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Teresa Colletta » 21.La costruzione della città portuale: un nuovo tema storiografico. Napoli e Genova città portuali nel Medioevo


La costruzione della città portuale

La costruzione della città portuale, un nuovo tema storiografico

Le città di mare, le città sulle vie d’acqua e i porti marittimi e fluviali hanno svolto una funzione determinante nella fondazione e nello sviluppo di numerose moderne metropoli come numerosi convegni hanno potuto dimostrare negli anni più recenti, mettendo a confronto le storie comparate di molte città di mare e città portuali, anche in vista di un loro recupero.

Il tema storiografico delle città portuali è oggi al centro di un rinnovato interesse all’interno del dibattito storico urbanistico, come recenti convegni, seminari e dibattiti, tra gli anni 70-80 hanno dimostrato.

Il concetto di città portuale

Gli studi sulla città hanno focalizzato l’interesse alla costruzione della “città portuale”, ossia nell’accezione più volte evidenziata nelle più recenti indicazioni, che consiste nel riconoscimento di un progetto e di un funzionamento organizzativo che in determinati momenti storici lega la città al suo porto, talchè si possa parlare di spazi urbani costruiti a tal fine.

In questa linea di interessi sulla tematica storiografica della città portuale gli studi più avvertiti di storia dell’urbanistica hanno posto l’accento su una storia delle città portuali non solamente descrittiva, con un elenco delle operazioni progettuali delle strutture portuali, secondo una corretta periodizzazione, ma fondata sulla reale consistenza della città materiale, costruita in relazione al suo porto ed i reciproci rapporti nell’arco dell’intera vicenda storica; ossia quando contro ogni precedente tradizione l’impianto generale della città comincia ad essere subordinato alle esigenze mercantili della città di mare, quando le strade invece di dirigersi verso la cattedrale e gli spazi pubblici si orientano verso il porto. (da T.Colletta, Napoli città portuale e mercantile…., 2006, Introduzione)

L’ampliamento delle strutture portuali al di fuori della città portuale

L’ampliamento delle strutture portuali comporta infatti dei rapporti innovativi e di grandi modificazioni nel tessuto storico urbanistico, nei rapporti commerciali e di scambio, nel campo della tecnica ingegneristica e marina e cantieristica, senza contare i grandi mutamenti socio ambientali delle trasformazioni costiere e  demolizioni di antiche strutture portuali e di alcune aree comportano il trasferimento in altro luogo e una rinnovata progettazione di quegli stessi luoghi, immettendo nel campo storiografico urbanistico una delle metodologie più frequenti di intervento sulla città.

Il porto fluviale di Siviglia, lontano dal fronte mare storico (foto dell’a. 2005).

Il porto fluviale di Siviglia, lontano dal fronte mare storico (foto dell'a. 2005).


L’ampliamento delle strutture portuali e la costruzione della città portuali

Il tema storiografico delle città portuali è oggi al centro di un rinnovato interesse all’interno del dibattito storico urbanistico , come recenti convegni, seminari e dibattiti, tra gli anni 70-80 hanno dimostrato.

Le trasformazioni urbanistiche dei tessuti storici e l’ampliamento delle attrezzature portuali dall’antichità ad oggi è stato per diversi periodi storici, analizzato secondo le metodologie più recenti della storia urbana: cioè attraverso l’utilizzazione di nuove fonti per l’approfondimento dell’analisi storico urbanistica.

Il rinnovamento edilizio per parti attraverso la sostituzione edilizia

È questo uno degli interventi edilizi ed urbani che si è maggiormente utilizzato nel corso della storia per addivenire ad una rinnovata funzionalizzazione della città storica.

Due esempi a confronto Napoli e Genova

Nel corso delle Lezioni che seguono metteremo due esempi a confronto: Napoli e Genova.

La città portuale luogo privilegiato della storia

Gli interventi di grande portata urbanistica comportano delle modificazioni sostanziali nell’uso della città storica che non possono essere sottovalutate, nè tantomeno lette e raccontate sulla base di semplice racconto storiografico, cioè sulle fonti scritte documentarie e archivistiche.

Bisogna affrontare invece il discorso delle trasformazioni urbanistiche, e principalmente di quelle cosi’ complesse che riguardano le strutture portuali , cioè la vita economica di molte città, sulla base di una conoscenza delle strutture materiali e dei tessuti storici reali, o di ciò che permane o di ciò che era nelle sue reali dimensioni fisiche, tramite la metodologia, più volte evidenziata durante lo svolgimento del corso. Cioè di una metodologia che fondi anche sulle fonti iconografiche e cartografiche, ma principalmente sul rilevamento delle strutture e dei tessuti confrontandole con le antiche carte storiche pre-catastali e catastali e riconoscendone materialmente, la concretezza del progetto, sia che esso sia stato realizzato sia che esso non abbia avuto realizzazione.

