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Sergio Pone » 11.Le parti e il tutto: progetto e sistema


Classi di unità tecnologiche

«I grandi prodotti dell’architettura sono piuttosto opere sociali che opere individuali; piuttosto parto di un popolo in doglia che getto degli uomini di genio; è il sedimento che lascia una nazione, lo strato che formano i secoli, il residuo delle evaporazioni successive della società umana; è, in una parola, una specie di formazione geologica»*. Questa complessa articolazione del fare architettura, si deve intendere, oggi più che mai, come «attività di sintesi all’interno della quale il progettista è chiamato a mettere a sistema aspetti culturali, sociali, ambientali, climatici, ‘mettendoli in forma’ tramite tecniche e materiali»** in un approccio multidisciplinare «che sappia ricomporre la contrapposizione tra forma e costruzione e individuare nuovi e adeguati riferimenti teorici e operativi su cui fondare l’esperienza progettuale.»**
Nel corso di questa lezione ci occuperemo delle informazioni necessarie all’elaborazione del progetto esecutivo, delle classificazioni che consentono di semplificare la comprensione del manufatto edilizio, senza mai dimenticare il rischio di sottrarre al progetto quel ruolo di sintesi, insito nelle procedure che partono dal rilevamento delle esigenze per arrivare al loro soddisfacimento in termini di produzione edilizia.

*Hugo V., Notre-Dame de Paris, Parigi, 1904.
**Campioli A., Le pratiche del progetto, in Saperi e saperi, Bertoldini M.

Progetto e sistema

«L’unico modo per “gestire la complessità è disporre di un metodo che ci consenta di modellizzarla: ma questo modello, a sua volta, va costruito e letto nella sua potenzialità organizzatrice (…). Questo nesso tra complessità, organizzazione e progettazione ci consente di capire pienamente il senso dell’affermazione con la quale Edgar Morin concludeva il primo volume de La Méthode e introduceva l’analisi e la trattazione dei volumi seguenti: “Il problema è ormai quello di trasformare la scoperta della complessità in metodo della complessità” – ossia – una volta scoperto il valore euristico della complessità, si pone il problema concreto di come affrontarla e gestirla in modo da renderla produttiva all’interno di un discorso scientifico»*
In architettura un metodo per rendere concreto il discorso sulla multidisciplinarità e sulla complessità del progetto è, almeno nella sua fase esecutiva, la scomposizione dell’organismo edilizio in invarianti: l’edificio si può considerare come un insieme di parti omogenee, a loro volta scindibili in sottocategorie. Ossia, possiamo definire l’edificio come un sistema di elementi strutturati che rispondono nel loro insieme, e ciascuno per la sua parte, a una funzione assegnatagli.
* Tagliagambe S., Gli aspetti teorici della ricerca scientifica, in Betoldini M. (a cura di), La cultura politecnica, Bruno Mondadori, Milano, 2004.

Costruzione e sistema I

«La costruzione costituisce un sistema. Si tratta di un sistema formato da elementi che esercitano, ciascuno, una particolare funzione. “Organizzare” tali elementi significa esercitare un’azione tecnica particolare, che si esplica attraverso l’attività costruttiva. La tecnologia delle costruzioni costituisce il complesso di informazioni necessarie per precisare e qualificare quella organizzazione di elementi, per conferire struttura alle operazioni coinvolte nell’attività costruttiva; ciò al fine di conseguire un determinato risultato, in altri termini, alla scopo di definire un particolare sistema. La rete di informazioni che coordina e pone in relazione tra di loro le diverse attività tecniche dei costruttori, è variamente connotata nelle diverse epoche dell’attività costruttiva e manifesta, anche, singolari discontinuità storiche.»*

Il sistema, dunque, si può definire come insieme di parti correlate da un reticolo di relazioni che ne assicura l’unitarietà di funzionamento rispetto al compito complessivo, pur riconoscendo a ogni parte la possibilità di svolgere una funzione specifica, necessaria e coerente per il conseguimento degli obiettivi generali del sistema stesso.

*Zorgno A.M., Condizioni professionali dell’architetto e dell’ingegnere dall’età dei Lumi all’ultimo scorcio del XX secolo, in Ciribini G. (a cura di), Tecnologie della costruzione, 1992.

