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Teresa Colletta » 5.Fonti per lo studio delle città storiche


Il metodo storico d’indagine sulla città

Vogliamo in questa Lezione precisare in dettaglio la costruzione della disciplina storia dell’urbanistica e storia della città secondo il metodo storico d’indagine.

Il metodo storico d’indagine per la storia dell’urbanistica va costruito secondo tre fondamentali punti, come abbiamo già accennato nella Lezione 4:

  1. la correttezza della metodologia;
  2. la scelta degli strumenti metodologici idonei;
  3. gli strumenti appropriati di lavoro: il tipo di fonti da utilizzare.

Non esiste infatti – è importantissimo precisare- in assoluto strutture specifiche per la storiografia urbanistica, che possano essere usate indifferentemente per le diverse epoche storiche e per i diversi paesi. E queste strutture non possono essere definite una volta per tutte.
Ne’ esistono regole valide in ogni caso da studiare e quindi codificabili.

Bisogna cioè operare la ricerca storica urbanistica identificandoli di volta in volta, e vedremo come, gli strumenti appropriati di lavoro, cioè il tipo di fonti, e queste vanno applicati differentemente a secondo dello specifico territoriale ed urbano che ci troviamo ad analizzare.

E proprio questo punto nodale, fondamentale problema della ricerca storica sulle città, è oggi il tema che vogliamo approfondire in dettaglio.

La stratificazione storica e la storia degli insediamenti

Come abbiamo detto il Corso mira a ricostruire, tramite la lettura della stratificazione storica degli impianti urbani, la storia degli insediamenti inseriti nel contesto territoriale di appartenenza e nel paesaggio urbano, in un lungo arco temporale, in un ampio spazio geografico ed in una costante ottica conservativa e di recupero dei tessuti urbani. Il territorio, il paesaggio, gli insediamenti storici sono oggetto di studio ma anche di sempre più pesanti trasformazioni.

E’ compito di questa disciplina analizzare le diverse fasi di queste continue trasformazioni e la stratificazione urbana odierna.

La stratificazione storica è stata riconosciuta come una caratteristica fondamentale delle città del Mediterraneo. E tale caratteristica pone l’accento sull’identità storica tutta particolare delle città del bacino del Mediterraneo.
La storia culturale e geo-antropologica del territorio si caratterizza proprio negli studi sulla città mediterranea da parte di Urbano Cardarelli. Egli coglie la storicità delle aree affacciate sul mare nostrum e nella ricchezza del loro patrimonio culturale un dato fondamentale al quale deve indirizzarsi uno dei fattori privilegiati per lo sviluppo, per contrastare le minacce degli effetti della standardizzazione dei modi di vita.

La stratificazione storica delle città del Mediterraneo

La “fisionomia della stratificazione”.

Le città del Mediterraneo e la fisionomia della stratificazione è un concetto espresso nel 1989 da Urbano Cardarelli urbanista e storico dell’urbanistica, docente di questa facoltà per molti anni.
(U. Cardarelli, Le città del Mediterraneo, Architettura, urbanistica e ambiente, in “Restauro”, n. 101,1989, numero monografico dedicato a “Il patrimonio culturale del Mediterraneo fattore essenziale di sviluppo”).
Le città del Mediterraneo, un tema di ricerca caro al Cardarelli, al quale ha dedicato molti anni della sua ricerca urbanistica e per il quale ha promosso numerose ricerche con il CNR e l’IPIGET pubblicando notevoli contributi scientifici negli anni ‘80 pone l’accento sull’identità storica delle città del bacino del Mediterraneo.
Gli studi sulla città mediterranea affrontati dal Cardarelli fondano nel riconoscimento che le culture dell’area mediterranea sono essenzialmente urbane e che rischiano di essere annientate nella loro specificità dalla continua massificazione degli standard.

