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Teresa Colletta » 19.La storia delle piazze. Le piazze militari: la piazza grande della piazzaforte di Palmanova


Le piazze ad uso militare

Questa Lezione si riallaccia a quanto abbiamo detto nella Lezione sulla storia delle piazze (Lezione n.11) e alla lezione precedente.

Nello studio delle piazze bisogna tener presente:

1. le piazze italiane, rappresentano ciascuna una soluzione altamente individualizzata ad esigenze insieme epocali e locali, soltanto un sistematico confronto tra situazioni differenti può far individuare i riferimenti compositivi di ciascuna piazza che hanno guidato i progettisti delle piazze. Non si può quindi ipotizzare una tipologia delle piazze. È invece importante riconoscere per ogni piazza:

2. l’importanza della committenza: vi sono infatti piazze a prevalente uso commerciale uso civile, uso religioso, e ne abbiamo studiate una vasta campionatura (vedi le lezioni nn. 13,14,15, 16, 17).

Vogliamo affrontare ora le piazze ad uso militare per le quali è essenziale l’individuazione della committenza di ciascun intervento e il momento storico della realizzazione. Analizzeremo in particolare la Piazza Grande di Palmanova.

Schemi di piazze ad uso militare (da “Piazze italiane dal Medioevo al Novecento” …, 2005).

Schemi di piazze ad uso militare (da “Piazze italiane dal Medioevo al Novecento" …, 2005).


Palmanova storia della piazzaforte

Storia della piazzaforte di Palmanova
Palmanova è una piazzaforte ad impianto radiocentrico concepita unitariamente dallo Stato Veneto nell’ultima decade del Cinquecento in funzione di ben precisi obiettivi politici e militari: la difesa dei confini dello Stato di Terra, dopo l’acquisizione del Friuli (1526). Essa fu realizzata nel rispetto rigoroso delle teorie e regole tecniche in materia di fortificazioni, elaborate in più di un cinquantennio di esperienze per ottenere efficace difesa dalla potenza delle nuove artiglierie, divenendo la concreta attuazione della città-forte sognata dai trattatisti rinascimentali, quale macchina militare perfetta.

La città-fortezza di Palmanova fu progettata per un sito collocato nella vasta pianura del Friuli, dove non esistono baluardi naturali, inizialmente secondo un disegno unitario di cittadella munita di una formidabile cinta difensiva dotata di nove bastioni, dai cui vertici si dirama una raggiera di nove strade, che confluiscono ai vertici di una vasta Piazza, anch’essa ennagona, posta al centro della stella. Non ci soffermerà all’analisi storica della città-fortezza che gode di una ricca letteratura (alla quale si rimanda) sia di testi specialistici riguardanti la complessa vicenda della progettazione e realizzazione della nuova cittàforte, sia di testi più generali sulle funzioni strategiche della piazzaforte rinascimentale (valutazioni e scelta del sito, valutazioni tecniche militari relative al posizionamento etc…).

La complessa struttura stellare della pianta di Palmanova s’impone come segno artificiale compiuto sul territorio, dopo lungo dibattito ed estenuanti contese, con al centro una grande piazza, una piazza militare, che costituisce a tutt’oggi una fondamentale testimonianza, un segno emergente, visibile anche da satellite, dell’urbanistica rinascimentale. La foto aerea rende ben visibile il disegno chiaro dell’impianto radiale e dei bastioni del complesso fortificato poligonale.

Palmanova in una foto zenitale odierna

La fortezza di Palmanova macchina militare nel paesaggio Veneto in una foto zenitale  da Google Earth.

La fortezza di Palmanova macchina militare nel paesaggio Veneto in una foto zenitale da Google Earth.


La fama della fortezza veneziana di terraferma

Venezia fu l’antesignana con la costruzione di Palmanova, di un complesso fortificato poligonale esteso alla scala urbanistica, di cui in Italia non vi sono altri esempi realizzati nella loro interezza.

Il progetto della piazza centrale della formidabile macchina militare è strettamente legato a quello della piazzaforte, alla vicenda della sua costruzione ed alle funzioni stabilite per essa.

Il disegno della città è utilizzato, in senso simbolico e rappresentativo di forza e potenza della Serenissima, nell’immagine di Venezia, quale giovane guerriera, nel cui scudo è disegnato a tutto campo la pianta stellare in due tele di D. Tintoretto e di Palma il Giovane conservate nel palazzo Ducale a Venezia. (da Sopra L. Palmanova, analisi di una città fortezza, Milano, Electa, 1983, pag. 21),

Si dimostrerà la stretta rispondenza tra la progettazione e costruzione della città fortezza e la volontà di creare una piazza centrale, secondo un’idea che fa capo alle teorie fortificatorie più avanzate, quale “espressione razionale di ordine e di organizzazione urbana”.

Venezia guerriera  nello scudo la fortezza di Palmanova (da Sopra L. Palmanova, analisi di una città fortezza, Milano, Electa, 1983, pag. 21.

Venezia guerriera nello scudo la fortezza di Palmanova (da Sopra L. Palmanova, analisi di una città fortezza, Milano, Electa, 1983, pag. 21.


Palmanova ai confini della Repubblica Veneta

1. La progettazione della Piazza Grande al centro della piazzaforte stellare, idea forte di piazza d’armi.
Il Senato, sulla base delle indicazioni e sollecitazioni di Giulio Savorgnan, generale di artiglieria e soprintendente all’Ufficio delle fortificazioni della Serenissima, aveva deliberato il 29 gennaio 1593, all’esito delle conclusioni adottate da una commissione formata da tre patrizi, la costruzione di una fortezza reale di dieci bellovardi, nei pressi di Palmada, Sotto Selve e S. Lorenzo a difesa dei confini orientali dello Stato di Terraferma Veneto.

Tuttavia la complessità del progetto e le resistenze di varia natura che esso sollevava resero necessaria la nomina di una nuova commissione di 5 patrizi con l’incarico di piantare una fortezza reale la quale non debba eccedere li nove beloardi… habbiano a deliberar a punto il luogo ove haverà a piantarsi questa nuova fortezza reale, dessignandola, et delineandola, et prendendo ogni particolar informatione delli materiali et altre cose che li bisogneriano, il che tutto… se sarà fatta con tutti li voti de loro cinque concordi, sia così ferma et valida come se fusse fatta per questo consiglio…” (17 settembre 1593) (da T. Colletta, F. Sergio, La piazza grande…, 2005).

La città forte di Palmanova nel territorio veneto e le strade principali (1580-1590) (da T. Colletta, F. Sergio, La piazza grande…, 2005).

La città forte di Palmanova nel territorio veneto e le strade principali (1580-1590) (da T. Colletta, F. Sergio, La piazza grande…, 2005).


La dibattura progettazione della Fortezza

I cinque provveditori (tra i quali Marcantonio Barbaro che ebbe un ruolo di grande rilievo e diventò il primo provveditore generale della fortezza) si recarono a Palmada assieme ad importanti capi militari per compiere in loco le scelte definitive. Il 16 ottobre inviarono a Venezia la risoluzione conclusiva presa all’unanimità e su un unico disegno. I protagonisti che a vario titolo contribuirono alla ideazione di Palmanova ed all’elaborazione delle scelte progettuali erano personaggi di alto livello. Lo Scamozzi ed il Lorini erano ingegneri militari e teorici dell’architettura, autori ben noti di importanti trattati sulle città e le fortificazioni. Il Barbaro è un patrizio veneziano umanista, committente illuminato di Palladio, amico e mecenate di Veronese e Scamozzi, fratello di quel Daniele Barbaro che aveva tradotto e commentato Vitruvio. Altrettanto autorevole il Savorgnan, sin dal 1570 sovrintendente all’ufficio delle fortificazioni, un militare che aveva maturato esperienze importanti anche combattendo contro i turchi in oriente, nonchè il conte di Villachiara autore di propri disegni sulla fortezza, esperto di fiducia del provveditore Barbaro. Nel lungo dibattito che ha preceduto l’impostazione del progetto della nuova città fortezza tutti i tecnici vi presero parte svolgendo un ruolo determinante, talchè sia il conte Giulio Savorgnan, che il conte Marc’Antonio Martinengo di Villachiara, che lo Scamozzi, che Bonaiuto Lorini, che Orazio Guberna si contesero il riconoscimento del progetto di Palmanova.

Palmanova. Anonimo rilievo della cinta bastionata della fortezza (1593-1594) (Archivio di Stato di Modena) (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande …, 2005).

Palmanova. Anonimo rilievo della cinta bastionata della fortezza (1593-1594) (Archivio di Stato di Modena) (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande …, 2005).


La costruzione del fortino pentagonale al centro della fortezza

Il Savorgnan ed il Lorini privilegiavano le esigenze militari rispetto ad ogni altra, mentre il Barbaro ed il Villachiara consideravano le scelte urbanistiche anche in funzione della vita civile che la città avrebbe dovuto sviluppare. Sorsero dunque forti divergenze che si rifletteranno sul progetto della piazzaforte e sulle sue funzioni.

