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Sergio Pone » 2.Costruire assemblato a secco lettura tecnologica di casi studio


L’assemblaggio a secco

Già da alcuni anni il mondo delle costruzioni nei paesi a capitalismo avanzato rapidamente evolve verso modalità operative fondate sull’assemblaggio a secco di parti prefabbricate in cui le tecniche basate sull’utilizzo massiccio dell’acqua, che hanno caratterizzato l’operare costruttivo dei secoli scorsi, trovano sempre meno spazio. Nel passaggio dal costruire a umido al costruire a secco cambiano, insieme alle strategie esecutive, alla produzione per l’edilizia e alla manodopera edile, anche i modi di pensare al progetto di architettura.

«Il termine assemblaggio indica, nella costruzioni in generale e in quelle meccaniche in particolare, la fase finale del montaggio di una struttura o di una macchina, nella quale si uniscono, secondo una precisa logica costruttiva, le singole parti precedentemente montate. Tale definizione evidenzia gli aspetti tecnicistici e operativi di questo termine del quale, però, una più approfondita analisi etimologica svela nuove più sfaccettate interpretazioni. Assemblaggio, infatti, deriva dal francese assemblage che definisce sia una tecnica artistica, propria di alcune avanguardie figurative di questo secolo, basata sull’unione di materiali di recupero tridimensionali – object trouvés – con l’obiettivo di creare opere d’arte, e sia una composizione artistica di oggetti fissati su un supporto che ne rappresenta la condizione spaziale (…)»

* Massimo Perriccioli, Assemblaggio, in Augusto Vitale, Paola Ascione, Antonella Falotico, Massimo Perriccioli e Sergio Pone, Argomenti per il costruire contemporaneo, FrancoAngeli, Milano, 1995

Assemblaggio, produzione industriale, arte

L’assemblaggio ha assunto grande importanza nei metodi produttivi moderni; infatti rispetto alle tradizionali tecniche di giunzione, basate sull’accostamento e la compenetrazione di pezzi opportunamente tagliati e modificati, i moderni metodi di produzione, basati sull’impiego di componenti industriali finiti, presentano connessioni che non richiedono operazioni di taglio e di adattamento che alterano la forma e la dimensione originarie; inoltre in questa logica produttiva e assemblativa, eventuali pezzi di ricambio per la sostituzione o la manutenzione dell’intero organismo o di parti di esso, possono essere forniti dall’industria senza sostanziali alterazioni nel pezzo singolo o nell’intero organismo. Assemblare non è più, e forse non può essere più, una azione solo materiale connessa a una delle principali metodologie costruttive esistenti, ma diventa un modo di pensare al progetto, diventa un paradigma di riferimento nel concepire architettura e non soltanto nel realizzarla. Attingendo al sempre più esteso catalogo che la produzione industriale ci offre oggi, l’architetto contemporaneo importa all’interno del suo lavoro quote di progettazione altrui, cifre estetiche, connotazioni funzionali e prestazionali, scelte materiche e di tessitura deliberate altrove rispetto al suo cantiere, in contesti tecnici diversi e con motivazioni economiche e produttive differenti.

Assemblaggio di ciclomotori

Assemblaggio di ciclomotori

Tinguely, La grande testa del Ciclope, Milly-la-Forêt

Tinguely, La grande testa del Ciclope, Milly-la-Forêt


I prodromi dell’assemblaggio a secco in architettura

Crystal Palace, Joseph Paxton, 1851

Crystal Palace, Joseph Paxton, 1851


I prodromi dell’assemblaggio a secco in architettura II

Ray e Charles Eames, Eames house and studio, 203 Chautauqua Boulevard, Los Angeles, 1949

Ray e Charles Eames, Eames house and studio, 203 Chautauqua Boulevard, Los Angeles, 1949