Costruzione e sistema II

Ciò significa considerare l’organismo edilizio come un dominio all’interno del quale è possibile classificare gli elementi componenti in base alle funzioni e alle relazioni reciproche che li caratterizzano.
I sistemi di classificazione realizzati per lo specifico dominio “Organismo edilizio” sono molteplici e presentano differenti gradi di approfondimento e differenti strutture.
La visione dell’organismo edilizio come sistema o dominio, e l’idea che questa scomposizione possa tradursi in norma nasce con l’industrializzazione edilizia e con la standardizzazione dei processi costruttivi tipici della prefabbricazione. Ma, come spiega Nardi: «mentre all’idea di industrializzazione deve collegarsi necessariamente il concetto di standardizzazione, non altrettanto può dirsi del caso contrario: può esistere un uso dello standard o di elementi standardizzati indipendentemente dal fatto che questi siano prodotti con tecniche industrializzate. (…)»*
Nardi G., Progettazione architettonica per sistemi e componenti, FrancoAngeli, Milano, 1977.

Ville Savoye, Le Corbusier, Poissy, 1929.
Disegno: prof. Aldo Capasso

Ville Savoye, Le Corbusier, Poissy, 1929. Disegno: prof. Aldo Capasso

Ville Savoye, Le Corbusier, Poissy, 1929. Disegno: prof. Aldo Capasso


Sistema e classificazione

«Così l’architettura del tempio greco ubbidisce completamente alla logica dello standard, e la nascita stessa dell’ordine classico si deve senz’altro alla volontà di considerare l’architettura come costruzione e alterazione dello spazio naturale come ripetizione di operazioni simili o uguali, proprie sia della produzione degli elementi costruttivi che dei gesti stessi della messa in opera in cantiere. Così anche nell’architettura romana imperiale sono presenti misure modulari ed elementi prefabbricati (colonne, transenne, frontoni, fabbricati).» Nardi (in Progettazione architettonica per sistemi e componenti) affronta così il tema dello standard in continuità con quanto sostenuto 50 anni prima da Le Corbusier: «Bisogna cercare di fissare gli standard per affrontare il problema della perfezione. Il Partenone è prodotto di selezione applicato a uno standard stabilito. Da un secolo, ormai, il tempio greco era organizzato in tutti i suoi elementi. Stabilito lo standard, si scatena il gioco della concorrenza immediata e violenta: un vero match. Per vincere bisogna fare meglio dell’avversario, nell’insieme e in tutti i particolari. Da qui viene lo studio accurato delle parti. Progresso»*
*Le Corbusier, Verso un’architettura (1923), tr. It. Longanesi, Milano, 1973.

Partenone (ordine dorico), Acropoli di Atene, V sec. A.c

Partenone (ordine dorico), Acropoli di Atene, V sec. A.c


Standard e architettura

Sullo standard in architettura, in contrasto con quanti sostengono che questo possa limitare la libertà creativa del progettista, ancora Le Corbusier spiega: «Realizzare uno standard significa esprimere tutte le potenzialità pratiche e razionali, dedurre un tipo conforme alle funzioni, rispettando il principio del massimo rendimento con l’impiego dei minimi mezzi, mano d’opera, materiali, parole, forme, colori, suoni… (…) La fissazione di uno standard si fonda sull’organizzazione di elementi razionali all’interno di una prospettiva complessiva di razionalità. La forma della massa che definisce l’oggetto non è individuato a priori, ma è un risultato… L’architettura opera su degli standard. Gli standard sono fatti di logica, di analisi, di studio scrupoloso. Gli standard si stabiliscono a partire da un problema ben posto. L’architettura è invenzione plastica, è speculazione intellettuale, è matematica superiore. L’architettura è un’arte nobilissima. Lo standard, imposto dalla legge di selezione, è una necessità economica e sociale. L’armonia è uno stato di concordanza con le leggi del nostro universo».*
*Vers une architecture, Parigi, Cres, 1923; trad. it., Longanesi, Milano, 1984.

Norme di riferimento

L’organismo edilizio, secondo la UNI 10838 è l’insieme strutturato di unità ambientali (elementi spaziali) e di unità tecnologiche (elementi tecnici), interni ed esterni, pertinenti all’edificio, caratterizzati dalle loro funzioni e dalle loro relazioni reciproche, concepiti e progettati unitariamente, aventi caratteristiche di continuità fisica e di autonomia funzionale.
La Norma UNI 8290 (“Edilizia residenziale. Sistema tecnologico” 1981), ispirata dai principi della Master List del CIB, è tuttora la norma guida per una scomposizione di un sistema edilizio in più livelli con regole omogenee.
La scomposizione del sistema presenta 3 livelli, che danno luogo a 3 insiemi denominati, secondo Uni 7867 parte IV:

  • classi di unità tecnologiche (primo livello);
  • unità tecnologiche (secondo livello);
  • classi di elementi tecnici (terzo livello).

