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Francesco Domenico Moccia » 3.Strategie di mitigazione e di adattamento degli insediamenti ai cambiamenti climatici


La carta di Aalborg

27 maggio 1994

Sostenibilità a livello ambientale significa conservare il capitale naturale. Ne consegue che il tasso di consumo delle risorse materiali rinnovabili, di quelle idriche e di quelle energetiche non deve eccedere il tasso di ricostituzione rispettivamente assicurato dai sistemi naturali e che il tasso di consumo delle risorse non rinnovabili non superi il tasso di sostituzione delle risorse rinnovabili sostenibili. Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.

Inoltre, la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell’atmosfera, dell’acqua e dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonché degli animali e dei vegetali.

La carta riconosce la responsabilità delle città nelle politiche ambientale e ritiene fondamentale il loro contributo attraverso un esame integrato degli equilibri ambientali ed un piano d’azione negoziato con gli attori locali in interazione con i livelli superiori ritagliato sulle caratteristiche specifiche e sull’iniziativa volontaria.

La carta di Aalborg

Le città riconoscono che il capitale di risorse naturali, atmosfera, suolo, acqua e foreste, è divenuto il fattore limitante del loro sviluppo economico e che pertanto è necessario investire in questo capitale. Ciò comporta in ordine di priorità:

  • investire nella conservazione del rimanente capitale naturale, ovvero acque di falda, suoli, habitat per le specie rare
  • favorire la crescita del capitale naturale riducendo l’attuale livello di sfruttamento, in particolare per quanto riguarda le energie non rinnovabili
  • investire per ridurre la pressione sul capitale di risorse naturali esistenti attraverso un’espansione di quelle destinate ad usi antropici, ad esempio gli spazi verdi per attività ricreative all’interno delle città, in modo da ridurre la pressione sulle foreste naturali
  • migliorare l’efficienza dell’uso finale dei prodotti, ad esempio utilizzando edifici efficienti dal punto di vista energetico e modalità di trasporto urbano non nocive per l’ambiente

Di fronte ai problemi ambientali si evidenziano le ineguaglianze sociali, e le politiche per la sostenibilità non debbono scaricare i costi sulla popolazione più debole.

Le città riconoscono l’importanza dell’adozione da parte degli enti locali di efficienti politiche di pianificazione dello sviluppo degli usi territoriali che comprendano una valutazione ambientale strategica di tutti i progetti.

La carta di Aalborg

Esse approfitteranno dei vantaggi di scala per fornire trasporti pubblici ed energia in modo efficiente grazie all’elevata densità, mantenendo al tempo stesso una dimensione umana dello sviluppo. Sia nell’attuazione di programmi di restauro urbano nelle aree cittadine, sia nella pianificazione di nuovi quartieri si punterà a sviluppare molteplici funzioni in modo da ridurre il bisogno di mobilità. Il concetto di equa interdipendenza regionale dovrebbe consentire di equilibrare i flussi tra città e campagna e impedire alle città il puro sfruttamento delle risorse delle aree circostanti.

La mobilità sostenibile si dovrebbe basare sul contenimento degli spostamenti, mezzi di trasporto collettivi ecologici, la promozione del ciclismo e della pedonalità con la combinazione tra di loro.
Assumendo responsabilità per il riscaldamento globale, sottolinea l’importanza della conservazione della biomassa e delle riduzione dell’emissione dei gas serra, dichiarando la necessità di valutazioni di alternative che coinvolgano l’assetto dell’ambiente urbano in quanto sistema energetico.

Le città s’impegnano a rispettare le raccomandazioni dell’Agenda 21, il documento chiave approvato all’Earth Summit di Rio de Janeiro, affinché i progetti dell’Agenda 21 a livello locale vengano sviluppati in collaborazione con tutti i settori delle rispettive collettività: cittadini, attività economiche, gruppi di interesse.