I prodromi dell’assemblaggio a secco in architettura III

Mies van der Rohe, casa Farnsworth, 14520 river road, Illinois – 1945-1950

“Nature should also have a life of its own. We should avoid disturbing it with excessive color of our houses and our interior furnishings. Indeed, we should strive to bring Nature, houses, and people together into a higher unity. When one looks at nature through the glass walls of the Farnsworth House it takes on a deeper significance than when one stands outside.” Mies Van Der Rohe (1958)


I prodromi dell’assemblaggio a secco in architettura IV

Craig Ellwood – case study house n. 16 (Salzman house) 1811 Bel Air road, Los Angeles, 1951 – 1953

“I became really aware of Mies’s work around ‘55 or ‘56. I had been aware of Mies, but never having studied architecture I wasn’t really aware of many architects other than those in California working in Los Angeles” When I discovered his work, it was an astonishing revelation to me. His elegant use and expression of structure, his floor plans, his details, his plays of planes and spaces were perfection. He was the architect I wanted to be, and his work would highly influence mine.” Craig Ellwood


Esattezza

Renzo Piano e Richard Rogers, Centre Pompidou, Parigi, 1971. Una nuova logica permea il settore delle strutture e sollecita la codificazione di procedure di calcolo attraverso le quali addivenire al dimensionamento esatto degli elementi di fabbrica e degli elementi di giunzione.


Esattezza

R. Piano e R. Rogers, Centre Pompidou, Parigi, 1971. Edificio macchina

R. Piano e R. Rogers, Centre Pompidou, Parigi, 1971. Edificio macchina


Casi studio: Alluminium House, kit di montaggio

Toyo Ito, Sakura Josui House (Alluminium House), 2000

Toyo Ito, Sakura Josui House (Alluminium House), 2000


Casi studio: Alluminium House, kit di montaggio II

La casa in alluminio misura in pianta 9.00×9.60 mt con una corte centrale a doppia altezza che connette otticamente il primo e il secondo livello. Al piano terra sono collocati l’ingresso, il soggiorno-cucina, il bagno, un ambiente pluriuso, un ripostiglio e la stanza da letto matrimoniale. La scala posta al centro della corte collega il piano superiore con la stanza per gli ospiti e un bagno. Le grandi vetrate scorrevoli sul fronte principale aprono gli spazi interni della casa alla visione di quelli esterni con il piccolo giardino e, al piano superiore, con la terrazza. Il carattere innovativo dell’alloggio si riscontra nelle scelte tecniche e nelle modalità costruttive. La struttura portante, gli impalcati e le chiusure verticali sono realizzate interamente in lega d’alluminio. I carichi sono distribuiti su elementi strutturali sottili e fitti: 25 pilastri formati da un estruso cruciforme con funzione portante inserito in un profilo scatolare 7×7 cm. I pilastri sono fissati a profilati a C in acciaio vincolati in fondazione a una platea in cemento armato. Le travi a doppio T, di dimensioni 14,6×7 cm per il primo livello e 9,6×7 cm per il secondo, si connettono a secco ai pilastri grazie a una cavità centrale.

La tradizione di concepire abitazioni come strutture temporanee, leggere e flessibili scaturisce dalla tradizione culturale giapponese che si riflette nell’utilizzo di sistemi costruttivi da concepire per strati, da assemblare a secco.

Immagine di un interno

Immagine di un interno


Casi studio: Alluminium House, kit di montaggio III

Le lastre di solaio sono fissate alle travi tramite collegamenti bullonati e contenute nello spessore di quest’ultime. Il rivestimento della copertura è realizzato con lastre saldate in opera con funzione impermeabilizzante. L’isolamento termico è costituito da una resina fenolica applicata tramite spray all’intradosso del solaio, mentre quello acustico è assicurato da una membrana in gomma dallo spessore di 3 mm. I pannelli modulari di chiusura vengono inseriti tra i pilastri, collegati tramite chiodatura, sigillati con guarnizioni in neoprene e riempiti di poliuretano espanso con funzione di isolante termico. All’esterno del pannello è applicata una resina protettiva a base di PVC. La controparete interna è costituita da pannelli in gesso o in legno. Le grandi vetrate sono protette da persiane scorrevoli su binari esterni. La pensilina in lamelle d’alluminio fa ombra al posto auto e all’ingresso di servizio. Forse l’aspetto più interessante di questa struttura risiede nella riduzione all’essenziale delle strutture e dei dettagli e nella capacità di sintetizzare in uno stesso elemento strutturale molteplici funzioni. Il pilastro, ad esempio, grazie alla combinazione della colonna cruciforme e del rivestimento scatolare diventa anche il montante verticale del telaio fisso delle porte e delle finestre.