Le voci di ciascun livello sono selezionate secondo criteri di omogeneità. Questa scomposizione può essere estesa a ulteriori livelli. Requisiti e/o sistemi di requisiti possono essere attribuiti alle voci dei diversi livelli e si configurano come caratteri suscettibili di essere definiti, misurati e verificati.

Organismo edilizio, scomposizione, requisiti

Organismo edilizio, scomposizione, requisiti


Uni 8290

UNI 8290

UNI 8290


Uni 8290

UNI 8290

UNI 8290


Responsabilità

In merito al sistema ambientale va ricordato che gli edifici sono responsabili per il 50% della produzione di CO2 nel mondo e che è necessario progettare in modo da mitigare questa statistica allarmante attraverso la ricerca di metodi per gestire in maniera efficiente le risorse, l’energia impegnata, la flessibilità e la vita utile degli edifici. Su questi temi, nel corso dei prossimi anni, si giocherà la sfida del progetto dell’ambiente costruito e sostenibile. Ai progettisti saranno richieste le migliori competenze creative e le più approfondite conoscenze delle tecnologie e dei materiali per realizzare edifici passivi o a basso consumo di energia, ma che possano continuare a soddisfare necessità e aspettative dei loro utenti finali. Il compito urgente è, dunque, promuovere e formare un’architettura responsabile, che usi la tecnologia per realizzare ambienti ed edifici a bassa emissione, flessibili e adattabili, costruiti per durare a lungo nel tempo e in grado di rispondere al variare delle esigenze di una società in continuo cambiamento; scegliere materiali e prodotti durevoli e riutilizzabili, che col tempo accrescano il proprio valore economico piuttosto che perderlo sul breve termine.

Sede della Barclaycard Northampton, Regno Unito. Fitzroy Robinson Limited

Sede della Barclaycard Northampton, Regno Unito. Fitzroy Robinson Limited


Classi di unità tecnologiche

  • Struttura portante: “insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici appartenenti al sistema edilizio aventi funzione di sostenere i carichi del sistema edilizio stesso e di collegare staticamente le sue parti”.
  • Chiusura: “insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici del sistema edilizio aventi funzione di separare e di conformare gli spazi interni del sistema edilizio stesso rispetto all’esterno”.
  • Partizione interna: “insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici del sistema edilizio aventi funzione di dividere e di conformare gli spazi interni del sistema edilizio stesso”.
  • Partizione esterna: “insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici del sistema edilizio aventi funzione di dividere e di conformare gli spazi esterni connessi con il sistema edilizio stesso”.
  • Impianto di fornitura servizi: “insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici del sistema edilizio aventi funzione di consentire l’utilizzazione di flussi energetici, informativi e materiali … e di consentire il conseguente allontanamento dei prodotti di scarto”.
U.T. Struttura portante

U.T. Struttura portante


Chiusure


Chiusure

Steven Holl, Y House, Catskills, NY, 1997-1999

Steven Holl, Y House, Catskills, NY, 1997-1999


Partizioni interne

Glenn Murcutt, Simpson Lee house, Mount Wilson (Australia), 1989-1994

Glenn Murcutt, Simpson Lee house, Mount Wilson (Australia), 1989-1994


Partizioni esterne

Steven Holl, Berkowitz-odgis House, Martha’s Vineyard, United States, 1984-1988

Steven Holl, Berkowitz-odgis House, Martha's Vineyard, United States, 1984-1988


Uni 8290 – voci

Le voci dei primi due livelli sono tali da essere le più opportune a rappresentare funzioni finalizzate a soddisfare esigenze dell’utenza. Le voci del terzo livello corrispondono a classi di prodotti che configurano modalità di risposta complessiva o parziale alle funzioni delle unità tecnologiche, ma sono tali da evitare il più possibile soluzioni precostituite. La Uni 8290 prefigura una sequenza classificatoria basata sulla scomposizione dell’edificio in classi di unità tecnologiche.

La finalità del lavoro consiste nell’articolare un elenco voci secondo la logica delle opere compiute, al fine di permettere stime analitiche (vedi costo per unità di misura dei singoli interventi necessari alla realizzazione di un opera) e stime elementari (vedi costo per unità di misura delle unità tecnologiche). In tal modo le stesse voci possono essere ricondotte a categorie omogenee:

  • elementi tecnici;
  • peculiarità (del materiale o delle modalità di esecuzione);
  • variabili (riferibili a caratteristiche dimensionali o prestazionali);
  • oneri.

