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Teresa Colletta » 6.Fonti per lo studio delle città storiche. Il metodo storico d'indagine sulla città. II parte. Le fonti tradizionali, iconografiche e cartografiche


Le Fonti storiche tradizionali

Si è più volte sottolineato l’importanza dell’analisi della città di pietra, cioè dei fenomeni urbanistici nella loro reale consistenza sul territorio, prima che si operi una qualsiasi indagine storica o storico-critica sulle fonti scritte. In tal senso abbiamo messo al primo posto nella ricerca storica su una città le:

1. Fonti di base, ovvero tutta la documentazione della effettiva consistenza di quel centro.

  • Si vuole affermare l’importanza della lettura analitica del documento principale nella storia urbanistica: la città stessa come si è effettivamente costruita.
  • Alle fonti planimetriche e di rilievo che abbiamo chiamato di base per lo studio storico-urbanistico (vedi Lezione 5) vanno ad aggiungersi le tradizionali.
  • Fonti storiche per addivenire alla lettura del contesto storico architettonico-urbanistico nel suo concreto esistere.

2. Fonti storiche tradizionali:

2.1 fonti storiche scritte;
2.2 fonti iconografiche;
2.3 fonti cartografiche.

Fonti storiche scritte

2.1 Fonti storiche scritte

Per fonti storiche scritte devono intendersi tutte quelle fonti e documenti manoscritti e a stampa quali le descrizioni letterarie, guidistiche, archivistiche, statutarie, legislative. La ricerca di questo materiale bibliografico e archivistico fa parte della ricerca storica sulla città.

Le fonti storiche scritte: descrittive, letterarie, legislative, guidistiche, archivistiche (istituzionali, peritali, notarili, catastali, etc).
Per secoli la storia si e’ sempre fatta sui documenti scritti, ed era dovere e compito dello storico vagliare le testimonianze scritte per individuare il processo di svolgimento dei fatti storici. (E. Carr, Sei lezioni di storia)

Bisogna risalire certo alla sua storia della successione degli eventi storici avvenuti in quel centro, ma si deve centrare su come questi hanno condizionato la città storica ed il suo intorno: dal momento della fondazione ed origine fino ad oggi. Cioè fino all’altro ieri, la storia infatti non si ferma al Settecento o all’Ottocento, nè tantomeno alla II guerra mondiale.

Le biblioteche e gli archivi

Pertanto per operare ciò bisogna in primo luogo:

1. redigere una bibliografia, cioè operare una ricerca bibliografica su quanti hanno scritto prima di noi sull’argomento centro storico. Quello che comunemente chiamiamo: la letteratura o bibliografia sull’argomento (libri, opuscoli, articoli), senza trascurare naturalmente tutto ciò che può contribuire ad allargare la visione sull’argomento e collegarlo ad un quadro più generale. Questa operazione va svolta nelle biblioteche (Nazionali, Provinciali, Comunali, Private etc..).

2. Il secondo punto da analizzare sono i repertori bibliografici; sulla storia delle città e del territorio e gli indici di tutte le riviste specializzate. Ancora vanno consultati i bollettini bibliografici decennali pubblicati dalle Società di Storia Patria.

Nella ricerca bibliografica, oltre alle biblioteche che risultano di fondamentale rilevanza la consultazione dei repertori conservati negli archivi.

3. Gli archivi
A differenza della ricerca condotta su opere gia’ pubblicate, la ricerca bibliografica dianzi detta, la ricerca archivistica è una ricerca sui documenti originali, quindi su documenti non selezionati, o interpretati da altri cultori e studiosi di altri rami della storia. Pertanto la consultazione dei documenti originali, non risente degli interessi culturali politici di chi ha scritto il libro o l’articolo e non presenta una realtà già deformata.
D’altro canto però i documenti non sono pre-selezionati e vanno letti, non certo per argomento! Quindi è velleitario ricercare in un archivio una suddivisione per argomento o per voce!
Negli Archivi non esiste alcun inventario per centri o città o monumenti!

