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Teresa Colletta » 7.Fonti cartografiche urbane per lo studio delle città storiche. La cartografia illustrata prospettica: le vedute urbane, i ritratti di città e le immagini degli "Atlanti di città"


Fonti cartografiche urbane per la storia dell’Urbanistica e delle città

Nella lezione 4, a proposito delle Fonti iconografiche e cartografiche per la storia dell’urbanistica, abbiamo affermato che si può certamente dire che nell’ultimo Quattrocento e per tutto il Cinquecento ed il Seicento si afferma più che la cartografia planimetrica la cartografia prospettica o illustrata – assonometrico – vedutistica, ossia in alzato, e non planimetrica.

Dedichiamo quindi questa Lezione all’approfondimento di tale settore della cartografia urbana perché di grande rilevanza per gli studi fin dagli anni ‘60. Prima affrontando l’argomento in termini generali sull’importanza della cartografia prospettica e poi con una particolare attenzione al tema dei grandi “Atlanti di città” e alla diffusione, tramite la stampa della cartografia illustrata assonometrico – vedutistica tra XVI e XVIII secolo.

Vale la pena di chiarire che in questa Lezione e nel Corso in generale di Storia della città non è tanto lo studio delle iconografie urbane dal punto di vista storico artistico del documento in sè che qui interessa, ma lo studio storico della fonte iconografica come documento imprescindibile per l’indagine storica sulla città, come già abbiamo messo in rilievo nelle lezioni precedenti.

La ricerca storico cartografica e la storia della città

Va detto che la ricerca storico – cartografica è oggi un settore disciplinare in piena espansione. La linea avanzata dagli studi negli ultimi venti anni di ricerche propone un approccio autonomo e globale alla cartografia ed iconografia urbana nel suo insieme.

Nel corso di Storia della città questo argomento, che va detto potrebbe essere oggetto di un Corso monografico, sarà trattato solamente per quanto compete alla sua specifica funzione di Fonte imprescindibile per gli studi di storia dell’urbanistica e delle città.

L’onnipresenza delle vedute urbane, quale genere di espressione, punto di congiunzione di arte e scienza ed incrocio di molteplici competenze e nuovo genere editoriale, si attua e si diffonde in tutta Europa proprio nel corso del Cinquecento, producendo nuove esperienze di rappresentazione urbana. Un secolo quest’ultimo, come più volte ha messo in rilievo, centrando nel merito, Enrico Guidoni, in cui si ha una vera e propria “rivoluzione delle immagini”, e con essa si espande il gusto e la moda del vedutismo urbano in un affinamento ed in una precisa definizione delle tecniche per la rappresentazione dei paesaggi e delle città sia di invenzione che di puntuale descrizione.

La diffusione della rappresentazione urbana nel corso del XVI secolo si attua in più settori disciplinari da un lato con Cicli pittorici e Cicli di affreschi, dall’altro, con la coeva diffusione della stampa, si amplia enormemente il campo di applicazione e le possibilità di rappresentazione dell’urbano con i Libri di vedute e gli Atlanti di città, con i Trattati militari per la difesa delle città e i Trattati sulla misurazione e rilevamento, con Incisioni librarie, ed Immagini nei Resoconti dei viaggiatori etc …

(da T. Colletta, Relazione generale introduttiva Le “innovazioni dell’iconografia urbana del Cinquecento europeo nelle scelte dei punti di vista.” I punti di vista e le vedute di città. Convegno Nazionale di studi, Roma, Aula Magna, Facoltà di Architettura, 10 Dicembre 2004, in corso di stampa).

La scelta del punto di vista

A partire dalla seconda metà del XV secolo la città viene rappresentata in immagini che per la prima volta riescono ad esprimerne tutta la complessità fisica e semantica; queste rappresentazioni sono il prodotto di un complesso processo di ricerca sia artistica che scientifica, il ritratto di città definisce le sue regole e si diffonde in tutta la cultura figurativa europea, ed avrà grande fortuna fino a tutto il XVIII secolo.

