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Teresa Colletta » 2.La definizione del campo di studio del Corso di Storia della città e del paesaggio. Una storia specialistica.


Introduzione

Nella prima lezione si è voluto individuare la metodologia di studio conseguita per questa disciplina dall’insegnamento di un maestro e pioniere quale Enrico Guidoni ad iniziare dagli anni ‘60 e proseguita fino al 2003 con la costruzione di una indagine sulla città secondo un approccio eminentemente storico-urbanistico.

Vogliamo ora con le prossime lezioni approfondire la tematica di nostra competenza cercando di spiegare a voi allievi architetti come si è costituita questa disciplina, operandone le opportune differenziazioni con le discipline affini. L’obiettivo è centrare il campo di ricerca storica sulla città mettendo a fuoco i nostri interessi disciplinari di docente e più specificamente l’orientamento di questo corso di Storia della città e del paesaggio nella Facoltà di Architettura. fatto da un docente storico-architetto.

Si vuole infatti arrivare a spiegare in dettaglio il metodo di indagine di lettura della città e del paesaggio che si è scelto nella ricerca da noi condotta da più di venti anni e che si vuole perseguire nell’insegnamento.
Metodo storico di indagine sulla città costruita che si basa sullo studio delle fonti: scritte e iconografiche – cartografiche e principalmente sulla fonte primaria che è la città stessa, come complesso manufatto urbano nella sua presenza reale odierna, dalla quale non si può prescindere e che quindi va indagata sul campo con tutti i suoi elementi.

La definizione del campo di ricerca del Corso di Storia della città e del paesaggio. Una storia specialistica

Nell’affrontare questo Corso universitario mi sembra importante operare una delimitazione dei campi del sapere della disciplina nel nostro caso la Storia della città e riferire come questa storia speciale oggi viene intesa in maniera diversa da più parti e confrontare, per quanto possibile in un corso universitario semestrale, le differenti denominazioni che la disciplina assume e i differenti orientamenti nei varii paesi e nelle differenti realtà urbane.

Storia urbana e storia dell’urbanistica: le varie denominazioni.

In un primo approccio possiamo intendere per Storia della città quel complesso di ricerche, che unitamente ad altre discipline quali la storia dell’urbanistica e la storia urbana convergono alla risoluzione dei problemi inerenti la nascita e la formazione, lo sviluppo e le trasformazioni delle città. Una storia specialistica e particolare dunque, ma pur sempre una storia e come tutte le specializzazioni storiografiche e le altre scienze, ha anch’ essa una sua storia. Questa storia, ovvero una rassegna della storiografia urbanistica, per la sua importanza, potrebbe essere argomento di un corso accademico specialistico, ove si voglia iniziare dai padri fondatori della disciplina alla fine dell’Ottocento.

La definizione del campo di ricerca del Corso di Storia della città e del paesaggio. Una storia specialistica (segue)

Il particolare dominio o settore di studi storici che hanno come oggetto la città fino ad ieri ingiustamente e non abbastanza approfondito, ha oggi una grande abbondanza di studiosi. Però nè sul piano delle intitolazioni delle cattedre universitarie, nè sul piano della classificazione disciplinare sono molto nette e precise le idee e le realtà, nonché la differente natura che a queste corrispondono.
E’ implicito che in un campo così vasto e complesso, che l’interesse verso la città promuove, si trovino a confluire più competenze ( storici, geografi, urbanisti , architetti, archeologi, sociologi, economisti, antropologi etc…) e quindi applicazioni di metodologie diverse e diversi risultati, pur se l’oggetto della riflessione storica è lo stesso, cioè avendo tutti la città come oggetto di studio.