Si cercherà di mettere a fuoco i nodi e le scelte che influirono maggiormente sulla piazza.
In effetti la delimitazione della piazza ha inizio da questo centro, ove fu collocata la struttura di comando ed il piccolo forte di protezione per il cantiere, documentato dalla pianta inviata alla Signoria dal provveditore Barbaro il 10 novembre 1593.
Il centro della futura Piazza Grande è un punto fermo nella progettazione della città-fortezza ed i tecnici in tal modo seguirono la più consolidata trattatistica e le regole del metodo compositivo rinascimentale modulare.

Palmanova. La struttura di comando ed il piccolo forte di protezione per il cantiere, documentato dalla pianta inviata alla Signoria dal provveditore Barbaro il 10 novembre 1593.

Palmanova. La struttura di comando ed il piccolo forte di protezione per il cantiere, documentato dalla pianta inviata alla Signoria dal provveditore Barbaro il 10 novembre 1593.


La soluzione progettuale definita

La composizione della città inizia infatti con il dimensionamento della cinta fortificata, secondo il modulo base veneziano che era di 200 passi veneti (340 metri lineari) per ogni lato del poligono, e solo in un secondo momento disegna la struttura interna della cittàforte secondo l’unità modulare.

Il 16 settembre del 1594 il Senato, presi in esame i due modelli, approvò quello del Savorgnan, migliorandolo con alcune delle soluzioni propugnate dal Villachiara; il modello definitivo arrivò a Palmanova nell’ottobre 1594, mentre una copia identica restò per i controlli a Venezia presso la Soprintendenza alle fortezze. Ma quali furono i termini concreti della contesa?

Le fonti storiche e le piante conservatesi ci riportano un serrato dibattito circa le funzioni anche civili, e non solo militari che la città nuova doveva assolvere.
Un disegno conservato presso la biblioteca estense di Modena dimostra anzi che questa era la soluzione originariamente stabilita (o prevalente) che il Villachiara, evidentemente in accordo con il provveditore Barbaro, aveva modificato nel corso dei lavori.

Palmanova. Progetto esecutivo (1593-1594) Biblioteca Comunale di Treviso (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande …, 2005).

Palmanova. Progetto esecutivo (1593-1594) Biblioteca Comunale di Treviso (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande …, 2005).


La Piazza grande di Palmanova

2. La Piazza Grande di Palmanova dalla progettazione alla realizzazione.
Già i trattatisti rinascimentali che avevano affrontato il tema della città ideale avevano sviluppato l’alternativa della pianta radiale o a scacchiera e si erano posti il problema del disegno della piazza centrale, nucleo fondamentale di quello complessivo della fortezza.

Essa infatti si pone come punto focale del tracciato regolare che caratterizza le piazzeforti militari. Nella geometria del disegno si apre l’improvvisa fuga prospettica di una via rettilinea in direzione del centro e cioè del punto da cui è possibile controllare l’intero circuito.

Palmanova con i suoi nove baluardi, ha una forma poligonale con un lato di 340 metri (200 passi veneti) ed un raggio di 510 metri (300 passi). La cinta difensiva era già stata disegnata ed in fase di realizzazione quando si cominciò a riflettere in concreto sul tracciato viario interno. Il dilemma riguardava la collocazione nella cinta difensiva delle porte d’accesso, e la comunicazione tra queste e la piazza centrale.

Gli “Atlanti di città” sono precisi nell’individuare tale schema della piazzaforte ed al centro la piazza grande (vedi per gli “Atlanti di città” le lezioni nn 5 e 6).

La Piazza grande di Palmanova (segue)

La Fortezza di Palmanova è presente nella cartografia degli Atlanti di città: delle “Civitates” di George Braun e Franz Hogenberg (1598-1608), di Abrham-Saur, “Theatrum urbium” del 1595 e nei Trattati militari di Bomaiuto Lorini, Delle Fortificazioni …, Venezia 1597 (da T. Coleltta, F. Sergio, La Piazza Grande…, 2005).
Il fortino è riportato nella pianta prospettica delle “Civitates” del Braun Hogenberg (1618). Nella pianta di Palmanova del Saur del 1595, inserita poi nel 1598 nel I volume del Theatrum Urbium di Braun- Hogenberg. Al centro della piazza grande è tuttavia rappresentata una torre circolare. Il torrione al centro della piazza, soluzione iconografica analoga a quella adottata dal Saur, testimonia la presenza del fortino che come si è detto sarà demolito solo nel 1600.