L’innovazione nell’iconografia urbana nel Cinquecento: la ricerca effettuata da vedutisti e paesaggisti per la scelta dei “punti di vista”.
La linea innovativa di studio, vuole approfondire l’iconografia urbana da un punto di vista poco definito nella ricerca storico – cartografica e questo è proprio quello della scelta del punto di vista da parte dell’autore dell’invenzione dell’immagine.

La scelta del punto di vista (segue)

Non può non essere sottolineato che è proprio la scelta effettuata, in quanto strettamente legata, ancora per tutto il Cinquecento, alla volontà di rappresentare la città in un’unica configurazione, a determinare il risultato eccellente delle grandi e celebri iconografie rappresentative delle principali città europee.
Non è tanto lo studio delle iconografie urbane dal punto di vista storico artistico che qui interessa, ma come si è già detto precedentemente ci interessa lo studio storico della fonte iconografica come documento imprescindibile per l’indagine storica sulla città.

A questo settore di studi vuole approfondire la ricerca in merito alla scelta del punto di vista operata dall’autore dell’iconografia e se questo punto di osservazione è ancora oggi reale e rintracciabile nel costruito urbano e territoriale di quella città storica.
Inoltre indaga se la scelta è legata a particolari condizioni di visibilità e riconoscibilità di quella specifica città che si vuole rappresentare o anche ad una richiesta della committenza di guardare la città da quel specifico punto di vista.

La prima cartografia planimetrico zenitale

Il rilevamento del costruito urbano può essere condotto secondo due metodi, da ritenersi di base: il primo è quello per “punti di stazionamento”, metodo indiretto basato sull’indeformabilità dei triangoli piani, rilevati con strumentazione adeguata: con il bossolo o con il radio latino o la squadra mobile o ancora la squadra zoppa; si può anche considerare l’uso del punto unico di stazionamento, attraverso il quale stabilire gli allineamenti principali, indispensabili per aggregare in maniera omogenea le diverse parti, se no rimarrebbero slegate tra loro, si pensi agli schizzi preparatori di Leonardo per realizzare la pianta di Imola. L’uso della planimetria per rappresentare l’urbano costruito, rilevato con precisione, è da rivedersi prioritariamente come strumento di pianificazione urbanistica e non solamente per motivi di strategia militare come la progettazione delle nuove difese di Imola o per la sistemazione dell’area portuale di Ancona. Tra queste prime planimetrie urbane, non in alzato, senza cioè operare una scelta di punto di vista da cui traguardare l’urbano bisogna annoverare in primis la Pianta di Imola, del 1502, l’unica attuata con i metodi di rilevamento albertiani dall’ingegnere lombardo Danesio Maneri tra il 1472 ed il 1474 e solo successivamente aggiornata da Leonardo da Vinci per motivi esclusivamente militari nel 1502, secondo le ipotesi di F. Mancini e L. Pedretti (da T. Colletta, La nascita della moderna cartografia, 1985).

Leonardo Da Vinci, La pianta di Imola del 1502.

Leonardo Da Vinci, La pianta di Imola del 1502.


Le piante in alzato

Le piante “in alzato”, le iconografie urbane prospettiche, “il vero ritratto della città” e la suddivisione operata secondo la scelta dei punti di vista.
Per redigere le piante “in alzato” vi è la necessità di scegliere un punto di vista adeguato, per lo più in altezza, da cui traguardare la città nella sua interezza e in conseguenza di questa scelta nascono le iconografie urbane di grande impegno innovativo. Le iconografie urbane autonome, concepite come opere a se stanti, redatte per una più approfondita conoscenza e grande rappresentatività così come le vedute urbane di carattere artistico per tutta la prima metà del Cinquecento sono per lo più delle immagini celebrative, iconografie urbane prospettiche, e quindi non iconografie, le piante erano considerate fredde “finzioni” non adatte al piacere dell’occhio. Le piante prospettiche, a volo d’uccello, come sono dette comunemente, utilizzano una planimetria di base con un rilevamento sul terreno con strumenti tecnici, ma successivamente si procede alla realizzazione della messa in prospettiva, sulla quale si imposta l’alzato del costruito urbano, traguardando da un ben determinato punto di vista. È questa l’iconografia maggiormente adoperata nel corso del Cinquecento.