La stratificazione storica delle città del Mediterraneo (segue)

Le culture mediterranee e particolarmente le città mediterranee sono paragonate ad un vetusto palinsesto con migliaia e migliaia di anni di storia, con il sovrapporsi di manifestazioni artistiche e monumentali inconcepibili altrove.
Le città del bacino mediterraneo delle due sponde, vale notare, sono caratterizzate dal sovrapporsi di stili e gusti, di scuole e nazionalità, di religioni e multiculturalità che determinano una fisionomia architettonica ed urbanistica inconfondibile che l’autore riconosce nella “fisionomia della stratificazione”, che sopravvive ben oltre gli apporti omogeneizzanti della cultura internazionale. Secondo la nostra opinione Cardarelli centra una delle identità fondamentali delle nostre città portuali e marittime mediterranee che forse oggi potrebbe individuarsi, nelle nuove direttive, anni 2000 dell’ICOMOS, in quel genius loci mediterraneo, di cui si è discusso nel Quebec nel settembre 2008 nel Simposio scientifico mondiale dello stesso ICOMOS sul tema: “Où se cache l’esprit du lieu?“.

(T. Colletta, Une Réflexion sur l’esprit du lieu de la ville méditerranéenne, 2008).

Città del Mediterraneo

Le città del  Mediterraneo: Copertina del volume sulla Medina  di Tunisi   e sulla problematica della sua conservazione.

Le città del Mediterraneo: Copertina del volume sulla Medina di Tunisi e sulla problematica della sua conservazione.


Napoli. la stratificazione storica

Esemplificazione

In tal senso va visto l’utilità metodologica del sopraluogo nella Napoli ottocentesca, nella quale è ancora presente la stratificazione storica dei suoi duemila anni di storia (Piazza della Borsa e Sacello di S. Aspreno).

Stratificazione storica, non puramente enunciata verbalmente, ma effettivamente presente come elemento urbano di differente livello della scala metrica dal livello del mare in periodo classico, quota oo della piazza della Borsa in periodo greco e dell’attuale quota della stessa piazza a circa 10/15 metri sul livello del mare, come è dimostrato dagli studi sul sottosuolo geologici e tettonici e orografici del suolo, e dalle effettive presenze delle testimonianze archeologiche di periodo greco, romano e alto-medievale.


Terracina, la stratificazione storica

La città materiale va dunque rilevata e studiata con adeguate misurazioni , secondo i procedimenti scientifici oggi a disposizione dello studioso: o già prodotti dagli enti pubblici o da prodursi e aggiornarsi su cartografie di altro genere.

Ne consegue da ciò che per analizzare una città c’è bisogno di collezionare un’adeguata cartografia di base.

E’ ovvio che non è a noi la possibilità di produrla, ma è a noi la capacità di recuperarla e collazionarla secondo le nostre necessità storico-urbanistiche, che ovviamente avranno una diversa dimensione di scala a secondo del centro che vogliamo studiare: piccolo, medio, grande, metropoli.

Terracina (Lazio). La piazza civile e religiosa    nell’antico foro romano e la cattedrale dell’antico tempio (foto dell’a.2005).

Terracina (Lazio). La piazza civile e religiosa nell'antico foro romano e la cattedrale dell'antico tempio (foto dell'a.2005).


Indicazioni di metodo per lo studio delle città storiche

Abbiamo detto come per operare una seria indagine di ricerca storico urbanistica bisogna individuare gli strumenti appropriati di lavoro dal momento che la città che vogliamo indagare presenta una stratificazione storica spesso bimillenaria, specialmente quelle città che si affacciano nel bacino del Mediterraneo.

La stratificazione storica degli impianti e l’importanza della messa a punto di una metodologia storico urbanistica per tentare di ricostruire la storia degli insediamenti. Questo l’obiettivo! Non trasferendo in questo campo esperienze già fatte in altri campi ma al contrario approfondendo le potenzialità della storia urbanistica di apportare contributi originali anche alla storia economica, sociale, culturale.

Gli strumenti appropriati di lavoro per il metodo storico d’indagine sono le fonti.
Analizzeremo quindi in dettaglio quali sono i tipi di fonti utili per la storia dell’urbanistica e delle città. Ossia analizzeremo le fonti per la storia dell’urbanistica.
Bisogna però ricordare che è necessario sempre operare una scelta degli strumenti appropriati di lavoro nella ricerca storico-urbanistica.

