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Roberta Amirante » 7.Le variazioni dell'identità


Struttura della lezione

La lezione conclusiva del corso sottolinea come il carattere degli edifici viene sostanzialmente modificato dalla posizione di ciascuno rispetto al vuoto centrale costituito da largo Baracche. Come già sottolineato in precedenza Largo Baracche rappresenta un’eccezione rispetto alla maglia regolare di Quartieri Spagnoli, scandita dai volumi pieni degli edifici. Partendo da alcune brevi considerazioni che chiariscono il senso di quello che chiameremo il valore di posizione di un’architettura rispetto al suo contesto, la lezione illustra come questo valore diventa l’elemento che modifica i caratteri dell’”edificio per tutti” costruendo l’architettura di Largo Baracche. I sette edifici, infatti, stabilendo un diverso rapporto con il vuoto, vengono intesi come parti di un nuovo manufatto, una sorta di macro isolato fatto di pezzi che si articolano intono al vuoto centrale.

Struttura della lezione (segue)

La posizione è ad un tempo attributo degli elementi urbani e condizione strutturante un sistema di relazioni nello spazio urbano. Gli elementi che costruiscono il territorio hanno un valore di posizione “intrinseco”, legato cioè alle ragioni orografiche e storiche che hanno determinato non solo il loro posizionamento originario ma anche i loro caratteri, e un valore di posizione “estrinseco” che è quello che ciascun elemento ha rispetto alla configurazione attuale del territorio e alle sue possibili trasformazioni.
Ciò che ci interessa cogliere è soprattutto questo secondo valore e cioè quello che può leggersi come un valore morfogenetico dei concetti di posizione e di relazione. Quella capacità di “generare forma” che nei secoli si è tradotta in elementi che, perdendo il loro carattere specifico e contingente, rimandano a modelli da imitare da interpretare o solidificare.
(Paola Scala)

Valore di posizione

Alcune strutture urbane non soltanto esprimono un valore in sé, legato cioè al concetto formale e spaziale cui rimandano, ma nella “memoria collettiva” sono significativi anche di una posizione nello spazio. Il termine acropoli ad esempio non rimanda soltanto alla struttura urbana fortificata, prima residenza del re e poi centro religioso, ma anche al suo essere posta àkron (estremità) della polis (città).
(Paola Scala)

Acropoli di Atene

Acropoli di Atene

Le Corbusier, Acropoli di Atene

Le Corbusier, Acropoli di Atene


Valore di posizione (segue)

La cappella (Ronchamp) sorge, senza interposizione di basamento sul ripiano più alto della collina, quasi il tradursi improvviso di questa in una forma più controllata e complessa, affonda le sue radici nel terreno, si unisce poeticamente al paesaggio, lo risignifica, gli dà misura e nuove relazioni di figura, l’espressione plastica si crea in quanto necessaria a determinare un contatto tenacissimo con la terra. è il segno a prendere il possesso dell’area e, dal punto più alto, monumentalizza la collina.
(G. Samonà)

Le Corbusier, Cappella di Ronchamp

Le Corbusier, Cappella di Ronchamp


Valore di posizione (segue)

Vi sono alcuni progetti che raccontano attraverso la forma dell’architettura il valore di posizione dell’opera che non si limita a modificare il luogo ma di fatto lo crea. Uno di questi è Villa Malaparte a Capri. E’ solo abitando nella villa che si percepisce il dialogo sottile di questo edificio con il luogo e l’isola. Arrivando dal promontorio la casa si innesta attraverso una scala rovesciata sulla sella naturale. La forma geometrica rigorosa e precisa dell’edificio si traduce nel solarium che razionalizza le linee naturali del promontorio in un piano astratto proiettato verso il panorama. Dalla scalinata non si accede alla casa ma alla messa in scena del luogo: oggi come ieri la scena non è limitata al gran solarium, ma sconfina nel cielo e nel mare, in ogni direzione, l’attore principale è il sole e recita.
(Paola Scala)

