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Teresa Colletta » 9.Le nuove fonti per la storia della città. Le piante ricostruttive. Le cartografie interpretative.


Le nuove fonti per la storia dell’Urbanistica

Le nuove fonti per la storia dell’urbanistica e per la storia della città

Come più volte e in più occasioni ha evidenziato Enrico Guidoni oggi la disciplina storia dell’urbanistica si è avviata in un ampliamento degli orizzonti disciplinari, e come abbiamo detto nelle precedenti lezioni (lezioni 1-5) tende a svilupparsi in una sua autonoma prospettiva.

Proprio in quest’ampliamento degli orizzonti sono state individuate in questi ultimi venti anni (1970-1992) una serie di preziose documentazioni che sono risultate nella ricerca storico – urbanistica di grande aiuto alla ricerca storica; queste nuove fonti vanno adoperate unitamente alle fonti tradizionali.

Tutto ciò contribuisce ad aprire e tenere sempre aperto il problema della più opportuna metodologia della ricerca storica sulla città. Essendo il sapere urbano, come più volte abbiamo ripetuto nel corso delle precedenti lezioni, un sapere in divenire e che pone quindi come giustamente ha rilevato l’Olmo “Un problema che è pienamente riproposto da approcci disciplinari diversi sulla storia della città” e la diversità da ritenersi più evidente è proprio quella che riguarda i tipi di fonti. ( cfr. C. Olmo, La storia urbana tra storia sociale e storia dell’urbanistica”…. 1986).

Vediamo in che cosa può identificarsi la diversità delle fonti utilizzate:
1. Opere intere di storia della città che fondano unicamente sull’iconografia, presentandosi essenzialmente come storie della rappresentazione della crescita urbana. In queste opere la fonte iconografica e cartografica è preponderante. Per esempio la collana della Laterza su “La storia della città”, suddivisa in volumi, uno per ogni città.

Le nuove fonti per la storia dell’urbanistica (segue)

2. La prevalenza di una lettura formale della città è confermata, dice sempre Olmo nel saggio dell’86, dall’uso di un’altra fonte primaria della storia urbana e del territorio: i catasti come fonte privilegiata negli studi di storia urbanistica è nella Collana di storia delle città, curate da De Seta, è sempre una fonte quantitativa.
Una fonte che è utilizzata sopratutto per quanto dice sui processi di occupazione dello spazio sulle forme di saturazione di isolati o parti della città, ma ad esempio è poco utilizzata per analizzare le politiche fondiarie od edilizie di soggetti come gli ordini monastici.

Lo studio dei catasti è sempre legato al catasto come fonte fiscale, non sono minimamente tenute in conto tutti i catasti precedenti cioè quelli antichi medievali e moderni, privati e comunali e quelli poi che non hanno come fine ed obiettivo primario la rendita percepibile dal fisco.
Nel caso quindi del mezzogiorno le analisi si restringono a dopo il catasto onciaro della metà del Settecento, ove si siano conservati, perché come è noto, il Catasto al Sud è post – Unità d’Italia.

3. Il riferimento alle attrezzature urbane ed alle infrastrutture è la fonte, in dati quantitativi, tra le più utizzate nelle storie analizzate: la costruzione della città come sistema di servizi alla produzione e allo scambio ed è certo il terreno più originale di queste storie.
Mura, porte, fortificazioni, arsenali, mercati, porti, tribunali, ospedali, ricoveri, stazioni, opere di canalizzazione, fogne, scuole … sono i grandi e diversificati protagonisti della storia urbana.

Le nuove fonti per la storia dell’urbanistica (segue)

4. L’attenzione verso la città fisica porta in rilievo le analisi tipologiche e morfologiche della città e dei tessuti urbani.

Queste riguardano il tracciato di lotti ed isolati, la conformazione di impianto e la disposizione di piazze e strade, ma certo esclude in parte o del tutto la città come luogo sociale per eccellenza dove la stessa edificazione è insieme occasione e prodotto di una contrattazione che si complessifica nel tempo.
Mura, porte, fortificazioni, arsenali, mercati, porti, tribunali, ospedali, ricoveri, stazioni, opere di canalizzazione, fogne, scuole, …sono i grandi e diversificati protagonisti della storia urbanistica.

Scaturisce dalla lettura del saggio di Carlo Olmo del 1986 che mancano alla storia urbanistica l’analisi di queste fonti:

  1. strumenti di pianificazione e gestione della città;
  2. analisi sulla formazione delle elites commerciali, industriali, e fondiarie e le loro strategie sulle città;
  3. analisi sulla mobilità sociale e territoriale dei diversi strati sociali ed i suoi cicli;
  4. analisi sui legami che esistono tra concentrazione e decentramento delle attivita’ produttive e di crescita o crisi della città.

A queste Fonti possono e devono aggiungersi delle altre fonti più specialistiche su cui indirizzare la ricerca storico – urbanistica, secondo la lezione di Enrico Guidoni (vedi Lezione 1).

Le nuove fonti: le fonti specialistiche

Tra queste fonti nuove aggiungiamo come storici dell’urbanistica nuove fonti specialistiche:
5. documentazioni di tipo antropologico;
6. documentaziopni ed analisi socio-culturali;
7. analisi economico – istituzionali;
8. documentazioni cartografiche – interpretative: quella che chiamiamo la nuova cartografia storica;
9. analisi sui riti e le festività a sfondo religioso;
10. analisi e documentazioni sugli itinerari processionali e sul folklore;
11. la tematica dei mestieri urbani e rurali e delle aree d’influenza;
12. la ricerca sulle dislocazioni urbane di famiglie, enti, consorterie;
13. lo studio delle strade e delle suddivisioni di proprietà;
14. lo studio dei confini di proprieta’ di parrocchie, enti, monasteri, proprietà private, nobiliari…;
15. i confronti sui censimenti, “fuochi” e “riveli”, e i catasti;
16. l’utilizzazione degli studi di storia sociale e religiosa delle platee, compendii , libri censuari,…e delle carte pre – catastali , come dei catasti ad uso fiscale a fonte privilegiata per la storia urbana.

Copertine di due numeri della rivista “Storia della città” che affrontano il tema delle nuove fonti per l’indagine storico-urbanistica.

Copertine di due numeri della rivista “Storia della città” che affrontano il tema delle nuove fonti per l'indagine storico-urbanistica.


I nuovi strumenti della ricerca storico-urbanistica

La ricerca storico-urbanistica si è diffusa in questi anni grazie a molte iniziative editoriali, anche di carattere divulgativo, diventando popolare; tanta diffusione però non documenta l’effettivo buono stato degli studi ed illude che l’argomento possa essere affrontato senza una severa metodologia di studio.

L’avvio di un’attenta opera di coordinamento e di saldatura tra le numerose discipline e le principali componenti della ricerca storica urbana, in uno sforzo di analisi e di sintesi, ha condotto con l’intento di individuare un metodo storico, fondato su tutta una serie di propri e specifici parametri di analisi., oltre quelli tradizionali.

La scelta degli strumenti appropriati di lavoro in rapporto allo specifico territoriale ed urbano ha assunto in questi ultimi anni grande rilievo ed utilità in tale ricerca metodologica.

Come è ben noto tra gli strumenti storiograficamente definiti nella ricerca storico – architettonica – urbanistica si hanno da un lato le fonti storiche scritte, letterarie, descrittive e dall’altro le fonti iconografiche e cartografiche da vedersi entrambe strettamente connesse alla lettura del contesto architettonico – urbanistico nel suo concreto esistere, come abbiamo chiarito nelle precedenti Lezioni (nn. 58).

A questi dati documentari tradizionali la nuova metodologia di studi urbani aggiunge tecniche di indagine più realisticamente aderenti alla storia delle città, intendendo la moderna disciplina non solo suscettibile di un ampliamento continuo degli orizzonti disciplinari, e capace di svilupparsi in una sua autonoma prospettiva.

I nuovi strumenti della ricerca storico-urbanistica (segue)

Tra questi nuovi ed appropriati strumenti di lavoro, o nuove fonti sono state individuate preziose documentazioni di tipo antropologico, socio – culturale, economico – istituzionale, cartografico – interpretativo: quali le analisi sui riti e le festività a sfondo religioso, sugli itinerari processionali e sul folklore; la tematica dei mestieri urbani e rurali e delle aree d’influenza; la ricerca sulle dislocazioni urbane di famiglie, enti, consorterie; lo studio delle strade e delle suddivisioni di proprietà; i confini delle parrocchie urbane e le piazze; i confronti sui censimenti, I ‘fuochi” e “riveli”; l’utilizzazione delle platee religiose, delle carte “pre – catastali” e dei catasti a fonte.

Strumentazione scientifica e tecnica nuova di estremo interesse, questa, a disposizione degli storici dell’urbanistica, dalla quale sono scaturite importanti acquisizioni che hanno contribuito a fondare scientificamente una metodologia di studio dei fenomeni urbani e territoriali, secondo un approccio eminentemente storico – urbanistico.

La tendenza, ancora assai diffusa, è di svolgere temi di storiografia urbana su basi assolutamente insufficienti dal punto di vista di una metodologia specifica; mentre in gran parte è ancora fortemente legata, maggiormente in Campania che in altre regioni d ‘Italia, alla tradizionale metodologia storico – filogico – critica dei monumenti e delle opere d’arte.

Si riscontra ancora una carenza d’attenzione alla diversa scala dimensionale del manufatto urbano, rapportato all’edificio, nonchè alla ricostruzione degli interventi sulla città e alle trasformazioni urbane nei diversi periodi storici. Tutte operazioni utili alla ricerca e al recupero urbano.

La conoscenza delle città storiche per la conservazione urbana

La conoscenza delle città storiche tramite una corretta analisi storico-urbanistica

Pur se è oggi ampiamente riconosciuta l’imprescindibilità di una conoscenza dei centri urbani antichi, e quindi di una corretta lettura ed analisi storica degli antichi tessuti insediativi, per operare una corretta conservazione delle nostre antiche città, non differentemente dalla conoscenza scientifica dell’architettura storica per operare il restauro architettonico, purtroppo la ricerca storica sulle città e i centri storici non viene esaurientemente condotta. Infatti, mentre è tradizionalmente acquisito l’impossibilità di una lettura architettonica delle fabbriche monumentali ed edilizie prescindendo da un adeguato rilevamento archittetonico (fotografico, metrico, fotogrammetrico…); ancora vediamo analisi di centri urbani attuate attraverso schedatura e catalogazione di fabbriche singole, prescindendo dal rilievo dello sviluppo urbanistico del centro e da un’esatta rilevazione degli spazi urbani, in scala adeguata, quali letture preliminari alla ricostruzione storica delle stratificazioni del tessuto urbano e alla valutazione delle sue peculiarità e valori nelle diverse fasi storiche (cfr. T. Colletta, Il valore urbano…, 2007). Tra gli “idonei” strumenti di lavoro nella ricerca conservativa urbana risulta indispensabile e prioritario costruire un patrimonio vasto e preciso di rilievi sistematici delle città storiche, secondo corretti e attuali metodi e tecniche di rappresentazione dell’urbano per mettere insieme una documentazione trasmissibile e precisa dello stato di fatto. Inoltre risulta fondamentale redigere, ad integrazione della prima, che abbiamo chiamato cartografia di base (vedi Lezione n. 6) una documentazione grafica precisa di interpretazioni, poste in rilievo dalla ricerca storica: ricostruzioni archeologiche, disegni planimetrici interpretativi (andamento delle mura, logica di sviluppo, ipotesi di localizzazioni di edifici non più esistenti), restituzioni di antiche iconografie descrittive o cartografie, piante ricostruttive.

La cartografia storica e il recupero urbano

La funzione di una documentazione cartografica efficace che assuma i caratteri delle tabelle, fornirebbe dei dati omogenei e uniformi e risulterebbe di estrema utilità se confrontata e relata alla catalogazione non sempre esaustiva delle caratteristiche urbane dei centri, considerati o come insieme di “monumenti” o come “sito” e quindi carenti nel descrivere situazioni o interventi sulla città e sul territorio nei diversi periodi e nei differenti modi, a secondo delle aree regionali.

Per comprendere appieno le ragioni della formazione – trasformazione degli insediamenti antichi non basta una scheda attendibile, con una sintetica storia dello sviluppo urbanistico, notizie sui caratteri delle abitazioni, sui principali monumenti architettonici, sulle vicende feudali e una documentazione iconografica e fotografica; ma bisogna individuare anche le complesse relazioni instauratesi con l’intorno storico geografico, sia in termini fisici che di appartenenza a determinate famiglie nobiliari o a enti religiosi, o secondo le antiche suddivisioni amministrative, i suoi caratteri geo – morfologici ed il paesaggio circostante, le suddivisioni della proprietà edilizia nel centro nel lungo excursus storico; cogliere e rappresentare non solo le costruzioni più rilevanti, ma individuare le tipologie edilizie abitative più comuni unitamente alle problematiche della vita. Restituire lo sviluppo di parti di tessuto in cartografie o confrontare antiche cartografie e catasti sui tessuti attuali, per verificarne le trasformazioni.
In tal senso spiegheremo l’utilità delle piante ricostruttive dei tessuti urbani delle città.

Le piante ricostruttive come strumento di conoscenza

Le piante ricostruttive di città e tessuti urbani
Le planimetrie ricostruttive sono un indispensabile strumento di conoscenza, di approfondimento e di comunicazione e di sostegno, da collegarsi alle ricerche storiche svolte con precise e delimitate finalità ed in tal senso costituiscono una solida innovazione metodologica nel nostro campo di studi storico-urbanistici.

Negli anni ‘70 Enrico Guidoni indicava un nuovo metodo di indagine per la comprensione dei tessuti urbani antichi e delle piazze introducendo per la prima volta l’uso delle cartografie interpretative.
E’ una prima categoria di carte ricostruttive utili come base di supporto a studi più complessi, non si tratta di cartografie a sé stante ma di strumenti che seguono gli studi storici passati, riutilizzati nella loro stesura finale.

Gli studi hanno trovato largo spazio nella rivista internazionale “Storia della città” dove queste tematiche si sono molto sviluppate ed aperte ad un confronto operativo.

Copertina del volume di “Atti  del Convegno di Amalfi” del 2004.

Copertina del volume di "Atti del Convegno di Amalfi" del 2004.


Le piante ricostruttive come strumento di conoscenza (segue)

Le piante ricostruttive come strumento di conoscenza dell’urbano

La nuova storiografia urbana viene ad essere più accreditata come si evidenzia nel cospicuo numero di planimetrie ricostruttive dei tessuti urbani, del circuito delle mura e delle porte, della rete stradale, dei tessuti edilizi, etc … di molti insediamenti, pubblicati in ogni numero della “Storia della città”, e proseguiti in molti studi di storia urbanistica.

Nei più di 50 numeri dal 1976 al 1990 sono pubblicate le elaborazioni di planimetrie ricostruttive di più di 100 centri storici minori italiani, redatti ciascuno con regole precise: l’indicazione della rappresentazione oggettiva delle trasformazioni planimetriche ed urbanistiche nel corso dei secoli e l’indicazione puntuale con numerazione progressiva delle emergenze architettoniche, nell’intento di costruire un Atlante.

Nel basilare numero doppio 12/13 di “Storia della città” su “Cartografia e storia” del 1979 scrive Enrico Guidoni nell’Editoriale dello stesso numero: “La componente cartografica, fuor dei vecchi schemi “vedutistici”, costituisce ormai, come questa rivista ha contribuito a dimostrare, uno strumento indispensabile per una moderna storiografia urbana: basta pensare alle schede sui centri “minori”, alla rappresentazione degli itinerari processionali, all’analisi delle proprietà, allo studio dello sviluppo degli insediamenti, alle più sottili restituzioni dell’iter progettuale e delle intenzioni simboliche“.

La restituzione cartografica e la cartografia storica sulla città

La restituzione cartografica apriva una nuova strada per la cartografia storica sulla città e le piante ricostruttive e restitutive in scala dei documenti cartografici antichi divenivano una realtà.
In questa linea di grande interesse è il progetto della “mappa della storia” in cui sull’attuale centro storico di Roma venivano proiettati graficamente una massa di dati di archivio cartografici e non, di epoche diverse.
Sulla corrente planimetria catastale 1:1000 del Comune di Roma veniva sovrapposto il catasto gregoriano dei primi decenni del secolo XIX e la proiezione della città archeologica, disegnata dal Lanciani. La complessità dell’indagine archeologica può essere un utile punto di riflessione per capire l’opportunità delle carte ricostruttive quali “la Carta del centro storico di Roma” ideata da Enrico Guidoni nel 1982 e pubblicata in “Fogli” in scala 1:1000 tra il 1985-87 a cura del Centro di Documentazione su Roma del Dipartimento di Architettura ed Analisi della città, della Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”.

Carta del centro storico di Roma, Foglio 49. Particolare dell’area con il Teatro di Marcello. Copertina  dell’opuscolo e particolare della pianta.

Carta del centro storico di Roma, Foglio 49. Particolare dell'area con il Teatro di Marcello. Copertina dell'opuscolo e particolare della pianta.


L’innovazione metodologica negli studi storico-urbanistici: le cartografie interpretative e ricostruttive

La restituzione cartografica apriva una nuova strada per la cartografia storica sulla città e sulle piante ricostruttive e restitutive in scala dei documenti cartografici antichi: non potendo ricordare i numerosissimi esempi mi soffermerò sulle implicazioni di innovazione in alcune di tali ricerche nell’avanzamento degli studi storico-urbanistici delle singole città analizzate nell’attuazione di quel metodo totalmente innovativo.
Tra queste merita un giusto riferimento la ricerca su “La Cartografia di un terremoto:Messina 1783″ di Nicola Arricò. Nel 1984 lo studio di Arricò sui disegni dell’arch. Arena per Messina divenivano un lavoro grafico e storico di grande impegno prodotto appositamente per “Storia della città”. (cfr. N. Arricò, Cartografia di un terremoto. Messina 1783 …1988).

Ancora un esempio può essere ravvisato di innovazione metodologica la ricerca su “Napoli . La cartografia pre – catastale” del 1985 prodotta dalla sottoscritta e pubblicata nel numero doppio monografico 34-35 di “Storia della città”. Il lavoro su Napoli risulta un esempio di cartografie interpretative sul tema della proprietà fondiaria monastica costruite dallo storico dell’urbanistica.
Cartografie di cui ora diremo con maggiore dettaglio per individuarne l’innovazione metodologica negli studi storico – urbanistici. (cfr. T. Colletta, L’innovazione metodologica negli studi storico – urbanistici, 2009, in stampa).

Le cartografie ricostruttive e interpretative

Le planimetrie ricostruttive di Napoli prodotte sulla base delle fonti monastiche e sulle carte pre – catastali, ossia sui catasti privati degli ordini religiosi davano la possibilità di individuare graficamente, su una planimetria in scala 1:15.000, con i diversi colori le principali proprietà fondiarie degli stessi ordini religiosi al principio del Cinquecento, prima cioè che la città si sviluppasse verso occidente per volontà del viceré Pedro de Toledo, proprio su quelle aree, determinando l’arricchimento dei monasteri coinvolti nell’urbanizzazione vicereale.
Vedi Tavola nell’immagine che segue (da T. Colletta, Napoli. La cartografia pre – catastale..,1985).

Le piante sono redatte sulle fonti d’archivio superstiti, in gran parte di mano religiosa, risalenti al XVII-XVIII secolo e facente capo alle scritture dei monasteri soppressi e principalmente alle “Platee” d’archivio degli ordini monastici proprietari di gran parte delle aree meridionali della città, non avendo la possibilità dell’uso dei catasti storici. Napoli, come è ben noto non ha avuto catasto geometrico particellare prima dell’Unità d’Italia e l’unico catasto urbano che si conserva è quello del 1899.

La “Confinazione dei Borghi” di Napoli al 1734. Ricostruzione grafica  secondo l’antica  descrizione settecentesca della perimetrazione viaria dell’abitato redatta dal tavolario A.Manni (sulla base della pianta del D’Ambra 1889  in scala 1:15.000). (Da T. Colletta, Napoli la cartografia pre-catastale, 1985).

La “Confinazione dei Borghi” di Napoli al 1734. Ricostruzione grafica secondo l'antica descrizione settecentesca della perimetrazione viaria dell'abitato redatta dal tavolario A.Manni (sulla base della pianta del D'Ambra 1889 in scala 1:15.000). (Da T. Colletta, Napoli la cartografia pre-catastale, 1985).


Le cartografie ricostruttive e interpretative (segue)

La cartografia ricostruttiva / interpretativa “costruita”  dallo storico dell’urbanistica (da T. Colletta. Napoli. La cartografia pre-catastale…,1985).

La cartografia ricostruttiva / interpretativa “costruita” dallo storico dell'urbanistica (da T. Colletta. Napoli. La cartografia pre-catastale…,1985).


Le cartografie ricostruttive e interpretative (segue)

Le piante ricostruttive possono essere quindi anche considerate: le cartografie storico interpretative, prodotte per motivi di natura diversa, purchè redatte con un criterio scientifico, utile allo storico per i suoi studi. Bisogna tener presente che la cartografia è qualcosa di estremamente variabile nel tempo e nello spazio, la cartografia ricostruttiva degli insediamenti del territorio, delle città è normalmente usata come un servizio, un aiuto agli studi degli storici. Ogni storico dovrebbe ricostruirsene una secondo le proprie esigenze e conclusioni raggiunte, onde rappresentare graficamente quella che può essere una sintesi delle proprie ricerche ma anche permettere il confronto e la consultazione di altri storici.

L’importanza della cartografia va vista non soltanto in quanto ricostruzione topografica, ma quale cartografia urbana storico – funzionale, quindi non geografica, ma degli storici urbanistici, quindi stratigrafica.
Nei numerosi volumi pubblicati da Enrico Guidoni molte sono le cartografie interpretative da lui prodotte si pensi ad esempio a quelle più recenti inserite nell’Atlante dedicato a Firenze duecentesca.
Faremo ora una esemplificazione a riguardo di tali temi:
Le Tavole ricostruttive della città bassa di Napoli. Le cartografie ricostruttive sono un elemento discriminante che identifica la storia dell’urbanistica che non trova spesso nella ricerca storica una base su cui studiare o a volte non attendibile, per cui la necessità di doversela ricostruire prima di proseguire negli studi.

Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli

In questa linea di ricerca penso possa essere inserita la mia ultima ricerca su Napoli e la produzione di tre carte ricostruttive/interprative della città bassa in periodo ducale, angioino ed aragonese.

La necessità di un approfondimento dell’area suburbana costiera, da noi denominata la città bassa di Napoli, non abbastanza indagata dagli storici dell’urbanistica nei circa 10 secoli della sua costruzione dall’Alto medioevo al Cinquecento è stato l’obiettivo della ricerca. (cfr. T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).

L’area suburbana si ampliò verso sud ed oriente nei lunghi secoli del ducato bizantino ed autonomo a valle del forte salto orografico della terza terrazza della Neapolis greca e poi romana nel suo impianto originario a plateai e stenopoi, poi decumani e cardini, a ridosso delle fortificazioni antiche e a diretto contatto con la riva.

L’impianto originario di Neapolis greca nella carta archeologica simbologica” 
della città antica di Napoli (da Catalogo della mostra “Napoli antica”, 1985).

L'impianto originario di Neapolis greca nella carta archeologica simbologica” della città antica di Napoli (da Catalogo della mostra “Napoli antica”, 1985).


Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli (segue)

Gli interrogativi sulla reale consistenza dei sobborghi marittimi e sulla costruzione della fascia suburbana sulla riva ha condotto Mario Napoli a individuare il “quartiere suburbano marittimo” nella ricostruzione planimetrica della città partenopea nell’altomedioevo:una terza area extra-muraria gravitante verso il porto ad occidente.

Convinti che l’uso della cartografia storica planimetrica e dei catasti quale fonte per lo studio del tessuto della città medievale sia un metodo ormai consolidato nell’analisi storico – urbanistica ed anche l’unica soluzione per proporre attendibili ipotesi di planimetrie ricostruttive del tessuto medievale e moderno della città abbiamo redatto tre piante ricostruttive-interpretative delle fasi di costruzione della città bassa di Napoli.
L’indagine storica effettuata viene riportata in alcune piante ricostruttive ripiegate nel volume, che sono molto preziose, anche se necessariamente molto sintetiche, data l’enorme dimensione dell’area considerata, e che fanno capire come questa parte cosi complicata, cosi difficile da capire, sia in realtà articolata in zone che devono la loro configurazione a interventi diversi, differenziati nel tempo.

Napoli. L’ampliamento della Napoli altomedievale secondo Mario Napoli (da T. Colletta, Napoli città portuale…, 2006).

Napoli. L'ampliamento della Napoli altomedievale secondo Mario Napoli (da T. Colletta, Napoli città portuale…, 2006).


Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli (segue)

Le tre Tavole restitutive da noi proposte vogliono evidenziare, nella delimitazione dell’ampliamento altomedievale della città bassa, come i collegamenti viarii movevano dai fornici urbani verso le aree portuali e come questi siano sono stati le direttrici della costruzione del suburbio e dei traffici marittimi in più di 10 secoli (VIII – XVII secolo).
Secondo la più recente metodologia storico-urbanistica le operazioni urbanistiche nella loro corretta periodizzazione devono essere evidenziate con restituzioni planimetriche, per accertarne la reale consistenza dimensionale (da Introduzione al volume T. Colletta, Napoli città portuale …, 2006).

La Napoli marittima e mercantile, è restituita sulla precisa cartografia di rilievo tardo – ottocentesca del “Risanamento di Napoli”, opportunamente informatizzata, con la delimitazione della città murata altomedievale, angioina ed aragonese, l’individuazione delle aree urbanizzate nel continuo accrescimento lungo la riva, dei luoghi ove si sono svolti l’approdo delle merci, le contrattazioni mercantili e la vendita dei diversi generi alimentari.


Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli (segue)

L’obiettivo di restituzione si è reso possibile per la pubblicazione dell’accurato rilievo planimetrico in scala metrica al 200, in 140 fogli, di tutta l’area dei “quartieri bassi”. Sulla base di questa pianta al 200 del 1889 del Risanamento di Napoli, pubblicata da G.Alisio nel 1984 e del rilievo da noi informatizzato in un’unica pianta, si sono realizzate le cartografie storico interpretative corrispondenti ai momenti ritenuti fondamentali nella costruzione della Napoli marittima e mercantile.
La perimetrazione effettuata sulla precisa planimetria al 200, ci dà la possibilità di isolare graficamente il tessuto urbano marittimo, urbanizzato nei secoli VIII – XIII al di sotto dell’originaria struttura della Neapolis greco – romana, separandolo dalle edificazioni successive verso oriente intorno alla piazza del mercato, dandoci le differenze di impianto urbanistico tra la fascia suburbana costiera più a ridosso della città antica e le successive aree di espansione due – trecentesche.

Particolare di uno dei 140 fogli  della pianta  del 1889  del “Risanamento di Napoli” in scala 1:200, da noi informatizzati in una unica planimetria.
(da T. Colletta, Napoli città portuale…, 2006).

Particolare di uno dei 140 fogli della pianta del 1889 del “Risanamento di Napoli” in scala 1:200, da noi informatizzati in una unica planimetria. (da T. Colletta, Napoli città portuale…, 2006).


Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli (segue)

Nel discorso di ricostruzione delle zone portuali e d’approdo, assume fondamentale rilievo l’individuazione della marina o lido e quindi il ridisegno della linea di costa nelle differenti epoche storiche ed il rapporto tra questa e la cinta muraria meridionale ed i percorsi gradonati di collegamento (ancora oggi percorribili come le Rampe di San Marcellino).
Linea che subisce lenti modifiche per le totali trasformazioni subite dal litorale con l’arretramento del mare, a causa dei continui terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, fenomeni di dilavamento delle acque, nonchè per interventi militari ed urbanistici dall’ epoca tardo – antica fino a tutto il periodo vicereale (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).

Napoli. Le Rampe di San Marcellino collegamento gradonato con la “città bassa”. (foto dell’a. 2004).

Napoli. Le Rampe di San Marcellino collegamento gradonato con la “città bassa”. (foto dell'a. 2004).


Le Tavole ricostruttive della “città bassa” di Napoli (segue)

La Napoli della “parte di basso” si costruisce su un avanzamento continuo dell’abitato sulle fasce di terra conquistate al mare, secondo linee di pianificazione urbana differenziate e legate alla proprietà del suolo; successivamente e in ragione del nuovo costruito si registra uno spostamento conseguente della cinta muraria meridionale.

Le piante ricostruttive fanno emergere una storia non solamente descrittiva, con un elenco delle operazioni svolte secondo una corretta periodizzazione, ma a chiarimento della ricerca urbana le nostre ipotesi interpretative sono restituite in cartografie storico – interpretative, determinate dalla ricostruzione del tessuto urbano costiero scientificamente condotta sulle fonti scritte e cartografiche, fondate cioè sulla reale consistenza della città costruita.

Tavola ricostruttiva della città bassa di Napoli in periodo ducale, Tavola n.1

Napoli. Restituzione dell’ampliamento della fascia marittima alla città murata  tardo-antica, poi inclusa nelle mura dell’XI, sulla base della pianta 1:200 del 1889.  Tavola I (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato, 2006 .

Napoli. Restituzione dell'ampliamento della fascia marittima alla città murata tardo-antica, poi inclusa nelle mura dell'XI, sulla base della pianta 1:200 del 1889. Tavola I (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato, 2006 .


Legenda acclusa alla Tavola ricostruttiva n.1 su Napoli


Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La lezione è una sintesi per gli allievi architetti della mia ricerca, per ulteriori approfondimenti si consiglia lo studio di questi testi, sui quali torneremo anche nelle prossime lezioni.

T. Colletta, La ricerca conservativa urbana, “Bollettino del Dipartimento di conservazione”, anno 0, 1985.

T. Colletta, La cartografia storica pre-catastale e la storia urbana e territoriale. Le mappe delle platee napoletane, in J.RASPI SERRA (a cura di),Ordini mendicanti e città. Aspetti architettonici, sociali e politici, Milano, Guerini studio, 1990, pp. 195-257, ill.10.

T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato, Roma, Kappa Edizioni 2006.

T. Colletta, "L'innovazione metodologica negli studi storico urbanistici: la produzione di cartografie ricostruttive/interpretative“, Convegno “La città europea: temi e modelli”, Giornata di studio in onore di Enrico Guidoni, Facoltà di Architettura “Valle Giulia”, 23 Novembre 2007, in stampa.

Per ulteriori approfondimenti: cfr. “La storia urbana tra storia sociale e storia dell'urbanistica", in I. Bergeron, C.Olmo, M.Roncayolo, Nove lezioni di storia della città, Torino 1986.,pp.87-88.

N. Arricò, Cartografia di un terremoto. Messina 1783, in “Storia della città“, n.45, 1988, pp. 45-47: “Un palinsesto filologico. Questioni di metodo”.

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