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Roberta Amirante » 4.Il Sopralluogo


“Leggere” il luogo

  • Leggere il luogo del quale deve operare la trasformazione è il primo impegno dell’architetto.
  • Per leggere il luogo bisogna saperlo guardare e bisogna saperlo interpretare. Uno dei modi per leggere un luogo è visitarlo, percorrerlo; guardandolo dall’esterno e dall’interno, e quindi saperne riconoscere i limiti, il perimetro; attraversarlo e quindi riuscire a riprenderne le misure; individuarne le parti e i pezzi; riconoscerne i centri. E soprattutto coglierne il carattere.
  • Il sopralluogo consente di assumere una serie di informazioni che possono tradursi in una descrizione del luogo. La descrizione di un luogo può essere fatta da molti punti di vista: lo studente di un corso del primo anno deve sapere mettere al centro la questione della forma pur essendo consapevole che la lettura formale non esaurisce il carattere di un luogo.

Esercitazione

Il Sopralluogo

  • Elaborazione di gruppo: gli studenti vengono organizzati in gruppi a ciascuno dei quali viene affidato uno degli edifici disposti intorno a Largo Baracche. Comincia così un’esperienza di confronto sulla questione urbana che consente a ciascuno di non concentrarsi sul singolo edificio ma di avere una visione più ampia che includa la individuazione dell’area progetto.
  • In questa tavola gli studenti devono restituire in forma adeguata i risultati dell’esperienza del sopralluogo, opportunamente rielaborati e inseriti all’interno di un impaginato composto così come già sperimentato nella tavola dell’architettura.
  • Il sopralluogo, che si sviluppa con un percorso dall’alto al basso, da S. Elmo a via Toledo, si fonda su una pre-conoscenza derivata dai testi forniti e dalle lezioni fatte e dovrebbe consentire una lettura del luogo già “progettuale”, ossia capace di riconoscere nella realtà osservata quegli elementi che sono stati messi in luce nella presentazione del tema.

Il progetto è un atto di impossessamento del luogo. Devo prima di tutto vedere la sua forma, avere la percezione delle sue misure, comprenderne la struttura.
(G. Fabbri)


Il “senso” del luogo

  • Guardare non è mai un atto oggettivo è sempre un dialogo attraverso il quale soggetto e oggetto si parlano, costruendo attraverso questo scambio l’immagine. La descrizione della realtà dunque non è mai una semplice operazione di registrazione di ciò che si sta guardando, ma un processo di scomposizione e ricomposizione che porta alla costruzione di un’immagine che è altro dalla realtà osservata e che è anche traduzione dello sguardo di chi osserva. Attraverso lo sguardo le cose diventano segni assumono significati.
  • Il sopralluogo è un artificio mediante il quale interrogare il luogo e ri-scoprire l’immagine.

Descrivere il luogo

“Per Descrizione si intende un discorso che conduce alla cosa attraverso le impronte di essa”.
(Nicola Abbagnano)

“Con un occhio archeologico e chirurgico, ho imparato a guardare le città. Detestavo l’estetismo modernista come quello di ogni revival formalista… Mostrare l’architettura per i dati che le erano propri significava impostare il problema in modo scientifico togliendo ogni sovrastruttura, enfasi e retorica che le si erano incrostate negli anni dell’avanguardia”.
(Aldo Rossi)

“Realtà e descrizione è un binomio complesso; spesso vi è un’ ossessione che si sovrappone a ogni altro interesse. Queste ossessioni non sempre si realizzano nell’opera anzi forse mai, ma sono tra le intuizioni più importanti, la cifra segreta di altri progetti”.
(Aldo Rossi)

“… la poesia è in qualche posto là dietro è là da moltissimo tempo, il poeta non fa che scoprirla”.
(Jan Skàcel)

“… la storia non è una compilazione di fatti, ma la comprensione di uno sviluppo della vita in atto”.
(Sigfried Giedion)

Il “momento” in cui guardare

Due modi di intendere il sopralluogo

Il viaggiatore classico

“Prima di ogni viaggio mi preparo disegnando i posti che andrò a visitare, lo faccio prima, non voglio fare come i pittori tedeschi che con gli acquerelli dipingevano sul posto, non voglio disegnare mentre viaggio. Invece prima di partire ho tutti gli elementi per sapere e giudicare il posto che andrò a visitare. Il disegnare durante o dopo è una maniera ottocentesca, da pittore, da accademia. Invece così è da sapienti”.
(Carlo Aymonino)

Il viaggiatore romantico

“Da parte mia preferisco sacrificare molte cose, vedere solo quello che immediatamente mi attrae, passeggiare a caso, senza piantina e con una assurda sensazione di esploratore”.
(Alvaro Siza y Vieira)

Il viaggiatore classico, schizzi di Carlo Aymonino

Il viaggiatore classico, schizzi di Carlo Aymonino

Il viaggiatore romantico, schizzi di Alvaro Siza

Il viaggiatore romantico, schizzi di Alvaro Siza


L’immagine fotografica

Anche la fotografia, in apparenza la più oggettiva delle descrizioni è in realtà un modo di costruire l’immagine di un luogo, di orientarne la visione.

