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Roberta Amirante » 5.I caratteri dell'edificio: scomposizione e ricomposizione


Struttura della lezione

Scomporre e ricomporre è l’operazione attraverso la quale si produce del nuovo.
(R. Barthes)

  • In questa lezione si affronta il tema del progetto di un piccolo edificio residenziale inserito nell’ambito di un contesto urbano consolidato come quello dei Quartieri Spagnoli a Napoli. L’appartenenza al luogo diventa, attraverso una progressiva lettura e interpretazione del contesto, la definizione di una scelta formale, strutturale e tipologica che definisce il carattere dell’opera architettonica.
  • La lezione si struttura attraverso un processo deduttivo organizzato per step: l’edificio è già dato. Si tratta di uno degli otto edifici disposti intorno a Largo Baracche, una piccolo vuoto nel tessuto regolare dei Quartieri Spagnoli. I suoi caratteri sono definiti da una forma “a cubo”, da una struttura a griglia e dalla tipologia di isolato a blocco con cortile, segnata dalla sequenza cortile-androne e scala. Sono questi i caratteri che definiscono l’appartenenza dell’edificio al luogo ovvero la sua “appropriatezza”.

Quartieri spagnoli

Ripercorrere gli studi sviluppati da altri sui Quartieri Spagnoli serve ad avvicinarsi al concetto di area-studio e a costruire la progressiva messa a fuoco dell’area-progetto. Il compatto tessuto della parte originaria dei Quartieri Spagnoli è raccontato dalla particolare misura delle strade e degli isolati, da una disposizione in serie, lungo la pendenza, dalla geometria apparentemente omogenea dei suoi pieni. In questo tessuto, l’improvvisa mancanza di un “pezzo” determina un’anomalia. Un “guasto” che viene guardato come una nuova opportunità. La mancanza del tassello viene trasformata nella presenza di un “vuoto”: e il vuoto consente di fare centro, di identificare una piccola “parte”, fatta di una serie di “pezzi” che diventano tutti un pò speciali perché la loro “posizione” rispetto all’insieme è mutata.

Vista aerea dei Quartieri Spagnoli

Vista aerea dei Quartieri Spagnoli

Piante degli edifici a Largo Baracche

Piante degli edifici a Largo Baracche


Forma e struttura dei Quartieri nella storia della città

Lafrery, 1566
L’ampiezza e la lunghezza di Toledo, lo spessore della nuova parte, simile all’area dei Fiorentini, e la piccola ma variabile dimensione degli isolati rendono particolarmente riuscito l’originario accostamento di Montecalvario sia al Centro Antico, sia ai quartieri bassi, attivando un equilibrato dualismo mare collina-Toledo e un’intelligente conformità, di tipo tardo rinascimentale, fra architetture, strade e sito.
(S. Bisogni)

Stopendael, 1653
… con il raddoppio di Montecalvario si squilibra la figura urbana e con essa l’originale dualismo (peraltro confuso dall’eccessivo aumento volumetrico delle residenze che appanna il ruolo urbano dei pochi conventi presenti a Montecalvario).
(S. Bisogni)

Sovrapposizione tra la pianta del Lafrery e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta del Lafrery e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta dello Stopehdael la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta dello Stopehdael la cartografia del 1980


Forma e struttura dei Quartieri nella storia della città (segue)

Noja, 1775
Con gli accorpamenti a due degli isolati su Toledo, con gli interventi interni alla reggia e col S. Carlo si consolida uno solo degli elementi preminenti dell’area. Infatti con Toledo e con l’avvio del suo prolungamento a nord si intende riassumere l’intero “tumulto” della forma urbis napoletana; compreso il debole collegamento verso Chiaia.

Schiavoni, 1872-1880
Il passaggio, sopra Montecalvario, del Corso M. Teresa che doveva “menare dalla Doganella ad Agnano senza attraversare il centro” assieme all’oppportuno ma lento formarsi della line di costa come strada esterna, spiegano le difficoltà di istituire quei collegamenti necessari all’incipiente estendersi della città, le cui differenziate parti storiche sia per la posizione sia per entità, sia infine per l’occupazione degli interstizi ne bloccano lo sviluppo, rendendo irresolubili i problemi posti dal “centro della città” che per sua ubicazione non può non comprendere l’affaccio sul mare e il rapporto con il porto.

