Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Teresa Colletta » 23.Napoli. Le trasformazioni della città portuale e del suo porto: dall'approdo greco romano al fronte a mare odierno. Seconda parte


Le diverse fasi del rapporto città-porto

Napoli città-portuale e Napoli città storica allontanata dal suo porto. L’approccio storico città-porto ci consente di distinguere quattro grandi periodi nella storia dei rapporti tra città e porto a Napoli.

1. Nel periodo greco-romano la città antica aveva un approdo e non un porto costruito. Tra Duecento e Quattrocento  vi è una fusione morfologica in cui la città e il porto si costruiscono insieme per un funzionamento attivo della città portuale, tra Castelnuovo e la piazza del mercato, di cui si è parlato nella lezione 22.

2. Tra XVI e XVII secolo con le nuova mura di fortificazione meridionale la città si espande ad occidente ma il porto mantiene la sua localizzazione e non si adegua alle nuove dimensioni urbane. Il viceregno opera solamente a fini militari il ridisegno del fronte a mare così come il nuovo progetto di Domenico Fontana. La disarticolazione tra città-porto e separazione dalla riva portuale inizia nel Settecento con i Borboni.
3. Nel XVIII secolo la città si separa dal porto e dalla riva con nuove infrastrutture viarie est-ovest. Il porto ha una fase di ridimensionamento con la creazione di nuove infrastrutture ad Est del sito originale a Castelnuovo. L’estensione portuale non si accompagna ad una politica urbana residenziale della città portuale e mercantile preesistente, ma si espande al di fuori dei confini originari della città verso l’entroterra verso i comuni vesuviani e le ville vesuviane.

Le diverse fasi del rapporto città-porto (segue)

4. Nel XIX secolo si definisce con la colmata innanzi la città storica l’allontanamento definitivo del porto dalla città. Le industrie manifatturiere sulla zona costiera e la costruzione delle infrastrutture necessarie quali depositi, magazzini, bacini, etc.. determinano una nuova fascia costiera di costruzioni portuali. La mira dei Borboni è fare di Napoli una grande capitale economica e commerciale.
5. Dal 1860 alla metà del XX secolo si conferma la disarticolazione tra città e porto ciascuna entità si sviluppa in modo distinto. Non si hanno collegamenti viarii e ferroviarii con i nuovi poli urbani. La rivoluzione dei trasporti marittimi, l’evoluzione delle tecniche portuali, etc.. Sono i fattori principali della separazione città-porto.

La città con porto in età greco-romana

E’ evidente la storia urbana di Napoli antica si è fortemente avvantaggiata dalle recenti “scoperte” (2003-2004) dell’ archeologia urbana, sebbene occasionali essendo in relazione allo scavo della Linea 1 della Metropolitana. Ciò non pertanto la certificazione del sito del porto romano della città di Neapolis ha posto una conclusione veritiera, con il reperimento di tre grandi imbarcazioni romane, ad un secolo di dibattiti sulla localizzazione dell’antico bacino di approdo e di conseguenza sull’urbanizzazione della fascia costiera. Conoscere gli strati più antichi della stratificazione insediativa è un obbligo nei lavori di restauro nel centro antico di Napoli. Inoltre è d’obbligo per fondare una coscienza ambientale nei cittadini far conoscere la natura storico-archeologica dei luoghi urbani, di cui certo Napoli rappresenta un unicum per elevata stratificazione storica più che bimillenaria. (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile, Roma, Kappa Edizioni, 2006)

L’ubicazione del porto della Neapolis è stata più volte dibattuta, sia in sede di studi archeologici che di studi di storia antica, ma poche sono le certezze, benchè sia da tutti riconosciuta l’efficienza dell’approdo napoletano, uno scalo naturale, esteso in un’ampia insenatura, e ben protetto dal promontorio di Pizzofalcone, ove era localizzata la città vecchia, l’antica Palepolis .