In tal senso , proprio per la presenza di tutte le componenti riguardanti la storia urbana la città portuale rappresenta un tema di grande interesse, perchè abbiamno la possibilità di ricostruire, tramite una maggiore compresenza di fonti documentarie diverse, la sua reale costruzione.

In tal senso più di ogni altra la città portuale è una città di pietre , pur essendo come dice Poleggi (p. 7, delle Città portuali del Mediterraneo, Genova 1985), il luogo privilegiato della storia.

La città portuale luogo privilegiato della storia (segue)

Il Poleggi è stato il primo architetto storico, unitamente a Grossi Bianchi, ad individuare per questo campo di studi un metodo, dopo averlo sperimentato direttamente nella famosa opera del 1975 più volte ristampata Una città portuale nel Medioevo. Genova nei secoli X-XVI, ponendo sul tappeto ipotesi interpretative dei problemi posti alla città dalla costruzione di un porto. La storiografia tradizionale , ne è esempio l’ultimo volume sul porto di Napoli, che al 1992 presenta ancora la lettura del porto di una città più che bimillenaria sulla base di scritti ottocenteschi in un semplice elenco di fatti.

Non si deve rinunciare invece, dice sempre Poleggi, alle curiosità che la storiografia tradizionale nasconde nelle sedi più impervie ,bisogna provare a collocarsi sul terreno confrontandosi con le misure e con i resti sopravvissuti.

L’archeologia classica e post-classica sono le prime fonti a cui rivolgersi da parte dello storico dell’urbanistica.
Non bisogna limitarsi alla speculazione estetica dei progetti, ma ricercare tutti gli atteggiamenti normativi e produttivi che fanno capo all’urbanistica , cioè agli interventi condotti dalla fine dell’Ottocento.

Bisogna invece puntare ad una lettura complessiva del costruire urbano “privilegiando la realtà materiale e percettiva e mediando gli esiti disciplinari più diversi con le possibilità di un maggiore affinamento di metodi e di strumenti”.

Genova città portuale

Genova e la storia marittima e commerciale del Mediterraneo hanno portato dopo lunga riflessione storiografica ad una lettura di un manufatto storico altamente stratificato. pur risultando a tutt’oggi sostituito dalla presenza invadente della cultura industriale a cui lo stesso porto sembra appartenere in toto senza altra connotazione.

Le rapidissime trasformazioni dell’area portuale delle città ingannano spesso con questa veste industrializzata la volontà di ripercorrerne la storiografia.

In tal senso risulta d’interesse porre la città portuale come Osservatorio centrale dei problemi di storia urbanistica prima dell’età contemporanea propone il Poleggi.

Genova, Restituzione della città portuale nel Medioevo ( da T. Colletta Napoli città portuale…, cap.II).

Genova, Restituzione della città portuale nel Medioevo ( da T. Colletta Napoli città portuale…, cap.II).


Genova città portuale (segue)

Genova . Restituzione del Fronte a mare della Ripa maris nel Medioevo con tutte le strutture portuali in uso
(da E. Poleggi, Genova città portuale…1975).

Genova . Restituzione del Fronte a mare della Ripa maris nel Medioevo con tutte le strutture portuali in uso (da E. Poleggi, Genova città portuale…1975).


Genova città portuale (segue)

La proposta di Poleggi nasce dalla convinzione, peraltro da me e da altri più che condivisa , che nella persistenza della qualità urbana di alcune città portuali o con porto a partire dall’età medievale, le situazioni di scelta e di programmazione cui sono chiamati i ceti di governo hanno una tale frequenza ed una così alta complessità  da favorire la coscienza e la istituzione di una attrezzatura specifica, che anticipa fortemente la cultura urbanistica delle città di terraferma.
La città portuale in età moderna
La necessità di riequilibrare i rapporti spaziali e organizzativi fra infrastrutture portuali, aree residenziali ed opere difensive, che nel Medioevo era stato raggiunto faticosamente con una successione lineare degli interventi: si pensi a Genova e alle fondamentali trasformazioni innovative alla Ripa maris così come quelle volute dagli Angioini a Napoli dopo il 1266 con la costruzione di un nuovo molo e un nuovo porto al disotto e in diretta concomitanza con la nuova residenza turrita di Castel Nuovo poi interrotte dal terremoto del 1343 e dal maremoto trova con il Cinquecento soluzioni inedite che sembrano testimoniare uno stacco netto con il passato.