Sovrapposizione tra la pianta del Duca di Noja e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta del Duca di Noja e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta dello Schiavoni e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta dello Schiavoni e la cartografia del 1980


Forma e struttura dei Quartieri nella storia della città (segue)

Risanamento, 1885

Il ruolo di tramite assunto dall’area centrale, fra la stazione e Chiaia, viene eloquentemente rappresentato dalla forcina proveniente tra piazza Bovio, dai nuovi blocchi dei quartieri S. Brigida e dall’apertura della strada da Piazza Plebiscito verso il mare.

1980
L’aggiunta di architetture burocratico terziare equivale ad un profondo cambiamento di senso per una parte notevole dell’area studio che vede mutare ovunque i suoi peculiari caratteri in rapporto all’impropria estensione della nuova viabilità che l’attraversa.

Sovrapposizione tra la pianta del Risanamento e la cartografia del 1980

Sovrapposizione tra la pianta del Risanamento e la cartografia del 1980

Situazione al 1980

Situazione al 1980


Forma e struttura dei Quartieri nella storia della città (segue)

L’asse di equilibrio del ‘campo’ inciso da Antonio Lafrery per la sua veduta della prima Napoli vicereale è un lungo segno netto bianco: via Toledo.
I Quartieri sono rappresentati in modo quasi astratto; gli edifici che li compongono sono infatti tutti uguali per forma e dimensione e sembrano, tanto sono ridotte le volumetrie, un fuori scala rispetto al presistente costruito; la stessa trama dei percorsi che organizza i Quartieri, rigidamente ortogonale, restituisce l’impressione di una massa compatta e piena, resa appena vibrante nella sua rigida modularità, uniformata altresì dalla mancanza di emergenze architettoniche, o quanto meno di forti effetti rappresentativi.
… se è proprio nel Cinquecento che si cominciano ad elaborare le prime tipologie edilizie per l’abitazione collettiva, la monofunzionalità a residenza di una piccola città costruita come una grande casa, induce a considerare il nucleo dei Quartieri come un unico manufatto.

Pianta del Lafrery

Pianta del Lafrery

Pianta dello Stopendael

Pianta dello Stopendael


Caratteri del manufatto e temi di architettura

Il filmato (Video 1) evidenzia alcuni caratteri dell’architettura dei Quartieri Spagnoli (struttura a griglia, tipologia degli isolati a blocco con cortile che coincide spesso con un edificio dalla forma a cubo, caratterizzata dalla sequenza cortile-androne-scala).

Nella lezione i caratteri dell’edificio vengono desunti dallo studio dell’architettura dei quartieri spagnoli. Riconosciuti come temi di architettura, attraverso il rimando a riferimenti teorici e fisici, nell’incontro con la struttura fisica dei luoghi, questi caratteri vengono articolati in tre esercizi compositivi che consentono l’approfondimento di altri temi.
Un processo ermeneutico che conduce a una nuova sintesi:il primo progetto del laboratorio di composizione.

Il carattere nasce dalle modalità con cui viene rieditato il già fatto: dà attualità ad un genere e insieme particolarizza, rende locale il progetto di architettura, lo rende urbano, provinciale, partecipa alla storia di quella città perché ne costruisce il vero ritratto.
(F. Spirito)

Video 1: Cubo-griglia e tipologia come caratteri dei Quartieri Spagnoli

Video 1: Cubo-griglia e tipologia come caratteri dei Quartieri Spagnoli

I temi dell’edificio

I temi dell'edificio


Il cubo come tema di architettura

I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce.
Le forme primarie sono belle perché si leggono chiaramente.
Gli architetti oggi non realizzano più le forme semplici.
Operando con il calcolo gli ingegneri impiegano le forme geometriche, appagano i nostri occhi con la geometria e la nostra mente con la matematica; le loro opere vanno nella direzione della grande arte
.
(Le Corbusier)

Le Corbusier

Le Corbusier

Vittorio Gregotti

Vittorio Gregotti


Il cubo come tema di architettura (segue)

La caratteristica più interessante del cubo è proprio il suo essere relativamente poco interessante. Paragonato a una qualunque altra forma tridimensionale, il cubo manca di aggressività, non implica movimento ed è il meno emotivo. È dunque la forma migliore da usare come unica base per ogni funzione più complessa, l’espediente grammaticale da cui far procedere il lavoro. Poiché è standardizzato e universalmente riconosciuto, non richiede alcuna intenzionalità da parte dell’osservatore; è immediatamente chiaro che il cubo rappresenta il cubo, una figura geometrica che è incontestabilmente se stessa. L’uso del cubo evita la necessità di inventare un’altra forma prestandosi esso stesso a nuove invenzioni.
(Sol LeWitt)

Alberto Campo Baeza

Alberto Campo Baeza

Alberto Campo Baeza

Alberto Campo Baeza


Il cubo come esercizio di architettura (segue)

Nel filmato (Video 2) viene evidenziato come la questione teorica della “forma pura”, si deforma sulla base delle sollecitazioni pratiche del progetto. La forma pura del cubo è infatti deformata prima dall’adattamento alla griglia dei quartieri e poi dal fatto che il piano su cui poggiano gli edifici è inclinato. Viene introdotto così il primo esercizio compositivo: il progetto del basamento dell’edificio.