“… ora, cosa significherebbe per l’architettura prendere seriamente in esame il problema della visione? La visione può essere sostanzialmente definita come un modo di organizzare lo spazio e gli elementi dello spazio. E’ un modo di guardare e di definire una relazione tra soggetto e oggetto”.
(Peter Eisenman)

Immagine tratta dalla mostra “Fotocittà” tenutasi a Napoli nel 1997, a cura di Francesco Iodice sui rapporti tra la cultura dell’immagine e la cultura del territorio

Immagine tratta dalla mostra "Fotocittà" tenutasi a Napoli nel 1997, a cura di Francesco Iodice sui rapporti tra la cultura dell'immagine e la cultura del territorio

Immagine tratta dalla mostra “Fotocittà” tenutasi a Napoli nel 1997, a cura di Francesco Iodice sui rapporti tra la cultura dell’immagine e la cultura del territorio

Immagine tratta dalla mostra "Fotocittà" tenutasi a Napoli nel 1997, a cura di Francesco Iodice sui rapporti tra la cultura dell'immagine e la cultura del territorio


Caratteri del sopralluogo

“Non bisogna dimenticare quando si traccia una pianta che è l’occhio umano a verificarne gli effetti [...] Nella realtà, gli assi non si percepiscono a volo d’uccello, come risulta dalla pianta posta sul tavolo da disegno, ma si individuano sul terreno: si sta in piedi e si guarda in avanti.

L’occhio guarda in lontananza e, obiettivo imperturbabile, vede tutto, anche al di là delle intenzioni e delle volontà. L’asse dell’Acropoli va dal Pireo al Pantelico, dal mare alla montagna. Dai Propilei, perpendicolarmente all’asse, lontano all’orizzonte, il mare. Una linea orizzontale perpendicolare alla direzione disegnata dall’architettura in cui vi trovate; sensazione ortogonale importante. Architettura sublime: l’Acropoli proietta i suoi effetti fino all’orizzonte”.
(Le Corbusier)

Guardando noi non cogliamo la realtà nella sua complessità, al contrario attraverso gli occhi noi componiamo la nostra immagine identificando il centro di gravità del luogo e attraverso l’individuazione di questo punto diamo misura al sito. Conoscere l’ordine significa dunque ri-costruire lo schema mentale della realtà, tracciare una mappa del luogo, ovvero la pianta della sua architettura”.
(Paola Scala)

Schizzo di Le Corbusier dell’Acropoli di Atene

Schizzo di Le Corbusier dell'Acropoli di Atene


Il punto di vista

Guardare umano, guardare architettonico

In ciascuna descrizione della realtà è implicito un punto di vista, non tanto fisico quanto mentale; una volontà, non sempre consapevole, di orientare la visione per riuscire a raccontare la nostra immagine del reale. Orientare lo sguardo non significa sacrificare “la complessità che deve essere riconosciuta per non piombare nell’idiozia” (Aldo Rossi); tuttavia spesso l’illusione di riuscire a cogliere la complessità del reale attraverso una descrizione costruita su più livelli porta a dichiarare che non c’è niente da fare, che la descrizione della realtà non consente la sua interpretazione.

Il guardare umano è un vedere selezionato
(Paola Scala)

Il punto di vista del marciatore, schizzi di Le Corbusier
Visione dal transatlantico, schizzi di Le Corbusier
Visione dall’aereo, schizzi di Le Corbusier

L’occhio dell’architetto

Guardare umano, guardare architettonico

… il guardare architettonico è quello che seleziona gli elementi a partire dalla consapevolezza che i fatti urbani sono complessi in sé… e che l’architettura non rappresenta che un aspetto di una realtà più complessa, ma nel contempo, essendo il dato ultimo verificabile di questa realtà, essa costituisce il punto di vista più concreto con cui affrontare il problema. (Giancarlo De Carlo)

Quando si costruisce un’ immagine è necessario ricordare che è l’occhio umano a selezionare i segni e a ri-costruire l’ordine interno alle cose. (Paola Scala)

Cappella di Ronchamp

La cappella sorge, senza interposizione di basamento sul punto più alto della collina, quasi il tradursi improvviso di questa in una forma più controllata e complessa. (Alberto Samonà)

Studio per Evora

Il disegno non è per Siza un linguaggio autonomo; si tratta di prendere le misure, di fissare le interne gerarchie del sito che si osserva, dei desideri che esso suscita, delle tensioni che induce. (Vittorio Gregotti)

Schizzo della cappella di Ronchamp

Schizzo della cappella di Ronchamp

Schizzi di studio per Evora

Schizzi di studio per Evora


L’occhio dell’architetto

“Le strade della città vanno verso l’interno negli estuari di terra piana che tra i picchi montuosi scendono dai grandi altipiani dell’interno, gli altipiani somigliano infatti al dorso di una grande mano aperta che si schiaccia contro il mare; le montagne che discendono sono le dita di questa mano; esse toccano il mare; e tra le dita delle montagne sono posti gli estuari di terra, e la città è costruita sopra di essi…

Sull’aereo ho disegnato per Rio De Janeiro un’immensa autostrada collegante a mezza altezza le dita dei promontori aperti sul mare”.
(Le Corbusier)

Schizzo di Le Corbusier

Schizzo di Le Corbusier

Schizzo di Le Corbusier

Schizzo di Le Corbusier


L’occhio dell’architetto

“Il nostro sguardo percorre lo spazio e ci dà l’illusione della distanza. È proprio cosi che costruiamo lo spazio: con un alto e un basso, una sinistra e una destra, un davanti e un dietro, un vicino e un lontano…”
(Georges Perec)


I materiali di supporto della lezione

Eisenman P., Oltre lo sguardo, in “Domus”, n. 734

Ferrara F. e Scala P. (a cura di), Il Sopralluogo, 5° quaderno del. Dottorato di Ricerca in Progettazione Urbana, CUEN, Napoli, 2006

Gregotti V., Modificazione, in “Casabella” n. 498/9, gennaio-febbraio 1984

Le Corbusier, Scritti, (a cura di R, Tamborrino), Einaudi, Torino, 2003

Perec G., Specie di spazi, 1989

Samonà G., Lettura della cappella a Ronchamp, in «L'architettura cronache e storia», n. 8, 1956

Siza A., Immaginare l'evidenza, Laterza, Roma, 1998

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