Genova. Il fronte della Ripa Maris in età moderna (da E. Poleggi, Genova…1975).

Genova. Il fronte della Ripa Maris in età moderna (da E. Poleggi, Genova…1975).


La nuova progettualità dei porti nel Cinquecento

Il crescente ruolo pubblico dell’ingegnere architetto e l’attenzione del mondo scientifico ai problemi del progresso tecnologico portano, come dice Poleggi, la libera dialettica porto-città ad imprigionarsi progressivamente in un “riduzionismo” tipologico che riassorbe ogni altra componente urbana nella forma delle opere difensive.

Si distacca il caso eccezionale di Amsterdam con il piano di ampliamento del 1612 guidato strettamente da amministratori e funzionari della comunità locale.
Le ascendenze invece più comuni possono essere ricondotte ai modelli di Pietro Cataneo (1554), Francesco de Marchi (1599), ed Errard Bar Leduc (1604), dove l’area portuale si presenta come incernierata a forza entro la figura bidimensionale delle mura.

Basti pensare per Napoli al ruolo progettuale avuto nel compito di rinnovo dell’area portuale dall’architetto di Sisto V: Domenico Fontana tra il 1598 e il 1618.
Come sempre la città portuale appare il segnale di un più ampio mutamento della cultura urbanistica.

L’irruzione della progettualità è dovuta principalmente ad un fenomeno particolare come quello delle grandi monarchie seicentesche preoccupate ed intenzionate ad imbrigliare il continente con un opportuno sistema di approdi ed arsenali militari nei territori in loro possesso.
Per Napoli l’impero spagnolo e la corte di Madrid attuarono questi intenti sul fronte a mare.

La progettazione urbanistica militare dei porti

La progettazione urbanistica militare infatti ha una dominante europea che si riscontra anche nel mezzogiorno d’Italia con la presenza al Sud nel Seicento di ingegneri militari di Anversa che seguono anche la progettazione militare francese voluti da Richelieu e da Colbert per le coste atlantiche . Vedi ad esempio le piazzeforti del 1666 di Brest , Lorient e Rochefort: oggi documentate nel museo dei “Plans et reliefs” agli Invalides in cui fondamentale risulta il progetto secondo l’aggiornamento militare.

Tra XVI e XVII secolo si assiste ad un ruolo ben preciso assegnato alle città portuali come parti di sistemi politico territoriali di dimensione fino ad allora non comprensibili.

La mediazione dell’architettura sulle preesistenze interviene o con la cartografia rappresentativa sulla “città di mare” o con la progettazione autonoma settecentesca dei temi dei concorsi clementini, e tutte le progettazioni di “modelli di città sul mare” , iniziati con Leonardo e proseguiti con Bramante , per Civitavecchia (1503-13) per arrivare per Napoli alla progettazione ottocentesca di un Basilio Anito e di altri tecnici d’età borbonica.
Inesistente perciò rimane questa progettazione autonoma per tutto il Settecento nei temi delle grandi piazze sulla città di mare.

La città portuale medievale

Di tutta altra cultura è imperniata invece la progettazione della città portuale medievale, fondata prioritariamente su questioni gestionali.

Le questioni tecnico- amministrative poste dalle misure eccezionali che le opere portuali comportavano intervengono anche nelle questioni urbanistiche essendo dovute all’organizzazione di attività che non si poteva più esercitare negli spazi sempre più ridotti delle calate e dei ponti.

Sono scelte impegnative e determinanti , che prima avevano impegnato la costruzione delle mura e delle cattedrali e che nella città medievale deve contare soltanto su una oculata e privatistica amministrazione delle risorse finanziarie.

Le imprese costose e prolungate come le opere di difesa dall’elemento marino comportano un impegno organizzativo perchè la dimensione tecnologica, fortemente innovativa, richiede controlli attenti, sull’andamento del cantiere, gli approvvigionamenti dei materiali, la stessa mano d’opera che abbisogna di competenze sempre più specifiche.

Genova. La Ripa maris in una fotografia del Novecento. (da T. Colletta, Napoli città portuale e…, 2006).

Genova. La Ripa maris in una fotografia del Novecento. (da T. Colletta, Napoli città portuale e…, 2006).