Le piante in alzato (segue)

La rappresentazione dell’edificato “in alzato”, comporta, come è ben noto, molte complicazioni ai cartografi e disegnatori per la necessità di operare una selezione nella rappresentazione dell’intera configurazione della città murata nel paesaggio circostante, per renderla facilmente leggibile. L’invenzione artistica riguarda la particolare strategia utilizzata nella puntuale scelta dei punti di vista da cui operare l’alzato della prospettiva urbana.
Lo spazio urbano è certamente il protagonista dell’immagine tridimensionale e molte volte è più precisa delle piante nel rendere lo spazio urbano costruito ed il paesaggio circostante.
Nella prima metà del ‘500 “Il vero ritratto della città” e la scelta dei punti di vista, si perfezionano e le tecniche si affinano, talchè si fissano le regole del procedimento.

Le vedute prospettiche o prospettive di città

La cartografia urbana prospettica – assonometrico – vedutistica è una particolare cartografia urbana che ha avuto notevole successo e diffusione ad iniziare dal XV secolo.

La cartografia urbana prospettica – assonometrico – vedutistica è pur sempre una cartografia, in quanto nasce da un rilievo della città effettuato sul reale, poi restituito, non in planimetria, ma in pianta prospettica e poi posto in alzato.
Non può pertanto accomunarsi all’iconografia urbana, in cui è fortemente presente l’intento dell’artista, ma la cartografia prospettica è pur sempre condizionata visivamente, rispetto alla cartografia planimetrica – zenitale, perché è sempre presente la necessaria scelta operata dall’artista del punto di vista da cui traguardare l’immagine per la prospettiva d’insieme. Questa scelta costituisce una forte libertà individuale di inventiva, da non potersi minimamente sottovalutare nell’analisi del documento cartografico vedutistico; anzi come vedremo ne costituirà il perno su cui si fonda l’analisi Comparativa (cfr. T. Colletta, Atlanti di città …, I cap., 1984).

Certamente però per operare il “vero ritratto della città” per tutto il Cinquecento si preferisce rappresentare la città “in alzato”, o si usa di una doppia tecnica che non può essere assimilato ad una vista zenitale quanto piuttosto ad una pianta scorciata prospetticamente, tecnica alla quale può farsi risalire la pianta di Parma di Smeraldo Smeraldi del 1589.

Le vedute prospettiche o prospettive di città (segue)

Esemplificazioni

1. La Tavola Strozzi su Napoli, dipinto su tavola del 1472 – 73 oggi al Museo di S. Martino. Il dipinto ha una vasta e controversa letteratura … a riguardo prima della datazione (Spinazzola, Croce, Pane, Causa) e poi sull’attribuzione: R. Pane ad ignoto fiorentino (1939- 1985), R. Causa a Colantonio (1979), F. Bologna a Fr. Pagano (1985), C. De Seta (1990-91) a Fr. Rosselli, G. Pane ad artista di ambiente napoletano (2008).

La Tavola Strozzi pur se è un dipinto su tavola per la sua scrupolosità di ripresa dal mare della città, può essere considerato uno dei primi esempi di vedutismo topografico urbano di rilevanza eccezionale.

La Tavola Strozzi

Le Vedute prospettiche o Prospettive di città sono prototipi di eccezionale valore, vedute che rappresentano per la prima volta le città nella loro interezza e con buona attendibilità topografica.

La Tavola Strozzi dipinto su legno di più di un metro lineare è stata accuratamente studiata secondo le diverse tecniche di rappresentazione e differenti metodologie analizzate nei dettagli individuando uno o più punti reali da cui la veduta si ritiene possa essere stata dipinta.

Napoli, la Tavola Strozzi del 1473 di ignoto autore.

Napoli, la Tavola Strozzi del 1473 di ignoto autore.


La veduta della catena e lo schema di costruzione

La veduta berlinese o della Catena di Firenze, incisione del 1472, attribuita a Fr. Rosselli da G. Fanelli (1983).
Il documento di estrema precisione, di cui di recente dal Fanelli ne è stato proposto un grafico ricostruttivo per dimostrare il rapporto tra realtà topografica odierna,proiezione prospettica e rappresentazione nella veduta. A lato lo schema operato dal Fanelli in cui si dimostra la costruzione scientifica della veduta della catena di Firenze: con l’assunzione come asse portante centrale verticale quello della cupola di S. Maria del Fiore da Monteoliveto, dove staziona l’osservatore, con un cono visuale di 60 gradi.