Video 2

Video 2

I basamenti dei cinque edifici di progetto

I basamenti dei cinque edifici di progetto


Il cubo come esercizio di architettura (segue)

Il plastico (Fig. 1), costruito in aula, consente agli studenti di riflettere sul concetto di edificio-cubo e sulle deformazioni che esso subisce in relazione all’orografia e alla necessità di adattarsi alla griglia dei quartieri spagnoli. Il basamento, infatti, assorbe l’acclività del suolo e contiene degli spazi per il commercio accessibili dall’esterno, il cui numero e la cui disposizione dipendono dalle dimensioni degli edifici, a loro volta definite dall’impianto morfologico. A partire dal plastico, gli studenti elaborano piante (fig. 2) e sezioni del basamento verificando nella rappresentazione bidimensionale quanto appreso nella costruzione del plastico.

Fig. 1: Plastico del basamento

Fig. 1: Plastico del basamento

Fig. 2: Pianta del basamento

Fig. 2: Pianta del basamento


Tema: l’attacco a terra

  • L’esercizio compositivo impone una riflessione su alcuni temi di architettura che, da sempre investono la questione dell’”attacco a terra” dell’edificio.
  • Gli esempi (Fig. 3 e 4) riportati vengono usati come “riferimenti” per illustrare alcuni dei modi in cui il tema dell’attacco a terra è stato declinato nella storia dell’architettura:
    • 1. basamento come prolungamento del suolo naturale
    • 2. basamento come “pieno”
    • 3. basamento come elemento monumentale
    • 4.5.6. basamento come “assenza”

 

Fig. 3.1: Tempio della Concordia, Agrigento VI sec. a. C.; 3.2: Palladio, Villa La Malcontenta, Mira 1560; 3.3: Altare di Pergamo, II sec

Fig. 3.1: Tempio della Concordia, Agrigento VI sec. a. C.; 3.2: Palladio, Villa La Malcontenta, Mira 1560; 3.3: Altare di Pergamo, II sec

Fig. 4.4: Le Corbusier, Villa Savoie, Poissy; 4.5: Mies van der Rohe, Casa Farnsworth, Plano, Illinois; 4.6: Miles van der Rohe, Seagram Building, New York

Fig. 4.4: Le Corbusier, Villa Savoie, Poissy; 4.5: Mies van der Rohe, Casa Farnsworth, Plano, Illinois; 4.6: Miles van der Rohe, Seagram Building, New York


La griglia come tema di architettura

Casa del fascio di Como (1932-1936)
La Padania, soprattutto, mi appariva un contesto geografico e storico che dai tempi del cardo e decumano dell’urbanesimo militare romano non poteva più sfuggire all’idea di città: sino ad oggi l’architettura al Nord sembra essere prefigurazione di un’idea urbana come se la memoria della fondazione ex novo non possa che essere ogni volta riproposta, ripensata anche nei più piccoli manufatti. L’architettura-città tende a dominare la natura, anche nei contesti dove essa è ricca: la cupola della Salute vince sul Canal Grande, la griglia romana proiettata sul fronte della Casa del fascio domina le vette di Brunate.

(A. Saggio)

Terragni, Casa del Fascio, Como 1932-1936

Terragni, Casa del Fascio, Como 1932-1936

Particolare della griglia in facciata

Particolare della griglia in facciata


La griglia come tema di architettura (segue)

  • Oswald Mathias Ungers è sicuramente tra gli architetti che usa con maggior perizia la griglia come strumento per la costruzione di un oggetto che si manifesti nella sua struttura fondamentale, nella geometria più rigorosa .
  • Nel primo esempio (Video 3), quello del Deutsches Architekturmuseum di Francoforte, la griglia è usata come strumento per la costruzione dello spazio interno, mentre nel secondo caso (Video 4), quello del Complesso residenziale in Kothener Strasse 35-37, è la griglia a gestire la complessità di relazioni formali tra “pezzi” e “parti” dell’edificio, stabilendo la corrispondenza tra struttura della pianta e architettura dei prospetti.
Video 4: O.M. Ungers, Deutsches Architekturmuseum, Francoforte