Il ritrovamento di tre grandi barche d’epoca romana

Neapolis. La città greco romana ed il bacino portuale ( da Mostra al Nuovo  Museo Archeoilogico di Napoli,  foto dell’a.2007)

Neapolis. La città greco romana ed il bacino portuale ( da Mostra al Nuovo Museo Archeoilogico di Napoli, foto dell'a.2007)


Il nuovo grande porto con molo d’epoca angioina

La configurazione della costa si andò modificando ed evolvendo morfologicamente: essa si contrae e avanza di centinaia di metri, sia per il continuo deposito di detriti dalle colline e sia per il problema dell’insabbiamento del mare, forse causa prima dell’interramento dell’ampia ansa naturale.

Il fenomeno detto del “ritiro del mare” fece sì che l’area portuale ad occidente si venne a ridurre di ampiezza e profondità e la riva avanzò notevolmente come si è cercato di evidenziare nelle piante di restituzione del periodo alto medievale accluse al testo.

Inoltre nell’ampliamento dell’abitato verso sud-ovest e sud est l’approdo dovette avanzarsi rispetto alle mura e andò svolgendosi anche lungo tutto il litorale da occidente verso oriente per una notevole estensione in lunghezza.

La costruzione di un nuovo molo è attestata dalle fonti in periodo angioino (1302) e rappresentato per la prima volta dal mare nella Tavola Strozzi.

Napoli. Particolare della Tavola Strozzi con il porto angioino-aragonese innanzi il Castelnuovo aragonese (1473) (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).

Napoli. Particolare della Tavola Strozzi con il porto angioino-aragonese innanzi il Castelnuovo aragonese (1473) (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).


Il progetto di Domenico Fontana per un nuovo porto

Il fronte a mare storico di Napoli e le sue trasformazioni in periodo vicereale alla fine del Cinquecento.
L’intero sviluppo di circa 2 km di lunghezza e l’avanzamento delle successive cinte murarie visibili nelle piante ricostruttive operate riguardano la parte della città bassa ad est.
Lo spostamento del fronte a mare oltre Castelnuovo verso Castel dell’Ovo ad occidente ed il forte sviluppo sulla riva occidentale si ebbe con la costruzione dell’arsenale vicereale nel 1577-78, ad ovest di Castel nuovo. Ossia oltre l’isolotto di San Vincenzo, ove era il grande torrione trecentesco di difesa della costa.
Torrione circolare di San Vincenzo ben visibile in tutta la cartografia storica di Napoli dal mare.
(dalla Tavola Strozzi, alla Duperac-Lafrery alla pianta Carafa)
La grande trasformazione si ebbe alla fine del Cinquecento (1597-1602) con l’inizio del nuovo molo secondo il progetto dell’ingegnere maggiore del regno Domenico Fontana che unì l’isolotto di San Vincenzo alla terraferma .
I lavori iniziati furono sospesi nel 1599 e per le ben note ragioni di cui abbiamo ampiamente parlato in altra sede non furono più proseguiti (da T. Colletta, Napoli città portuale e… , 2006, cap. VI)

Il progetto di Domenico Fontana per un nuovo porto (segue)

Napoli. Restituzione degli interventi del Fontana a Napoli sulla pianta Carafa (da T. Colletta, Napoli città portuale e …, 2006).

Napoli. Restituzione degli interventi del Fontana a Napoli sulla pianta Carafa (da T. Colletta, Napoli città portuale e ..., 2006).


Il progetto di Domenico Fontana per un nuovo porto (segue)

Il fronte a mare si amplia notevolmente e con la costruzione della nuova reggia vicereale da parte del Fontana (1602) costituendo un polo militare nuovo voluto dai vicerè ad occidente comprensivo del nuovo palazzo ben protetto dal recinto di Castelnuovo ad oriente, con la nuova porta urbana marittima detta dell’Arsenale medesimo.

Il progetto per una grande trasformazione della città portuale napoletana si ebbe alla fine del Cinquecento (1597-1602) con l’inizio del nuovo molo secondo il progetto dell’ingegnere maggiore del regno Domenico Fontana che unì l’isoletto di San Vincenzo alla terraferma.