Genova città portuale medievale

Di qui la necessità per Genova portuale di uffici ed incarichi, amministrativi e tecnici, che la domanda urbanistica sinora ignorava ristretta com’era nei secoli XII e XIII ad un governo fisico dell’ordine pubblico. Invece questi incarichi erano richiesti dal controllo che si doveva esercitare sulle aree collettive , dal semplice tracciamento di nuovi percorsi o dall’esigenza di seguire indirettamente l’urbanizzazione organizzando e risolvendo le continue liti tra proprietari contigui.

A questi Nuovi organi specializzati nelle città portuali riuscite, come Genova, si assegnano anche compiti di governo della città intera o di molti suoi servizi per consentire cosi’ uno sviluppo naturalmente funzionale del manufatto urbano.

È una qualificazione manageriale dei ceti di governo che si ha a Genova con il prevalere della cultura mercantile dei borghesi e dei nobili che si ritrovano concordemente disposti ad istituire e programmare un sistema che amministri le risorse dell’intero territorio autonomamente, secondo modalità e ruoli ben consolidati.

Genova città portuale medievale in un particolare della veduta urbana di rappresentazione della città nel Seicento.

Genova città portuale medievale in un particolare della veduta urbana di rappresentazione della città nel Seicento.
(da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile….,2006).

Genova città portuale medievale in un particolare della veduta urbana di rappresentazione della città nel Seicento. (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile….,2006).


La ricerca storico-urbanistica su Genova

Tutto ciò risulta per Genova dalla lunga ricerca effettuata sui documenti urbanistici della città portuale di eccezionale rilievo, in cui si dimostra come i contenuti funzionali del costruire hanno preceduto le esigenze della forma in una esasperata ricerca di efficientismo (da E. Poleggi, La costruzione …, 1975).

La ricostruzione dell’iterazione dei gruppi di potere agenti in un determinato ambito, e quindi anche i loro strumenti di dominio, siano essi giuridici o materiali o ideologici-simbolici, fa entrare in gioco nella ricerca su Genova una coordinata quella spaziale nella verifica dei rapporti di potere tra le famiglie ed i gruppi, tra le comunità, le città e gli stati.

Una più adeguata strumentazione tecnica riesce a studiare la costruzione del porto di Genova nel Medioevo secondo le dislocazioni all’interno dell’organismo urbano di consorterie e famiglie, di proprietà ed edifici pubblici e privati e dare risposta , con una ricerca coerente e moderna, ad una comprensione dei meccanismi del dominio territoriale.

Così i catasti antichi i terratici delle comunità religiose di San Siro, S.Agnese…riescono a restituire l’organizzazione urbana della città-porto e ad individuarne le tipologie abitative a “stalli” ,case plurifamiliari, e la loro organizzazione funzionale per famiglie.Gli schemi restituvi proposti di queste tipologie abitative e delle case monofamiliari costituiscono una forte documentazione sulle organizzazioni cittadine e sulla distribuzione delle alleanze gentilizie nelle guerre civili della seconda metà del XIII secolo.

La ricostruzione puntuale di tutte le tipologie abitative , anche dei monumenti civili e religiosi di tutta la Ripa da San Marcellino al Molo dal XII al XVII secolo risulta di grande valore, anche in termini conservativi.

Le poche preesistenze della città portuale e mercantile di Napoli

Ben diverso il caso di Napoli ove a tutt’oggi ricerca storica urbanistica sulla città portuale fatta sulle fonti risulta di grande difficoltà, perché il tessuto della città bassa non è più presente dopo i lavori di demolizione totale del tessuto edilizio della città bassa operata con i Lavori del “Risanamento” e la costruzione del Rettifilo (Corso Umberto).
Inoltre le fonti scritte e documentarie, conservate negli archivi, si sono perdute con i danni della II guerra.

Tra le poche testimonianze della città bassa portuale e mercantile restano alcune preesistenze nelle gradonate e pennini a monte di via Sedile di porto, alle spalle di piazza della Borsa. Tra cui alcune testimonianze di Fondaci.
(da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, cap.III)

Napoli. Fondaco Melofioccolo nella città bassa portuale oggi in via sedile di porto ( foto dell’a. 2002).

Napoli. Fondaco Melofioccolo nella città bassa portuale oggi in via sedile di porto ( foto dell'a. 2002).