Secondo tali intenti daremo delle indicazioni di metodo per lo studio storico urbanistico dei centri urbani, in particolare per quelli della Campania dando ragione degli studi già effettuati di “Storia delle città” e le nuove metodologie adottate per l’analisi storico-urbanistica di quei centri facendo delle Esemplificazioni.

Fonti per la storia dell’Urbanistica e delle città

Le fonti per la storia dell’urbanistica. La scelta degli strumenti appropriati di lavoro nella ricerca storico-urbanistica.
Le fonti tradizionali (scritte, iconografiche e cartografiche). La ricerca di altri adeguati parametri di analisi.
Le fonti specialistiche. La ricerca storico urbanistica e gli strumenti appropriati di lavoro, cioè il tipo di fonti su cui impostare l’analisi storico urbanistica e lo studio di una città storica.
La scelta degli strumenti appropriati di lavoro nella ricerca storica urbana, devono essere indirizzati allo specifico territoriale ed urbano da indagare.
La ricerca di altri adeguati parametri di analisi le fonti specialistiche.
Indicazioni di metodo per lo studio storico urbanistico dei centri urbani, in particolare per quelli della Campania.

Gli studi già effettuati di “Storia delle città” e le nuove metodologie adottate per l’analisi storicourbanistica.
Primo confronto di metodi e di risultati. Esemplificazioni.

Teggiano. Pianta della città storica e veduta aerea zenitale (da I. Friello, “Storia dell’Urbanistica/Campania”)

Teggiano. Pianta della città storica e veduta aerea zenitale (da I. Friello, “Storia dell'Urbanistica/Campania”)


I tre tipi di fonti per la storia dell’Urbanistica

Si vuole cioè con la ricerca sui centri storici della Campania contribuire alla conoscenza delle vicende urbanistiche a partire dal periodo antico fino ad oggi.

Le fonti per la Storia dell’Urbanistica. La scelta degli strumenti appropriati di lavoro nella ricerca storico-urbanistica.

Le fonti tradizionali (scritte, iconografiche e cartografiche). La ricerca di altri adeguati parametri di analisi.

Le fonti specialistiche. Ritornando al discorso che abbiamo più volte accennato nelle precedenti lezioni e legandoci particolarmente a quanto detto a proposito della volontà di affrontare una storia dell’urbanistica sui saxa , cioè sulla città di pietre e successivamente,o insieme sulla città dei cittadini cives e quindi sulle città come civitas, vediamo in concreto oggi quali debbano essere le fonti su cui basare la ricerca storico – urbanistica.La scelta di fonti idonee è la base primaria infatti per impostare correttamente la ricerca sulle città secondo la metodologia storica, senza incorrere in quei vicoli ciechi della storiografia urbanistica (di cui si e’ parlato nelle precedenti lezioni) ed in altri errori possibili. Quando si tralasciano di analizzare le fonti per addivenire a troppo affrettate conclusioni storiografiche, si può facilmente pervenire, come vi ho mostrato in una precedente lezione, in veri e propri falsi ed errate considerazioni in merito a problemi di interpretazione storico-urbanistica.

I tre tipi di fonti per la storia dell’Urbanistica (segue)

Le fonti per la Storia dell’Urbanistica

  1. Le fonti di base
  2. Le fonti tradizionali
  3. Le nuove fonti
Capua. Veduta aerea della città forte sul fiume Volturno. (da T. Colletta (a cura di) CD Rom “Capua nuova” .., 2000).

Capua. Veduta aerea della città forte sul fiume Volturno. (da T. Colletta (a cura di) CD Rom “Capua nuova" .., 2000).

Capua. Documenti scritti su Capua medievale (da T. Colletta, CD Rom su Capua antica-Capua, 2000).

Capua. Documenti scritti su Capua medievale (da T. Colletta, CD Rom su Capua antica-Capua, 2000).