La piazza grande di Palmanova (segue)

L’analisi dei disegni progettuali conservatisi a tutt’oggi, confrontata con i documenti d’archivio – ufficiali e privati – consente una ricostruzione sufficientemente completa delle varie fasi di maturazione del progetto della piazzaforte e conseguentemente della piazza, da individuarsi in cinque punti in un arco cronologico di pochi anni (1593- 1598). Le elaborazioni progettuali furono molteplici e le abbiamo raggruppate in VII punti  riferiti tutti alle Fonti iconografiche ritrovate negli Archivi e Biblioteche. Rimandiamo gli allievi interessati ad un approfondimento al saggio inserito nel libro di testo: T. Colletta, F. Sergio, Piazza grande di Palmanova. Dopo aver dato forma alla fortezza (nel caso di Palmanova si tratta di un ennagono), secondo i trattatisti rinascimentali si procedeva a progettare la città all’interno della superficie così ottenuta. L’ennagono che costituisce Palmanova ha un raggio di trecento passi (ml. 525) ed un’apotema di 282,5 (ml. 494,37); le strade in coincidenza del raggio hanno una sezione pari ad un quinto del modulo base, e cioè di 8 passi.(ml.14). La piazza centrale è formata da un esagono con un lato di 52 passi (ml.90), e un raggio di 52 (ml. 90).

Palmanova in una pianta di progetto disegnata tra la fine del 1593 ed il 1594, e dunque prima che venisse scelta la soluzione definitiva per il tracciato viario interno, cui si giunse nell’ottobre del 1594. La piazza è costituita da un ennagono dai cui vertici si dipartono radialmente nove strade in corrispondenza dei baluardi, proprio come disegnerà il Lorini nella ricordata pianta pubblicata nel suo trattato.

Palmanova in una pianta di progetto disegnata tra la fine del 1593 ed il 1594, e dunque prima che venisse scelta la soluzione definitiva per il tracciato viario interno, cui si giunse nell'ottobre del 1594. La piazza è costituita da un ennagono dai cui vertici si dipartono radialmente nove strade in corrispondenza dei baluardi, proprio come disegnerà il Lorini nella ricordata pianta pubblicata nel suo trattato.


La piazza grande di Palmanova (segue)

3. La Piazza Grande da Piazza d’Armi a Piazza civile.

L’elaborazione progettuale, conservata nella Biblioteca Comunale di Treviso, è da ascriversi ad un momento ancora successivo, presumibilmente intorno al 1597, la Piazza presenta un tracciato esagonale con sei strade che si dipartono dal centro di ciascuno dei lati, di cui tre in diretta comunicazione con le tre porte della città, alternate ad altre tre che terminano in tre bastioni della cinta. I circuiti viari paralleli alla cinta ed al perimetro della piazza sono quattro. Le sei vie radiali intersecando il secondo circuito interno formano 6 piazzette quadrate. La chiesa della città, il Duomo, è ancora a pianta centrale, ed è collocata dov’era stata disegnata nel progetto precedente. Solo che, per il cambiamento del perimetro della piazza essa risulta collocata su uno dei vertici dell’esagono, in una posizione innaturale e precaria. La progettazione della piazzaforte, della cinta bastionata, delle porte e del tracciato viario e della piazza, può dirsi conclusa negli ultimi anni del Cinquecento, primi anni del 1600, secondo il disegno di pianta conservato all’Archivio di Stato di Padova, nel quale si legge la forma della piazza Grande corrispondente all’attuale. La Piazza Grande ci appare libera in forma esagonale con un canale d’acqua all’intorno e una serie di statue all’inizio delle strade verso le porte urbane principali. Così come tutta la città, anche la piazza grande di Palmanova è progettata usando come unità di misura il passo veneto corrispondente a ml. 1,75 circa. La composizione della città si svolge a partire dalla cinta fortificata fino ad arrivare alla struttura più interna, ovvero alla piazza centrale esagonale.

La chiesa del Redentore nella piazza grande

La chiesa effettivamente costruita (dedicata al Redentore), non ha nè la pianta centrale né la collocazione sul lato est rappresentata in questo disegno, ma come si preciserà in seguito ha una pianta rettangolare, ed occupò la metà del lato settentrionale dell’esagono, più specificamente quello ad ovest, proprio di faccia alla strada che conduce alla Porta Marittima.

