiere del Duomo di Firenze abbondarono modelli e disegni al punto che nel 1365 si decise di distruggerli tutti tranne il progetto definitivo. Brunelleschi elaborò un primo modello in mattoni nel 1367, nel 1419 quelli per il completamento del tamburo e della cupola, infine nel 1436 il modello ligneo per la lanterna.

F. Brunelleschi, Modello ligneo della cupola del duomo di Firenze

F. Brunelleschi, Modello ligneo della cupola del duomo di Firenze

F. Brunelleschi, Modello ligneo della lanterna della cupola del duomo di Firenze

F. Brunelleschi, Modello ligneo della lanterna della cupola del duomo di Firenze


I modelli per l’espressione dell’idea progettuale

La pratica elaborativa dei modelli incontrava il parere favorevole di Alberti circa i “modelli privi di decorazioni, capaci di mostrare con chiarezza e semplicità le parti da prendere in esame e di concentrare l’attenzione sul rigore dei criteri architettonici… l’idea… poteva trovare la propria forma conseguente solo attraverso l’esame, la valutazione e le modifiche attuabili mediante i disegni. Questi stessi poi dovevano essere studiati, giudicati e migliorati mediante i modelli, approssimando… l’espressione dell’idea“.

Henry A. Millon

G. da Sangallo, Modello per Palazzo Strozzi, 1490

G. da Sangallo, Modello per Palazzo Strozzi, 1490

Michelangelo, Modello ligneo per S. Lorenzo, 1618

Michelangelo, Modello ligneo per S. Lorenzo, 1618


I modelli di Michelangelo per S. Pietro e S. Lorenzo

D. Cresti, Michelangelo presenta a Paolo IV il modello di S. Pietro, 1619

D. Cresti, Michelangelo presenta a Paolo IV il modello di S. Pietro, 1619

J. Chimenti, Michelangelo presenta a Leone X i modelli della facciata di S. Lorenzo, 1619

J. Chimenti, Michelangelo presenta a Leone X i modelli della facciata di S. Lorenzo, 1619


Il De Re Aedificatoria e il trattato vitruviano

L’Alberti conduce la disamina sul problema della redazione dei progetti di architettura nel De Re Aedificatoria la cui editio priceps del 1485 precede di solo un anno la prima edizione del trattato di Vitruvio, dopo il ritrovamento nel 1414 del manoscritto. La coincidenza tra le due opere è solo quella temporale essendo del tutto evidente il riferimento dell’Alberti al testo vitruviano.

Gli aspetti della disposizione, quelli che in greco si definiscono idéai, sono i seguenti: icnografia, ortografia, scenografia. L’icnografia (ichnographia) si ottiene con l’uso successivo del compasso e della squadra secondo una misura ridotta ed è a partire da essa che vengono tracciate le piante sul suolo delle aree di costruzione. L’ortografia (orthographia) consiste nella rappresentazione in elevazione della facciata e nella sua raffigurazione in scala ridotta secondo le proporzioni dell’opera da realizzare. Per scenografia (scaenographia) poi si intende lo schizzo della facciata e dei lati che si allontanano sullo sfondo, con la convergenza di tutte le linee verso il centro della circonferenza“.

Vitruvio

Fra Giocondo, Vitruvio: Ichnographia, orthographia, scaenographia, 1511

Fra Giocondo, Vitruvio: Ichnographia, orthographia, scaenographia, 1511


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