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Donatella Mazzoleni » 9.Esercizi dell'immaginario


Introduzione alla seconda parte del corso

Nell’introduzione a questo corso, abbiamo dichiarato che la locuzione “didattica della creatività” è un ossimoro (è cioè un’espressione verbale che mette insieme due termini inconciliabili perché in antitesi tra loro).

 

Abbiamo affermato che:

Il processo creativo non può essere insegnato.

Ciò che può essere insegnato è il percorso utile a realizzare le condizioni personali ed ambientali favorevoli al verificarsi di un evento creativo. Alcune fasi del percorso tuttavia non possono essere né programmate né garantite. L’accettazione di questo rischio di fallimento è una delle condizioni indispensabili per l’avvio di un processo autentico con probabilità di riuscita.

 

Abbiamo chiamato così le fasi del percorso (scrivendo in corsivo quelle non garantite):

Preparazione – Ricerca nomade – Serendipity – Accumulazione – Tentativi di ideazione – Analogie – Distrazione, riposo – Epifania – Valutazione.

Percorso nomade e prima collezione di immagini

Nelle lezioni teoriche e nelle lezioni iconografiche precedenti abbiamo avviato il nostro percorso propedeutico, procedendo nei suoi primi tre-quattro passi: abbiamo cioè lavorato nella preparazione culturale, con una ricerca nomade di immagini di architettura in tutte le epoche della storia ed in tutte le culture del mondo, accumulando un patrimonio di immagini di opere – realizzate o progettate – estremamente vario e diversificato.

Abbiamo anche percepito una profonda e radicale trasformazione dell’architettura in atto oggi nel mondo.

 

(Probabilmente lungo questa prima parte del percorso si sono realizzati alcuni eventi di serendipity).

 

Osservando ed interpretando quel patrimonio di immagini di architettura (edifici, città, paesaggi), abbiamo collezionato lungo questo itinerario conoscitivo anche altri tipi di immagini (ad esempio, disegni di esplicazione teorica o di natura interpretativa) che, sommandosi al primo gruppo, hanno contribuito a costruire nel complesso un insieme molto ampio e di natura eterogenea: abbiamo così tesaurizzato immagini di spazi fisici, associate a grafici di sistemi di orientamento, figure del sacro, rappresentazioni di miti, rappresentazioni del corpo umano, unità di misura, diagrammi di strutture concettuali, ecc …

Strumenti di lettura

Per leggere ed interpretare la nostra prima collezione di immagini, abbiamo fatto riferimento molto spesso ai linguaggi non-verbali: i linguaggi del corpo (gesti, cosmesi, tatuaggio, abbigliamento, appropriazione territoriale), i linguaggi spaziovisivi (grafica, pittura), i linguaggi spazioterritoriali (arredamento, architettura, paesaggio, cosmologie).

Per decodificare questi linguaggi, abbiamo utilizzato riferimenti interdisciplinari attingendoli nei campi delle scienze umane: Etologia, Antropologia, Filosofia.

Abbiamo cercato anche di evidenziare l’uso, intenzionale (colto) o spontaneo, di alcune figure retoriche, utili alla messa in atto di una rappresentazione indiretta dei concetti, spesso più illuminante che non la loro esplicazione diretta.

Il passaggio di questa lezione

Le fasi del percorso agogico che andiamo adesso ad affrontare nella seconda parte del corso sono:

(Preparazione – Ricerca nomade – Serendipity – Accumulazione) – Tentativi di ideazioneAnalogie.

In questa fase di lavoro, metteremo in atto alcune fasi di Distrazione, riposo nella tranquilla attesa di possibili (ma non garantite) Epifanie

… preparandoci a concludere l’esperienza didattica con la Valutazione dei risultati.

 

In questa seconda parte sperimentale del corso useremo ancora maggiormente i linguaggi non-verbali: conservando coscienza dei linguaggi del corpo, useremo i linguaggi spaziovisivi (grafica, pittura), mirando all’esercizio consapevole dei linguaggi spazioterritoriali (arredamento, architettura, paesaggio, cosmologie).

Utilizzeremo ancora supporti interdisciplinari, attingendoli alla psicologia della percezione, ed alla estetica filosofica.