Napoli città portuale e la difficoltà della ricerca storica

Come abbiamo dimostrato le rapide scelte programmatiche e finanziarie dovute agli Angioini non furono dappoco nel promuovere lo sviluppo di una complessa attività edilizia ed urbanistica intorno al nuovo porto e al nuovo quartiere e piazza del mercato, alla fine del Duecento e nei primi anni del Trecento.
(da T. Colletta, Napoli città portuale …,2006)

Genova nel campo delle città portuali mercantili sfugge allo stampo militare e costituisce con Venezia una soluzione esemplare delle relazioni che si instaurano tra porto e città.
L’urbanistica medievale riesce a “disvelare” il luogo a Genova, con una grande palazzata che sbarra l’anfiteatro naturale e diventa il diaframma tra due sfere distinte: la ripa e la civitas e sull’altura il castrum con i conventi di S. Maria di Castello e di San Silvestro , oggi ristrutturati a sede per la Facoltà di Architettura.

Napoli. La città mercantile e la piazza del mercato in una foto zenitale (da T. Colletta, Napoli città portuale e …2006).

Napoli. La città mercantile e la piazza del mercato in una foto zenitale (da T. Colletta, Napoli città portuale e …2006).


IL confronto tra le città portuali di Napoli e Genova nel Medioevo

Il confronto tra le città portuali di Genova e Napoli e la loro costruzione durante i secoli sulla base delle Fonti decrittive e iconografiche-cartografiche mette in luce la diversa ricerca storica in base alla diversità delle fonti reperibili.

1. La costruzione del porto di Genova dall’X secolo all’XIV secolo. La restituzione puntuale della RIPA maris tramite la ricerca sulle fonti catastali , i Terratici , di proprietà religiosa , e le fonti dei Padri della Comune.
L’eccezionalità della ricerca su Genova dovuta al reperimento delle fonti a tutt’oggi , che hanno consentito anche la ricostruzione delle tipologie edilizie medievali , oltre che tutte le suddivisioni tra proprietari in relazione all’organizzazione del funzionamento del commercio.
La reperibilità di tali fonti ben sfruttate ai fini storico- urbanistici da Grossi Bianchi e Poleggi nella ricerca del 1982 , ristampata nel 1986.

2. La costruzione del porto di Napoli dall’ approdo d’epoca greca, al porto romano alla costruzione dell’arsenale e molo angioino, fino al progetto di Domenico Fontana per il nuovo porto a Castelnuovo non attuato.
La ricostruzione effettuata tramite l’archeologia urbana per il periodo antico e tardo antico e sulle fonti scritte per il periodo angioino-aragonese e sulle fonti iconografiche , cartografiche e d’archivio , peritali e di spesa per il periodo viceregnale. L’operazione di restituzione del tessuto medievale e moderno sulla cartografia tardo-ottocentesca.

Su questi temi si parlerà diffusamente nelle prossime lezioni sulla base del libro di testo Teresa Colletta; Napoli città portuale e mercantile….,2006

Napoli città con porto

Napoli. Il porto, il molo San Vincenzo  e la Darsena Acton da  Palazzo Reale (foto dell’a.2007).

Napoli. Il porto, il molo San Vincenzo e la Darsena Acton da Palazzo Reale (foto dell'a.2007).


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

Questa Lezione è una una prima indicazione della tematica di approfondimento scelta per quest'anno accademico per il Corso di Storia della città e del paesaggio. Si ritornerà più volte quindi su tali argomenti facendo riferimento al secondo libro di testo scelto.

T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa, il porto ed il mercato dall'VIII al XVII secolo, Kappa Edizioni, Roma 2006, pp.474, 80 foto a colori, 272 immagini in bianco e nere e VI Tavole fuori testo di grandi dimensioni (48 x 52 cm).

Per la particolare struttura dell' insediamento della città portuale, come una nuova tematica di storia urbanistica i volumi:

E. Poleggi (a cura di), Città portuali del Mediterraneo, storia e archeologia, Genova, 1985; in particolare i capitoli di E. Poleggi, La costruzione della città portuale un nuovo tema di storia, pp. 7-9.

E. Guidoni, Le città-porto fluviali, pp. 217-234;

cfr anche la relazione di E. Guidoni, Le città portuali ed il paesaggio urbano medievale. Tipologie”, al Seminario di Amalfi “le città ed il mare”, 1-3 giugno 2001.

Per ulteriori approfondimenti su Genova:

F. Franchetti Pardo , Storia dell'Urbanistica il Trecento ed il Quattrocento, Bari Laterza, 1989. Capitolo su Genova medievale, e Genova, nella collana Le città nella storia d'Italia.

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