L’architetto urbanista previde un complesso di infrastrutture viarie per la realizzazione ed il funzionamento della nuova struttura portuale.

I lavori iniziati furono sospesi nel 1599 per le catastrofi marittime e per le avversioni al progetto del Fontana non furono più proseguiti (da T. Colletta, Napoli città portuale e …, 2006, cap. VI).

L’ampliamento del bacino portuale ai fini militari

La costruzione della nuova darsena militare alla fine del Seicento
Il fronte a mare si amplia notevolmente e con la costruzione della nuova reggia vicereale da parte del Fontana ( 1602) costituendo un polo militare voluto dai viceré ad occidente ben protetto dal recinto di Castelnuovo ad oriente, con la nuova porta urbana marittima detta dell’arsenale e l’Arsenale medesimo.
Un nucleo vicereale con scopi militari ben definiti che è nettamente separato dalla città portuale e mercantile dei secoli angioino-aragonesi.

L’impegno dei viceré fu infatti costante nel cercare di isolare maggiormente la zona militare: arsenale-darsena-reggia , non riuscendo a realizzare il nuovo porto militare, e restando il molo angioino-aragonese l’unico porto per la Napoli cinque-seicentesca.

Come bene illustra l’architetto certosino Bonaventura Presti nello splendido disegno manoscritto di tutto il Fronte a mare da Castel Dell’Ovo al Carmine datato 1666 e firmato, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Il disegno fu realizzato per delineare il progetto della nuova “Darsena a farsi” nella sua esatta localizzazione geografica.

Napoli. La Darsena Acton, lungo la via omonima realizzata alla fine del ‘600  (foto dell’a.2007).

Napoli. La Darsena Acton, lungo la via omonima realizzata alla fine del '600 (foto dell'a.2007).


L’ampliamento del bacino portuale ai fini militari (segue)

La costruzione della nuova darsena militare alla fine del Seicento innanzi l’arsenale vicereale
L’impegno dei viceré  fu  infatti costante nel cercare di isolare maggiormente la zona militare: arsenale-darsena-reggia , non riuscendo a realizzare il nuovo porto militare, e restando il molo angioino-aragonese l’unico porto per la Napoli cinque-seicentesca.
Come bene illustra l’architetto certosino Bonaventura Presti nello splendido disegno manoscritto di tutto il Fronte a mare da Castel Dell’Ovo al Carmine datato 1666 e  firmato, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Il disegno fu realizzato per delineare il progetto della nuova “Darsena a farsi” nella sua esatta localizzazione  geografica.
Si costituisce con questa nuova realizzazione marittima un nucleo vicereale portuale con scopi militari ben definiti che è nettamente separato dalla città portuale e mercantile dei secoli angioino-aragonese che rimane ad est, mentre la città si espande verso occidente.

La costruzione della darsena militare

Il progetto della Darsena nel 1666 da parte dell’architetto Bonaventura Presti fu molto contestata, ma come dimostrano i numerosi disegni, tutti a firma dell’architetto certosino venne realizzata secondo le sue idee  nel 1668 da parte dell’arch. Francesco Antonio Picchiatti nella piazza innanzi all’arsenale e sotto Castelnuovo.

Come attestano i disegni di cui si parla nel libro di testo convalidano il progetto del Presti attento disegnatore. La Darsena era congiunta con l’arsenale costruito da Vincenzo Casale nel 1557 ed  era formata da una costruzione prospettante nel bacino d’acqua, nel progetto tardo seicentesco. La grande piazza alle spalle della palazzina seicentesca risulta libera e prospettante sul mare e denominata “cantiere”, essendo in diretto congiunzione con lo spazio di mare antistante l’arsenale i futuri Giardini del Molosiglio.

Napoli. La Darsena Acton, lungo la via omonima realizzata alla fine del ‘600  (foto dell’a.2007).

Napoli. La Darsena Acton, lungo la via omonima realizzata alla fine del '600 (foto dell'a.2007).