Casi studio: Casa a Pullach, sostenibilità

Thomas Herzog e Michael Volz, Casa a Pullach, 1986-1989

Thomas Herzog e Michael Volz, Casa a Pullach, 1986-1989


Casi studio: Casa a Pullach, sostenibilità II

Aspetto fondamentale della casa a Pullach (tre livelli per due unità abitative) è l’utilizzo di materiali tradizionali interpretati in chiave moderna: la tradizionale casa in legno è qui reinterpretata attraverso il paradigma della “leggerezza”, del rispetto dell’ambiente, dell’utilizzo delle risorse naturali per la produzione di energia.

Lo schema planimetrico allungato scaturisce dall’integrazione tra l’idea funzionale e le opportunità costruttive: tutti gli ambienti hanno il doppio affaccio e il gli elementi strutturali in legno sono correttamente dimensionati. L’orientamento del corpo di fabbrica lungo l’asse E-O permette di esporre tutti i vani a sud, secondo la migliore opportunità di condizionamento passivo degli ambienti. Il primo livello, interrato, contiene locali di servizio e funge da base di appoggio per la struttura di elevazione. Al piano terra sono ricavate le zone giorno e al piano superiore le zone notte. Per ciascun appartamento i collegamenti verticali sono realizzati attraverso una scala in c.a. che collega l’interrato e una in legno per accedere alla zona notte.

Alla casa sono poi collegati lo spazio porticato per la sosta delle auto a est, un terrazzo-soggiorno all’aperto a ovest a servizio di un piccolo giardino d’inverno che sfrutta l’effetto serra e infine un piccolo deposito per la legna lungo il lato nord.

Casi studio: Casa a Pullach, sostenibilità III

La struttura è costituita da telai in legno lamellare, interasse 3.60 mt, per una lunghezza di 40 mt: pilastri a base quadrata di 15×15 cm, travi a sezione 15×30 cm. Sui lati nord e sud, due strutture minori sorreggono le balconate del primo piano e gli sbalzi della copertura. I montanti di queste parti sono posizionati a un metro dalla struttura principale. Per meglio isolare l’abitazione, il primo piano di calpestio poggia su un solaio sollevato dal suolo. Il tetto, a doppia falda trasversale, si articola in due parti: una centrale, in corrispondenza della struttura principale, e una laterale sulla struttura secondaria. La parte centrale è stata concepita come tetto ventilato, mentre nelle zone laterali il tetto si divide in due superfici vetrate, di cui una isola lo spazio abitativo e l’altra, aggettante, protegge sia la facciata che la struttura. Nelle intenzioni dei progettisti, inoltre, la vetrata aggettante doveva essere attrezzata con pannelli fotovoltaici. La leggerissima struttura è irrigidita trasversalmente con le pareti divisorie, longitudinalmente con grosse controventature in legno, mentre l’irrigidimento orizzontale è stato affidato ai solai e alla struttura del tetto.

Casa a Pullach, vista frontale

Casa a Pullach, vista frontale


Casi studio: Casa a Pullach, funzionamento energetico

La peculiarità di questa costruzione è nel suo funzionamento energetico tanto da farne, a suo tempo, un modello esemplare. L’altezza delle superfici vetrate, poste a sud permette ai raggi solari di raggiungere, durante l’inverno, anche la facciata nord che al contrario è prevalentemente opaca. In tal modo si evita il problema del trasferimento di calore agli ambienti, che vengono scaldati per irraggiamento diretto dalle radiazioni solari. Durante la stagione fredda l’areazione degli ambienti avviene meccanicamente. Con opportuni scambiatori di calore incrociati, l’aria in uscita viene deviata dal tetto ventilato e portata alla temperatura di 4° C. Il calore ceduto dall’aria viene quindi immagazzinato da impianti di recupero posti al centro dell’edificio e utilizzato per il riscaldamento con l’integrazione di piccole pompe di calore.