Video 4: O.M. Ungers, Deutsches Architekturmuseum, Francoforte

Video 3: Complesso residenziale in Kothener Strasse 35-37, E Bernbunger Strasse, Berlino

Video 3: Complesso residenziale in Kothener Strasse 35-37, E Bernbunger Strasse, Berlino


La griglia come esercizio di composizione

  • Nel filmato (Video 5) viene evidenziato come anche la griglia da concetto astratto si deforma sotto l’effetto delle sollecitazioni pratiche del progetto. In questo caso la griglia isotropa di partenza si deforma per adattarsi alle dimensioni degli isolati dei quartieri dando origine a una struttura chiaramente definita da una direzione principale, segnata dal campo centrale – di dimensioni maggiori degli altri – proprio per assorbire le deformazioni. L’anomalia della griglia apre dunque alla questione della tipologia, poiché è proprio in questa deformazione che si inserisce la sequenza cortile – androne e scala.
  • La struttura rigorosa della griglia, scandita dal ritmo dei pilastri, apre la strada al secondo esercizio compositivo: la costruzione di un alloggio tipo.
Video 5: La griglia da astratta a reale

Video 5: La griglia da astratta a reale

La deformazione della griglia e la scelta tipologica

La deformazione della griglia e la scelta tipologica


La griglia come esercizio di composizione (segue)

  • Attraverso la costruzione del plastico della griglia, si riflette sulle deformazioni che il concetto di griglia subisce calandosi in uno schema planimetrico che individua la posizione e la dimensione degli elementi strutturali e della scala.
  • L’esercizio compositivo affronta inoltre l’organizzazione del piano tipo nei 7 edifici da sostituire che circondano il largo Baracche, ipotizzando una divisione in due o quattro alloggi per piano. Gli ambienti contenuti in ognuno degli appartamenti vengono “montati” dagli studenti all’interno dello schema strutturale già dato. La pianta del piano tipo va completata inserendo porte, finestre, balconi e disegnando l’arredo dei bagni, mentre viene chiesto di tener conto, senza disegnarla, della disposizione degli arredi principali (un abaco di questi ultimi è inserito tra i materiali consegnati.
Plastico griglia

Plastico griglia

Pianta tipo

Pianta tipo


Tema: la costruzione dell’alloggio tipo

L’esercizio impone un approfondimento sul tema dell’”alloggio tipo” in architettura. Il principale riferimento in questo caso è quello della ricerca tipologica di Klein sulla forma e la distribuzione ottimale dell’alloggio, in grado cioè di assicurare non soltanto benefici di ordine fisico come accade per l’Existenz minimum (il minimo di aria, luce, e spazio) ma anche quelli di ordine psicologico.

Klein, schemi distributivi alloggio tipo

Klein, schemi distributivi alloggio tipo


Tema: la costruzione dell’alloggio tipo (segue)

La casa discende direttamente dal fenomeno antropocentrico, cioè da tutto quanto è riconducibile all’uomo, e per una ragione molto semplice: la casa, fatalmente interessa solo noi e tutt’al più qualcun altro; la casa è tutt’uno con i nostri gesti; è come la conchiglia per la chiocciola. Essa deve essere fatta a nostra misura.

(Le Corbusier)

Ipotesi di dimensionamento minimo degli ambienti

Ipotesi di dimensionamento minimo degli ambienti

Dimensione e disposizione degli ambienti

Dimensione e disposizione degli ambienti


La tipologia come tema di architettura

Attraverso l’analisi ci sembra di riconoscere l’esistenza di tre grandi categorie di concetti universali riferiti all’architettura:

  • gli elementi o parti dell’edificio
  • le relazioni formali tra questi elementi o parti

I tipi architettonici cioè tutti quegli elementi che alludono a una struttura, a un’idea organizzativa della forma che riporta gli elementi dell’architettura verso un ordine riconoscibile.
… la terza categoria, formata da tipi architettonici, è quella che possiede una natura più complessa, dato che risulta dalla mutua interazione delle due precedenti … elementi e relazioni costituiscono, per così dire gli ingredienti che compongono il tipo. Arriviamo dunque ad una definizione di tipo architettonico, inteso come principio ordinatore, secondo il quale una serie di elementi, governati da precise relazioni, acquisiscono una determinata struttura.

