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Teresa Colletta » 11.Le nuove Fonti per la storia della città. La restituzione degli itinerari processionali urbani e territoriali. Esemplificazioni


Le nuove Fonti per la storia dell’Urbanistica: gli usi simbolici e le documentazioni di tipo demo-antropologico

Le nuove fonti per la storia dell’Urbanistica
Abbiamo illustrato nelle precedenti lezioni cosa s’intende per fonti tradizionali nella ricerca di storia urbanistica: le fonti scritte, letterarie, descrittive, guidistiche, notarili, peritali, giudiziali, e le fonti iconografiche e cartografiche e come queste siano entrambe, nelle loro differenziazioni, che abbiamo evidenziato, strettamente connesse alla lettura del contesto architettonico e urbanistico nel suo concreto esistere. (vedi lezioni 6,7,8)

A questi dati documentari più tradizionali della ricerca storica la nuova metodologia di studi urbani aggiunge tecniche di indagine più realisticamente aderenti alla storia delle città. Intendendo , come più volte abbiamo detto, la moderna disciplina che andiamo costruendo suscettibile di un ampliamento continuo degli orizzonti disciplinari , ma principalmente capace di svilupparsi in una sua autonoma prospettiva. Tra queste nuove fonti abbiamo analizzato in dettaglio l’innovazione metodologica apportata negli studi storico-urbanistici dalle piante ricostruttive e dalle cartografie interpretative (lezione 9).
Tra le nuove Fonti utili alla ricostruzione storica delle città possiamo anche individuare: gli usi simbolici come fonti storiche e le preziose documentazioni di tipo antropologico quali ad esempio le analisi sui riti e le festività a sfondo religioso, sugli itinerari processionali, sul folklore, sulla distribuzione e localizzazione delle edicole sacre in città e nei centri minori ove questi possono essere restituiti sul tessuto attuale nella loro evidenza urbanistica.

A questo tipo di fonti e particolarmente alla restituzione degli itinerari processionali nel tessuto urbano faremo ora riferimento in questa Lezione.

La dimensione storico-antropologica dei valori urbani

La dimensione storico-antropologica delle architetture, della città e del territorio

Nella Lezione si vuole mettere in rilievo la riscoperta operata da Enrico Guidoni alla fine degli anni ‘60 della rilevanza delle documentazioni antropologiche per la comprensione delle città e degli insediamenti storici, ossia per la nostra cultura e civiltà del Mediterraneo.

Da questa riscoperta della cultura materiale-popolare negli insediamenti urbani, come nelle campagne italiane, e delle tematiche demo-etno-antropologiche per il Guidoni scaturirà tutta la sua ricerca con esperienze pluridisciplinari e verrà messa a punto la proposta di una metodologia innovativa degli studi di storia dell’urbanistica e delle città. Una storia delle strutture materiali e del costruito urbano che pone sullo stesso piano le fonti materiali e le fonti storico-documentarie-archivistiche e cerca di studiare il documento e riportarlo sull’attualità dell’insediamento nell’ottica di una conservazione delle preesistenze e testimonianze dei valori urbani ereditati dal passato.

L’analisi delle processioni e lo studio dei centri urbani

Le ricerche di Enrico Guidoni hanno segnato una svolta metodologica – ancora oggi oggetto di discussioni – e hanno aperto sicuramente nuove strade alla ricerca storico urbanistica.
La direttiva prioritaria è di superare la tradizionale interpretazione architettonica della città e di rivedere la storia dell’urbanistica in un’autonoma prospetttiva.
Il tema delle feste e degli itinerari processionali, il rapporto con il paesaggio e l’ambiente, l’unità di vicinato, la gente e le abitazioni nell’interno, identità e simboli ed anche il folklore devono essere intesi non come categoria dei sapienti, ma della creatività popolare.
L’intento Guidoniano di base è di recuperare il rapporto tra storia “cittadina” e storia “popolare” perché il confine tra il rurale e l’urbano è assai tenue e relativo, come dimostrano le storie dei centri minori.
L’analisi delle processioni come momento rituale collettivo storicamente determinato e sopravissuto, sia pure con molte trasformazioni, nella totalità dei centri abitati.
È questo sicuramente uno strumento nuovo, perché si offre all’indagine sul campo e viene utilizzato per un maggiore approfondimento della costruzione dei tessuti urbani.