La costruzione del fronte a mare settecentesco

Nel Settecento gli architetti e gli ingegneri militari forniscono un apporto decisivo alla costruzione del waterfront occidentale di Napoli mettendo in luce un ambito specialistico attorno ai problemi urbani e territoriali, in particolare per gli approdi portuali in ragione anche di progetti di trasformazione e di riadattamento del sistema difensivo, in assenza di piani edilizi generali.

La veduta di Lievin Cruyil dall’alto del Monastero della Croce di Palazzo mostra il Largo di Palazzo e la strada di discesa all’arsenale tardo-cinquecentesco e alla darsena tardo-seicentescarisulta evidente il forte salto di quota tra la piazza- Largo di Palazzo e il porto e la darsena (per il Largo di Palazzo vedi la Lezione n.13 su la storia della piazza Plebiscito)

La veduta ancora ben in evidenza la situazione militare del fronte occidentale e rimane immutata per tutto il Settecento e più volte rappresentata nell’iconografia vedutistica di Napoli dal mare.

Dalla cartografia storica si evince che l’isolotto di San Vincenzo innanzi alla Darsena sul mare ebbe un’unica costruzione prospettante sul bacino d’acqua fin dal momento della sua progettazione e questa può identificarsi oggi ancora nella palazzina rossa con ingresso con arco in piperno e cortile con pilastri quadrati su archi in piperno dalla chiara impronta tardo seicentesca,
(cfr. mappa del Duca di Noja 1775 e Pianta del Marchese 1804).

Le testimonianze odierne della struttura seicentesca della Base Navale e della Darsena Acton sono visibili nelle foto da noi scattate previa autorizzazione. La situazione seicentesca appare immutata fino alla metà del sec. XIX come dimostrano le cartografie conservate del 1780 e del primo Ottocento.

La costruzione del molo San Vincenzo

La costruzione del molo San Vincenzo inizia alla metà dell’800. Ad iniziare dal 1836 sotto il regno di Ferdinando II di Borbone si delibera la creazione di un porto militare ed inizia il lungo progetto a più tappe del lungo Molo San Vincenzo, proprio dove cominciò a costruirlo l’ing.maggiore del regno Domenico Fontana nel 1598. Le grandi trasformazioni di questo spazio sul mare avvengono all’indomani della costruzione del molo di San Vincenzo nel 1836. Non ci soffermiamo sul lungo processo progettuale ottocentesco del molo, avvenuto in più tappe, perché ampliamente noto e più volte pubblicato. Nel 1860 il molo San Vincenzo misurava 550 metri. La Darsena ed il costruito si ampliano notevolmente dopo la demolizione del Torrione di San Vincenzo sull’avamposto verso il mare a sud, come dimostra il disegno ms a colori conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli e già pubblicato. (da G.E. Rubino, 1990) La Darsena ci appare modificata ed ampliato lo spazio costruito sul fronte sud ed orientale, con nuovi magazzini prospettanti sul lato porto Beverello e sulla piazza-cantiere, collegati da un lungo passaggio porticato, tutt’ora esistente. L’alto porticato a volte ed arconi su pilastri in piperno mette in comunicazione lo spazio della piazza cantiere, ben regolarizzata in forma quadrata, con il porto Beverello ed il bacino di carenaggio, che tramite un lungo passaggio viario costeggiante una lunga serie di arconi in tufo raggiunge il Faro e la statua di San Gennaro.

Napoli. Il molo San Vincenzo dal mare ed in una foto antica (da T.Colletta, La riqualificazione…, 2008)

Napoli. Il molo San Vincenzo dal mare ed in una foto antica (da T.Colletta, La riqualificazione…, 2008)