Continueremo ad evidenziare l’uso, intenzionale (colto) o spontaneo, di alcune figure retoriche, che costituiscono un utile allenamento all’uso del pensiero per immagini.

Sperimentazione attiva

Continuiamo quindi il percorso procedendo nel quinto e nel sesto passo (Tentativi di ideazione – Analogie).

Procediamo in una serie di lezioni sperimentali, mettendo a fuoco e tentando di esercitare attivamente l’immaginazione su alcune tematiche emerse dalla riflessione teorica sul senso dell’architettura.

Cominciamo cioè a lavorare su tentativi di ideazione.
Ed a verificare le modalità a noi più consone per il potenziamento dello sviluppo del pensiero analogico.

Le lezioni sperimentali non potranno tuttavia essere illustrate in queste pagine, perché consistono in esperienze fisiche il cui prodotto è semplicemente un “accadere” (happening), che vale di per sé, e resta (deve restare) intraducibile in termini verbali.

Esercizio n.1

Esercizio n.1
(introspezione soggettiva)

Ricerca di immagini spaziali di “protezione”

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Ricerca di immagini spaziali di “elevazione”

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Esercizio n.2

Esercizio n.2
(percezione visiva – percezione sinestetica)

Percezione e rappresentazione di “elementi massa”

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Percezione e rappresentazione di “elementi spazio”

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Seconda collezione d’immagini

Attraverso gli esercizi indicati, realizzati in parte in aula ed in parte all’esterno, vengono generate molte immagini, prodotte questa volta all’interno del corso dalle persone partecipanti (rappresentazioni di spazi esistenti, embrioni ed idee di progetto di edifici, città, paesaggi).

Il loro accumulo, pur casuale nel suo prodursi (le persone che partecipano al lavoro sperimentale sono accomunate solo da un interesse generale per la materia del corso), si rivela tuttavia facilmente, ad una osservazione più attenta, come spontaneamente (inconsapevolmente) tendente all’aggregazione attorno ad alcuni nuclei di senso.

 

(Anche lungo questa seconda parte del percorso probabilmente si realizzano alcuni eventi di serendipity).

 

Tale seconda collezione di immagini comincia a costituire il patrimonio in fieri di una produzione immaginaria collettiva: quella del gruppo di lavoro (una vera e propria potenziale soggettività collettiva) che abbiamo costituito riunendoci nella frequentazione di questo corso.

Accumulazioni e criteri d’ordine

La raccolta complessiva di tutte le immagini prodotte fino a questo momento, provenienti sia dalla prima collezione (opere d’architettura e disegni interpretativi delle stesse) che dalla seconda (tentativi di ideazione) costituisce il bagaglio dell’apprendimento realizzato, in forma di serbatoio disponibile per il lavoro di progettazione.

Questo materiale appare come un’accumulazione – in parte costruita intenzionalmente, in parte casuale, in parte tendente all’auto-organizzazione spontanea – estremamente plurale ed eterogenea nel suo insieme.
Si possono percepire infatti al suo interno, come applicabili di volta in volta, diversi possibili criteri d’ordine autogenerativo: criteri di affinità o diversità, antinomia o convergenza, somiglianza o dissomiglianza, continuità o discontinuità, adiacenza o lontananza, ascendenza o derivazione…

 

La comprensione delle dinamiche dell’ordine autogenerativo è di fondamentale importanza per lo sviluppo di una reale coscienza dell’epoca contemporanea.

Lo strumento per la percezione, l’applicazione ed il governo dei criteri d’ordine autogenerativo è il pensiero analogico.
Nella parte finale del corso, daremo quindi alcuni strumenti utili al rafforzamento del pensiero analogico, considerando il suo esercizio una condizione necessaria per lo sviluppo della creatività in architettura.

I materiali di supporto della lezione

Betty Edwards, Drawing on the Right Side of the Brain, 1982; t.i. Disegnare con la parte destra del cervello, 2006

Donatella Mazzoleni, Disegnare in: Rosa Penta e Anna Sgrosso (a cura di) Vedere attraverso. Lo spazio del costruito, Bollettino del Dipartimento di Configurazione e Attuazione dell'Architettura, 1990

Donatella Mazzoleni, L’architettura e le sue meraviglie, conferenza nel ciclo “Come alla Corte di Federico II”, marzo 2008

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