La storia delle città è un grande cantiere

Proprio l’esistenza di un dibattito interno alla tematica urbana pone con certezza la grande problematicità di quale sia realmente l’oggetto della ricerca, e identicamente e contemporaneamente l’ineguale sviluppo di questo o quel settore di studi per un confronto sui risultati delle ricerche. Come ha ben chiarito Alberto Tenenti nelle Conclusioni, di elevata rilevanza metodologica, al Convegno del 1989 promosso dall’ Ecole Française de Rome e anche pubblicato: la storia delle città è un grande cantieree i risultati raggiunti nella ricerca meritano e giustificano delle considerazioni più generali e qualche riflessione proprio sul senso stesso della disciplina, che lui preferisce chiamare storia urbana. In primis la ricerca di una definizione teorica della città, è certo utile e indispensabile, dice Tenenti, ma bisogna ben rendersi conto che la città non si presenta come un tipo determinato d’oggetto, ma piuttosto come una categoria di realtà storiche che hanno conosciuto delle civilizzazioni differenti. In generale si può dire: che “la città è una delle forme attraverso le quali si è organizzata la coabitazione umana, ma questo non è sufficiente per rendere conto della specificità delle città osservate nella loro realtà”. Si pensi al caso della città di Napoli e alla specificità urbana del suo centro urbano originario di fondazione greca, con continue trasformazioni e modifiche nel corso dei secoli: dal romano al tardo antico, ai secoli medievali, al Cinque , Sei-Sette-Ottocento e fino ai nostri giorni.

Napoli centro antico di fondazione greca:  via Tribunali, la plateiai o decumanus maximus:lungo il quale si costruiscono  il campanile della Pietrasanta, la chiesa maggiore di S. Maria della Pietrasanta nel Medioevo e la cappella Pontano nel Rinascimento. (foto dell’a.)








Napoli centro antico di fondazione greca:  via Tribunali, la plateiai o decumanius maximus:lungo il quale si costruiscono  il campanile della Pietrasanta e la cappella Pontano.(foto dell’a.)

Napoli centro antico di fondazione greca: via Tribunali, la plateiai o decumanus maximus:lungo il quale si costruiscono il campanile della Pietrasanta, la chiesa maggiore di S. Maria della Pietrasanta nel Medioevo e la cappella Pontano nel Rinascimento. (foto dell'a.) Napoli centro antico di fondazione greca: via Tribunali, la plateiai o decumanius maximus:lungo il quale si costruiscono il campanile della Pietrasanta e la cappella Pontano.(foto dell'a.)


La nascita della storiografia urbanistica

Già nel 1973 nel corso del primo convegno internazionale su”La storiografia urbanistica” tenutosi a Lucca dal CISCU, (Centro Internazionale di Studi sulle mura urbane), oggi pubblicato, si ebbe a dibattere sulla ricerca della natura e della concezione di base della Storia dell’Urbanistica e dell’Historie Urbane in rapporto agli altri tipi di discipline storiche, correntemente praticate: storia dell’urbanistica, storia della città, etc… Nel discutere su tali argomenti ci si rese conto delle difficoltà delle varie intese sulle differenti denominazioni ed interpretazioni nelle diverse realtà europee ed anche nella stessa Italia. I vari interventi, raccolti nel volume degli Atti (1975), di volta in volta affrontavano i diversi punti di vista di ciascun relatore, afferente a diversi settori disciplinari ed operavano una rassegna degli studi a tale data sulla condizione della storia urbana nelle diverse Nazioni di appartenenza, nonché facevano luce, al 1973, sulle varie “scuole”.
Ci si rendeva così conto da quel dibattito, ormai diventato storico, l’origine diversa degli studi di storia dell’urbanistica nelle varie nazioni, e come al 1973 le diverse espressioni prima evidenziate per indicare questo campo di studi avevano valenze diverse nei varii paesi europei, spesso in relazione proprio alle diverse origini ed orientamenti avuti nella nascita stessa di quegli studi.
Studi e approfondimenti che, come è noto, iniziano alla fine dell’Ottocento con la nascita dell’urbanistica operativa in relazione all’esplosione dell’economia industriale, che ha posto il problema di una nuova pianificazione urbanistica e con essa la necessità di una esplorazione storica del passato.
Le varie denominazioni potevano essere raggruppate in due filoni da un lato la Storia urbana o Urban history o Histoire Urbaine con le dovute differenze nazionali e dall’altro la Storia dell’Urbanistica o Histoire de l’Urbanisme. Vediamo quindi in primis di comprendere questa distinzione che si è venuta a costituire tra storia urbana e storia dell’urbanistica, proprio per evitare difficoltà d’intesa tra noi del Corso e centrare così che cosa dobbiamo intendere per obiettivo primario del nostro campo di studio.