Si riscontra in questo confronto la veridicità della rappresentazione, salvo la contrazione della rappresentazione dell’Oltrarno, che del resto risulta più vicino all’osservatore e quindi tende a sfuggire dal cono ottico.

Firenze ed il punto di vista reale
L’esempio di Firenze ripresa dalle colline ed alture da sud secondo un punto di vista privilegiato che da anche nuove possibilità di estensione che si riflettono sull’urbanistica e nelle fasce suburbane con la militarizzazione dei monti più direttamente dominanti la città.

Schema operato dal Fanelli in cui si dimostra la costruzione scientifica della veduta della catena di Firenze da un punto di stazionamento reale.

Schema operato dal Fanelli in cui si dimostra la costruzione scientifica della veduta della catena di Firenze da un punto di stazionamento reale.


Firenze la veduta della catena

Firenze. La veduta della Catena del 1472. Il punto di vista dalla collina di Monteoliveto dove staziona l’osservatore, con un cono visuale di 60 gradi, dimostra il rapporto tra realtà topografica odierna, proiezione prospettica e rappresentazione nella veduta dello spazio costruito della città storica.

Firenze. La veduta della Catena del 1472. Il punto di vista dalla collina di Monteoliveto dove staziona l'osservatore, con un cono visuale di 60 gradi, dimostra il rapporto tra realtà topografica odierna, proiezione prospettica e rappresentazione nella veduta dello spazio costruito della città storica.


Venezia di Jacopo dè Barbari e Napoli di E. Duperac – A. Lafrery

La Veduta di Iacopo de Barbari per Venezia del 1500, incisione su legno, conservata al Museo Correr a Venezia, dimostra la capacità raggiunta dal rilevamento urbano; la veduta fu edita successivamente per cura di Antonio Kolb, mercante di Norimberga. Al centro si legge “VENETIA M.D.” in alto sotto la figura di Mercurio che campeggia nel mare.
La pianta prospettica disegnata dal De Barbari può essere considerata un monumento cartografico per la precisione del rilevamento e dell’alzato e che conferma il “mito di Venezia” quale rappresentazione di questo nella forma della città: “identità immutabile e perenne di Venezia che significa diversità privilegiata rispetto ad ogni altra situazione urbana terrena “scrive Lionello Puppi (da L. Puppi in Città capitali, a cura di De Seta, 1985).
È un metodo cartografico moderno di rilevamento urbano che ritroviamo anche nella prima cartografia prospettica della capitale del regno meridionale eseguita dopo i lavori di ampliamento e fortificazione operati dal vicerè Pedro de Toledo.

Venezia di Jacopo dè Barbari e Napoli di E.Duperac – A.Lafrery (segue)

La pianta prospettica di Napoli detta del Lafrery è stata redatta da E. Duperac ed edita da Antonio Lafrery nel 1566 come recentemente ha rivelato Giulio Pane (1987) per le sue analogie con la pianta prospettica di Roma dello stesso Du Perac edita dal Lafrery.

La mappa Lafrery è la pianta prospettica della Napoli vicereale alla metà del Cinquecento eseguita rilevata con grande precisione e rappresentata “in alzato” per una maggiore comprensione del nuovo costruito urbano della città fortificata cinquecentesca.

Le esemplicazioni da noi evidenziate nella Lezione vale notare sono solo i casi più emergenti della nuova cultura in campo cartografico, molte sono infatti le città che acquisiscono una cartografia autonoma o “ritratto di città” nel Cinquecento.
Comunque è certo che la diffusione dell’immagine città avviene con i volumi degli Atlanti di Città, attraverso i quali si attua quella “rivoluzione delle immagini” tramite le cartografie a stampa, che propongono delle sintesi per tutte le città del mondo della nuova “forma urbis” rinascimentale (T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento, Napoli, ESI, 1984).

La pianta prospettica di Venezia

La “VENEZIA MD” la grande cartografia urbana di Venezia di Jacopo dè Barbari del 1500.