Planimetria di Villa Malaparte

Planimetria di Villa Malaparte

La terrazza di Villa Malaparte

La terrazza di Villa Malaparte


Valore di posizione (segue)

A. Libera, Villa Malaparte, Capri

A. Libera, Villa Malaparte, Capri


Il valore di posizione negli edifici di Largo Baracche

  • Rispetto al luogo possiamo dunque individuare alcuni questioni specifiche che riguardano le singole architetture e che dipendono dalla loro posizione rispetto al vuoto centrale.
  • Gli edifici 1, 3 e 6 (Fig. 1) stabiliscono infatti con Largo Baracche una “relazione d’angolo” che dissimmetrizza la facciata principale.
  • Gli edifici 2 e 7 invece sono quelli che con maggiore coerenza sviluppano il tema della tipologia di isolato a blocco con cortile, individuato da un’asse centrale che organizza la struttura, mentre il 4 e il 5 si misurano con la pendenza della strada che sbilancia la facciata principale.
  • L’esercizio finale del corso dunque sintetizza in una nuova forma questi temi, che derivano dalla posizione di ciascun edificio rispetto al vuoto, coniugandoli con una serie di altre riflessioni desunte dalla forma e dalle caratteristiche di ciascuno.
Fig. 1: planimetria di Largo Baracche

Fig. 1: planimetria di Largo Baracche


Il tema dell’angolo

  • “Inventato” dai greci come problema, la questione del “tema d’angolo” è forse uno dei temi di architettura più declinati, una questione che attraversa tutta la storia dell’architettura.
  • Nell’architettura greca il problema nasce quando, passando dalla costruzione in legno a quella in pietra, le dimensioni dell’architrave diventano tali da impedire che il triglifo in angolo sia posizionato in asse con la colonna, aumentando così la dimensione del fregio: nasce così il cosiddetto “conflitto angolare”. La questione viene risolta attraverso un espediente noto come “contrazione angolare”, ovvero contraendo l’interasse delle colonne in angolo.
Schema del tempio greco

Schema del tempio greco

Relazione triglifo-fregio-colonna

Relazione triglifo-fregio-colonna


Il tema dell’angolo (segue)

  • Per molte opere il problema della facciata non può dirsi risolto se non lo si affronta parallelamente a quello dell’angolo. L’angolo, infatti, costituisce l’elemento architettonico di collegamento tra due facciate e le sue soluzioni, tecniche ed estetiche, sono tra gli elementi più caratterizzanti di tutte le principali civiltà architettoniche. Il perché è molto semplice: l’angolo è il nodo privilegiato, vera e propria cerniera architettonica e urbana, e l’ammettere la sua importanza significa pensare a tre dimensioni, pensare, cioè, al volume e ai modi con cui si definisce nello spazio.
  • Tralasciando l’aspetto strutturale e rivolgendo la nostra attenzione all’estetica (peraltro inscindibili in certi sistemi costruttivi) si nota come attraverso i secoli se ne sia tentata la soluzione adottando alcuni accorgimenti quali l’arricchimento (o la modifica) della forma geometrica pura, l’accentuazione della continuità tra le superfici (con colonne o finestre angolari, smussature), l’esaltazione della visione diagonale dell’edificio, l’inserimento di particolari elementi decorativi (bugnati angolari, stemmi, nicchie), l’aggregazione di un altro corpo separato dal volume (le torri angolari).

(Maria Pia Belski)

Palazzo dei Diamanti

Palazzo dei Diamanti

Boulevards, isolati triangolari

Boulevards, isolati triangolari


Il tema d’angolo (segue)

  • A partire dai primi anni del novecento la questione dell’angolo si arricchisce di nuove complessità. L’uso dei nuovi materiali da costruzione consente di lavorare su una progressiva smaterializzazione dell’angolo, da quello vetrato di Gropius a quello vuoto di Mies.
  • Io ho imparato abbastanza ingegneria per sapere che gli angoli della scatola non costituiscono i punti più economici per i sostegni: sono situati a una certa distanza dalle estremità, perché si creano così piccoli sbalzi laterali che riducono la luce delle travi. Inoltre, lo spazio può essere introdotto nella scatola, sostituendo perciò al vecchio sistema del sostegno e della trave un nuovo senso del costruire, qualificato dagli sbalzi e dalla continuità. Processo di radicale liberazione dello spazio, del quale vedete oggi la manifestazione solo nelle finestre angolari; in esso invece sta la sostanza del trapasso dalla scatola alla pianta libera, dalla materia allo spazio.