L’indecisione circa il disegno del perimetro della Piazza e la conseguente collocazione della chiesa, è documentata nei grafici di progetto di cui si è detto, ed è illuminante della lunga vicenda legata alla costruzione della piazza.

I continui aggiustamenti del progetto per quel che riguarda la piazza e le sue comunicazioni con l’esterno dimostrano le difficoltà che i fondatori incontrarono nel soddisfare le esigenze concrete imposte dalle funzioni militari e le necessità che quelle civili imponevano.

L’esperienza maturata a Palmanova mostra tutte le difficoltà che la pianta radiale comportava nel progetto urbano ed i numerosi inconvenienti incontrati nel disegno della città in raccordo, soprattutto, con la piazza centrale.

Palmanova. La chiesa costruita, e ancora esistente, dedicata al Redentore, occupa la metà di uno dei lati dell’esagono, più specificamente quello che guarda lo sbocco della strada che passa da Porta Marittima.

Palmanova. La chiesa costruita, e ancora esistente, dedicata al Redentore, occupa la metà di uno dei lati dell'esagono, più specificamente quello che guarda lo sbocco della strada che passa da Porta Marittima.


La restituzione planimetrica della piazza grande

La ricostruzione planimetrica della Piazza Grande al centro della Fortezza di Palmanova. La ricostruzione planimetrica della Piazza Grande al centro della Fortezza di Palmanova e la metrologia restituita (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande…2005).

La ricostruzione planimetrica della Piazza Grande al centro della Fortezza di Palmanova. La ricostruzione planimetrica della Piazza Grande al centro della Fortezza di Palmanova e la metrologia restituita (da T. Colletta, F. Sergio, Piazza Grande…2005).


La metrologia restituita della piazza grande

La Piazza Grande, fino a quando la fortezza rimase operativa, fu il luogo di raccolta delle truppe; poteva essere isolata e difesa dall’esterno chiudendo le sei vie che vi affluiscono. In essa erano concentrate le funzioni di comando, il carcere e l’ospedale per i militari (con 100 letti, pari ad un posto ogni 10 componenti la guarnigione). Le segnalazioni acustiche del comando erano affidate ad una campana cui corrispondevano altre nove situate sulla punta dei baluardi. Con il Duomo ed il Palazzo dei Provveditori, configurazione che sappiamo raggiungerà non prima del 1611 quando venne definitivamente liberata dalla cittadella centrale. La piazza centrale, di raggio modulare (44 passi), seguendo il grafico dell’esame della composizione radiale, riportato dal Di Sopra, occuperà lo spazio di 39,5 passi, talchè dalla struttura a 18 lati si passa alla struttura esagonale del fronte interno degli isolati verso la piazza centrale, con un lato di 88,50 metri.

Palmanova. Piazza Grande e la metrologia eseguita nella progettazione
Piazza Grande a Palmanova. La metrologia della piazza.

Palmanova. Piazza Grande e la metrologia eseguita nella progettazione Piazza Grande a Palmanova. La metrologia della piazza.


La metrologia restituita della piazza grande e la chiesa del Redentore

La chiesa che fu effettivamente costruita (dedicata al Redentore) non ha nè la pianta centrale né la collocazione sul lato est rappresentata nel disegno esecutivo di Padova. La sua costruzione iniziò nel 1603 su pianta rettangolare, ed occupò la metà del lato settentrionale dell’esagono, più specificamente quello ad ovest, proprio di faccia alla strada che conduce alla Porta Marittima. Poiché ogni lato dell’esagono è di 88 metri, si comprende l’angustia del fronte dell’edificio sacro (di 37 metri), soprattutto se comparato alla superficie della piazza ed alla funzione eminente che avrebbe dovuto assolvere nella piazzaforte all’epoca in cui era operativa. La chiesa costruita, è ancora esistente, dedicata al Redentore occupa la metà di uno dei lati dell’esagono, più specificamente quello che guarda lo sbocco della strada che passa da Porta Marittima.

La piazza grande di Palmanova “restaurata”

Tutte le funzioni direzionali della piazzaforte sono ubicate al centro del sistema proprio nella Piazza Grande: il comando nel palazzo del provveditore generale così come i capi di servizio e del comando truppe la guardia delle truppe venete, le funzioni carcerarie per militari e l’ospedale.
È di grande rilevanza, e può essere considerato un arredo scenografico, la collocazione, demolito il fortino centrale, di una stele votiva piramidale al centro della piazza nel 1654.
Come è stato scritto questo “segno” allude fortemente all’inviolabilità di Palmanuova ed in un primo momento collocata dinanzi al Duomo di Alvise Priuli (metà ‘600).