Processioni e città: l’esempio dei centri storici siciliani. Il centro di Salemi nel volume dell’ “Atlante di storia dell’urbanistica siciliana”.

Processioni e città: l'esempio dei centri storici siciliani. Il centro di Salemi nel volume dell' "Atlante di storia dell'urbanistica siciliana".


La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali

La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili

Nelle linee di ricerca innovativa indicate dal Guidoni nella sua lunga attività di ricerca va, secondo noi, sottolineato il suo grande e primario interesse verso l’architettura popolare e gli insediamenti urbani minori in cui riscontra e mette in rilievo la componente demo-etno-antropologica dell’urbano.
In questa linea di riscoperta dell’attività delle popolazioni nella costruzione dell’insediamento si inserisce il tema della festa e della sua analisi puntuale all’interno dei centri studiati e della ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili.

Ciò che è rilevante sottolineare e non solamente l’importanza del culto e delle processioni, ma la fondamentale utilità della ricostruzione degli itinerari processionali religiosi, ma anche di feste civili, in planimetrie identificative per individuare con precisione i percorsi preferenziali all’interno delle città storiche, usati dagli abitanti per più secoli.

Le restituzioni grafiche operate in tal senso, come quelle già condotte, sono da ascriversi alla storia urbanistica come nuovo contributo metodologico.

Di questi contributi farò qui solamente tre esempi a campione: la processione di San Costanzo a Capri, l’itinerario processionale della Festa civile di S. Giovanni Battista della prima metà del Seicento nella città bassa di Napoli e l’itinerario della processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462 a Viterbo.

Il tema delle feste e delle processioni e la città

Si concentra l’ attenzione sulle strutture urbanistiche dei centri contadini e degli insediamenti minori, sugli impianti, come già aveva operato per la ricerca sull’architettura primitiva si riallaccia agli studi antropologici focalizzando un rinnovato interesse per le popolazioni e per la cultura delle comunità agricole, sottolineando come queste comunità non ci hanno lasciato architetture ma il problema è più generale e va affrontato leggendo il loro rapporto con l’insediamento naturale ed il paesaggio locale. Si pensi alle pagine su Roccia e insediamento o alle pagine La vita tra vicini: strade e cortili per capire lo stretto rapporto esistente tra l’insediamento, la casa, il territorio ed il paesaggio e le comunità locali nel corso della storia (si pensi alle tradizioni della cultura islamica dell’abitare riconosciuta da Enrico Guidoni nei centri mediterranei) e come di questa storia fanno parte imprescindibile le manifestazioni sacre ed i riti e le feste.

Processioni, Santi Patroni e città
La tematica della ricerca sulle processioni si è sviluppata per merito del Guidoni in moltissimi centri dell’area mediterranea.
Il grande valore documentario di questa tradizione popolare è vista dal Guidoni non solamente in quanto riguarda la struttura sociale e religiosa di quel centro, ma per l’uso collettivo dell’insediamento che emerge attraverso il percorso rituale che resta nei secoli strettamente aderente alla struttura urbanistica dell’insediamento: le strade e gli assi più antichi e più essenziali, gli elementi significativi del quartiere, così come i monumenti portanti ed emergenti (chiese, sedi delle confraternite, il palazzo, le strutture mercantili primarie, le piazze principali etc…).

(da T. Colletta, Le tradizioni demo-antropologiche quali fonti per la storia dell’urbanistica in Atti , convegno di Palermo del 1 Febbraio 2008, in “Storia dell’Urbanistica/Siciliana”, n.V, 2009)