La “VENEZIA MD” la grande cartografia urbana di Venezia di Jacopo dè Barbari del 1500.


La pianta prospettica di Napoli

Napoli. La pianta prospettica di E.Duperac – A.Lafrery del 1566.

Napoli. La pianta prospettica di E.Duperac – A.Lafrery del 1566.


Gli “Atlanti di città”

Gli “Atlanti di Citta” e la diffusione, tramite la stampa della cartografia illustrata assonometrico vedutistica tra XVI e XVIII secolo

Abbiamo illustrato nelle precedenti lezioni alcuni tipi di fonti iconografiche: il paesaggio e le città nella pittura urbana, la prima cartografia urbana manoscritta e a stampa, nata da un precedente rilievo, abbiamo fatto alcuni cenni all’altro grande capitolo dell’iconografia pittorica quello del vedutismo urbano sei-settecentesco. Ci occuperemo oggi dell’iconografia urbana inserita nei grandi volumi a stampa; iconografia incisa che abbiamo voluto chiamare in un nostro saggio edito nel 1984: Atlanti di Città.
Le immagini degli Atlanti di Città per similitudine con i grandi Atlanti geografici prodotti alla metà del Cinquecento sulla base dell’invenzione promossa da Abramo Ortelio con il Theatrum Orbis Terrarum.
Iniziativa editoriale poi proseguita con i numerosi altri Atlanti del Braun-Hogenberg, dell’Hondius, del Janssons, dei Bleau…solo per citare i più noti tra Cinque e Seicento.

Copertina del volume di T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento del 1984.

Copertina del volume di T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento del 1984.


I libri di carte

Vale notare che la formazione dei veri e propri Atlanti fu preceduta da volumi riguardanti diversi soggetti in cui compaiono le prime immagini di città.
1. I libri di carte, le descrizioni dei paesi, le raccolte di città

  • I primi libri in cui ritroviamo le immagini di città, sono i primi incunaboli sulla descrizione del mondo editi a Venezia: W. Rolewink, 1481 e J. Foresti, 1487 e varie altre edizioni successive. Sono questi dei Compendi universali e Cronache del mondo nei quali alcune illustrazioni riguardano le città. Sono dei piccoli tasselli rappresentativi e simbolici delle città, in questi ritroviamo per la prima volta incisi dei piccoli ritratti di città.
  • Successivamente sempre a Venezia ritroviamo editi dei libri di carte, delle Descrizioni di paesi in cui compaiono alcune carte incise di città, ed anche delle singole Raccolte di vedute di città italiane, di notevole pregio: G. Ballino, 1569, P. Bertellio, 1599, P. Valegio, 1590.

(da T. Colletta, Atlanti di città, cap.II, 1984)

Napoli nell’Immagine simbolico – prospettica tratta dal testo di J.F. Foresti, Venezia 1520.

Napoli nell'Immagine simbolico - prospettica tratta dal testo di J.F. Foresti, Venezia 1520.


Le Cosmografie

2. Le Cosmografie e le prime immagini di città.

Di differente qualità e intenti editoriali vanno considerate le Cosmografie edite nel Nord d’Europa, a Norimberga ed Anversa, nelle quali abbiamo un salto di qualita’ nell’iconografia urbana. Per primo: il Liber Cronicarum di Hans Schedel, del 1493.
Il volume pur non potendo essere ancora considerato un Atlante di città, perchè ancora è la parte scritta che ha il predominio sull’immagine; non è il discorso sulle città il fulcro di interesse del testo, ma il principio e la storia del mondo. La veduta di città non occupa che una parte della pagina scritta, è ancora solamente un tassello simbolico.
Difatti le xilografie di città sono scambiate e si riproducono egualmente con nomi diversi.
Solamente per Venezia, Roma e Napoli abbiamo degli unicum per i grossi riferimenti alle particolari realtà urbane rappresentate e delineate.

Napoli. Veduta dal Torrione del Carmine inserita nella Cosmographia di S. Munster della metà del Cinquecento (da T. Colletta, Atlanti..,1984).

Napoli. Veduta dal Torrione del Carmine inserita nella Cosmographia di S. Munster della metà del Cinquecento (da T. Colletta, Atlanti..,1984).


