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Renata Picone » 3.Gli interventi di de-restauro. Il caso dei monumenti dell'Acropoli di Atene


Il de-restauro

Concetti generali

Il de-restauro si configura come un particolare caso di restauro architettonico atto a rimuovere interventi prevecentemente effettuati, che si sono rivelati alla prova del tempo dannosi per la sussistenza dell’opera architettonica.
Nel corso degli ultimi due secoli, tuttavia, il de-restauro è stato originato anche da motivazioni di carattere estetico e figurativo; numerosi sono, infatti, i casi in cui l’eliminazione di precedenti interventi – che si ponevano consapevolmente e tecnicamente come opere di restauro – è stata generata dalla volontà di adeguare il manufatto architettonico alle mutate esigenze di gusto.

Il de-restauro per ragioni di gusto

Un caso emblematico di de-resaturo effettuato negli anni ‘50 del Novecento per adeguare la fabbrica architettonica al cambiamento di gusto dell’epoca è l’intervento eseguito alla cattedrale di Troia in provincia di Foggia in Puglia.
Qui, la locale soprintendenza, all’inizio degli anni ‘50, avviò una sistematica eliminazione degli apparati decorativi aggiunti nell’Ottocento da Federico Travaglini per adeguare l’interno della chiesa alla “rude nudità romanica” degli esterni di epoca normanna.
Si tratta di un’operazione oggi ritenuta antistorica e inutilmente lesiva di una testimonianza del passaggio dell’opera nel tempo. Tuttavia, numerosi interventi realizzati ancora nel corso degli ultimi decenni in Italia e in Europa su edifici di interesse storico artistico rispondono a tale logica.

L’interno progettato da Travaglini nell’800

L'interno progettato da Travaglini nell'800

L’interno dopo il de-restauro

L'interno dopo il de-restauro


Il de-restauro per ragioni di necessità

Un esempio significativo di de-restauro effettuato recentemente per motivi di sopravvivenza dell’opera architettonica è quello delle mura greche di Capo Soprano a Gela in Sicilia.
Le mura, venute alla luce tra il 1948 e il 1954, grazie allo scavo del banco di sabbia che le aveva ricoperte, costituiscono uno straordinario esempio di fortificazione greca in calcarenite (basamento) e mattoni crudi che si estende per oltre 300 metri lungo l’antica linea di costa.
Negli anni ‘50 Franco Minissi operò un intervento protettivo della parte in mattoni crudi con lastre di cristallo che impacchettarono la muratura da entrambi i lati, collegate da barre in acciaio alloggiate in fori che attraversavano l’intera sezione muraria.
Si determinarono, pertanto, nel corso di trent’anni, le condizioni per un’ideale “effetto serra” all’interno delle lastre favorendo la presenza di vegetazione, che unita alle lame d’acqua della pioggia contribuì a degradare i mattoni, già sollecitati dagli sforzi di taglio indotti dalle barre di acciaio.

Le mura protette dalle lastre prima dell’intervento

Le mura protette dalle lastre prima dell'intervento

Lastre smontate

Lastre smontate


Il de-restauro per ragioni di necessità

L’attuale intervento di de-restauro alle mura di Capo Soprano ha previsto la rimozione, delle lastre con la messa in luce dell’intera struttura dei mattoni crudi e lo studio delle tecniche tradizionali per la loro conservazione come il trattamento della superficie con olio, già praticato nell’antichità.
I fori per l’alloggiamento delle barre sono stati richiusi con un leggero sottosquadro rispetto alla muratura.

L’intervento di Minissi va inquadrato nella fiduciosa prospettiva del dopoguerra in cui l’uso delle tecniche moderne nel restauro appariva quanto mai risolutivo. Rivelatosi oggi dannoso per la sopravvivenza dell’opera, esso ha tuttavia costituito nella coscienza collettiva una fase costruttiva del monumento, degna di essere comunque ricordata.
In tal senso la proposta di conservare alcune lastre di cristallo a memoria dell’intervento può contribuire a rappresentare simbolicamente i danni che un restauro a volte può provocare.

Le mura protette dalle lastre prima dell’intervento di de-restauro

Le mura protette dalle lastre prima dell'intervento di de-restauro


Il de-restauro per ragioni di necessità

Il teatro di Eraclea Minoa, in Sicilia è stato, come le mura di Gela, oggetto di un intervento di protezione da parte dell’architetto Franco Minissi, che ha coperto l’intera cavea con una struttura in materiale plastico, il cui disegno ne richiamava l’originario impianto.

Tale intervento si è, però, rivelato fortemente lesivo della sussistenza materiale dei resti del teatro, accelerando i fenomeni di degrado sulle superfici che dovevano essere protette, a causa di un microclima che favoriva la crescita di vegetazione e di altri agenti patogeni.

Nell’ultimo decennio si è quindi reso necessario un intervento di de-restauro che ha previsto la rimozione della struttura in materiale plastico e la protezione dei resti superstiti con una copertura protettiva provvisoria in attesa della predisposizione di un progetto di restauro e valorizzazione dell’intera struttura.

Eraclea Minoa, il teatro con l’intervento di Franco Minissi

Eraclea Minoa, il teatro con l'intervento di Franco Minissi

Eraclea Minoa, il teatro

Eraclea Minoa, il teatro


Il de-restauro per ragioni di necessità

Eraclea Minoa, teatro, la nuova struttura di protezione della cavea, 2002

Eraclea Minoa, teatro, la nuova struttura di protezione della cavea, 2002


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Il progetto di de-restauro degli interventi effettuati sui monumenti dell’Acropoli tra i primi decenni dell’800 e gli anni ‘20 del 900 da Pittakis e Balanos si è reso necessario a causa dei danni che questi ultimi stavano provocando alle strutture in marmo.
In particolare, il diffuso impiego di grappe in ferro e di architravi in cemento armato in manufatti esposti alle intemperie aveva generato una forte ossidazione degli elementi metallici con il conseguente aumento di volume e la caduta dei copriferri e il danneggiamento delle strutture in marmo adiacenti.

Gli interventi di de-restauro, conclusi in massima parte nel 2004, sono stati preceduti da un’attenta fase di progetto, i cui risultati sono stati sottoposti a verifiche internazionali tra il 1979 e il 1983.

Veduta aerea dell’Acropoli di Atene

Veduta aerea dell'Acropoli di Atene


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Nel caso dell’Eretteo, l’intervento di de-restauro ha previsto l’integrazione dei blocchi di marmo erosi o mancanti con blocchi squadrati provenienti dalla medesima cava. Tale intervento, se da un lato risponde al requisito della compatibilità tra materiali omogenei, risulta meno convincente dal punto di vista della distinguibilità delle aggiunte, soprattutto se ne considerano gli esiti a distanza di tempo.

L’Eretteo dopo i restauri, 2001

L'Eretteo dopo i restauri, 2001

L’inserimento di nuovi blocchi, 2001

L'inserimento di nuovi blocchi, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

L’Eretteo sull’Acropoli di Atene, il prospetto con le integrazioni dei blocchi lapidei, 2001

L'Eretteo sull'Acropoli di Atene, il prospetto con le integrazioni dei blocchi lapidei, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Nel caso del Partenone, il recente intervento di de-restauro, condotto sotto la direzione dell’architetto archeologo Manolis Korres ha osservato i seguenti criteri:

  • sostituzione delle strutture in cemento armato con blocchi di marmo pentelico
  • incisione della data sui blocchi utilizzati per le integrazioni
  • anastilosi dei materiali in situ per garantire una ricostruzione delle forme originarie
  • sostituzione delle grappe in ferro con nuove grappe in titanio
  • limitare, laddove possibile, l’intervento alle sole parti che sono state oggetto di restauro nel corso del secolo precedente
Il Partenone, 2001

Il Partenone, 2001

 M. Colignon, Pianta del Partenone pericleo

M. Colignon, Pianta del Partenone pericleo


Gli interventi all’Acropoli di Atene

In particolare, il progetto di Korres ha previsto la ricollocazione dei rocchi di colonne del portico dispersi nell’intorno del tempio soprattutto a seguito dell’esplosione avvenuta all’interno della struttura nel 1687, allorché era adibita a polveriera.

La trasformazione in chiesa bizantina

La trasformazione in chiesa bizantina

Rappresentazione dell’esplosione del 1687

Rappresentazione dell'esplosione del 1687


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Il colonnato prima della ricostruzione di Balanos

Il colonnato prima della ricostruzione di Balanos

Il colonnato dopo i restauri di Balanos

Il colonnato dopo i restauri di Balanos


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Partenone, architrave in mattoni pieni della porta ovest prima dell’intervento di Balanos

Partenone, architrave in mattoni pieni della porta ovest prima dell'intervento di Balanos


Gli interventi all’Acropoli di Atene

La porta con l’architrave in cemento armato posto da Balonos nel 1923, 2001

La porta con l'architrave in cemento armato posto da Balonos nel 1923, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Il nuovo architrave in marmo pentelico pronto per sostituire quello in cemento armato, 2001

Il nuovo architrave in marmo pentelico pronto per sostituire quello in cemento armato, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Il progetto di restauro di M. Korres

Il progetto di restauro di M. Korres


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Lavorazione dei blocchi in cantiere, 2001

Lavorazione dei blocchi in cantiere, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Lavorazione dei blocchi lapidei in cantiere, 2001

Lavorazione dei blocchi lapidei in cantiere, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Integrazioni della trabeazione, 2001

Integrazioni della trabeazione, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Integrazione della parete con nuovi blocchi, 2001

Integrazione della parete con nuovi blocchi, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Integrazione della parete con nuovi blocchi, 2001

Integrazione della parete con nuovi blocchi, 2001


Gli interventi all’Acropoli di Atene

Acropoli di Atene, ricostruzione virtuale dei propilei, 2001

Acropoli di Atene, ricostruzione virtuale dei propilei, 2001


I materiali di supporto della lezione

R. Ricone, Ristauro e de-restauro. Il caso della cattedrale di troia in Puglia, in Restauro, criteri metodi esperienze, a cura di S. Casiello, Electa Napoli, Napoli 20002.

M. Rosi, Il restauro del Partenone, in S. CASIELLO, (a cura di), Restauro, criteri metodi esperienze, cit.

M. G. Filetici, F. Giovanetti, F. Mallouchou-Tufano, E. Pallottino, (a cura di), Restauri dell'Acropoli di Atene 1975-2003 (I), Quaderni ARCo Restauro, Storia e Tecnica 2003, Gangemi editore, Roma 2003.

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