(F. Ll. Wright)

W. Gropius, FagusWerk, 1911

W. Gropius, FagusWerk, 1911

Mies van der Rohe, Neue National Gallery

Mies van der Rohe, Neue National Gallery


Il tema d’angolo (segue)

  • D’altro canto è in questi stessi anni che si comincia a ragionare su una diversa idea spazio: l’angolo scompare anche perché diverso è il modo attraverso il quale l’oggetto architettonico è percepito.
  • L’incastro dei piani orizzontali e verticali nella facciata e negli angoli di casa Schroeder segnala l’impossibilità di una visione dell’opera che possa esaurirsi nel solo prospetto e rimanda a un’immagine dell’architettura che può costruirsi solo nella quarta dimensione, ovvero camminando intorno all’oggetto.
  • I materiali non erano ciò che più importava a Rietveld. Dopotutto, il vero materiale di un architetto è lo spazio, che è del tutto incorporeo: e quello sì era molto importante. Qualunque cosa si faceva sia all’interno che all’esterno, sia dentro che fuori, doveva essere esatto il modo in cui lo spazio veniva definito.

(Truus Schroeder)

G. Th. Rietveld, casa Schroeder

G. Th. Rietveld, casa Schroeder

Plastico di casa Schroeder

Plastico di casa Schroeder


La centralità nella facciata

  • Altro tema, che stavolta riguarda gli edifici che si affacciano direttamente sul vuoto di Largo Baracche, è quello dell’organizzare il prospetto principale dell’edificio intorno ad un centro.
  • Nell’edificio di Piero Bottoni il centro è chiaramente identificato dalla posizione delle cinque finestre raggruppate in un unico campo e notevolmente distanziate dalle due laterali, mentre nel caso della chiesa di Alvaro Siza, la centralità è sottolineata dallo svuotamento centrale della facciata.
Piero Bottoni, la facciata centrale

Piero Bottoni, la facciata centrale

A. Siza, Santa Maria Marco de Canavezes

A. Siza, Santa Maria Marco de Canavezes


La centralità nella facciata (segue)

  • La questione dello svuotamento centrale ci interessa particolarmente anche perché investe un altro carattere di alcuni edifici disposti intorno a Largo Baracche. Nella casa Rustici (1933-36) il grande telaio in facciata diventa un motivo originalissimo (quasi un enorme bow window appeso) e denuncia sinteticamente la grande novità della concezione dell’edificio, che risulta articolato in tre fasce (due piene laterali e un invaso centrale).
  • Alcuni dei nostri edifici presentano in facciata due campate e possono dunque prestarsi a una reinterpretazione del tema dello svuotamento centrale.
  • La questione dello svuotamento apre dunque al ragionamento sulle logge, terrazzi, cortili e androni intesi come elementi in grado di assicurare una maggiore permeabilità tra lo spazio interno e privato della casa e quello pubblico del largo.
G. Terragni, Casa Rustici

G. Terragni, Casa Rustici

G. Terragni, Casa del Fascio, particolare logge

G. Terragni, Casa del Fascio, particolare logge


Lo spazio intermedio

  • Nella casa del Fascio di Giuseppe Terragni, lo spazio esterno si relaziona con la corte centrale attraverso un filtro vetrato che introduce a uno spazio intermedio, una sorta di androne, che precede lo spazio della corte (la sala delle adunanze).
  • La sequenza di spazi, leggermente dissimmetrica nel basamento viene “corretta” dal rigore dei livelli superiori che restituiscono alla corte una forma quadrata.
G. Terragni, Casa del Fascio, pianta del primo livello

