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Ferruccio Izzo » 7.Tradizione e Innovazione parte 3. Sant'Agnese in Agone


Borromini e il Barocco

Sebbene il Barocco sia un’età di grandi rivolgimenti storici, nell’opera di Borromini ritroviamo un profondo rispetto per i nessi col passato. Egli non imita le forme passate: le incorpora nelle sue creazioni e scopre nella storia una fonte di energia per ulteriori sviluppi.

Francesco Borromini, interno della cupola di Sant’Agnese in Agone a Roma, 1653-1657.

Francesco Borromini, interno della cupola di Sant'Agnese in Agone a Roma, 1653-1657.


Progettare in piazza Navona

Nell’intervenire nel contesto di piazza Navona cerca di penetrare il carattere unificatore di questo ambiente e fa sì che la sua architettura entri a far parte di quest’unica realtà architettonica, arricchendola e rinnovandola.

Roma, piazza Navona.

Roma, piazza Navona.

Roma, piazza Navona.

Roma, piazza Navona.


Il progetto per Sant’Agnese

Interviene su un impianto iniziato dal Rainaldi, ridefinendone le proporzioni ed accettando la pianta originale a croce greca, dilatata nella dimensione trasversale. Ridisegna completamente l’esterno, stabilendo come tema della composizione la concavità, come ripresa dello spazio della piazza.

Francesco Borromini, scorcio della facciata di Sant’Agnese in Agone.

Francesco Borromini, scorcio della facciata di Sant'Agnese in Agone.


L’essenza dello spazio

L’assunto della massima integrazione dell’opera con il contesto determina l’accentuazione della continuità muraria della facciata e la scelta di un partito unitario e grandioso che eviti minuziose suddivisioni. Borromini coglie l’essenza di questo spazio, che riflette un carattere distintivo della città di Roma: la chiusura e la continuità degli spazi urbani, che si caratterizzano come interni urbani.

Scorcio dall’alto della cortina di piazza Navona in cui si inserisce la chiesa di Sant’Agnese.

Scorcio dall'alto della cortina di piazza Navona in cui si inserisce la chiesa di Sant'Agnese.


L’essenza dello spazio

Palazzi, chiese, case di varie epoche risultano fusi in un’unica realtà architettonica ed urbanistica: tale unità e continuità sembrano nascere dalla ricorrenza dei materiali, dei colori e degli elementi compositivi, che svolgono la stessa funzione, ma in una composizione sempre diversa ed in una cornice unitaria, determinata dall’adattamento degli edifici all’allineamento sulla sagoma dell’antico stadio di Diocleziano e da un’altezza divenuta col tempo canonica.

L’essenza dello spazio

Francesco Borromini, facciata di Sant’Agnese in Agone.

Francesco Borromini, facciata di Sant'Agnese in Agone.


Sintesi di elementi

La ricchezza dell’ambiente nasce proprio dalla diversità di ogni singolo edificio nella continuità ed unità della piazza. L’architetto sintetizza e rinnova tutti questi elementi caratterizzanti, senza rinunciare ad un linguaggio tutto suo, né al dinamismo spaziale ed alla plasticità.

Sant’Agnese in Agone, dettaglio.

Sant'Agnese in Agone, dettaglio.


Armonia degli opposti

Così Sant’Agnese si pone in rapporto dialettico con il contesto, proprio nel riaffermare la continuità della cortina e nell’esaltare la forma della piazza, grazie all’opposizione concavo-convesso che si genera tra l’articolazione della facciata e lo spazio antistante, instaurando un’accentuata relazione dinamica con la fontana del Bernini e ponendo in posizione dominante la cupola, come elemento protagonista della scena urbana.

Sant’Agnese in Agone, dettaglio.

Sant'Agnese in Agone, dettaglio.


Un progetto urbano per piazza Navona

Sembra che Borromini abbia lavorato a questo intervento plasmando tutta la piazza, non considerando la chiesa un inserimento nella cortina, ma il completamento di un unico e grande complesso edilizio.

Sant’Agnese in Agone, dettaglio.

Sant'Agnese in Agone, dettaglio.


Note

Le immagini delle slide 1, 2, 3, 6, 7, 8, 9 sono tratte da www.flickr.com

L’immagine della slide 4 è presa da Virtual Earth.

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