Gli Archivi di Stato

In Archivio sono conservati infatti gli atti delle pubbliche amministrazioni per eseguire opere pubbliche, per condurre processi, per arruolare soldati, per riscuotere imposte; per motivi giuridici-amministrativi i documenti quindi sono conservati per sezioni e affari di competenza delle varie istituzioni pubbliche nei varii secoli differenti sia per nome che per interessi. E’ necessario per accedere alla consultazione dell’archivio x avere un minimo di conoscenza della storia istituzionale della regione, e degli stati pre-unitari. Bisogna inoltre conoscere per sommi capi la successiva periodizzazione degli stati e le diverse dominazioni.

In primis gli archivi di Stato, sono preposti alla conservazione e alla consultazione del pubblico, pertanto sono organizzati in tal senso con personale specializzato. Ogni archivio di stato italiano (sono 74 circa) possiede una Guida orientativa precisa pubblicata negli anni 1988-90, nella quale sono individuati le istituzioni e i fondi ancora conservati, dopo gli eventi bellici, e la loro consistenza numerica e qualitativa, per periodi storici. Per ciascun fondo si fa riferimento agli inventari esistenti presso l’Archivio e consultabili per individuare i volumi e i fasci d’interesse. E’ aggiunta inoltre una nota bibliografica per ciascun fondo già studiato da storici e archivisti.

Napoli, pianta e sezione di una casa a Rua Catalana. Proprietà  monastica e quindi nell’Archivio dell’ordine religioso.
(da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006, cap.III).

Napoli, pianta e sezione di una casa a Rua Catalana. Proprietà monastica e quindi nell'Archivio dell'ordine religioso. (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006, cap.III).


Gli Archivi di Stato, l’ Archivio centrale dello Stato, gli Archivi militari

Gli Archivi di stato conservano carte riguardanti gli stati pre – unitari cioé fino al 1860, prima cioé dell’Unità d’Italia, successivamente la documentazione è pervenuta all’ Archivio Centrale dello Stato a Roma EUR. E’ un archivio centralizzato ove si conservano tutte le documentazioni successive all’unità d’Italia e riguardanti l’amministrazione dello Stato. Ovvero è identico ad un Archivio di stato, ma mentre quello è dello stato pre – unitario questo dell’EUR è dello stato di oggi. E’ di grande interesse quindi per tutte le ricerche riguardanti l’epoca contemporanea.

Archivi militari, di Terra e di Mare
Sezione distaccata degli archivi di stato custodiscono molto spesso una documentazione sulla questione della difesa e della fortificazione del centro urbano, castelli, arsenali e altre opere militari; nonchè molti documenti di altre città, spesso dovuti a spionaggio militare o a semplice ricognizione. In tal senso è possibile fare delle ricerche incrociate di notevole interesse storico su centri appartenenti ad alcune nazioni, i cui documenti sono conservati in archivi stranieri.

Gaeta. Il rafforzamento della piazzaforte ai primi del Settecento nelle carte dell’Archivio di Stato di Napoli (da T. Colletta, Piazzeforti di Napoli e Sicilia, Napoli 1981).

Gaeta. Il rafforzamento della piazzaforte ai primi del Settecento nelle carte dell'Archivio di Stato di Napoli (da T. Colletta, Piazzeforti di Napoli e Sicilia, Napoli 1981).