La Storia urbana

Si intende oggi concordemente per storia urbana una storia basata sulla interdisciplinarietà negli studi sulla città. E cioè una storia totale e globale, dal momento che nelle città “si riuniscono e si attuano tutte le opere dell’uomo in società”. Pertanto quando si parla di storia urbana l’interesse al tema urbano coinvolge un complesso numero di discipline e può essere studiato, a seconda dell’interesse dello studioso, da quel punto di vista specifico. Il complesso numero di discipline vanno dall’amministrazione al diritto, dalla geografia all’economia, dalla demografia alla religione, dalla sociologia alla psicologia, dalla politica all’antropologia, all’arte, all’architettura, all’archeologia. Tutte discipline che concorrono, non si può fare a meno di sottolineare a spiegare, dal proprio punto di vista i fenomeni urbanistici. La storia urbana cerca quindi di operare un’opera di coordinamento e di saldatura tra queste numerose discipline, come è stato chiarito nelle giornate di studio di Lucca del 1973, ma non sempre riesce nell’intento unificatore, essendo il più delle volte orientata ed avviata su specifici binari o della ricerca sociologica e geografico-urbana, o statistico-demografica o storico-politico- ideologica a secondo della matrice del ricercatore. Da cui conseguono diversi metodi di ricerca usati dalle pure percezioni spaziali della geografia, ai metodi di indagine delle scienze sociali, a quelli più propriamente storici. Come giustamente afferma il Tenenti nelle sue Conclusioni nel Convegno a Roma del 1989: in questi studi il termine città viene usato prevalentemente facendo riferimento alla dimensione, al numero degli abitanti, alla sua importanza politica, all’esistenza in essa di istituzioni particolari, senza il più delle volte analizzarne lo sviluppo storico urbanistico e le trasformazioni subite da quelle città nei diversi momenti storici. Le catalogazioni e gli studi sono difatti impostati su caratteri quantitativi come servono a studi geografici o anche paleo-geografici, cioè a tutto quel settore di studi di geografia urbana nei vari aspetti metodologici, dal momento della loro formazione ad iniziare dagli studi di geografia urbana di P.Geddes ripresi nel volume di U. Toschi,  La città, Torino Utet 1966 e ripresi poi da B. Cori, Storia urbana e discipline geografiche in Italia, negli Atti del Convegno di Lucca del 1975. pp. 75 sgg.

Gli studi di storia urbana

Le altre discipline evidenziano nello studio sulle città, non tanto la componente storica del processo di formazione della città, quanto finalità pratiche ed operative immediate o i contenuti economico-politici, sociali, demografici, statistici, geografici…etc. Tutti questi studi di storia urbana tendono, non possiamo fare a meno di sottolineare a sottovalutare il valore della storia sia del territorio che del singolo insediamento urbano e centrano le analisi allo studio dei soli centri abitati odierni. Oggi questi studi si vanno ampliando al Terzo mondo e a tutti i paesi in via di sviluppo e non solo agli USA e all’Europa. Si vuole dire cioè che il metodo usato in queste ricerche non sempre è quello storico urbanistico, cioè una metodologia di indagine fondata sulle documentazioni scritte (cronache, documenti d’archivio, iscrizioni, opere letterarie..) minuziosamente raccolte e analizzate alle quali vanno aggiunti altri tipi di fonti (iconografiche, cartografiche, linguistiche, toponomastiche, archeologiche, delle tradizioni popolari e religiose etc …). Metodo storico ovviamente basilare negli studi che hanno prioritariamente carattere istituzionale (ossia studi storico-politici, istituzionali, cioè agli studi di storia tout cour, come usa dirsi per indicare la storia generale). E qui è fin troppo ampio l’arco di studi per poter fare specifici riferimenti. Vi rimando a solo titolo esemplificativo agli studi di una storica come Gina Fasoli, sia negli Atti prima citati sulla “Storiografia urbanistisca”del 1975 (in particolare al saggio su “Storia urbanistica e discipline medievistiche”, pp.155 sgg.) sia ai saggi fondamentali della stessa autrice nella Collana “Storia d’Italia” dell’ Einaudi, vol. II e nel volume della stessa Collana Documenti. Ivi viene affrontato il problema del riconoscimento amministrativo delle “città” e tutta la vastità della problematica inerente alla fondazione di città nuove: siano esse “terre nuove” medievali o delle città così dette ideali o anche alle città di nuova fondazione, secondo modelli, dovuti ad Autori riconosciuti, che spesso possono ricondursi a piazzeforti, dove le fortificazioni costituiscono la parte preponderante e il fine specifico del nuovo insediamento.