È dunque possibile codificare l’elemento tecnico attraverso l’inserimento di un codice nella posizione che identifica l’elemento tecnico per caratterizzarne l’informazione. Ulteriori informazioni seguono l’attribuzione di un’altra parte di codice che rappresenterà univocamente le peculiarità del materiale e/o delle modalità di esecuzione.

Conclusioni

Naturalmente la scomposizione dell’organismo edilizio in “componenti” appartenenti tipologicamente a diverse “classi” non significa ridurne la morfologia a risultante della tecnologia adottata; come spiega ancora Nardi, infatti, «l’uso di una determinata tecnologia non si giustifica di per sé, ma solo rispetto a obiettivi che si esplichino a monte del processo progettuale e che si potrebbero definire politico-culturali, in quanto attivati da un complesso di fattori emergenti e caratterizzanti il contesto socioeconomico. Inoltre le scelte che determinano l’assunzione di un procedimento produttivo sono direttamente condizionate da vincoli di ordine funzionale e tipologico e non possono, contemporaneamente, essere disgiunte dall’intenzionalità formale che è presente in ogni momento del processo di progettazione. La configurazione formale non può essere considerata quale risultante di un processo funzionale o tecnologico o quale soluzione di un problema autonomo e specifico consolidato disciplinarmente, che spetta agli architetti in quanto operatori della forma. Sembra quindi opportuno affrontare il problema della progettazione del componente in modo globale, alla ricerca di un rapporto integrato tra la funzione, la tecnologia e la forma.»*
* Nardi Guido, Progettazione architettonica per sistemi e componenti, Franco Angeli, Milano, 1977, p. 62-63.

I materiali di supporto della lezione

Basalla George, L'evoluzione della tecnologia, Rizzoli Libri Spa, Milano, 1991.

Betoldini Marisa (a cura di), La cultura politecnica, Bruno Mondadori, Milano, 2004.

Campioli Andrea, Il contesto del progetto, FrancoAngeli, Milano, 1993.

Capasso Aldo, Costruire per abitare, Aracne, Roma, 2006.

Ciribini Giuseppe (a cura di), Tecnologie della costruzione, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1992.

De Fusco Renato, Storia dell'architettura contemporanea, Laterza, Bari, 1974.

Fusco Girard Luigi et al., L'uomo e la città. Verso uno sviluppo umano e sostenibile, FrancoAngeli, Milano, 2003.

Gangemi Virginia, Cultura e impegno progettuale, FrancoAngeli, Milano, 1992.

Guazzo Giovanni, La cultura tecnologica della progettazione in: M.Bertoldini, A. Campioli, A. Mangiarotti (a cura di) Spazi di razionalità e cultura del progetto, libreria CLUP, Milano, 2004.

Koiré Alexandre, Dal mondo del Pressappoco all'Universo della precisione. Tecniche, strumenti, e filosofia dal mondo classico alla rivoluzione scientifica, Einaudi, Torino, 1967.

Losasso Mario, Architettura tecnologia e complessità, Clean, Napoli, 1991.

Mangiarotti Anna, Il progetto di architettura. Dall'euristico all'esecutivo. Clup, Milano, 2000.

Nardi Guido, Progettazione architettonica per sistemi e componenti, FrancoAngeli, Milano, 1977.

Nardi Guido, Tecnologie dell'architettura. Teorie e storia, Clup, Milano, 2001.

Nardi Guido, Tecnologia dell'architettura e industrializzazione dell'edilizia, FrancoAngeli, Milano, 1982.

Perriccioli Massimo (a cura di), Abitare, costruire, tempo, Clup, Milano, 2004.

Quaroni Ludovico, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura. Mazzotta, Milano, 1977.

Rossi Aldo, L'architettura della città, Clup, Milano, 1987.

Ruggiero Roberto, La validazione del progetto. La verifica della qualità tecnica nella progettazione, Clup, Milano, 2007.

Sinopoli Nicola, La tecnologia invisibile, FrancoAngeli, Milano, 1997.

Sinopoli Nicola, Valeria Tatano (a cura di), Sulle tracce dell'innovazione. Tra tecniche e architettura, FrancoAngeli, Milano, 2002.

Vitale Augusto et al., Argomenti per il costruire contemporaneo, FrancoAngeli, Milano, 1996.

Zaffagnini Mario (a cura di), Progettare nel processo edilizio, L. Parma, Bologna, 1981.

Zanelli Alessandra, Ricerche di tecnologia dell'architettura, Clup, Milano, 2000.

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