La carta di Aalborg

Si propone che il processo di definizione dei piani locali di azione comprenda le seguenti fasi:

  • individuazione degli schemi finanziari e di programmazione esistenti nonché di ogni altro piano e programma
  • individuazione sistematica, da realizzarsi facendo ampio ricorso alla consultazione dei cittadini, dei problemi e delle rispettive cause
  • attribuzione di priorità per affrontare i problemi individuati
  • formazione di un punto di vista comune per quanto riguarda un modello sostenibile di collettività attraverso un processo di partecipazione che coinvolga tutti i settori interessati
  • valutazione delle opzioni strategiche alternative
  • adozione di piani locali di azione a lungo termine orientati alla sostenibilità e che comprendano obiettivi misurabili
  • programmazione dell’attuazione del piano, compresa la realizzazione di uno scadenzario e l’attribuzione delle diverse responsabilità tra le parti
  • istituzione di sistemi e procedure di relazione e monitoraggio dell’attuazione del piano

La carta di Aalborg

Le città impegnate in Agenda 21 locale hanno costituito una rete che scambia esperienze e promuove azioni per la sostenibilità urbana. Il 3 aprile 2009 hanno sottoscritto Carta delle Città e dei Territori d’Italia per il clima nella quale i Comuni, le Province e le Regioni d’Italia si impegnano ad adottare politiche e azioni integrate di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici che consentano di ridurre di oltre il 20% le emissioni di gas serra ed aumentare l’equilibrio sociale, ambientale ed economico del territorio. Chiedono al Governo l’accesso ai meccanismi dell’Emission Trading e al mercato dei Titoli di Efficienza Energetica e propongono di escludere dal patto di stabilità gli investimenti locali in progetti finalizzati alla mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, di promuovere strumenti finanziari, di includere nel nuovo protocollo globale sul clima, in vigore dal 2012, un capitolo dedicato al ruolo delle città e dei territori.

Programma europeo per il cambiamento climatico

Nell’ambito del secondo programma sui cambiamenti climatici la commissione ha messo a fuoco i maggiori impatti sulle città:

1. L’isola di calore urbana provoca direttamente l’aumento dei decessi nella popolazione più debole, la riduzione del confort tra i cittadini con perdita di produttività e benessere e l’aumento del consumo di energia per il condizionamento. Per effetto dell’ondata di calore dell’estate del 2003 si è registrato in Europa l’incremento di 30.000 decessi
2. Impatti sulle infrastrutture delle piogge violente e delle alluvioni. Il fattore principale di risposta è la permeabilità dei suoli. I sistemi di cattura delle acque meteoriche sono estremamente vulnerabili all’aumento delle precipitazioni. Le inondazioni possono provocare la perdita di sostanze chimiche dannose da impianti industriali, l’erosione delle coste e delle rive dei fiumi, le frane dei suoli friabili in pendenza
3. Disponibilità di acqua. Si possono prevedere periodi di siccità, con la crescente sottrazione di acqua agli ecosistemi naturali
4. Impatti diretti alle costruzioni. Possono essere danneggiate dai venti violenti o dalle inondazioni. I suoli argillosi sono soggetti alla subsidenza ed al sollevamento per effetto del contenuto di umidità e possono danneggiare fondazioni e impianti

European Climate Change Programme. Impact and adaptation

European Climate Change Programme. Impact and adaptation


Politiche esistenti a livello europeo e nazionale

Principali politiche dell’UE:
- Direttiva europea sulle performance energetiche degli edifici;
- Strategia tematica dell’UE sull’ambiente urbano;
- La direttiva sulla Valutazione ambientale strategica;
- Norme per i fondi strutturali.
Francia: Strategia di adattamento basata sugli impatti previsti sui fabbricati. Include un piano per proteggere la popolazione debole dalle ondate di calore.
Dresda (Germania), uso di energie alternative, tetti verdi, gestione delle acque meteoriche utilizzate anche per la produzione di energia, energia termica dai laghi.
Svezia, studia i provvedimenti presi in altri paesi.
La Greater London Authority ha redatto la prima strategia di adattamento urbana.
UK Local Government Association (LGA) ha prodotto un protocollo per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici in accordo con il ministero dell’Ambiente.
In Belgio una assicurazione copre gli edifici esposti a rischio.
Oxford Brookes University ha completato una ricerca sull’adattamento nelle aree di espansione urbana.
In Olanda esiste il programma “Adaptation Programme for Spatial Planning and Climate” frutto della collaborazione di 4 ministeri.