Le fonti di base nella ricerca storico-urbanistica

La prima considerazione che scaturisce direttamente da tutto quanto abbiamo detto è che la prima fonte in assoluto per la storia dell’urbanistica sono le città stesse.

Ne consegue, e più volte lo abbiamo rilevato e scritto in più saggi è impossibile iniziare un qualsivoglia studio storico – urbanistico senza prima operare una lettura analitica della città stessa: percorrendola e analizzandola nelle sue forme concrete e reali a tutt’oggi.

Gaeta. Veduta prospettica dal mare tardo cinquecentesca (da T. Colletta, Il rafforzamento …2007).

Gaeta. Veduta prospettica dal mare tardo cinquecentesca (da T. Colletta, Il rafforzamento …2007).


Le Fonti di base

Ed entriamo qui nei dettagli per essere chiari e precisi. Per analizzare una città ed il suo centro storico c’è bisogno:
A. Fonti di base: cartografia e corografia a scala geografico e territoriale.
A1. Corografia ,carte IGM , scala 1:25.0000, dalle più antiche prodotte al principio del 900 ad oggi.
A2. Cartografia a scala territoriale , con curve di livello a scala 1:15.000, 1:10.000, 1:5000 a secondo dell’area comprensoriale di studio, anche per queste e’ importante rilevare la data in cui sono state effettuate le misurazioni, per poterle porre a confronto, quasi sempre successiva agli anni 40.
A3. Cartografia aereo fotogrammetrica , ove redatta, alle varie scale e con i successivi voli datati, quasi sempre successiva agli anni 80. E’ quasi sempre una cartografia di mano pubblica, regionale o statale, seppure spesso redatta da Società Private (Alisud , STR, …).
A4. Cartografia orografico-geologico-tettonica delle aree territoriali da studiare, quasi sempre esistita e redatta con strumenti ottici fin dal Settecento, ma solo di recente ha raggiunto una più puntuale descrizione dei terreni (anni 60-70).
A5. Cartografia e mappe di pericolosità da rischio sismico , tipo G.N.D.T., con piani quotati, in scala dal 25.000 al 10.000 con le isosiste, già dal 1800 , ma le più precise sono quelle redatte dopo la scala Mercalli (primi del 1900).
A6. Cartografia tematica: ove per questa si intende quella riferita ai varii settori disciplinari che si registrano in carte : Carte nautiche, forestali, faunistiche, ….(cfr. a ciò l’ottimo testo redatto dal T.C.I.)
B. Planimetria e rilievo urbano
B1. Planimetrie urbane del centro complessivo in tutta la sua ampiezza , in scala 1:2500, a secondo della dimensione del centro in una unica tavola o in più tavole. Planimetria nella quale necessariamente devono essere individuate le curve di livello, per l’identificazione dell’orografia del centro stesso.

Le fonti di base (segue)

Esistono oggi planimetrie del centro a diverse scale 1:5000, 1:4000, 1:2000 se recenti cioè rilevate con metodi aereo- fotogrammetrici sono tutte da considerarsi buone per una cartografia di base.
Queste planimetrie sono di solito redatte dall’Ente Comunale e pertanto circoscrivono un’unità amministrativa precisa. E’ evidente che di queste planimetrie ogni centro ne possiederà una successione temporale; redatte cioe’ in momenti diversi , in relazione a piani regolatori o di fabbricazione da effettuarsi , sono tutti da considerarsi, quali basi per la ricerca e quindi da collazionare.
B2. Planimetrie catastali in scala 1:2000 o 1:1000i anche queste redatte dall’Ufficio tecnico erariale, successivamente all’Unità d’Italia, sono oggi acquisibili per sedi provinciali, dei varii comuni , e sono redatte ad uso fiscale , con l’individuazione numerica della particella catastale di proprietà, non hanno curve di livello e il più delle volte non sono aggiornate dopo gli anni 1950.
Inoltre, cio’ che a noi maggiormente interessa non sempre differenziano gli spazi aperti, a verde, da quelli chiusi, ne’ tantomeno, individuano le planimetrie delle abitazioni e dei monumenti. Cio’ non pertanto tutte le carte catastali dalle più antiche degli anni 1870-80 a quelle odierne sono una base cartografica di rilievo, sulla quale e’ poi possibile proseguire, per vie di successive aggiunzioni, aggiornandole con sopraluoghi in sito anche in relazione, al nuovo costruito e al tipo di strade, gradini, gradonate, rampe,…, accessi privilegiati e principali, mura e altri ostacoli.