Casa a Pullach, pianta piano primo

Casa a Pullach, pianta piano primo


Casi studio: Casa a Pullach, funzionamento energetico II

Nelle superfici non vetrate del fronte sud sono stati inseriti pannelli sperimentali per l’accumulo di energia che sfruttano il sistema di convogliamento del calore dei peli degli orsi bianchi: la radiazione solare, infatti, passa attraverso i peli come se fossero delle fibre ottiche e raggiunge la pelle che non a caso è scura, trasformando la radiazione luminosa a onde corte in radiazione di calore a onde lunghe quando questa raggiunge la superficie corporea. Questi pannelli sono costituiti da uno strato di filamenti traslucidi a diversa densità e un supporto retrostante in pannelli di calcestruzzo verniciati di nero. Durante il giorno, questi elementi fungono da accumulatori di calore solare e nelle ore di oscurità lo cedono agli ambienti interni.

L’efficacia di questi pannelli, pur di dimensioni limitate, è dimostrata dal fatto che con soli 16 m2 di superficie così attrezzata si contribuisce al fabbisogno energetico dell’edificio per circa il 10%.

Casa a Pullach, pianta piano secondo

Casa a Pullach, pianta piano secondo


Casi studio: Magney House, contesto e leggerezza

Glenn Murcutt, Magney House, Bingie Point, New South Wales South Coast, Australia, 1982-1984

Glenn Murcutt, Magney House, Bingie Point, New South Wales South Coast, Australia, 1982-1984


Casi studio: Magney House, contesto e leggerezza II

La casa è situata in un terreno di 30 ettari. A nord si trova il lago con una foresta, a est il promontorio di Bingi. Di pianta rettangolare allungata, la casa è esposta, per i lati lunghi, verso nord e verso sud. Il lato esposto a sud è totalmente chiuso a esclusione di una finestra a nastro lunga per tutto il prospetto, che sfrutta i venti dominanti per la ventilazione interna. Il lato esposto a nord è interamente vetrato e schermato con lamelle orientabili.

L’organizzazione delle funzioni interne in spazi serventi e spazi serviti avviene accoppiando le stanze di servizio ai disimpegni secondo una spina dorsale longitudinale; questo percorso è interrotto solo da una veranda, luogo intermedio tra l’esterno e l’interno. Il modulo strutturale verticale è pari a 5.6 x 5.6 mt ed è costituito da pilastri in acciaio (tubolari 114 mm). Il solaio di attacco a terra è realizzato su una platea in c. a.. La copertura è costituita da travi principali in tubolari di acciaio curvati ad “ali di gabbiano” e da un’orditura secondaria costituita da travi a C in lamiera pressopiegata.

Casa Magney, fronte nord

Casa Magney, fronte nord


Casi studio: Magney House, contesto e leggerezza III

Il manto di copertura è costituito da lamiera ondulata e da un doppio strato di isolante. L’involucro del prospetto sud è costituito da una parete opaca, realizzata con un muro di mattoni a una testa con isolante termico verso l’esterno e rivestimento in lamiera ondulata; la finestra a nastro nella parte alta costituisce l’unica apertura verso l’esterno. Il prospetto nord è interamente trasparente, schermato con brise soleil in alluminio per il controllo dell’irradiazione solare. La maggiore altezza del prospetto nord consente di captare la luce e portala fino al cuore dell’abitazione. La ventilazione e il raffrescamento della casa sono assicurati dalla presenza della finestra a nastro sul lato sud e dalla presenza delle pareti mobili contrapposte del prospetto nord costituite da porte finestre scorrevoli. In particolare l’apertura a sud è costituita da un serramento inclinato verso l’esterno; dalle bocchette in legno presenti al di sotto di essa è consentita la ventilazione interna grazie ai venti dominanti del sud. L’aggetto della gronda sorretto dai due pluviali sembra quasi denunciare il ciclo delle acque piovane raccolte in cisterne interrate.