London Climate Change Partnership, London’s Warming, 2002. Fonte: Greater London Authority

London Climate Change Partnership, London's Warming, 2002. Fonte: Greater London Authority


Per una politica europea

L’UE riconosce la limitatezza d’intervento nel campo della pianificazione urbanistica e territoriale in gran parte nei poteri dei comuni, ma anche la limitatezza dei mezzi che questi hanno per fronteggiare tali problemi, pertanto intende intraprendere azioni per:

  • Sensibilizzazione e diffusione della conoscenza: campagne di informazione sui cambiamenti climatici (c.c.) e sostegno a studi e ricerche capaci di costruire scenari e proporre soluzioni; diffusione delle buone pratiche e confronto tra esperienze delle diverse regioni; elaborazione di una direttiva che renda obbligatorie le previsione dei c.c. e la valutazione del loro impatto territoriale; determinazione degli standard delle infrastrutture per ridurre l’emissione dei gas serra; definizione di un modello di rischio applicabile all’uso del suolo
  • Promuovere politiche nei processi di pianificazione: integrare sostenibilità ecc; promuovere approcci olistici ai processi di pianificazione; sviluppare le opportunità connesse con le politiche rivolte ai c.c. affrontandone anche gli aspetti che coinvolgono i settori economici e produttivi
  • Offrire stimoli economici: richiedere la “prova del clima” per ogni intervento finanziato dall’UE: definire e comunicare le implicazioni economiche dell’adattamento; incoraggiare le istituzioni finanziarie a considerare gli effetti dei c.c. sui loro portafogli di beni

Indirizzi per l’urbanistica

  • Incoraggiare mutui verdi per edilizia a prova di c.c. ed efficiente nell’uso delle risorse
  • Gestire rischi e disastri
  • Fornire dati Gis e strumenti di valutazione dei rischi
  • Fornire dati di remote sensing e di previsione del tempo

Considerare i tempi lunghi nelle previsioni e decisioni urbanistiche
Porre attenzione alla gestione e privatizzazione degli spazi aperti per non determinare diseguaglianze nelle soluzioni di adattamento
Le normative debbono derivare dall’analisi del rischio delle singole aree (pericoli di inondazioni, subsidenza, ecc.)
La preferenza per le alte densità offre opportunità di mitigazione come teleriscaldamento e teleraffreddamento, o di adattamento come la creazione di percorsi protetti dalle condizioni del tempo estreme per pedoni e ciclisti o il riciclo delle acque bianche.

Nella pianificazione urbanistica bisogna adottare un approccio integrato capace di considerare tutti gli altri aspetti che hanno influenza sui c.c. inclusi i trasporti e l’approvvigionamento energetico

Per evitare l’isola di calore, assicurare la presenza di aree verdi all’interno del tessuto urbano con alberi alti ed ombrosi e specchi d’acqua con sistemi d’irrigazione. Ombreggiare i fabbricati con protezioni esterne come frangisole, tetti e facciate verdi. Assicurare suoli permeabili che assicurano tanto l’evaporazione che l’assorbimento dell’acqua piovana.

Indirizzi per l’urbanistica

Modificare i regolamenti urbanistici ed edilizi per favorire le costruzioni a risparmio energetico e gli spazi pubblici in funzione all’adattamento al clima.
Assicurare sistemi di raccolta dell’acqua piovana al riparo dai pericoli di contaminazione come quella degli oli e altri residui dei mezzi di trasporto; utilizzarla per usi industriali ed ogni altro uso domestico possibile; raccogliere l’acqua piovana, riciclare le acque dilavanti e conservarle in cisterne, vasche, laghetti.
Prevenire inondazioni ed allagamenti con l’adeguamento di argini, dighe, portata dei canali e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, terreni permeabili.

Perché una strategia di adattamento?

L’aumento delle temperature medie del mondo è un dato di fatto e le difficoltà per ridurre in tempi brevi le emissioni di gas serra sono tali che non si può prevedere nel breve e medio periodo di fermare il riscaldamento del pianeta anche nelle ipotesi più ottimistiche che politiche di mitigazione siano messe in attuazione.
Dato che gli effetti si fanno già notare e cresceranno nell’immediato futuro, allora sono necessari tutta una serie di interventi di adattamento ad essi delle città esistenti. La costruzione dei nuovi quartieri o di parti urbane, se tiene conto del clima, sarà messa al riparo dagli impatti derivanti.
Ridurre la vulnerabilità delle aree a rischio non facilmente evacuabili è un assoluta priorità e richiede una accurata indagine e la previsione degli effetti territoriali del clima futuro presumibile.
Le nuove zone costruite secondo accorgimenti che le garantiscono contro gli effetti dei cambiamenti climatici saranno in grado di assicurare nel tempo – secondo la prevista durata delle costruzioni, corrispondente a periodi temporali lunghi dell’ordine degli 80-100 anni – condizioni di resistenza e quindi di vivibilità migliori. Lo stesso valore degli immobili si avvale della resistenza come garanzia di maggiore durevolezza e quindi di valore.