Gli Archivi Provinciali, Comunali, Diocesani, Monastici, Privati e nobiliari

Archivi provinciali e comunali
Sono in gran parte costituiti dopo l’unità d’Italia e pertanto conservano documenti non precedenti al 1860. Non essendo istituzioni competenti e demandate alla consultazione pubblica delle carte documentarie non hanno organizzazione scientifica del materiale è di grande difficoltà accedere a questi Archivi storici comunali.
Archivi ecclesiastici e archivi diocesiani
Sono numerosi e dislocati per sedi diocesane e spesso conservati ancora nelle chiese parrocchiali o nelle chiese matrici o cattedrali. Sono quasi sempre inventariati e studiati.
Archivi monastici
Sono ancora presenti presso l’ordine monastico di appartenenza, ove questo non sia stato soppresso con decreto durante il decennio francese, ai primi dell’Ottocento. In quest’ultimo caso è conservato l’archivio di quel monastero presso l’Archivio di stato corrispondente allo stato preunitario; per tutto il mezzogiorno continentale all’archivio di stato di Napoli e di Bari, per la Sicilia a Palermo. Molti sono poi gli Archivi degli ordini conservati presso le sedi dell’Ordine generale come per gli Agostiniani a Roma o i Francescani ad Assisi.
Archivi privati e nobiliari
Gli archivi privati sono quasi sempre conservati presso le famiglie nobiliari di appartenenza, solamente in alcuni casi, di estinzione della famiglia o per donazione di qualche membro familiare sono stati ceduti all’Archivio di Stato della città di appartenenza, che lo conserva e ne amministra la lettura, previa richiesta da parte del cittadino. Gli Archivi privati non sempre hanno un inventario ragionato.

Le fonti tradizionali: L’iconografia e la cartografia urbana e territoriale

Le fonti tradizionali per la Storia Urbanistica

2. Le fonti iconografiche e cartografiche, ovvero l’iconografia e la cartografia urbano e territoriale.
La ricerca storica sulle città come si è più volte detto fonda su uno studio analitico. Il lavoro da fare è quindi una ricerca di base che va svolta principalmente sulle fonti, con uno scandaglio sistematico che porti alla luce nuovi materiali documentari utili alla ricostruzione dei processi urbani e al loro sviluppo e alla loro trasformazione fisica.
In tal senso l’iconografia e la cartografia possono essere riconosciute quali utili strumenti per la ricerca, se intesi però nel giusto senso e con le opportune differenzazioni tra i documenti cartacei, di cui ora parleremo più dettagliatamente.
L’iconografia e la cartografia infatti vanno considerate diversamente dai vecchi schemi vedutistici di riscontro delle emergenze o di analisi del documento dal punto di vista figurativo, ma vanno intese come documento da confrontare con le carte attuali, cioè con la cartografia di base, di cui parlavamo nella lezione 4.
Nella nostra ricerca storico – urbanistica sono pertanto da considerarsi ottimali: i rilevamenti urbani operati in scala, a qualsiasi periodo storico appartengono, così come i catasti, ed i disegni planimetrici. Proprio in tal senso le fonti cartografiche di più grande utilità al nostro lavoro sono quelle planimetriche e in scala, pur se rese secondo le scale della metrologia antica con misure di lunghezza (passi, palmi, tese, canne) diverse tra stato e stato in Italia e da Nazione e Nazione in uso fin dal Medioevo e riunite soltanto dopo la Rivoluzione francese del 1789, con l’introduzione del sistema metrico decimale.

Le fonti iconografiche: le iconografie

2. Le fonti tradizionali

2.2 Fonti iconografiche

Sono da individuarsi come fonti iconografiche tutte quelle rappresentazioni che hanno come oggetto la città storica, sia le rappresentazioni di parti di città all’interno di altre rappresentazioni pittoriche, sia raffigurazioni pittoriche, disegni, incisioni, stampe inserite in guide o ad illustrazione di libri, aventi come oggetto unicamente la città, o parti di essa; rilievi o disegni di città, schizzi di studio o di progetto realizzati e non, fotografie, cartoline, aereofotografie redatte in tempi diversi e secondo diverse metodologie nel corso della storia di ogni singola città. La ricerca di questo tipo di materiale fa parte della ricerca storica bibliografica ed archivistica.