Storia urbana e Storia dell’architettura

Inoltre anche altre discipline studiano con metodo storico i manufatti appartenenti alla città: opere d’arte e d’architettura come la Storia dell’Architettura. Scrive il Tenenti ( nel saggio del 1989 , cui prima facevamo riferimento) spesso questa disciplina si inserisce in discipline già costituitesi… così all’interno della storia urbana si profila la storia dell’architettura e in aggiunta anche la storia dell’urbanistica. Ma è praticamente da escludersi che certi quartieri o monumenti di una città non conservino le tracce formali di uno stile o di un altro, nè d’altra parte ci sono dei centri abitati che non hanno avuto a ritmare di una maniera o di un’altra lo spazio in cui sono sorti. Ciò nonostante la storia dell’architettura è senza ombra di dubbio lontana dallo spiegare la complessità della storia urbana, ma nonostante queste considerazioni essa si sente in raffronto con questa disciplina più recente in una specie di diritto di supremazia e di ainesse. Bisogna invece confermare che la storia urbana obbliga ad un dialogo e risentirà il contraccolpo della maniera con cui quello storico dell’architettura o quell’altro concepisce e pratica il suo lavoro.

Napoli. Piazza San Gaetano la monumentale facciata di  San Paolo maggiore in piazza S.Gaetano, antica agorà-forum. (foto dell’a.)

Napoli. Piazza San Gaetano la monumentale facciata di San Paolo maggiore in piazza S.Gaetano, antica agorà-forum. (foto dell'a.)


Storia urbana e Storia dell’architettura (segue)

Molti apporti si riveleranno convergenti e scientificamente stimolanti, costruttivi e vigorosi. Anche perchè l’architettura urbana si è molto evoluta in questi ultimi decenni, ed invece di delimitarsi esclusivamente ai monumenti “nobili”, ossia ai monumenti con la “M” maiuscola, considerati come opere d’arte. L’attenzione si è sempre più spostata, come diremo meglio in seguito, verso l’insieme degli edifici urbani, i tessuti urbani ed i centri medi e minori, dai più ricchi ai più poveri e sulle testimonianze multiple che offre la loro tipologia, il loro uso sociale, la loro tecnica di costruzione o il loro significato simbolico, ossia all’ambiente urbano nella sua complessità.

Anche la storia dell’architettura è arrivata cioè ad una percezione progressiva della città come di un contesto vivente e globale e si è andata persuadendo di diventare, se non esclusivamente, una delle dimensioni della conoscenza approfondita dell’insieme urbano. In effetti i due tipi di sapere tendono a divenire uno solo.

L’apertura internazionale degli studi di storia urbana

In effetti la storia urbana è un settore aperto in pieno sviluppo di idee e di metodi in un continuo mutare e in corso di continui approfondimenti multidisciplinari. E poi non può non sottolinearsi quanto ci sia ancora da studiare: i campi aperti sono molteplici non solo per la storia urbana dell’Europa e dell’USA , ma principalmente per le aree dove questo settore ancora non è giunto come disciplina …. basti pensare a tutte le aree in via di sviluppo: il Terzo mondo … come l’America latina o il NordAfrica o tutto quanto riguarda il mondo islamico e la città asiatica a cui solo ora si arriva ad inserire negli studi da parte europea! E poi come non fare riferimento alle molteplicità di interesse che scaturiscono oggi dall’apertura delle frontiere dell’Est europeo ed asiatico nel 1989 e i nuovi contributi ad una disciplina quale quella della storia urbana che ha avuto inizio ben 4000 anni fa proprio in Mesopotamia e nelle aree asiatiche. I campi del sapere saranno sicuramente innovati nel momento in cui saranno tradotti nelle lingue europee gli studi e le ricerche svolte in quei paesi, fino ad oggi considerati oltrefrontiera, e quindi in gran parte inaccessibili.