Planimetrie urbane dei centri

B3. Planimetrie urbane di parti di città o di singoli quartieri o di singoli episodi urbanistico monumentali, o di particolari proprietà accorpate intorno ad un nucleo , ma sempre facenti parti di una stessa proprietà . Sono queste planimetrie, da considerarsi, sempre urbanistiche in scala da 1:1000, ad 1:500, ad 1:200, di mano pubblica, comunale , per i singoli quartieri, più spesso di mano privata se ecclesiastiche, parrocchiali, monastiche, nobiliari…etc. Queste piante se redatte scrupolosamente e secondo recenti metodologie sono di estrema utilità perche’ individuano del centro urbano una scala di estremo dettaglio, specialmente a riguardo del piano terraneo. Possono anche essere desunte per ingrandimento delle carte di scala 1:1000 ed aggiornate con sopraluoghi in sito.
B4. Sezioni urbane di determinate aree perlopiù collinari e con forti dislivelli.Se esistono sono di estrema utilità.
B5. Prospetti di cortine edilizie, lungo strade di particolare valore, anche dal punto di vista cromatico, scala da 1:200 ad 1:100.Sono di grande ausilio alla comprensione della qualità edilizia.
A proposito dei punti B 3.4.5. va detto che oggi 1992 la tecnica di rilievo dei centri storici e i metodi di restituzione hanno fatto passi da gigante con l’ l’impiego di apparecchiature elettroniche (cfr. “Storia della città”, n.14 ,1979, pp.184-87).

Capua, Pianta della città storica e fasi della sua evoluzione in colori diversi: dalla città fondata longobarda alla città forte vicereale (da T. Colletta, (a cura di)  CDRom Capua antica – Capua nuova, 2000).

Capua, Pianta della città storica e fasi della sua evoluzione in colori diversi: dalla città fondata longobarda alla città forte vicereale (da T. Colletta, (a cura di) CDRom Capua antica – Capua nuova, 2000).


Rilievo architettonico

Queste nuove tecniche di rilievo forniscono una produzione di elaborati e documentazioni che sono di gran lunga una valide base di partenza con unrilievo particolereggiato per qualsiasi indagine tendente alla ricerca storica, come alla catalogazione e documentazione di piccoli centri, antichi e recenti. Il rilievo particolareggiato applicato ad aree urbane d’interesse storico è base imprescindibile per la messa a fuoco dei caratteri salienti e delle intenzioni progettuali ad esse relative”, in quanto permette – attraverso un’opera di “decostruzione analitica”- di registrare un fenomeno nella sua complessità, al riparo dai condizionamenti” che possono alterare profondamente, sulla base di preconcetti legati ad una interprewtazione aprioristica dei caratteri di uno ” stile” urbanistico o architettonico, gli stessi risultati di un’operazione che dovrebbe per natura essere il più oggettiva possibile. In tal senso va vista positivamente la scelta di una restituzioneplanimetrica particolareggiata (1:200) di un centro che prescindendo dalle cartografie catastali o aereofotogrammetriche, in quanto prodotto solo in rapporti a grande denominatore, può costituire un’operazione indubbiamente scientifica sopratutto se si dispone di personale specializzato ed una buona attrezzatura topografica e di una sufficiente preparazione tecnica .

Pozzuoli. Il Rione Terra, il Tempio di Augusto (foto dell’a. 2006).

Pozzuoli. Il Rione Terra, il Tempio di Augusto (foto dell'a. 2006).

Chiesa seicentesca dell’arcivescovado (foto dell’a. 2006).