Casa Magney, fronte nord

Casa Magney, fronte nord


L’assemblaggio: una tecnica ideativa

Se comunemente l’assemblaggio viene inteso come una tecnica specifica della costruzione industrializzata, non si può non evidenziare come oggi esso interagisca fortemente con gli aspetti ideativi e metodologici del fare architettonico, tanto che si potrebbe considerarlo come una vera e propria tecnica progettuale. In tal senso un discorso intorno all’assemblaggio chiama in causa un aspetto molto spesso trascurato nell’affrontare le questioni del progetto contemporaneo: il rapporto tra le tecniche ideative e le tecniche esecutive. All’interno di questa dinamica il senso del progetto come azione eminentemente culturale si eleva esponenzialmente e richiama ulteriormente in campo il paradigma dell’assemblaggio che, quindi, oltre a consentire di tenere insieme prodotti derivanti dall’offerta industriale, può consentirci di tenere insieme logiche costruttive, tecnologie produttive lontane come origine e come pratica. E può consentirci di tenere insieme altri sub-paradigmi sempre più spesso al centro del dibattito, rispetto ai quali l’assemblaggio a secco diventa un presupposto indispensabile: l’eco-sostenibilità, la variabilità, la rapidità, l’aderenza al contesto, formano un grappolo di modalità operative all’interno delle quali l’assemblaggio a secco rappresenta a buon diritto la struttura di base sulla quale le altre secondarie sono innervate e dalla quale traggono nutrimento.

I materiali di supporto della lezione

Bibliografia generale:

Campioli Andrea, Il contesto del Progetto, FrancoAngeli, Milano, 1993.

Laner Franco, Nessun dorma. Costruzioni di pietra a secco, in «Materia», n. 37, gennaio aprile 2002, p. 24-29

Nardi Guido, Aspettando il progetto, FrancoAngeli, Milano, 1997.

Nardi Guido, Le nuove radici antiche. Saggio sulla questione delle tecniche esecutive in architettura, FrancoAngeli, Milano, 1994.

Perriccioli Massimo, Assemblaggio, in Aa. Vv., Argomenti per il costruire contemporaneo, FrancoAngeli, Milano, 1995.

Perriccioli Massimo, La questione dell'assemblaggio, in Carlo Truppi (a cura di), La città del progetto, Liguori, Napoli, 1999.

Pone Sergio, Flessibilità, in Aa. Vv., Argomenti per il costruire contemporaneo, FrancoAngeli, Milano, 1995.

Pone Sergio, Le isole ecologiche e l'architettura dell'assemblaggio, in Amirante Roberta (a cura di), Le isole ecologiche, un tema di architettura, Franco Alfano, Nocera Inferiore, 2006, pp. 39-43.

Russo Ermolli Sergio, Green buildings. Architetture sostenibili nel Regno Unito, Clean, Napoli, 2006.

Bibliografia – casi studi:

Aa. Vv., Toyo Ito, numero monografico, 2G , n. 2, 1997.

Akihisa Hirata, Aluminium house in Sakurajosui, The Japanese Architect, n. 37, 2000.

Maffei Andrea, (a cura di), Toyo Ito. Le opere, i progetti, gli scritti, Electa, Milano, 2001.

Mandolesi Domizia, «Risparmio energetico e sapienza costruttiva in una casa a Pullach», in: Industria delle costruzioni, 254/1992, pp. 68 – 69.

Flora Nicola, Paolo Guardiello, Gennaro Postiglione (a cura di), Glenn Murcutt, disegni per otto case, Clean, Napoli, 1999.

Calvelli Sonia, La temporaneità come condizione costitutiva dell'abitare contemporaneo. Strategie progettuali finalizzate alla leggerezza del sistema costruttivo, Tesi di dottorato.

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