Gli itinerari processionali e l’impianto urbanistico dei centri

L’analisi delle processioni permette di riconoscere una perfetta coincidenza con l’impianto urbanistico e territoriale dell’insediamento ed in tal senso un segno di uno schematismo rituale che indica quale fonte un percorso privilegiato di quel centro. L’analisi approfondita dei percorsi dei riti e delle feste processionali appare ormai come parametro fondamentale, non secondario, negli studi rispetto alle condizioni economiche e produttive, residenziali, rappresentative, religiose e militari normalmente considerate dalla storiografia. Ciò perché proprio lungo i percorsi stabiliti, quali momenti rituali della collettività da cui sono prodotti, sono collegati gli elementi più significativi di quelle città e dei territori di appartenenza, confermando così i valori urbani di specifici quartieri all’interno dell’abitato storico, come di alcune fabbriche architettoniche, di slarghi, di spazi aperti e piazze, come abbiamo potuto verificare sia per Napoli che per Capri e per Sessa Aurunca e Capua in Campania. La tematica degli itinerari processionali per merito di Enrico Guidoni è oggi considerata una parte fondamentale nella nuova metodologia di studio delle città e dei centri medi e minori, quale fonte di particolare rilievo, al pari di quelle d’archivio e cartografiche; in tal senso, sono state assunte quali fonti per la storia dell’urbanistica ed hanno condotto a nuove prospettive di ricerca. Tramite lo studio dello svolgimento degli itinerari processionali festivi, non solamente religiosi, ma anche civili, possono essere individuati gli spazi urbani scelti per le funzioni rituali quali luoghi privilegiati, ben visibili nella logica del progetto di quegli stessi spazi.

Da parte nostra abbiamo seguito la Lezione del maestro e abbiamo potuto verificare in molti centri campani e più recentemente nella capitale vicereale la validità scientifica di questi indirizzi metodologici e di quanto si era già affermato con indagini in altri centri urbani di area mediterranea.

L’itinerario della processione lungo il Corso a Sessa Aurunca

Sessa Aurunca. Corso Lucilio, processione del Santo Patrono lungo il principale asse urbano (da T. Colletta,  Le tradizioni …, 2009).

Sessa Aurunca. Corso Lucilio, processione del Santo Patrono lungo il principale asse urbano (da T. Colletta, Le tradizioni ..., 2009).


Gli itinerari processionali e l’impianto urbanistico dei centri (segue)

Le processioni religiose e festive evidenziano, nell’itinerario urbano prescelto per la loro attuazione e nelle tappe eseguite lungo il percorso, tutti gli elementi urbani ed i luoghi storici con valenze culturali e religiose, ritenute prioritarie all’interno del tessuto urbano della città analizzata, rivelandosi fondamentali fonti per la comprensione della organizzazione dei siti storici, sia sotto l’aspetto urbanistico che sociale e culturale.

Tra le nuove fonti per la storia urbana le analisi sui riti e le festività a sfondo religioso, così come gli itinerari processionali ed il folklore urbano, costituiscono oggi un capitolo rilevante dell’indagine storica, per il quale sono stati prodotti non pochi risultati.
Il tema Processioni e città continua e verifica come in molti centri della Campania il perdurare delle feste e delle processioni si sviluppa sempre lungo l’asse portante delle città storiche.

L’itinerario seguito si differenzia nel tempo e nelle varie festività, ma nel complesso tende a restare sempre aderente alla struttura urbanistica e ai monumenti portanti. Così per quelle città di impianto romano come a Sessa Aurunca: lungo il cardo massimo, oggi Corso Lucilio.
Così a Capua nuova, fondazione altomedievale dell’856, lungo l’asse viario urbano territoriale della via Appia, oggi via Roma, lungo il ponte romano di Casilinum.

Così nel centro di Capri nell’isola omonima, di cui si dirà in dettaglio.

L’importanza degli itinerari processionali nell’impianto urbano del centro di Capri

Il grande valore documentario, sia per quanto riguarda la struttura religiosa e sociale, sia per l’uso collettivo dell’insediamento emerge attraverso il percorso rituale.

Questo si differenzia nel tempo e nelle varie festività, ma nel complesso tende a restare sempre aderente alla struttura urbanistica e ai monumenti portanti.

“Il rito collettivo ricollega infatti tutti gli elementi significativi della città, del quartiere, del piccolo centro rurale: le strade e in particolare gli assi più antichi e più essenziali, le chiese, le sedi delle confraternite, il calvario, il palazzo e la piazza baronale o religiosa”.

Il centro di Capri, nell’isola omonima, dimostra l’importanza degli itinerari processionali e dei percorsi della processione di San Costanzo fin dal 1822 (come titola il volume “La questione delle processioni” del Sant’Aniello a tale data) e la sua permanenza nella carta ricostruttiva, pubblicata nel 1990 (cfr. La restituzione operata nell’Atlante di Capri, 1990 a cura di T. Colletta).
Riconoscendosi una perfetta aderenza e coincidenza tra l’impianto urbanistico e l’itinerario riconoscibile nelle tappe della processione.