Strategia europea di adattamento

Anche le società assicuratrici hanno preso coscienza degli effetti del clima sui valori immobiliari e hanno già incominciato ad incorporare questi fattori nei loro calcoli, offrendo migliori condizioni dove esistono le garanzie di un buon adattamento.
I cambiamenti climatici fanno aumentare la temperatura della superficie terrestre e dei mari e alterano la quantità e l’andamento delle precipitazioni; tutto ciò comporta un innalzamento del livello medio dei mari, il rischio di erosione delle coste e il probabile acuirsi delle catastrofi naturali di origine meteorologica. I cambiamenti dei livelli delle acque e delle loro temperature e flussi avranno, a loro volta, ripercussioni sull’approvvigionamento alimentare,
sulla salute, sull’industria e sull’integrità dei trasporti e degli ecosistemi. I cambiamenti
climatici avranno effetti socioeconomici rilevanti, e alcune regioni e settori ne subiranno le conseguenze più di altri. Anche alcuni gruppi sociali (anziani, disabili, famiglie a basso reddito) dovrebbero risentirne maggiormente.

Copertina dell’opuscolo della Commissione Europea sulle politiche per il cambiamento climatico

Copertina dell'opuscolo della Commissione Europea sulle politiche per il cambiamento climatico


Strategia europea di adattamento

Dal LIBRO BIANCO, Bruxelles, 1.4.2009
L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo.
La lotta ai cambiamenti climatici impone due tipi di risposta. La prima, e più importante, consiste nel ridurre le nostre emissioni di gas serra (intervento di mitigazione) e la seconda nell’intervenire in termini di adattamento per affrontarne gli impatti inevitabili. La normativa sui cambiamenti climatici che l’UE ha approvato di recente ha messo in atto misure concrete per adempiere all’impegno dell’Europa di abbattere, entro il 2020, le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990; …. Ma anche se a livello mondiale riuscissimo a limitare e poi a ridurre le emissioni di gas serra, ci vorrà del tempo prima che il pianeta riesca a recuperare rispetto ai livelli di gas serra già presenti in atmosfera; ciò significa che dovremo affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici per almeno i prossimi 50 anni. Dobbiamo dunque adottare delle misure per adattarci.
Il rafforzamento della capacità di resilienza dell’UE agli impatti dei cambiamenti climatici è anche un’opportunità di investimento in un’economia a basse emissioni di carbonio che promuova, ad esempio, l’efficienza energetica e la diffusione di prodotti ecologici.

Strategia europea di adattamento

Questo è anche uno degli obiettivi principali del piano europeo di ripresa economica, che definisce le risposte dell’UE all’attuale crisi economica e ci avvierà verso un’economia creativa, basata sulla conoscenza. Allo stesso tempo sarà possibile agevolare i cambiamenti strutturali modernizzando le infrastrutture europee e dare impulso alla competitività della nostra economia.
In Europa, le zone più vulnerabili sono l’Europa meridionale, il bacino del Mediterraneo, le regioni periferiche e l’Artide.
Il quadro dell’UE adotta un approccio progressivo: la fase 1 (2009-2012) è finalizzata a gettare le basi per preparare una strategia articolata dell’UE sull’adattamento che dovrà essere attuata nella fase 2, a partire dal 2013.
La fase 1 sarà incentrata su quattro assi di intervento principali: 1) costituzione di una solida base di conoscenze sull’impatto e sulle conseguenze dei cambiamenti climatici per l’UE, 2) integrazione dell’aspetto dell’adattamento nelle principali politiche dell’UE, 3) utilizzo di una combinazione di strumenti politico-strategici (strumenti di mercato, linee guida, partenariati pubblico-privato) per garantire il conseguimento efficace degli obiettivi di adattamento e 4) accelerazione progressiva della cooperazione internazionale in materia di adattamento. La fase 1 potrà conseguire i risultati previsti solo se vi sarà la massima cooperazione tra le amministrazioni in ambito UE, nazionale, regionale e locale.