G. Terragni, Casa del Fascio, pianta del primo livello

G. Terragni, Casa del Fascio, pianta del secondo livello

G. Terragni, Casa del Fascio, pianta del secondo livello


Lo spazio intermedio (segue)

La questione della permeabilità dello spazio e della relazione tra luoghi pubblici e privati, rappresenta un altro tema costante di architettura e consente come si è detto una riflessione su alcune parti dell’edificio, l’androne e la corte centrale, che interpretano questa relazione attraverso una tipologia spaziale che attraversa come un fil rouge la storia della disciplina: dalla domus romana, archetipo della complessità del rapporto tra spazio interno e spazio esterno, sino alle tante declinazioni del tema della corte che, intesa come spazio “contaminato”, diventa il luogo “intermedio” tra la città e la casa.

La domus romana

La domus romana

Edificio napoletano, corte interna

Edificio napoletano, corte interna


L’architettura di Largo Baracche

Il “macroisolato” fatto di pezzi

Il "macroisolato" fatto di pezzi


Il tema “comune”

  • L’insieme dei temi individuati, confluisce nel progetto dell’architettura di Largo Baracche inteso come il sistema dei sette edifici e del vuoto su cui essi prospettano.
  • Il progetto è sviluppato insieme da sette studenti ciascuno dei quali sviluppa il proprio edificio, nel rispetto dei suoi caratteri e della sua posizione, intorno ad un tema comune attraverso il quale viene definita la spazialità della piazza. Nel caso dell’esempio scelto si ipotizza una sorta di struttura emisimmetrica che attraversa i basamenti degli edifici, creando una galleria: uno spazio “ibrido” che appartiene contemporaneamente alla città e agli edifici. L’interpretazione della disposizione degli edifici intorno alla piazza detta anche il progetto del vuoto centrale. Partendo da questo tema comune, gli studenti sviluppano poi a gruppi di due un singolo edificio, lavorando sulle piante degli appartamenti e definendo dei nuovi prospetti che denunciano le “variazioni” della tipologia dovute alla posizione dell’edificio. Nelle slide seguenti i temi dei singoli edifici vengono raccontati attraverso i prodotti degli studenti: è superfluo sottolineare che si tratta solo di “tentativi” di dare una soluzione compiuta a complesse questioni di architettura.
Ideogramma dell’architettura di Largo Baracche

Ideogramma dell'architettura di Largo Baracche

Il progetto della piazza e dei basamenti

Il progetto della piazza e dei basamenti


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione

Edificio 1, posizione: angolo

L’edificio si trova nell’angolo superiore a sinistra rispetto al vuoto centrale. Il percorso pubblico che attraversa tutti i basamenti si articola in un passaggio ad L che definisce un sistema di doppio accesso alla corte centrale, definendo un locale ad angolo che appartiene alla piazza. Il resto del basamento è organizzato attraverso spazi più “introversi” che stabiliscono rapporti soltanto con i vicoli laterali.
Forte dello spostamennto del vuoto dell’androne, “raddoppiato” dalla grande apertura della funzione d’angolo, l’intero prospetto si “dissimmetrizza” attraverso la posizione delle logge in angolo, equilibrato dalla parete piena sul lato sinistro. Il “ricordo” della centralità dell’impianto tipologico è segnato dalle finestre a nastro che occupano il campo centrale.

Edificio 1: pianta

Edificio 1: pianta

Edificio 1: prospetto

Edificio 1: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 2, posizione: centrale

L’edificio è quello che con maggiore aderenza conferma, per dimensioni e posizione, i temi del cubo della griglia e della tipologia.
La struttura della pianta del basamento è dunque impostata su di un asse di simmetria. I locali pubblici disposti sulla facciata principale si proiettano come “fauces” verso il vuoto della piazza.
Il prospetto conferma, nell’alternanza di logge e finestra a nastro, la presenza di un campo centrale definito dalla tipologia dell’impianto.