Copertina della rivista “Madinà” , edita dall’Institut du Monde Arabe di Parigi che s’interessa allo studio delle città arabe e islamiche pubblicata in lingua francese.

Copertina della rivista “Madinà” , edita dall'Institut du Monde Arabe di Parigi che s'interessa allo studio delle città arabe e islamiche pubblicata in lingua francese.


Akko città portuale

La città portuale di Akko (San Giovanni d’Acri) oggi in una foto dall’alto del 2006: il centro storico murato sul mare e le nuove espansioni.

La città portuale di Akko (San Giovanni d'Acri) oggi in una foto dall'alto del 2006: il centro storico murato sul mare e le nuove espansioni.


Napoli città portuale

Napoli città portuale in una foto dal mare del suo  porto storico (foto dell’a.)

Napoli città portuale in una foto dal mare del suo porto storico (foto dell'a.)


Storia locale delle città e New Urban History

La storia locale delle città in Italia ed in Europa e la New Urban History in USA la differenza degli studi di storia delle città e i diversi orientamenti nelle varie parti del mondo.
Non bisogna però localizzarsi in astratte formulazioni dei problemi, ma bisogna sempre materializzare riferendosi sempre a posti e città riconoscibili, punto focale dei nostri sforzi di comprensione.
Lo studio del passato urbano è stato influenzato dai sociologi molto più negli Stati Uniti che in Inghilterra o in Italia, dove è forte invece la tradizione storica degli studi sulle città, con il grande apporto fin dall’Ottocento della Storia locale dei singoli centri urbani, in Italia ed in Europa. Proprio contro questa vediamo l’emergere della New Urban History, che si fonda, ad iniziare dalla fine degli anni 60, in USA proprio in larga misura sull’evidenza quantitativa e cerca i suoi concetti nella teoria sociologica ( il cui leader è Stephen Thernstrom), quale forte reazione a quel tipo di studi da “vecchio” storico urbano.
La città studiata e considerata come coacervo di comportamenti, di cambiamenti o di movimenti sociali diventa il contesto prioritario degli studi della “New urban history” americana che si discosta totalmente dai nostri interessi disciplinari e più specificamente dall’orientamento di questo Corso di Storia dell’Urbanistica o di Storia delle città, fatto da uno storico-architetto.

A riguardo è interessante e utile leggere quanto molto puntualmente riferisce Marcel Rocayolo nel suo volume “La città”, di cui parleremo dettagliatamente.

“La città” di Marcel Roncayolo

La lettura del volume “ La città” di Marcel Roncayolo del 1978 e la sua riedizione del 1989.

Avverte acutamente il Roncayolo (pp. 72- 73 del volume “La città” , P.B.E.,Einaudi,1978, riedizione della voce “città‘” dell’Enciclopedia Einaudi (1978), a proposito della New Urban History che con queste nuovi ampliamenti disciplinari si verifica, uno iato intellettuale e istituzionale tra Histoire urbaine e histoire”urbanistique”: forme e società devono essere indissociabili se non si vuole che la storia urbana si limiti alla scelta di un quadro geografico e che la storia dell’urbanistica rimanga isolata dalle sue basi sociali: storia delle idee o storia delle opere. Bisogna leggere le società tramite le loro tracce materiali, come fanno gli storici dell’antichità e del medioevo in mancanza di documenti scritti.
“Le creazioni materiali delle società costituiscono in loro stesse dei documenti da mettere sulla bilancia con i testi scritti e con il materiale statistico…Un patrimonio non più soltanto monumentale o artistico, ma “urbanistico” nel suo principio: gli immobili e la loro programmazione, le strade, gli spazi costruiti e disegnati.” Giustamente avverte il Roncayolo sociologia e storia urbana lavorano oggi allo studio delle varie fasi dell’urbanizzazione da una fase classica ad una fase industriale e la storia urbana opta e centra spesso il suo tema sugli stadi del processo di urbanizzazione, al di fuori di qualsiasi realtà spaziale, perdendo così lo studio delle città le sue radici, rimandando agli aspetti generali della società: popolazione, ambiente, livello tecnico, organizzazione sociale, che definiscono un quadro globale, ma non specifico dell’individualità urbana.