Copertina del volume su Capri di T. Colletta, 1990.

Copertina del volume su Capri di T. Colletta, 1990.


Capri e gli itinerari processionali nel centro urbano

Possiamo vedere come dalle analisi religiose sulle feste e sulle processioni scaturisca la differenziazione e la rivalità tra diversi ambiti parrocchiali, che si esprime nella competitività nell’organizzazione delle feste e delle processioni e negli itinerari da seguire, in relazione alle distanze dalle chiese di appartenenza.

L’esempio di Capri e la “Questione delle processioni” scritto, documentato e prodotto nel 1822 dal Sant’Aniello e da noi trascritto e registrato in carta degli itinerari processionali, nel 1990.

Anche qui occorre non forzare l’interpretazione delle processioni, attualmente praticate nelle diverse festività dell’anno, oltre il venerdì santo, ma tentare in ogni caso di ricostruire le modifiche intervenute negli ultimi secoli o le permanenze.
Tale analisi infatti deve mirare a ricostruire l’antico impianto urbano nella sua configurazione antica e con gli elementi emergenti in una restituzione dell’itinerario processionale del santo patrono San Costanzo.

La carta ricostruttiva pubblicata nel 1990 nell’Atlante su Capri, restituisce in scala metrica l’itinerario della Processione di San Costanzo, ancora oggi in uso ed evidenzia (con il colore blu) i percorsi privilegiati di attraversamento del centro urbano e della famosa Piazzetta.

Sant’Aniello, Le processioni nell’isola di Capri (da T. Colletta, Capri, … 1990).

Sant'Aniello, Le processioni nell'isola di Capri (da T. Colletta, Capri, … 1990).


L’itinerario processionale e l’impianto del centro urbano di Capri

La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali: l’identificazione  dei percorsi preferenziali nel centro urbano di Capri (da T. Colletta, Capri.., 1990).

La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali: l'identificazione dei percorsi preferenziali nel centro urbano di Capri (da T. Colletta, Capri.., 1990).


L’analisi dei percorsi processionali nell’impianto urbano seicentesco di Napoli

Emerge da queste analisi effettuate e dai censimenti delle processioni il grande valore documentario, sia per quanto riguarda la struttura religiosa e sociale, sia per l’uso collettivo dell’insediamento attraverso il percorso rituale, spesso ancora oggi in atto e quindi da tutelare e conservare come nel caso di Napoli e della Processione di S. Antonio a Posillipo.

La Processione di S. Antonio lungo le rampe a serpentina di S. Antonio a Posillipo costruite alla metà del Seicento, con ben 7 curve nella serpentina, per raggiungere da Mergellina ed il mare il santuario omonimo sulla collina, ancora oggi esistenti, testimoniano la rispondenza di un intervento urbanistico utilizzato come percorso rituale e religioso.

La processione e la festa come persistenza di usi e costumi di un centro abitato, non è solamente religiosa, ma anche civile e di una cultura popolare attiva e costante nelle tradizioni di un quartiere è il caso che abbiamo potuto studiare di recente analizzando la città bassa di Napoli.

Nel volume su “Napoli città portuale e mercantile” abbiamo potuto verificare come anche per la capitale del viceregno meridionale la documentazione antropologica si è rivelata preziosa fonte per la storia dell’urbanistica. La restituzione dell’itinerario processionale della festa di San Giovanni Battista nella prima metà del Seicento, pone in evidenza l’affermazione di un percorso urbano privilegiato nei quartieri mercantili napoletani -la città bassa- oggi, come è ben noto cancellati dall’intervento tardo-ottocentesco del “Risanamento di Napoli” e dalla creazione del Rettifilo.

Il percorso della festa civile di San Giovanni nella città bassa di Napoli seicentesca

Lo studio dettagliato del percorso della festa civile di San Giovanni Battista in atto a Napoli fin dal Cinquecento e in uso per tutto il Seicento, quando ebbe progressiva e rapida disgregazione, risulta secondo noi di grande rilievo ai fini dell’individuazione di un itinerario privilegiato all’interno del quartiere mercantile della città bassa.