All’iconografia urbana, possono ricondursi quindi tutte le rappresentazioni che hanno come oggetto la città: incisioni, disegni, carte, dipinti, olii, tempere in questo settore va ascritto sia:
2 .2.A La città nelle rappresentazioni pittoriche;
2.2. B. il vedutismo topografico;
2.2. C. la pittura di paesaggio.

La rappresentazione iconografica di un luogo urbano in un preciso momento storico: G. Van Wittel, Largo di Palazzo a Napoli, metà del XVIII secolo (da T. Colletta, Piazza Plebiscito a Napoli, 2004).

La rappresentazione iconografica di un luogo urbano in un preciso momento storico: G. Van Wittel, Largo di Palazzo a Napoli, metà del XVIII secolo (da T. Colletta, Piazza Plebiscito a Napoli, 2004).


2.2 Fonti iconografiche

Una prima grande differenziazione va fatte fra le varie branchie che ricorrono sotto la voce cartografia urbano – territoriale. Bisogna infatti evidenziare:
2.2A. l’interesse per la città che ritroviamo nella pittura, già in epoca tardo antica, basti pensare ai mosaici di Ravenna e al porto della stessa città.

2. L’ iconografia, cioè tutte le rappresentazioni che hanno come oggetto la città: incisioni, disegni, carte, dipinti, olii, tempere in questo settore va ascritto;

2.2B. il vedutismo topografico; di cui è esempio prestigioso la Tavola Strozzi su Napoli nel 1473;
2.2C la pittura di paesaggio.

Tutte queste rappresentazioni urbane pur se hanno come oggetto la città, non hanno alla base un rilievo planimetrico, sono pertanto, sono da considerarsi fortemente condizionate dalla mano dell’artista – autore dell’immagine e pertanto non possono considerarsi totalmente rispondenti alla realtà della città o all’urbano che esse rappresentano.

La pittura di paesaggio: F. Hackert, Città portuale fortificata, alla metà del Settecento  (Caserta, Palazzo reale, foto dell’a. 2007).

La pittura di paesaggio: F. Hackert, Città portuale fortificata, alla metà del Settecento (Caserta, Palazzo reale, foto dell'a. 2007).


Fonte primaria: La cartografia urbano-territoriale. Le fonti cartografiche

La cartografia urbano – territoriale è la fonte primaria nello studio storico urbanistico e val la pena dunque di operare le dovute distinzioni tra le carte e differenziare.

2.3 A Le carte rappresentative ornamentali, ovvero le mappe storiche, le vedute prospettiche e a volo d’uccello delle città, si differenziano da quelle che abbiamo voluto chiamare carte strumentali, ovvero più legate a fattori pubblici cioè la cartografia militare, la cartografia catastale, la cartografia peritale, argomenti sui quali ho particolarmente lavorato in questi ultimi anni ai cui testi vi rimando per approfondimenti (T. Colletta, Atlanti di città del ‘500, 1984).

2.3 B E’ importante sottolineare che la cartografia ornamentale rappresenta la città quasi sempre nella sua interezza, cioè nella sua configurazione formale globale, vista da uno specifico punto di stazionamento: il punto di vista, fondamentale per capire l’orientamento e la ricognizione effettuata dal cartografo. Inoltre tale rappresentazione è strettamente legata ai processi di sviluppo delle tecniche di rilevamento e restituzione subiscono, dal momento della sua nascita come cartografia nell’epoca del Rinascimento con Leon Battista Alberti (1452) fino alle più recenti rappresentazioni ottocentesche. (cfr. T. Colletta, La nascita della moderna cartografia nell’età del Rinascimento, 1985).

La cartografia urbana: La cartografia ornamentale. Gli Atlanti di città

All’interno della cartografia urbano territoriale il settore delle molteplici carte urbane si può differenziare in più specifici indirizzi: in primo luogo.