La riedizione de “La città” del 1989

La lettura de “La città” di Marcel Roncayolo nella riedizione del 1989.
E’ lo stesso Marcel Roncayolo che nel 1989 a riguardo dei nuovi orientamenti avvenuti in questo settore specifico di studi sulle città, tra la prima edizione de “La città” del 1978 e la nuova riedizione del 1989 individua giuste vie per il proseguimento della ricerca di storia dell’urbanistica.
Il Roncayolo ritorna infatti sugli argomenti di storia urbana, a lui più vicini, mostrandone gli interrogativi presenti, nel redigere l’ ampia nota di aggiornamento tematico e bibliografico- alla voce “città” pubblicata per l’Enciclopedia Einaudi,(1978)( edita oggi nella P.B.E. 1989), perché tra il 1978 e il 1989 ci sono state molte novità e cambiamenti di grande rilievo che hanno investito il fenomeno urbano- oggetto d’indagine- e quindi di conseguenza anche nel punto di osservazione e di studio di questi stessi fenomeni!
Queste considerazioni aggiuntive, riunite dal Roncayolo nell’ultimo capitolo della riedizione de “La città”, (volume 1989), affrontano i temi maggiormente trascurati quali quelli riguardanti ” la mancanza di un uso frequente di una metodologia comparatistica che tende ad attenuare in qualche misura l’unicità storica degli eventi urbani presi in esame” nel saggio del ‘78 (p.VII della Nota del 1989).
Il testo del Roncayolo ha enormi meriti, sia perchè svolge una trattazione metodologica sui temi fondamentali riguardanti la città nel suo complesso di storia e problemi della dimensione urbana; sia per la capacità di stimolare la riflessione e di favorire la discussione, aprendo così interpretazioni alternative e chiarificatrici sull’ampiezza dei temi riguardanti la città.

Analisi del testo di Marcel Roncayolo

Analisi del complesso testo del Roncayolo sulla storia e problemi della dimensione urbana
Nella suddivisione del testo di Roncayolo in 4 capitoli si evidenziano i temi prioritari riguardanti la città. Si può infatti intravedere in questa suddivisione l’allargamento dello specifico disciplinare “città” affrontato dal Roncayolo e il suo interesse rivolto agli studi di storia urbana nell’accezione interdisciplinare cui prima facevamo riferimento.
I quattro temi:

  1. città e popolazione: (cap.I, pp.11-25), dove affronta i temi demografici e statistici e dimensionali dell’attuale urbanizzazione;
  2. le funzioni della città: (cap. II, pp.25-40), dove affronta l’esame delle articolazioni sociali e funzionali dello spazio urbano, ed i temi dell’ecologia urbana e dell’economia urbana;
  3. città e cultura urbana: (cap.III, pp.40-56), dove tratta i temi per noi fondamentali dell’analisi delle citta’ come campo di una particolare cultura;
  4. morfologia e piano della città: (cap.IV pp.56-65), ove affronta il problema per noi più rilevante dell’esame dell’articolazione e delle descrizioni della morfologia e della planimetria urbana: cioè come è organizzato il tessuto urbano.

Analisi del testo di Marcel Roncayolo (segue)

Il Roncayolo affronta il piano e le fasi di crescita della città, ovvero ciò che noi intendiamo per impianto urbano, o pianta della città, ma vede sempre “il luogo di una città” come il risultato sia di investimenti, dunque di scelte sociali e politiche, sia del ruolo della natura”(p.58).
Cioè vede nel piano cioè nella forma planimetrica del centro ben altro che la sommatoria combinazione delle funzioni e della topografia. E su questo siamo pienamente d’accordo! Però non si può essere d’accordo con il Roncayolo quando riduce la descrizione storica della città alla decomposizione e giustapposizione delle varie fasi di crescita ed oppone ad essa “soltanto una classificazione sistematica delle forme di crescita”, che riduce poi a quella delle forme esterne della città, cioè ai riferimenti geometrici o biologici, di un vecchio tipo di storia della città: crescita anulare o stellata, policentrica o tentacolare ( p.58).