Edificio 2: pianta

Edificio 2: pianta

Edificio 2: prospetto

Edificio 2: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 3, posizione: angolo

L’edificio, per forma e dimensioni, sembrerebbe confermare, come il precedente, i temi del cubo della griglia e della tipologia. La sua posizione, nell’angolo superiore a destra della piazza, induce però una variazione confermata dallo spostamento dell’androne e del portone sul prospetto laterale.
La variazione è tale da indurre sul prospetto principale uno slittamento dei due campi laterali che non compromette però il disegno d’insieme impostato sull’asse “centrale” individuato dalla larghezza identica delle bucature in serie del basamento, dalle finestre a nastro del corpo e dal vuoto centrale nel coronamento.

Edificio 3: pianta

Edificio 3: pianta

Edificio 3: prospetto

Edificio 3: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 4, posizione: centrale, basamento in pendenza

L’edificio prospetta direttamente sul vuoto centrale e tuttavia è “dissimmetrico” per posizione. La pendenza della strada sbilancia infatti il basamento da un lato. L’edificio inoltre ha sul suo lato destro l’unico palazzo del Largo che non viene sostituito perché tipologicamente significativo. Il percorso pubblico che attraversa i basamenti di conseguenza interessa solo le campate nell’angolo a sinistra.
Nel prospetto, la pendenza del basamento è “recuperata” dal sopraluce che allinea la bucatura del basamento a destra con quella di sinistra.

Edificio 4: pianta

Edificio 4: pianta

Edificio 4: prospetto

Edificio 4: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 5, posizione: centrale, basamento in pendenza

Valgono per questo edificio le stesse considerazione di “posizione” dell’edificio 4. In questo caso però l’edificio presenta una “campata doppia” in avanti. Il percorso pubblico attraversa perciò l’intera campata, spostando il portone sui prospetti laterali. La dissimmetria generata dalla pendenza della strada viene perciò “recuperata” dall’allineamento superiore e inferiore delle bucature centrali.

Edificio 5: pianta

Edificio 5: pianta

Edificio 5: prospetto

Edificio 5: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 6, posizione: angolo

L’edificio è posto nell’angolo inferiore sinistro della piazza è uno dei più “larghi”. Nel gestire la dissimmetria della facciata, la struttura compositiva del prospetto tende a una “accumulazione” delle aperture nell’angolo a sinistra, ottenuta lavorando sia sulla distanza che sulla dimensione delle aperture. In questo modo la larghezza della facciata sembra ridursi. Soltanto nel coronamento, la maggiore dimensione della campata centrale segnala la presenza della sequenza cortile – androne – scala.

Edificio 6: pianta

Edificio 6: pianta

Edificio 6: prospetto

Edificio 6: prospetto


Il tema “comune” e la sua declinazione rispetto al valore di posizione (segue)

Edificio 7, posizione: centrale

Se l’edificio 6 è il più largo di quelli disposti intorno alla piazza, l’edificio 7 è quello più profondo. La campata anteriore viene perciò occupata dalla galleria pubblica che attraversa tutti i basamenti. Anche l’edificio 7 è posto a lato dell’unico palazzo del Largo che non viene abbattuto, questa condizione determina una leggera dissimmetria nella composizione del basamento con la presenza di un grande locale a sinistra che “blocca” il percorso della galleria. Il prospetto centrale dell’edificio, conferma invece il tema della centralità della facciata principale.

Edificio 7: pianta

Edificio 7: pianta

Edificio 7: prospetto

Edificio 7: prospetto


I materiali di supporto della lezione

Bostik J., la casa rilevata, in «Lotus» n. 60

Gregotti V., posizione relazione in «Casabella» n. 14, 1985

Scala P., elogio della mediocritas, Cuen, Napoli, 2008

Samonà G., Lettura della cappella a Ronchamp, in "L'unità tra architettura e urbanistica", Milano, Franco Angeli, 1975

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