I lavori ottocenteschi al molo ed il recupero attuale

Nel 1852, 15 agosto si ha l’inaugurazione del Bacino di carenaggio, oggi, in progetto di restauro, ma di difficile risoluzione essendo ancora di proprietà militare, ma non più in uso e quindi ha solamente valore storico ambientale e archeologico navale. L’iconografia dell’inaugurazione del 1852 è molto nota e più volte pubblicata.
Il recupero del molo San Vincenzo
Il 12 ottobre 1999 vi è statoProtocollo d’intesa tra l’Autorità portuale di Napoli ed il Ministero per i Beni e le Attività culturali, Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici di Napoli e Provincia per il “Recupero e Risanamento del Molo San Vincenzo”. Il Porto di Napoli viene vincolato paesaggisticamente a quella data con tutti gli edifici di oltre 50 anni e si sono spesi ad oggi 16 Miliardi dal 1999. La riqualificazione ad uso ricreativo e di passeggiata culturale e panoramica ,e avverrà in un ambiente paesistico di eccezionale bellezza. Recupero ancora in atto che prevede una suddivisione del molo in questione, dall’eliporto alla torre del faro in tratti,realizzati nei successivi prolungamenti effettuati nel corso dell’Ottocento: I (1860-1880), II (1883-1889) molo misurava 1450 metri. III (1889- 1896) prolungamento.

I lavori ottocenteschi al molo ed il recupero attuale (segue)

Dal 1999 ad oggi, va avanti il Progetto di ristrutturazione del Molo San Vincenzo da parte della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Napoli e Caserta. L’intenzione nel rilancio della Base Navale è di costituire anche un Museo del Porto nella “Palazzina Meteo” , lungo il molo e che non è militare, ed oggi in via di ultimazione il restauro architettonico e messa in comunicazione, anche via mare, con la Darsena Acton. Il parere dei militari rimane decisivo anche sul disegno di strade e percorsi e sul processo di riconfigurazione urbana, essendo la base navale militare ancora oggi; quindi nella definizione di aree di interesse strategico i militari applicano una capacità progettuale ampia. Il molo San Vincenzo e la Darsena sono infatti percorsi da due strade per raggiungere la punta del faro: una verso il porto Beverello con una lunga serie di arconi ed una esterna verso il molosiglio con una lunga cortina muraria a blocchi lavorati di pietra lavica e grande toro circolare che ne caratterizza l’aspetto ambientale da questo lato. Strade lungo il mare, l’una di parziale proprietà del demanio militare e l’altra del Demanio marittimo, ora Autorità portuale, congiunte solamente in un punto in mezzeria da un grande arcone libero e passante.

Il nuovo approdo per le navi a Calata porta di Massa

Napoli. I magazzini di deposito  ristrutturati  per  Uffici di scalo a Calata porta di Massa da parte dell’Autorità portuale nel 2007 (foto dell’a.2008)

Napoli. I magazzini di deposito ristrutturati per Uffici di scalo a Calata porta di Massa da parte dell'Autorità portuale nel 2007 (foto dell'a.2008)


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La Lezione è una sintesi delle mie ricerche su Napoli città portuale e sul porto storico dal periodo antico a quello angioino aragonese e fino al progetto per il nuovo porto di Domenico Fontana della fine del Cinquecento.

Vedi il libro di testo: T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato dall'VIII al XVII secolo, Roma Kappa Edizioni, 2006).

Per maggiori approfondimenti vedi i saggi :

T. Colletta, Domenico Fontana a Napoli: i progetti urbanistici per l'area del porto, in "Storia della città", n.44, L'Urbanistica di Sisto V,/3, ott.-nov.1987, pp.76-119, ill.18.

T. Colletta, I progetti e i lavori per il porto di Napoli dalla fine del XVI al XVII secolo, nota presentata al XXIII Convegno di Storia dell'Architettura: "L'architettura a Roma e in Italia (1580-1621)", Roma 24-26 marzo 1988,in"Rassegna/ANIAI", n.2,1990.

T. Colletta, The historical Naples' waterfront and the rehabilitation-reconversion of the military spaces. The Acton dock, the Bourbon dockyard and the San Vincenzo pear, in “Revue Méditerranée”, n. 3-4 - volume 111 – 2008,pp. 120-129.

T. Colletta (a cura di ), Tra Storia e recupero.Le città portuali dell'Impero Spagnolo nell'età di Filippo II. L'età del confronto e la riqualificazione dei loro fronte a mare storici, “Storia dell'Urbanistica/Campania”, n. IX, 2009, pp. 110.

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion