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Teresa Colletta » 24.I quartieri mercantili della città bassa di Napoli. Le aree ancora in situ: la piazza mercato, i gradini della piazzetta di porto ed il borgo Orefici


La costruzione della fascia marittima

In questa lezione cercheremo di chiarire i punti nodali della costruzione della fascia marittima di Napoli ed il suo rapporto continuo con il mare e con il porto.

Neapolis città di mare e sul mare dal momento della sua fondazione in epoca greca ha affrontato questioni basilari per l’organizzazione funzionale dei rapporti tra la città costruita, le infrastrutture viarie ed i traffici marittimi di approdo e scalo delle merci.

Napoli ha sempre avuto una connotazione marittima molto marcata ma non sempre può dirsi nella storia urbana una città portuale.

Il porto spazio complesso di interazione tra la zona marittima e l’ambiente urbano si costituisce in periodo medievale come molo di attracco, in epoca antecedente era un bacino naturale con approdo, e poi si è trasformata in una riva portuale che si è andata via via ampliando verso est unitamente alla costruzione della nuova reggia angioina sul mare divenendo una grande metropoli medievale ed una città portuale e mercantile con una stretta interdipendenza morfologica e funzionale tra la costruzione della città lungo la marina il suo porto e la nuova area del mercato.

Il libro di riferimento per la lezione

Per costruire questa storia della città faremo riferimento alla mia lunga ricerca storico urbanistica che mi ha coinvolto per più anni e che oggi è raccolta nel volume
“Napoli città portuale e mercantile. La città bassa,il porto ed il mercato dall’VIII al XVII secolo”.  A fianco la Copertina del libro su Napoli portuale.

E’ importante anche considerare che oggi l’ individuazione della fascia costiera studiata è inserita all’interno della perimetrazione del centro storico di Napoli così come risulta dalla World Heritage List dell’UNESCO del 1995.

Cercheremo per una maggiore facilità di comprensione di poter individuare in questa fascia del centro storico, un tempo costiera, le zone dei quartieri portuali e mercantili ancora in situ, quindi possibili zone di tessuto urbano da rivitalizzare.

Copertina del libro di testo “Napoli città portuale e mercantile”, Roma 2006.

Copertina del libro di testo “Napoli città portuale e mercantile”, Roma 2006.


La nascita dei quartieri mercantili

Il volume non cerca di svelare le bellezze architettoniche tuttora presenti in questa parte di città, ma centra l’attenzione sulla continua trasformazione del bacino portuale e del litorale, e sulle infrastrutture connesse di mare e di terra per la navigazione e la cantieristica (Arsenali, Moli, Darsene etc.), così come sulle modificazioni degli spazi destinati allo scambio ed ai traffici. In relazione alle successive fasi di crescita della città bassa conseguono i successivi ampliamenti della cinta muraria marittima tra X e XVI secolo verso la riva sud- orientale.

Particolare attenzione è rivolta al momento del decentramento ad oriente fuori le mura altomedievali del Mercato pubblico, alla fine del Duecento, e alla nascita del grande invaso libero del Foro Magno- la futura piazza mercato- chiuso tra proprietà monastiche ed ospedaliere di nuova fondazione. Con il nuovo mercato si attua la localizzazione nella fascia costiera sia delle principali strutture mercantili pubbliche (Dogane, Logge, Fondaci, Osterie, Banchi, Portici ed Archi), sia delle colonie forestiere e straniere, con la conseguente particolare strutturazione viaria mercantile organizzatasi in funzione delle attività portuali e delle esigenze mercantili marittime lungo la costa.

Si realizza così, già alla metà del Trecento, un fronte a mare di più di 2 chilometri di lunghezza, dalla reggia turrita di Castelnuovo al castello-forte del Carmine, parte integrante ed integrata del meccanismo portuale e del cospicuo volume di traffici, così Napoli si definisce come  città portuale e mercantile.

I quartieri bassi della città ed il Risanamento dell’800

Centro della trattazione è la ricostruzione, tramite planimetrie restitutive, delle fasi di accrescimento della particolare struttura urbanistica di questa larga fascia marittima della città di Napoli nel continuo avanzamento della linea di costa.

Area urbana fortemente degradatasi nei due secoli di viceregno spagnolo ed alterata con la separazione dal mare in seguito ai grandi interventi viarii borbonici costieri fino alla sua completa demolizione , come “quartieri bassi”, con gli interventi del “Risanamento” ed il tracciamento del “Rettifilo” alla fine dell’Ottocento.

L’intento dello studio è di mettere in rilievo lo stretto rapporto esistente nella capitale del regno meridionale tra le attività legate al porto ed il contesto urbano durante l’Alto Medioevo e l’età moderna e insieme come la metropoli medievale napoletana sia stata una città portuale e mercantile- una città-porto- di rilevanza urbana pari ad altre città portuali italiane ed europee del bacino mediterraneo.

Napoli. Pianta dei Lavori del Risanamento ed il corso del Rettifilo sul tessuto preesistente. Particolare della Pianta tratta da R.D’Ambra 1889 (collezione privata).

Napoli. Pianta dei Lavori del Risanamento ed il corso del Rettifilo sul tessuto preesistente. Particolare della Pianta tratta da R.D'Ambra 1889 (collezione privata).


I quartieri della città bassa portuale e mercantile

Nei sei lunghi capitoli del testo si è cercato di dimostrare la rilevanza di Napoli, nel momento che assume il ruolo di capitale del regno meridionale alla fine del Duecento con gli Angioini, di grande metropoli medievale e con la costruzione della città bassa, ossia di quella fascia urbana edificata ai piedi del nucleo di più antica origine(la città di fondazione greca di Neapolis prima e poi romana); assumendo le caratteristiche di grande città portuale con più di 2 kilometri di fronte a mare e circa 60.000 abitanti nel corso del Trecento.

Per intenderci questa fascia costiera della città bassa si costruisce “al di sotto” della collina ove ancora oggi sono le chiese di fondazione altomedievale di San Marcellino e Festo e San Severino e Sossio.

Il forte dislivello ancora oggi presente tra queste aree e la zona della Borsa, attuale piazza Bovio, testimonia la naturale separatezza della città alta e quella bassa che si è venuta costruendo vicino al mare con alterne vicende fin dall’alto medioevo e che costituirà in periodo angioino aragonese la città dei commerci e dei traffici, oltre che di rappresentanza come ben illustra nel 1473 la ben nota Tavola Strozzi  (per la veduta topografica vedi le Lezioni introduttive sulla cartografia illustrata e rappresentativa. Si vedano le lezioni 5 e 7).

Napoli. Rampe di San Marcellino (da T. Colletta ,Napoli città portuale…, 2006).

Napoli. Rampe di San Marcellino (da T. Colletta ,Napoli città portuale…, 2006).


La restituzione planimetrica della città bassa

La grande metropoli medievale e rinascimentale con la presenza di un lungo molo determina un grande bacino portuale atto, con le infrastrutture di mare e i terra, ai traffici militari, marittimi e commerciali che si svolgono lungo la riva e si concentrano nel nuovo grande spazio libero del mercato pubblico. Lungo la costa e nell’ entroterra si concentrano numerose colonie forestiere e straniere, fondaci mercantili, logge, banchi, dogane, botteghe …aree specializzate di attività di mercato e artigianali etc…di cui si è operata una “pianta ricostruttiva” sulla base della pianta del 1899 in scala 1:200 dell’Ufficio Tecnico del Comune di Napoli da noi informatizzata.

Per la planimetria a colori, la Pianta ricostruttiva della città bassa, vedi il libro di testo  T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile …, 2006 Tavola III fuori testo e la  lunga Legenda esplicativa.

Gran parte di tutta questa zona urbana costiera è stata cancellata, come è ben noto con l’intervento del “Risanamento di Napoli” alla fine dell’Ottocento e la creazione del lungo “Rettifilo”, oggi Corso Umberto. (vedi l’immagine nella slide precedente con la Pianta dei Lavori del Risanamento, in rosso tratta dal volume del 1889 di R. D’Ambra, Napoli antica)

La piazza del mercato

Tra le zone della città bassa ancora oggi conservate dal periodo Angioino non essendo stata coinvolta nei Lavori di Risanamento tardo ottocentesco: bisogna considerare

La piazza del Mercato e la zona al suo intorno.
Zona urbana da riguardare con attenzione per la continuità della sua storia e contemporaneamente per tutti i problemi connessi alla sua conservazione e valorizzazione; piazza alla quale abbiamo dedicato una specifica lezione (Lezione n.15)
E’ inutile sottolineare la stratificazione millenaria di questo grande spazio aperto che ha visto concentrate fin dalla sua definizione perimetrale, con Decreto Regio angioino nel 1302, come spazio pubblico destinato ai cittadini napoletani per lo svolgimento delle funzioni di scambio mercantile dei prodotti alimentari e testimone delle lunghe vicende della storia di Napoli come bene illustra l’iconografia e la cartografia illustrativa sei-settecentesca (per le immagini su L’iconografia a colori di piazza del Mercato nel quadro siglato D.G. Domenico Gargiulo, della Fundacion Casa Real de Medinaceli in Spagna vedi la Lezione n.5).

Area che ha avuto la sua configurazione architettonica di piazza negli ultimi decenni del Settecento, dopo un incendio, per mano dell’architetto messinese Francesco Securo.

Napoli. Piazza mercato oggi in una foto aerea 
(da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).

Napoli. Piazza mercato oggi in una foto aerea (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).


L’area dei quartieri portuali intorno piazza mercato

La zona di piazza mercato, ampliamente studiata e analizzata in numerosi saggi, non riuscì ad essere inserita all’indomani del terremoto del 1980 tra le aree urbane destinate a recupero perdendo così l’occasione di utilizzare fondi pubblici per la sua rivitalizzazione. La zona infatti è oggi in forte degrado dal momento della perdita della sua funzione primaria di scambio delle merci, per il trasferimento fuori dalle mura urbane di quest’attività con la costruzione del CIS ha perso la base stessa della sua sussistenza, come ha ben evidenziato Pasquale Villani nel lungo saggio “Una città una piazza. La piazza mercato a Napoli”, nel 1994. Eppure nella carenza di spazi aperti pubblici in città questo grande spazio tra chiese di grande qualità architettonica e di grande devozione dei napoletani, come S.Maria del Carmine, S.Eligio, San Giovanni a mare tutte recentemente restaurate potrebbe costituire un punto di attrazione di notevole entità per eventi e manifestazioni e fiere etc…
Le aree della città bassa portuale e mercantile ancora in situ

Per quanto riguarda le aree della città bassa ancora esistenti e valide testimonianze del passato portuale e mercantile di Napoli, realtà urbane ancora esistenti e non solamente da restituire tramite le fonti documentarie faremo ancora due esempi, dopo l’esempio più rilevante di piazza Mercato. I due esempi di aree sopravvissute all’intervento di sventramento ottocentesco del tessuto urbano della città costiera a cui si fa riferimento e sono:
1. L’area dei Gradini della Piazzetta di Porto, dalla configurazione architettonica caratteristica delle città portuali mediterranee e campane in particolare del Medioevo, si pensi ad Amalfi.

2. L’area delle attività storiche tradizionali artigiane: l’oreficeria e l’argenteria che hanno conservato nello stesso luogo fin dal Medioevo la stessa attività artigiana: il quartiere degli orefici: oggi “Antico Borgo Orefici”.

L’area dei Gradini della piazzetta di porto

1. L’area dei Gradini della Piazzetta di Porto

L’area dalla configurazione architettonica caratteristica delle città portuali mediterranee e campane in particolare del Medioevo, si pensi ad Amalfi è uno dei passaggi di collegamento tra la città alta e la città bassa marittima e portuale, che con il forte dislivello testimonia  di un uso della città portuale solitamente pedonale. L’area dei Gradini della Piazzetta di Porto che non credo sia molto conosciuta dai napoletani.
Un’area chiusa al percorrimento e abbandonata alle spalle di piazza della Borsa, e congiungente con due ripide gradelle con il convento e chiesa di Santa Maria la nova.
Per questo antico percorso medievale a due braccia cioè con due accessi dalla via Sedile di Porto e dalla via Cerriglio, tutto inframmezzato da volte e supportici, e colleganti, tramite una piazzetta in declivio, con un unico sbocco sul vicolo di Santa Maria la nova, non sarebbe difficile attuare un recupero. Basterebbe solamente la volontà di un’accurata pulizia e un controllo per la sicurezza, per rimettere in uso questo rapido collegamento pedonale tra due zone urbane, oggi interrotto principalmente per ragioni di sicurezza da parte della proprietà religiosa e peraltro ancora abitato.

Napoli. I gradini della piazzetta di porto. (foto dell’a,2005)

Napoli. I gradini della piazzetta di porto. (foto dell'a,2005)


I Gradini della piazzetta di porto

Vocazione alberghiera e ricettiva già in atto nella zona di sedile di porto ove la presenza di piccoli alberghi, pensioni, bed and breakfast è già stata realizzata dalla mano privata e potrebbe essere incrementata dalla mano pubblica tramite l’istituzione universitaria con residenze per studenti.
Per bloccare iniziative private incongrue come la recente invasione della mano privata nel giardino di Palazzo Penna a pochi metri da questo collegamento.
(I Gradini della piazzetta ed il Pennino a Santa Barbara)

Non dimentichiamo che fra pochi anni sarà aperta la nuova stazione del Metrò Linea 1: “Università” a piazza della Borsa e la zona dell’Università di Corso Umberto e San Pietro Martire potrebbero essere ben collegate alle zone dell’Università della terrazza superiore del centro antico: quella sviluppatasi lungo via SantaMaria la nova-Banchi Nuovi- San Giovanni Maggiore; ove come è noto molti sono i poli universitari già presenti e molti sono in restauro ed allestimento.

Napoli. I Gradini della piazzetta di porto da Santa Maria la Nova  a Sedile di Porto (foto dell’a. 2006).

Napoli. I Gradini della piazzetta di porto da Santa Maria la Nova a Sedile di Porto (foto dell'a. 2006).


L’area dei Gradini della piazzetta di porto: il Pennino a Santa Barbara

Il Pennino a Santa Barbara, anche questo percorso tra i più caratteristici della prima zona di ampliamento alla città greco-romana, chiamata dal Capasso: l’antico Borgo di Napoli, unitamente ai gradini della piazzetta e alla Calata SS. Cosma e Damiano potrebbe essere inserito come alternativa viaria pedonale tra la zona superiore e quella inferiore. Testimonia inoltre un modo di abitare antico e non più presente ove anche le strutture edilizie presenti ed affacciate sulla piazzetta potrebbero essere riutilizzate e restaurate come residenze per studenti o per turisti visto anche la centralità della loro localizzazione vicino piazza della Borsa.

Napoli, i Gradini del Pennino a Santa Barbara da piazza della Borsa a Via Banchi nuovi ( foto dell’a. 2006)

Napoli, i Gradini del Pennino a Santa Barbara da piazza della Borsa a Via Banchi nuovi ( foto dell'a. 2006)


Il quartiere odierno di Borgo Orefici

La seconda area alla quale facciamo ora riferimento perchè permane nelle sue caratteristiche progettuali di impianto tre-quattrocentesco è la zona degli Orefici.
E come il toponimo ancora ci indica nell’area permangono anche le attività storiche tradizionali artigiane: l’oreficeria e l’argenteria che hanno conservato nello stesso luogo fin dal Medioevo la stessa attività artigiana.

Il quartiere degli orefici: oggi “Antico Borgo Orefici”

2. Il Quartiere degli Orefici, oggi “Antico Borgo Orefici. In questa zona della città bassa è in corso un’operazione di riqualificazione urbana da parte dei cittadini che lavorano e hanno botteghe a piano terranno ed impresa artigiana al primo piano, che si sono riuniti prima in Associazione e dal 2000 in consorzio dal nome “Antico Borgo Orefici” per avere più peso politico e valenza per la richiesta di finanziamenti per il recupero urbano.

La cooperazione di imprese artigianali

Il Consorzio raggruppa circa 90 aziende della migliore tradizione orafa napoletana, è risultata vincente in termini di conservazione attiva del centro storico, come dimostrano le poche immagini che vengono mostrate perché punta correttamente al recupero di quella cultura materiale e di esperienze che sono presenti nelle botteghe che coltivano e tramandano i segreti di arti e mestieri tradizionali.

Il Consorzio si pone infatti come obiettivo non solamente il recupero delle attività tradizionali di lavorazione dei metalli e delle pietre preziose, ma anche la riqualificazione urbanistica della zona perimetrata come “antico Borgo Orefici”, per un reale rilancio commerciale dell’area e la sua apertura alla fruizione turistica in vista di un progetto complessivo del centro storico di Napoli.

Il Borgo Orefici un esempio di mercato specializzato

La costruzione del quartiere artigiano degli orefici

L’antico Borgo Orefici ed il recupero delle attività storiche tradizionali in una storica area specializzata di mercato a Napoli si propone una corretta riqualificazione essendo iniziato dalla riqualificazione dell’antica attività artigianale dell’Oreficeria e della manifattura degli argenti , nello stessa zona della città storica in cui ebbe la sua nascita in periodo angioino.
Come abbiamo potuto dimostrare nella nostra recente ricerca su Napoli città portuale e mercantile (Cap. IV, Paragrafo n. 8 )
Il quartiere degli Orefici, le botteghe e le case lungo le strade mercantili sono un esempio documentato di area specializzata di mercato; esempio caratterizzante del quartiere mercantile della Napoli angioina con le sue strade, botteghe che si aprono in piccole piazzette.
E’ampliamente riconosciuto l’importanza che i sovrani francesi dettero all’incremento delle attività artigiane; tra queste grande impulso ebbe la pratica dell’oreficeria per la funzione assolta dai gioielli e dagli oggetti preziosi nei traffici economici promossi dalla corte francese e proseguita alacremente dagli Aragonesi.
L’oreficeria era un’attività presente a Napoli fin dall’epoca normanna ed ebbe apporti dall’esterno da parte di stranieri (greci ed arabi) come numerosi documenti attestano sia per Napoli che per altri centri tra il 1084 ed il 1101.

Napoli. Via Larga agli Orefici (foto dell’a. 2008).

Napoli. Via Larga agli Orefici (foto dell'a. 2008).


Il quartiere degli Orefici attivo per secoli

Il Quartiere degli Orefici nel cuore della città bassa.

Gli Orefici e gli Argentieri, vale ricordare, ebbero un primo statuto da Carlo II, poi modificato da Giovanna I nel 1380 che ne confermò il riconoscimento; statuto che viene ridefinito da Ferrante d’Aragona nel 1474 che assegna all’Arte precisi confini per questa specifica manifattura artigianale che voleva fosse concentrata nella città bassa. ( cfr. T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile, cap.IV)
Si può pensare quindi ad una localizzazione degli orefici in un’area ben definita già alla fine del XIII-XIV, intorno Sant’Eligio, protettore degli orefici, secondo l’usanza riscontrabile anche in altre città portuali e mercantili, poi specializzatesi con il riconoscimento di una loro strada. La “ruga de aurificis prope Scalisiam“, è attestata già al 1397 nella città bassa napoletana.
La concentrazione di questa attività si ebbe nell’area centrale della città bassa tra il porto ed il mercato con una sequenza di botteghe, strette l’una accanto all’altra, lungo più strade che racchiudono un’area separata con all’ interno piccoli spazi aperti.
La presenza attiva di questa categoria di artigiani, come scrive il Doria “ab antiquo”, è testimoniata dalla registrazione della continuità della toponomastica e dalle chiese costruite o rinnovate proprio dalla Corporazione degli orefici.

L’area degli orefici fu ancora ampliata durante il viceregno alla fine del Seicento (1685) per incrementare, con specifiche ordinanze, l’attività orafa proprio in quel luogo.

Il quartiere degli orefici è un caso esemplare di area di mercato specializzato all’interno della fascia mercantile della città bassa; un’ area specializzata che si è andata costruendo nel corso dei secoli e di cui si ha fortunatamente testimonianza in un rilievo in scala ravvicinata nel primo trentennio del Settecento, presumibilmente redatto per una migliore regolamentazione nell’assegnazione delle botteghe orafe.

Il rilievo del quartiere nel Settecento

L’accurato rilievo planimetrico dell’arch. Gaetano Barba, datato 1790, ma che presenta una situazione del quartiere al 1739, ci dà l’opportunità di leggere in dettaglio la situazione urbanistico-edilizia, al piano terraneo, dell’area intitolata “pianta iconografica della piazza degli orefici”, quasi due secoli prima del rilievo al 200 ad opera della I Commissione Tecnica del Comune di Napoli nel 1889.
La planimetria di rilievo, orientata con l’est in alto, evidenzia, in scala la situazione urbanistica esistente al piano terraneo intorno “la piazza” degli orefici, secondo una ben definita perimetrazione, sulla quale ci siamo dilungati in un capitolo specifico del volume che si è scelto come libro di testo su “Napoli città portuale e mercantile” con fotografie e dettagli planimetrici.
“Il quartiere si configura su due poli strategici di raccolta degli artigiani: l’uno intorno la piazzetta pubblica omonima e l’altro intorno al complesso chiuso di edifici religiosi della chiesa di Sant’Agata; la chiesa, di proprietà della corporazione, ha una posizione privilegiata nel quartiere, orientata nord-sud ed in diretto legame con il mare, al cui sbocco sulla strada grande degli orefici era la porta delle Calcare, limite della città angioina marina confinando con le mura meridionali due-trecentesche lungo la costa.

Napoli. Piazza Francese nella città bassa mercantile (foto dell’a. 2008).

Napoli. Piazza Francese nella città bassa mercantile (foto dell'a. 2008).


La strada grande degli Orefici

La strada grande degli orefici, come si è detto, era il limite meridionale della città angioina lungo il quale correvano le mura costiere, di cui si dirà.
Come si legge dal disegno del Barba lungo le vie a lato della piazza con andamento est-ovest: la via nuova degli orefici, la via strettola degli orefici, e la via Loggia di Genova si organizza un nuovo sistema di isolati in linea che seguono l’andamento della cinta muraria meridionale. Isolati allungati e strade strette della città mercantile che con lo spostamento delle mura verso sud in epoca toledana, accresceranno l’abitato vicereale verso il mare con altri isolati analoghi, per giacitura e tipologie edilizie, dovuti all’abbattimento dei confini murari della città medievale e aperti in alcuni specifici punti con tagli viarii nord-sud, strettole e supportici di facile attraversamento, tra le due murazioni per raggiungere rapidamente la riva ed il mare.
Intorno alla piazzetta degli orefici si può riconoscere nel primo trentennio del Settecento il tessuto della città medievale, non avendo subito modificazioni nella stabilità del funzionamento di un medesimo tipo di lavoro e di attività di mestiere che può riscontrarsi ancora nell’Ottocento.
Consapevole progetto urbanistico della città mercantile, è stato scritto, con un meccanismo di attraversamento di facile funzionamento in rapporto stretto tra la riva ed il mare.

Napoli. Borgo Orefici. Quartiere mercantile e artigiano (foto dell’a. 2008).

Napoli. Borgo Orefici. Quartiere mercantile e artigiano (foto dell'a. 2008).


Il quartiere mercantile nel Settecento

Nella pianta accurata del Barba è possibile leggere come la massima parte dei locali terranei, presentano una dimensione minima di un vano -tipologia unicellulare diremo oggi- indicati come “bottega di orefici”.
L”unitarietà della tipologia edilizia – botteghe a schiera – ai quali si intercalano i passaggi che conducono alle scale per le abitazioni, tutte allineate a schiera, sovrastanti le botteghe.
E’ la tipica planimetria della casa mercantile dei quartieri bassi su lotto allungato con una scala che prospetta e prende luce dalla strada stessa con archi ai diversi piani, e di cui ancora esiste qualche rara testimonianza a tutt’oggi.
Il particolare tessuto abitativo e la particolare conformazione urbanistica: di strade dirette est-ovest e strade strette nord-sud, tutte confluenti intorno ad una grande piazza rettangolare, il cuore del quartiere, presenta una configurazione ad enclave, pur con tutti i possibili ampliamenti e rettificazioni avuti nel lungo periodo di persistenza.
Assetto del tessuto urbano ed abitativo compatto e ad enclave che permane in età vicereale, come la cartografia storica cinque-seicentesca della città ci mostra. e ancora permarrà in quest’assetto nella mappa Carafa del 1775 (rilievo del 1750).

Napoli. Piazzetta di Portosalvo e fontana della Tartaruga ( foto dell’a. 2007).

Napoli. Piazzetta di Portosalvo e fontana della Tartaruga ( foto dell'a. 2007).


Piazza larga agli Orefici

La piazzetta degli orefici, oggi piazza Larga

L’area conclusa degli Orefici, ben definita entro precisi confini stradali, pur nella complessità della città mercantile napoletana si incentra intorno alla piazzetta degli Orefici, una situazione morfologica esclusiva di case e botteghe (casa mercantile), senza edifici pubblici, grandi architetture civili o religiose, ma gravitante intorno al polo religioso della chiesa di Sant’Agata. La struttura compatta dell’enclave commerciale degli orefici non ha subito alcuna trasformazione planimetrica, rispetto al rilievo del 1739, se non un accorpamento di più botteghe. La trasformazione parziale del tessuto avvienenel 1869, con allargamenti stradali e ad aperture di nuove vie (via Principessa Margherita e via Cellini) nel momento della “Bonifica”, per la demolizione di alcune botteghe e fondaci. La nuova piazza degli Orefici, ricostruita, dopo la demolizione dell’antica piazza per l’attraversamento dell’asse del Rettifilo, con il piano del Risanamento della fine dell’Ottocento, ripropone un’altra piazzetta della nuova parte urbana, ricavandola dal prolungamento dell’antica strada di Piazza Larga, al cui centro fu inserito il monumento di un grande crocifisso, che è ancora in situ nella piazza. Il caso esemplare del quartiere degli orefici e delle sue botteghe e strade, ora descritto, con case al piano superiore dà adito alla possibilità di un confronto tra i quartieri mercantili di Napoli con quelli di altre città ed ancora in via di recupero.

Napoli. Piazza Larga al Borgo Orefici con statua del Crocifisso nel centro (foto dell’a. 2008).

Napoli. Piazza Larga al Borgo Orefici con statua del Crocifisso nel centro (foto dell'a. 2008).


La riqualificazione odierna del Borgo Orefici

La riqualificazione urbana del quartiere, dopo previa delimitazione che val la pena di sottolineare coincide con l’antico quartiere sei-settecentesco, così come perimetrato nella pianta dell’ arch Gaetano Barba nel 1739.

La perimetrazione del Borgo: limitato da via Duomo ad est, a via Palmieri ad occidente e a nord il Rettifilo e a Sud la via Marina.

Si è fatto il punto sulla storia urbana di questa straordinaria stratificazione e persistenza di attività nello stesso luogo, sebbene in forma sintetica, mentre per maggiori approfondimenti e per la lettura delle carte e dell’iconografia storica vi rimando al libro di testo: T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile del 2006.

Ma vorrei sottolineare invece il progetto messo in atto per la riqualificazione dell’Antico Borgo: in primis si sono attuati i sottoservizi: fogne, condutture, illuminazione, pavimentazioni in basolato etc  creazione di posteggi in loco, controllo di sicurezza privata continua, video sorveglianza e ritiro privato dei rifiuti in tutta la zona etc  creazione di piazzette e fontane, statue e panchine per lo stazionamento dei cittadini.

La riqualificazione ha un interesse politico perché 100 aziende possono rilanciare la zona Botteghe ed Uffici,  ma anche residenze nella riqualificazione urbana da parte di semplici soggetti privati, mentre il Consorzio ha più valenza politica, come unico interlocutore è quindi capace di promuovere richieste per i Fondi della Comunità Europea per il recupero della zona, anche in relazione al valore aggiunto dell’abitato all’indomani dell’apertura di ben due stazioni del Metrò Linea 1: “Borsa-Università” e “Duomo-Borgo Orefici”.

La storia urbana del Borgo Orefici e l’attuale riqualificazione

Il Borgo Orefici è stato suddiviso dal Comune in Comparti per operare la ristrutturazione del Borgo su via Marittima. Il Borgo si trova infatti in fronte all’uscita dell’Immacolatella ove verrà localizzata la nuova stazione portuale ed il Museo dell’emigrazione.

Si propone anche il restauro della chiesa di San Giovanni in Corte e l’oratorio di fronte, oggi locale per catechismo e della chiesa di S. Maria in Cosmedin a Portanuova, fuori borgo però.
Inoltre il Consorzio ha in animo di costituire un Centro di accoglienza per i turisti e fare un ristorante panoramico con la Società per il Risanamento su un edificio a via Marina in totale abbandono ed in vendita (oggi 2007).
L’ultima conquista operata dal Consorzio è l’ esposto per la messa in sicurezza dell’edificio bombardato e cadente proprio in piazza Orefici.
La zona può diventare una porta d’ingresso al centro storico dal mare promuovendo anche circuiti turistici culturali verso i Monumenti presenti articolando l’offerta unitamente alla promozione dei prodotti dell’artigianato artistico.
Proprio in questa prospettiva Il Consorzio si propone di trovare spazi per costituire il Museo dell’Arte Orafa a seguito del grande successo delle Mostre costituite in collaborazione con la Soprintendenza Archelogica: “Pompei” 2005, e “Ambre” nel 2007,quale nuovo attrattore culturale turistico del borgo.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La Lezione è una sintesi di alcune conferenze e dibattiti svolti sul recupero del centro storico di Napoli e di alcuni capitoli, IV e V del volume di testo: T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile. La città bassa il porto ed il mercato dall'VIII al XVIII secolo, Roma, Kappa edizioni, 2006.

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