Analisi del testo di Marcel Roncayolo (segue)

E’ questa una “riduzione rischiosa” dice lo stesso Roncayolo, ma non tanto perchè bisognerebbe porre il senso di queste forme come univoco, ma perchè la stessa nozione di piano risulta impoverita in un paragone universale di queste forme tendendo a confondere le epoche e i luoghi storici e dimenticando ciò che a noi maggiormente interessa: e cioè che la composizione della città va letta nei suoi aspetti fisici e materiali.

La specificità di ogni insediamento urbano. L’importanza dell’impianto urbanistico

La specificità di ogni insediamento urbano è nell’impianto urbanistico riconoscibile e ricostruibile, secondo una seria strumentazione d’indagine scientifica. Il costruito urbano realizzato va studiato e analizzato singolarmente, l’analisi del manufatto concreto può da solo portare, o sulla sua immagine o rappresentazione, un contributo efficace alla ricerca sulle città storiche.
Il Roncayolo nella sua analisi della città: evidenzia l’esistenza di tre categorie fondamentali nell’analisi urbana:

  1. entità della popolazione;
  2. funzione della città: le attività;
  3. cultura: “status della città”.

Bisogna fare riferimento ed insistere (è stato ben messo in evidenza dallo stesso Roncayolo (Premessa pp. 3-9) unitamente anche alla definizione di città e sulla natura storica delle città e sul concetto fondamentale di una dualità all’interno della città.

Analisi del testo di Marcel Roncayolo (segue)

Scrive il Roncayolo  p.4 ): la nozione di città implica (e qua sottindende le categorie che secondo lui sono i caratteri salienti e i criteri utilizzati per definire lo spazio urbano: l’agglomerazione di una popolazione (categoria 1.), ossia la concentrazione dell’insediamento e delle attività (categoria 2.), e queste si differenziano dallo sfruttamento del suolo dal momento che portano alla specializzazione e contribuiscono sopratutto agli scambi e all’organizzazione di una società (categoria 3. cultura e società).
Si avranno così un modo di vita o particolari forme di socialità; inoltre un assetto del territorio e degli oggetti urbani che implicano un’organizzazione collettiva. Questi criteri morfologici, funzionali e socioculturali sono discutibili e ancora di più i legami che si stabiliscono fra di loro, talchè il carattere specifico della città si rivelerebbe in due sensi:

  1. la città non va letta solo all’interno dei suoi limiti, perchè è in relazione con lo spazio che la circonda e con altre città… e si presenta come sede di un controllo territoriale…;
  2. la città non può essere ridotta nè ad un insieme di oggetti urbani, nè ad una combinazione di funzioni: essa raccoglie una popolazione, caratterizzata da una certa composizione demografica, sociale ed etnica; è una forma di comunità o di collettività ed è per principio essenzialmente “politica”.

Al riguardo della dualità esistente nella città bisogna rifarsi ad alcune considerazioni del Fustel de Coulanges del 1864, da ritenersi fondamentali.

Sulla dualità della città si parlerà dettagliatamente nella lezione 3.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

T. Colletta, Pozzuoli città fortificata in epoca vicereale.Una mappa inedita conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi, in "Storia dell'Urbanistica.Campania I", numero monografico su Pozzuoli a cura di T.Colletta, luglio-dic. 1988, pp.7- 40, ill.36.

T. Colletta, La ricerca conservativa urbana, in "Bollettino del Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali", n.0, aprile 1990.

T. Colletta, Napoli e Amalfi tra IX e XII secolo, ( con E. Giacalone), numero monografico di "Storia dell'Urbanistica / Campania", n.VI, 2002, pp. 120. Recensito da A.Milone in “Rassegna del Centro di cultura e Storia Amalfitana”, N.SAnno XIII(XXXIII dell'intera serie), giugno 2003, pp.211-214.

T. Colletta, Il valore urbano, in D. Mazzoleni, M. Sepe (a cura di), Rischio sismico, paesaggio,architettura: l'Irpinia,contributi per un progetto, Centro di competenza AMRA, Napoli 2005, pp.59-66

T. Colletta, Archeologia urbana e storia urbanistica, in “Archeologia,città, paesaggio”, a cura di R. Genovese, (Atti del Convegno ICOMOS, 16-17 Dicembre 2005), Arte Tipografica, Napoli 2007 ,pp. 93-11 e n. 12 ill.a colori pp. 288-291.

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