(C. Marti Aris)

Casa a corte

Casa a corte

Casa a blocco

Casa a blocco


La tipologia come tema di architettura (segue)

In un brillante saggio, pubblicato nel 1947, Colin Rowe mette a punto uno studio diagrammatico che evidenzia le similitudini tra Villa Foscari, “la Malcontenta” di Palladio e Villa Stein Di Le Corbusier.

Tanto villa Stein che villa Foscari definiscono infatti un volume unitario che misura 8 metri di lunghezza per 5,5 di larghezza e 5 di altezza, e si strutturano in cinque campate, seguendo un ritmo in cui tre intervalli spaziali doppi si alternano a due semplici (A-B-A-B-A, essendo A=2B). Inoltre entrambe presentano una organizzazione tripartita nel senso della profondità della costruzione, nonché il piano principale o ‘piano nobile’ sopraelevato rispetto al giardino.
Benché Rowe non si riferisca esplicitamente a questioni tipologiche, la sua analisi evidenzia chiaramente il fatto che le due ville partecipano della stessa struttura formale e, pertanto, si riferiscono allo stesso tipo. Tipo che si può caratterizzare in questi termini: si tratta di edifici isolati e compatti, di forma rettangolare a sezione aurea, nei quali, nonostante il volume tenda alla forma cubica, solo due facciate rivestono un ruolo architettonico rilevante. Detto in altri termini, entrambi gli edifici sono concepiti come un asse di simmetria principale che va dal fronte al retro, essendo facciate corte e totalmente neutre.
(C. Marti Aris)

Confronto tra le piante di Villa Stein e Villa Foscari

Confronto tra le piante di Villa Stein e Villa Foscari

Confronto tra i prospetti

Confronto tra i prospetti


La tipologia come esercizio compositivo

Nell’introduzione all’esercizio precedente si era già anticipato che la tipologia induceva una “deformazione” della griglia. Ora nel filmato (Video 6) la tipologia viene raccontata come struttura “desunta” dalla forma pura del cubo per assicurare la distribuzione agli alloggi, ma anche la possibilità di garantire il necessario apporto di luce e aria a tutti gli ambienti. Così intesa la tipologia diventa l’elemento riassuntivo del nostro edificio e apre all’esercizio dei prospetti che, organizzati per “centralità”, serie, simmetria, assi, suddivisione in basamento, corpo, coronamento di fatto traducono in forma tutti i caratteri dell’edificio.

Video 6: Dal cubo alla tipologia

Video 6: Dal cubo alla tipologia


La tipologia come esercizio compositivo (segue)

  • Il plastico relativo alla tipologia dell’edificio, diventa un momento di sintesi delle riflessioni sviluppate in precedenza relativamente al carattere dell’edificio che si vuole realizzare e a quello del luogo nel quale si posiziona il progetto.
  • I prospetti vengono disegnati a partire da alcune considerazioni relative all’edificio e alla sua tipologia, sviluppando una serie di temi specifici d’architettura e applicando semplici criteri compositivi. Il disegno, volutamente sintetico, evita il ricorso a cornici, elementi decorativi e colori, e si definisce esclusivamente attraverso la composizione degli elementi (pieni e vuoti). Dalla tipologia deriva la simmetria rispetto all’asse centrale che caratterizza l’edificio, per cui i due prospetti laterali risultano uguali. La facciata principale e quella posteriore, caratterizzate dalla presenza dell’androne e del corpo scala, presentano una disposizione simmetrica degli elementi, mentre nel prospetto laterale è evidente la necessità di lavorare su una disposizione asimmetrica.
Il plastico della tipologia

Il plastico della tipologia

I prospetti dell’edificio

I prospetti dell'edificio


Temi di architettura nei prospetti

I riferimenti ad altre architetture vengono dunque usati per individuare il modo attraverso il quale è possibile segnare attraverso la disposizione degli elementi in facciata i caratteri dello spazio interno all’edificio.
Ma servono anche, come è evidente di seguito, a evidenziare la complessità della composizione che tiene insieme all’interno di ciascun prospetto temi differenti.

Relazione pianta prospetto

Relazione pianta prospetto

Organizzazione per assi

Organizzazione per assi


Temi di architettura nei prospetti (segue)

Claus & Kaan, Complesso residenziale per studenti Enschede, Paesi Bassi 1996; Moneo, Municipio, Murcia, Spagna 1998; Mansilla +Tuñón, Auditorio, León, Spagna 2002

Claus & Kaan, Complesso residenziale per studenti Enschede, Paesi Bassi 1996; Moneo, Municipio, Murcia, Spagna 1998; Mansilla +Tuñón, Auditorio, León, Spagna 2002


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