3.a. la cartografia ornamentale che da prospettico assonometrico – vedutistica nel 500-600, diventa al principio del 700 cartografia topografica descrittiva dell’intera città; in ottemperanza dell’impiego dei nuovi metodi scientifici di rilevamento della città.

In questo settore della cartografia ornamentale vanno inserite le immagini di città inserite negli Atlanti di città che dal XVI al XVIII secolo si pubblicano in tutta Europa con grande successo editoriale.
Su questo tema, sul quale ci siamo soffermati nella ricerca per più anni, torneremo nella prossima Lezione (Lezione n. 7)

La cartografia ornamentale: Napoli da Posillipo di Joris Hoefnagel (da T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento, Napoli, ESI, 1985).

La cartografia ornamentale: Napoli da Posillipo di Joris Hoefnagel (da T. Colletta, Atlanti di città del Cinquecento, Napoli, ESI, 1985).


Le Fonti cartografiche: 2.3A La cartografia ornamentale

Va detto che tutte queste rappresentazioni urbane, pur se hanno come oggetto la città, non hanno alla base un rilievo planimetrico, sono pertanto da considerarsi fortemente condizionate dalla mano dell’artista – autore dell’immagine e pertanto non possono considerarsi totalmente rispondenti alla realtà urbana rappresentata ovvero la cartografia urbano territoriale propriamente detta invece è la rappresentazione della città e del territorio restituita dopo un rilievo di base condotto sul campo, in un determinato momento storico in alzato o in planimetria.
2.3. Fonti cartografiche
Si intende per fonti cartografiche, differentemente da quelle iconografiche in cui predomina la volontà dell’artista e sono quindi d’impronta, dal vero, d’inventiva, di immaginario, quelle cartografiche invece impostate su di un rilievo metrico; cioè le piante, ovvero le carte icnografiche, che vuol dire appunto planimetriche! Naturalmente sono queste carte redatte ad iniziare dalla metà del XVI secolo, quelle che hanno maggior valore per un discorso storico sulla città, essendo principalmente in scala, pur se non sempre, ovviamente metrico – decimale, ma ciascuna redatta secondo differenti sistemi di misura in atto in quello stato. Nel Napoletano ad esempio in palmi, passi e canne. Queste carte danno la possibilità di essere riportate nella scala metrica decimale e confrontate quindi con quelle attuali in scala metrica.

Napoli. Particolare della carta del Duperac – Lafrery del 1566. (da T. Colletta, Napoli città portuale…, 2006).

Napoli. Particolare della carta del Duperac – Lafrery del 1566. (da T. Colletta, Napoli città portuale..., 2006).


Le piante ricostruttive di città

Le carte antiche infatti, se effettivamente rilevate dal vero e poi restituite in scala, offrono la possibilità tramite passaggi numerici di essere ricondotte su rilevamente attuali fotogrammetrici o catastali che siano; e pertanto essere così più facilmente comprensibili.

E’ il tema delle piante ricostruttive di città e dei tessuti urbani.
Di questa particolare tematica ci si è interessati più recentemente (cfr. gli Atti del Convegno di Amalfi del 2004, di cui qui è evidenziata la copertina del volume degli Atti).
La nuova cartografia ricostruttiva unitamente alla lettura delle carte d’archivio, a cui spesso sono unite e legate aiuta, non poco e alla comprensione di alcuni fenomeni urbani di rilievo e lontani nel tempo.

Su queste fonti bisogna però far luce e chiarire alcuni punti che spesso comportano confusioni e sovrapposizioni di analisi, perchè non sempre sono redatte e costruiti per i medesimi scopi.

Su tale tematica torneremo nelle prossime Lezioni per ulteriori approfondimenti. (Lezione n.10)

Copertina del volume degli Atti della Giornata di studio di Amalfi su “Le piante ricostruttive di città dei tessuti storici. Metodi e ricerche”,  2004).

Copertina del volume degli Atti della Giornata di studio di Amalfi su "Le piante ricostruttive di città dei tessuti storici. Metodi e ricerche", 2004).