Strategia europea di adattamento

I settori in cui l’UE è particolarmente impegnata sono:
Aumentare la resilienza delle politiche sociali e in materia di salute;
Aumentare la resilienza dell’agricoltura e delle foreste;
Aumentare la resilienza della biodiversità, degli ecosistemi e delle acque;
Aumentare la resilienza delle zone costiere e marine;
Aumentare la resilienza dei sistemi di produzione e delle infrastrutture fisiche
:

  • Tener conto delle ripercussioni dei cambiamenti climatici nell’ambito del processo di riesame strategico della politica energetica
  • Sviluppare metodologie per realizzare progetti di infrastrutture in grado di resistere ai cambiamenti climatici ed esaminare la possibilità di integrarle nelle linee guida sulle TEN-T e TEN-E e negli orientamenti in materia di investimenti nell’ambito della politica di coesione vigente
  • Valutare la possibilità di subordinare gli investimenti pubblici e privati alla realizzazione di una valutazione degli impatti climatici
  • Valutare la praticabilità di integrare le ripercussioni dei cambiamenti climatici nelle norme di costruzione, ad esempio gli Eurocodici
  • Formulare, entro il 2011, linee guida per garantire che gli impatti dei cambiamenti climatici vengano considerati nell’ambito dell’attuazione delle direttive sulla VIA e sulla VAS

Vulnerabilità e resilienza

La vulnerabilità di un sistema ai cambiamenti climatici dipende da quanto risulta esposto alla sua azione e di come è in grado di rispondere, ovvero dalla sua sensibilità. Sono entrambi questi fattori a determinare la natura dell’impatto da cui dipende la vulnerabilità.
Alcuni fattori socioeconomici e politici sono altrettanto importanti nel determinare il livello di vulnerabilità, influenzando la capacità di adattamento.
Al contrario, la resilienza è la capacità di assorbire gli impatti mantenendo la stessa struttura e la stessa modalità di funzionamento.
Esistono sistemi la cui resilienza non richiede una politica di adattamento, ma anche in tal caso è necessario verificare che non derivino conseguenze collaterali di natura sociale ed economica.
L’adattamento può risultare una opportunità di sviluppo.

Sequenza dei potenziali impatti dovuti ai cambiamenti climatici. Fonte: DG Ambiente, sulla base delle relazioni dell’AEA (2008) e dell’IPCC (2007). Tutti gli impatti potenziali considerati sono impatti che potrebbero verificarsi in caso di un mutamento previsto del clima in assenza di interventi di adattamento

Sequenza dei potenziali impatti dovuti ai cambiamenti climatici. Fonte: DG Ambiente, sulla base delle relazioni dell'AEA (2008) e dell'IPCC (2007). Tutti gli impatti potenziali considerati sono impatti che potrebbero verificarsi in caso di un mutamento previsto del clima in assenza di interventi di adattamento


Sequenza degli impatti dovuti ai cambiamenti climatici

Sequenza dei potenziali impatti dovuti ai cambiamenti climatici. Fonte: Documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna il Libro Bianco. L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo Sintesi della valutazione d’impatto. Fonte: Commissione Europea

Sequenza dei potenziali impatti dovuti ai cambiamenti climatici. Fonte: Documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna il Libro Bianco. L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo Sintesi della valutazione d'impatto. Fonte: Commissione Europea


I materiali di supporto della lezione

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE, LIBRO BIANCO, L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo, Bruxelles, 1.4.2009, COM(2009) 147.

CARTA DELLE CITTÀ EUROPEE, PER UN MODELLO URBANO SOSTENIBILE (Approvato dai partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi ad Aalborg, Danimarca il 27 maggio 1994).

Frank Klinckenberg, Minna Sunikka, BETTER BUILDINGS THROUGH ENERGY EFFICIENCY: A Roadmap for Europe, produced by Klinckenberg Consultants for Eurima, as part of the Eurima Blueprint Project Meerssen, the Netherlands, June 2006.

European Climate Change Programme, Working Group II, Impacts and Adaptation Urban Planning and Construction Sectoral Report, by Ecofys BV under contract number 070501/2006/432780/MAR/C2

European Communities, EU action against climate change, Adapting to climate change, Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities, 2008.

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