La festa di San Giovanni può essere riconosciuta come “fiera mercantile”, dal momento che i luoghi scelti per lo sviluppo dell’apparato scenico sono proprio i luoghi della vita mercantile ed artigiana e la società che esprime l’Eletto del popolo, è la società produttiva della Napoli seicentesca, la meno ricca e più umile, nella totale mancanza di rappresentanti delle autorità religiose e nobiliari nella processione.

L’itinerario processionale festivo, di cui è stato studiato tutta l’organizzazione procedurale e rituale e gli apparati riconosciuti come stabili, si svolge lungo un prestabilito percorso est-ovest che attraversa tutta la fascia costiera dell’abitato, secondo una percorrenza strettamente connaturata con la struttura fisica del quartiere.

L’itinerario processionale della Festa civile di S. Giovanni Battista della prima metà del Seicento nella città bassa di Napoli, con ben 20 tappe: dal palazzo vicereale alla chiesa di San Giovanni a mare vicino a piazza mercato, di cui si riporta in nota la lunga legenda esplicativa apposta alla Tavola VI è oggi una festa soppressa, ma ci ha permesso di convalidare un percorso preferenziale formativo della costruzione medievale della zona portuale e mercantile di Napoli, protrattasi fino a tutto il Seicento.

L’itinerario processionale della Festa civile di San Giovanni

Il percorso della festa segue un itinerario che potremmo definire l’asse portante mercantile primario della città bassa, da noi individuato anche con la ricerca storica, ed individua inoltre una caratterizzazione di gerarchia di strade all’interno dell’abitato ed una serie di luoghi urbani privilegiati.

I punti di sosta della processione privilegiano i luoghi caratterizzanti quali segni prioritari delle zone mercantili nella sua millenaria stratificazione. Lo schematismo rituale ne opera una “riduzione”, quale ci appare nella ricostruzione del percorso di festa sulla veduta di Alessandro Baratta, da noi riproposto per accentuare la coincidenza tra il percorso festivo e l’itinerario stradale mercantile privilegiato.

L’itinerario processionale della festa civile di San Giovanni nella città bassa di Napoli

Napoli. Itinerario processionale della Festa civile di S.G. Battista della prima metà del Seicento sulla veduta di A. Baratta (con 20 tappe nella città bassa: dal palazzo vicereale alla chiesa di S.Giovanni a mare vicino a piazza mercato). La lunga  legenda esplicativa alla Tavola VI del vol. citato, indica con il cerchietto le tappe dell’itinerario (da T. Colletta, Napoli città portuale… Tav. VI, 2006).

Napoli. Itinerario processionale della Festa civile di S.G. Battista della prima metà del Seicento sulla veduta di A. Baratta (con 20 tappe nella città bassa: dal palazzo vicereale alla chiesa di S.Giovanni a mare vicino a piazza mercato). La lunga legenda esplicativa alla Tavola VI del vol. citato, indica con il cerchietto le tappe dell'itinerario (da T. Colletta, Napoli città portuale... Tav. VI, 2006).


L’itinerario della processione di San Francesco nel centro urbano di Viterbo

Non differentemente che per l’itinerario deciso per lo svolgimento della festa di San Giovanni e le tappe di sosta si pone evidenza all’esistenza di una struttura viaria principale dell’insediamento mercantile da ovest ad est, da ritenersi privilegiato nella vita urbana del quartiere tra Cinque e Seicento, identicamente si verifica per Viterbo.

Si ha cioè ulteriore conferma sia per la Napoli seicentesca che per la Viterbo medievale dello stretto legame esistente tra gli itinerari processionali e la rete viaria caratterizzante la città, in quanto, come ci ha insegnato Enrico Guidoni il momento rituale collettivo è legato storicamente allo sviluppo culturale ed urbanistico del vissuto dell’insediamento, in perfetta coincidenza con la struttura di base dell’impianto urbanistico, in quanto privilegia i punti significativi del vissuto urbano di quei luoghi.