Le città nella Cosmographia di S. Müster

Un salto ancora di qualità nell’iconografia urbana si ha con le xilografie presenti nella Cosmografia di Sebastian Munster Basilea 1544, e poi 1572 che a ragione può essere considerata il primo Atlante di città, più volte stampata, in più edizioni tedesche e poi tradotto in più lingue, latino, francese.

La vera e propria novità nel Munster consiste nell’invenzione del modello del profilo frontale e piatto della città, vero e proprio sky-line e anche delle prime piante prospettiche delle città più rilevanti dal punto di vista urbano: come Roma, Norimberga, Venezia, Napoli. Per queste città nel volume si ha la doppia rappresentazione: veduta e pianta.

Le carte di città ebbero grande successo diventano oggetto di riflessione, di catalogazione e di studio… sono i dizionari del mondo in termini di conoscenza urbana. Esse rappresentano un particolare settore della cartografia, al quale abbiamo dedicato alcuni studi.
Esse si moltiplicano dopo la metà del Cinquecento per la moda del collezionismo geografico e per il rinnovato gusto per l’immagine-città, cara al vasto e colto pubblico dei viaggiatori e mercanti del nord Europa. Il grande e facile fine commerciale e divulgativo del libro ed il suo facile uso ne determinò certo la grande diffusione e con questa anche la nascita di città privilegiate, perchè inserite in questi Atlanti.
Città per le quali si creò un mito.
Il mito di quelle città molto spesso risiedeva in quell’unica immagine stereotipa che si inculcò per più secoli nella mentalità di quei lettori e per alcune città permane ancora oggi (si pensi a Napoli e a Venezia).

Pianta prospettica di Napoli

Napoli. Pianta prospettica inserita nel volume in edizione tedesca di S. Munster: La  Cosmographia, Colonia 1590 (collezione privata).

Napoli. Pianta prospettica inserita nel volume in edizione tedesca di S. Munster: La Cosmographia, Colonia 1590 (collezione privata).


Il Theatrum Urbium praecipuarum mundi

3. Gli Atlanti di città

Alla metà del Cinquecento la rappresentazione dell’urbano si perfeziona e tutte le città hanno un primo rilevamento del costruito urbano che vogliono far conoscere e diffondere tra il pubblico più colto.

Sia i testi italiani che questi primi testi di cosmografie non presentano l’approfondimento culturale e scientifico che riscontriamo negli Atlanti di città di area fiamminga, tra questi certo il più noto è il Theatrum Urbium Praecipuarum Mundi, di G. Braun e F. Hogenberg, in sei volumi dal 1578 al 1613.
Il primo volume è chiamato le Civitates Orbis Terrarum. Questa opera nel suo complesso editoriale e per la sua organizzazione scientifica costituirà il prototipo a cui faranno riferimento, per più di due secoli gli altri Atlanti.

Fu una realizzazione editoriale senza precedenti, la cui complessità, durata e qualità fu di grande rilievo. La riproposizione in più testi dei tipi di immagine cinquecentesche redatte per le civitates fu notevole. Abbiamo potuto dimostrare nel nostro studio al quale vi rimando se volete approfondire l’argomento (T. Colletta, Atlanti di città, 1984).

G. Braun, F. Hogensberg, Copertina del I volume delle Civitates Orbis Terrarum, Colonia 1572. (Venezia Biblioteca Nazionale Marciana).

G. Braun, F. Hogensberg, Copertina del I volume delle Civitates Orbis Terrarum, Colonia 1572. (Venezia Biblioteca Nazionale Marciana).


La rivoluzione delle immagini apportate con gli Atlanti di città

Gli Atlanti di città sono quei volumi che collazionano insieme, ad iniziare dagli anni 70 del Cinquecento più vedute di città, in pianta o prospetto, di diversi paesi, dopo aver eseguito una ricognizione attenta e nuove stesure dal vivo di città e paesaggoi da parte di cartografi, artisti, dipintori etc …

Le grandi affermazioni italiane in campo cartografico e la nuova cultura in campo cartografico che si va affermando in Italia, tramite alcune tappe fondamentali, promosse e realizzate da cartografi artisti di grande rilievo, che si sono analizzate nella precedente lezione, non avrebbero avuto una grande notorietà senza la grande diffusione di quelle immagini di città, operata dai grandi Atlanti.