Chiesa seicentesca dell'arcivescovado (foto dell'a. 2006).


Rilievo architettonico (segue)

C. Rilievo archittetonico degli edifici emergenti e delle cortine.

C1.Planimetrie del singolo episodio o del singolo complesso in rapporto al centro, scala da 1:500 ad 1:200, rilievo planimetrico con trilaterazioni e quote, sezioni e prospetti in scala da 1:100 ad 1:50.

C2. Vedute assonometriche d’insieme di edifici o di singoli edifici, in scala da 1:200 a 1:50.

Esemplificazioni – DIA

Pozzuoli. Il Rione Terra, il Tempio di Augusto (foto dell’a. 2006).

Pozzuoli. Il Rione Terra, il Tempio di Augusto (foto dell'a. 2006).

Chiesa seicentesca dell’arcivescovado (foto dell’a. 2006).

Chiesa seicentesca dell'arcivescovado (foto dell'a. 2006).


Rilevamento fotografico

D. Rilevamento fotografico e foto d’epoca
Riprese fotografiche dall’alto, foto zenitali, foto piano, aereofotografie.
Foto antiche di ambienti demoliti o distrutti dalla guerra.
Riprese fotografiche delle qualità urbanistiche figurative e spaziali , di sussidio tecnico del rilievo grafico e della cartografia di base.
Di queste fonti di base possono essere fornite molte altre esemplificazioni grafiche.

Abbiamo infatti più volte sottolineato l’importanza dell’analisi della città di pietra , cioè dei fenomeni urbanistici nella loro reale consistenza sul territorio, prima che si operi una qualsiasi indagine storica o storico-critica sulle fonti scritte.

Proprio in tal senso abbiamo voluto mettere al primo posto nella ricerca storica su una città la ricerca delle fonti di base, ovvero della documentazione della effettiva consistenza di quel centro.

Siracusa. Veduta aerea con i due porti e in primo piano il castel Maniace.

Siracusa. Veduta aerea con i due porti e in primo piano il castel Maniace.

Napoli. La  grande Lanterna  del porto, prima della sua demolizione per costruire la stazione marittima in una fotografia dei primi anni del Novecento.

Napoli. La grande Lanterna del porto, prima della sua demolizione per costruire la stazione marittima in una fotografia dei primi anni del Novecento.


La storia della città in presenza dell’oggetto

La storia dell’arte, la storia dell’architettura, e quindi anche la storia delle città sono delle storie particolari e speciali perchè, sono fatte in presenza dell’oggetto scrive Renato De Fusco in Storia e Struttura.

Non si parla di un evento passato, ma si fa storia al presente, perciò l’importanza dell’analisi e dell’interpretazione dell’oggetto artistico o manufatto urbano nella sua realtà attuale.

Napoli. La via Monte di Dio a Pizzofalcone, la piazza Santa Maria degli angeli con i lavori in corso e  in lontananza la collina di San Martino ed il forte di S.Elmo.(foto dell’a. 2009).

Napoli. La via Monte di Dio a Pizzofalcone, la piazza Santa Maria degli angeli con i lavori in corso e in lontananza la collina di San Martino ed il forte di S.Elmo.(foto dell'a. 2009).


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La Lezione è una sintesi dai miei studi e di ricerche già pubblicate alle quali rimando per chi volesse approfondire alcuni degli argomenti trattati.

T. Colletta, Atlanti di città del '500, Napoli, ESI ,1984.

T. Colletta, Napoli. La cartografia pre-catastale, “Storia della città”, nn.34-35,1985.

T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa, il porto ed il mercato dall'VIII al XVII secolo, Kappa Edizioni, Roma 2006, pp.474, 80 foto a colori, 272 immagini in bianco e nere e VI Tavole fuori testo di grandi dimensioni( 48 x 52 cm).

T. Colletta, Il potenziamento delle fortificazioni della città portuale di Gaeta nella prima metà del Seicento per mano dell'ingegnere Antonino Vento, in Annuario Storia della Città, Roma 2007.

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