Si ha conferma di queste asserzioni nello studio dedicato da Enrico Guidoni alla città di Viterbo in età medievale. La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili sono da ascriversi alla storia urbanistica come nuovo contributo metodologico. Enrico Guidoni ancora affermava l’importanza del culto e delle processioni e l’utilità della ricostruzione di questi itinerari processionali religiosi, ma anche di feste civili per l’individuazione dei percorsi preferenziali all’interno delle città storiche, usati dagli abitanti per più secoli. Così la ricostruzione planimetrica operata da Guidoni per Viterbo evidenzia il percorso della processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462; dalla chiesa di S. Francesco alla piazza della Cattedrale coincidente con l’”asse” di attraversamento lungo tutto il centro urbano.

La processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462 a Viterbo ancora in uso, con un percorso che va dalla chiesa di S. Francesco alla piazza della Cattedrale lungo tutto il centro urbano, mostra con evidenza l’asse centrale che ha strutturato il nucleo urbano ed ancora oggi evidente.

La restituzione del percorso processionale di Viterbo

La ricostruzione  planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili:   l’identificazione del percorso preferenziale nel centro di Viterbo. La processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462 dalla chiesa di S.Francesco alla piazza della Cattedrale lungo il centro urbano.

La ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili: l'identificazione del percorso preferenziale nel centro di Viterbo. La processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462 dalla chiesa di S.Francesco alla piazza della Cattedrale lungo il centro urbano.


Gli itinerari processionali valori urbani intangibili da preservare

L’itinerario processionale della Festa civile di S. Giovanni Battista della prima metà del Seicento nella città bassa di Napoli è oggi una festa soppressa, ma ci ha permesso di convalidare un percorso preferenziale formativo della costruzione medievale della zona portuale e mercantile di Napoli, protrattasi fino a tutto il Seicento. La processione di S. Antonio alle rampe omonime è ancora in uso, nella stessa strada a curva del ‘600.

La processione del Corpus Domini del 17 giugno 1462 a Viterbo invece ancora in uso, con un percorso che va dalla chiesa di S.Francesco alla piazza della Cattedrale lungo tutto il centro urbano, mostra con evidenza l’asse centrale che ha strutturato il nucleo urbano ed ancora oggi evidente.

È da sottolineare in conclusione di questa Lezione come la ricostruzione planimetrica degli itinerari processionali religiosi e di feste civili da anche una precisa indicazione di valori urbani intangibili presenti nei centri urbani da individuare tramite la ricerca storica per attuare una conservazione urbana di questi valori.
(da T. Colletta, The routes of the processions as intangible dimension, inalienable in the preservation of south mediterranean towns …, 2002).

Prima pagina del saggio di T. Colletta, The routes of Processions…, 2002).

Prima pagina del saggio di T. Colletta, The routes of Processions…, 2002).


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La Lezione è una sintesi di molteplici ricerche e discussioni su tali temi, in particolare:

T. Coleltta, Capri. Atlante storico delle città italiane, Roma Napoli, 1990;

T. Colletta, The routes of the processions as intangible dimension, inalienable in the preservation of south mediterranean towns, in J. Campos (editor), Porto, Cruarb, Patrimonio mundial, 2002,pp.147-158, ill.20;

T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato dall'VIII al XVIII secolo, Roma 2006, cap.VI;

T. Colletta, Le tradizioni demo-antropologiche quali fonti per la storia dell'urbanistica. In Atti, convegno di Palermo del 1 Febbraio 2008, in “Storia dell'Urbanistica/Siciliana”, n.5,2009).

Per un ulteriore approfondimento:

E. Guidoni, Indicazioni di Metodo per lo studio storico-urbanistico dei centri siciliani, in “Atlante di storia urbanistica siciliana”, 1 (1979), pp.3-31;

E. Guidoni, Cura e introduzione di Storia dell'Arte italiana, Einaudi VIII, Inchiesta sui centri minori, Torino 1980;

E. Guidoni, Il paesaggio locale. Nota sulla dimensione storico-antropologica dell'ambiente, “Rassegna di architettura e urbanistica”, XVI (1980), 47-48, pp.97-106;

E. Guidoni, Processioni e città, in “Atlante di storia urbanistica siciliana”, 2 (1980), pp.7-14;

E. Guidoni, L'architettura popolare italiana, Roma-Bari 1980 e Collana Laterza "Grandi Opere", L'architettura popolare italiana, suddivisa per Regioni.

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