La “rivoluzione delle immagini”, di cui parla il Guidoni, si ebbe infatti nel Cinquecento proprio tramite la grande invenzione della stampa.
La diffusione dell’immagine città e della sua nuova forma urbis, raggiunta con le trasformazioni rinascimentali si ebbe tramite le incisioni, per lo più immagini ridotte delle carte originali nel formato dei volumi da pubblicare per gli Atlanti (50×70 cm).

Haarlem. Pianta prospettica  tratta dal Theatrum Urbium praecipuarum mundi di G. Braun, F. Hogenberg, Anversa, 1578-1618.

Haarlem. Pianta prospettica tratta dal Theatrum Urbium praecipuarum mundi di G. Braun, F. Hogenberg, Anversa, 1578-1618.


Joris Hoefnagel e il mito partenopeo

La rilevanza della scelta del punto di vista risulta di fondamentale significato per la stessa rappresentazione come le immagini cinquecentesche degli “Atlanti di città” confermano, ponendo nelle iconografie la raffigurazione dell’autore e dei suoi accompagnatori proprio sul luogo prescelto come punto di vista da cui traguardare l’immagine della città. Spesso in questa scelta si ravvede la evidenziazione del punto di convergenza delle coordinate di progetto, attraverso le quali vengono ordinati e composti gli elementi architettonici allo scopo di restituire forma e significato alla forma urbana nel suo paesaggio ed ambiente naturale.

Per molte Città si creò un mito, tramite le immagini degli Atlanti.

Con l’immagine inventata da Joris Hoefnagel per Napoli ed il suo nuovo punto di vista da Posillipo nasce nel 1578 il mito della città e del suo golfo ai piedi del Vesuvio.
Il mito di quelle città molto spesso risiede in quell’unica immagine stereotipa che tramite la diffusione degli Atlanti fu acquisita per più secoli nella mentalità di quei lettori del Nord Europa e per alcune città è un topoi privilegiato della visione che permane ancora oggi.

(T. Colletta, Il “Theatrum Urbium ” e l’opera di Joris Hoefnagel nel Mezzogiorno d’Italia (1577-1580), 1984).

Napoli da Posillipo con il Vesuvio al centro nell’immagine di Joris Hoefnagel per il Theatrum Urbium del 1578.

Napoli da Posillipo con il Vesuvio al centro nell'immagine di Joris Hoefnagel per il Theatrum Urbium del 1578.


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

T. Colletta, Il sobborgo della Pignasecca e l'insula dello Spirito Santo: ricerche di storia urbana, in "Archivio Storico delle Province Napoletane", XV serie, vol.XIV (1975) 1976, pp.145- 183.

T. Colletta, Una carta topografica del Seicento e l'espansione della città di Napoli a valle della collina di San Martino, in "Storia della città", nn.12/13, numero monografico "Cartografia e Storia", luglio-sett. 1979, pp.39-63.

T. Colletta, La cartografia storica sulle città e la storia urbanistica, in "Ricordo di Roberto Pane", (Atti del convegno "Incontro di studio su R. Pane", 14-15 ottobre, 1988), Napoli 1991, pp. 463-468; anche in "Napoli Nobilissima", vol. XXIX, fasc.I-V, gennaio-agosto 1990, pp.54-58.

T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento, Napoli ESI, 1984.

T. Colletta, Il "Theatrum Urbium " e l'opera di Joris Hoefnagel nel Mezzogiorno d'Italia (1577-1580), in "Archivio storico per le Province Napoletane", vol.XXI (1983),1984, pp.45-102, ill.16.

T. Colletta, La nascita della moderna cartografia, “Rassegna ANIAI”, n.2, 1985

T. Colletta, Relazione generale introduttiva: le "innovazioni" dell'iconografia urbana del Cinquecento europeo nelle scelte dei punti di vista. "I punti di vista e le vedute di città", Convegno Nazionale di studi, Roma, Aula Magna, Facoltà di Architettura, 10 Dicembre 2004. Parte seconda: il Cinquecento (in corso di stampa).

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