La cartografia strumentale: la cartografia militare

3B.1. Bisogna anche considerare oltre la cartografia illustrativa ornamentale anche la cartografia strumentale, cioè redatta per uno scopo utilitario e non solamente per uno scopo rappresentativo ornamentale, ma più tecnico. Pertanto, mentre la prima è rivolta al gran pubblico e viene diffusa, anche tramite la stampa gli Atlanti, come vedremo, questa seconda è quasi sempre manoscritta e rimane perlopiù segreta. Va pertanto ricercata e riscoperta negli archivi, ove ancora viene gelosamente conservata. Fa parte di questa settore di carte la cartografia militare.

Questo particolare tipo di cartografia è enormemente discontinua e legata a fatti contingenti: guerre, battaglie, spedizioni militari, ricognizioni spionistiche, illustrazioni di assalti e di conquiste di territori, visite ed ispezioni sui luoghi forti degli stati.

Le carte militari su Gaeta della metà del ‘6oo e del primo Settecento sono tratte da T. Colletta, Il potenziamento delle fortificazioni della città portuale di Gaeta nella prima metà del Seicento per mano dell’ingegnere Antonino Vento, in Annuario Storia della Città, Roma, 2007.


La cartografia strumentale: la cartografia pre-catastale e catastale

3b.2 Sempre alla cartografia strumentale, cioè a quella cartografia redatta con precisi scopi utilitari e tecnici, ed aventi valore ufficiale fa capo tutta la cartografia pre – catastale e catastale.

Questa cartografia è estremamente ricca per tutte le citta’ ed estremamente produttiva dal momento che in essa c’è tutta la sedimentazione delle città storiche.
All’interno di questa cartografia non bisogna però pensare solamente ai rilevamenti urbani e descrittivi redatti ai soli fini fiscali, quali iniziano alla metà del XII secolo, e diventano cartografici verso la fine del Settecento.
Ben prima della nascita del catasto, quale forma fiscale, si erano avuti delle rappresentazioni parcellari del territorio e delle città e delle zone periurbane redatte ad uso privato, e per altri fini: peritali, di possesso , legali, notarili, per controversie, non ad uso fiscale.

Sulla cartografia strumentale e sulla cartografia degli Atlanti torneremo nella Lezione 7.

Si può certamente dire che nell’ultimo Quattrocento e per tutto il Cinquecento si afferma più che la cartografia planimetrica la cartografia prospettica o illustrata – assonometrico – vedutistica, ossia in alzato.

Napoli, mappa pre-catastale dei quartieri spagnoli (da T. Colletta La cartografia…,1985).

Napoli, mappa pre-catastale dei quartieri spagnoli (da T. Colletta La cartografia…,1985).


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La lezione è una sintesi dai miei studi e di ricerche pubblicate già pubblicate alle quali rimando per chi volesse approfondire alcuni degli argomenti trattati.

T. Colletta, Atlanti di città del '500, Napoli, Esi ,1984.

T. Colletta, Napoli. La cartografia pre-catastale, "Storia della città”, nn.34-35,1985.

T. Colletta, La nascita della moderna cartografia nell'età del rinascimento, in “Rassegna aniai", n.2,1985

T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa, il porto ed il mercato dall'VIII al XVII secolo, Kappa edizioni, Roma 2006, pp.474, 80 foto a colori, 272 immagini in bianco e nere e vi tavole fuori testo di grandi dimensioni( 48 x 52 cm).

T. Colletta, Il potenziamento delle fortificazioni della città portuale di Gaeta nella prima metà del Seicento per mano dell'ingegnere Antonino Vento, in Aa.Vv., Annuario di storia della città, Roma 2007.

Per l'approfondimento sul rilevamento urbano ed architettonico: Cfr. Docci, Maestri, storia del rilevamento architettonico, Bari Laterza, 1985.

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