Per evidenziare materialmente la funzione spaziale del centro, quale luogo preciso della cittàforte, e fin da lunga distanza segnalare la sua esistenza, fu spostata nel centro geometrico della città, a simbolo di Venezia sulla fondazione della piazzaforte. Le trasformazioni uniche riguardanti la piazza grande vertono sulla localizzazione di nuovi elementi architettonici e scultorei, oggi tutti restaurati. La piazza è l’unico luogo dove Venezia pone i pochi elementi di rilevanza monumentale: il palazzo del Provveditore, il Duomo, le statue dei Provveditori, la stele, segni tutti che unitamente alle porte urbane dovevano assumere una carica fortemente significativa della fondazione, non solo in termini di macchina militare, ma pur sempre di predominio.
Nel complesso la piazza rimane nella sua configurazione vuota, di piazza d’armi, fortemente segnata dall’uso di una piazza per le armate, ed enormemente dilatata.

La piazza grande di Palmanova “restaurata” (segue)

L’organizzazione civile che le si è voluta far assumere nel corso del Settecento ed Ottocento non riesce ad essere rilevante sotto il profilo artistico e monumentale.

La Piazza è il luogo dove Venezia pone alcuni elementi di rilevanza monumentale: il palazzo del provveditore, la chiesa del Redentore, ossia il duomo, le dodici statue dei provveditori, la stele triangolare, il pennone dello stendardo, che unitamente alle porte urbane possiedono un significato simbolico, non solo militare, ma anche rappresentativo dello Stato Veneto.

La sua ampiezza invece si giustifica soprattutto in funzione della sua funzione militare. Essa infatti appare esaltata dalla modesta altezza degli edifici imposta non dalle regole dell’architettura civile ma da quelle militari, che non consentivano il superamento dell’altezza della cinta bastionata. Naturalmente erano necessari anche spazi per le manovre dei soldati, ma le misure della piazza erano anche determinate dalla necessità di tenere il centro del comando il più lontano possibile dalla portata dei cannoni nemici per evidenti ragioni di sicurezza (da E. Guidoni, A. Marino, Storia dell’Urbanistica. Il Cinquecento, Bari-Roma 1986, cap XI).

Palmanova nel Trattato del Lorini.

Palmanova nel Trattato del Lorini.


La piazza grande di Palmanova “restaurata” (segue)

Le funzioni civili restarono sempre modeste e subordinate a quelle proprie della fortezza. Non si dimentichi che Palmanova era una città demaniale, e dunque nessuna delle attività dei privati poteva sorgere e svilupparsi indipendentemente da quelle militari. È significativo che gli unici manufatti che nella Piazza si riferiscono ad attività strettamente private saranno le quattro arcate destinate alla beccheria ed alla pescheria erette nel 1671 dal provveditore Grimani. Nel corso dell’Ottocento lo sviluppo delle artiglierie, la cui portata e potenza distruttiva era immensamente aumentata con l’introduzione di nuovi cannoni a canna rigata che sparavano proiettili ogivali, rese inutili le grandiose fortezze a pianta stellare. Palmanova era oramai priva di valore strategico ed il Governo italiano nel 1888 decretò di disarmo della fortezza dichiarandola città aperta e ritirando la guarnigione. I bastioni e la spianata furono affittati ai contadini e trasformate in zone prative, le caserme adiacenti alla cinta adibite a scuderie per l’allevamento di cavalli. Durante la prima guerra mondiale i militari tornarono a Palmanova e la città fu trasformata in centro logistico per l’ospitalità delle truppe di passaggio per il fronte e deposito di rifornimenti e munizioni. Il comando del presidio trovò sede a borgo Aquileia, poiché nel 1906 il vecchio palazzo dei provveditori era già stato ceduto al Comune che ne aveva fatto la sua sede.
Il 29 ottobre 1917 nell’intento di distruggere i depositi di munizioni, davanti agli Austro Ungarici che avanzavano trasformò Palmanova in un enorme rogo. La Piazza Grande e gli edifici prospettanti subirono gravissimi danni che furono riparati solo alla fine degli anni ‘20.
Dalla dichiarazione di Palmanova quale monumento nazionale nel 1960 si cerca di ottemperare per una sua rivitalizzazione ad usi consoni ricreativi e culturali; in questi intenti rientra il recente progetto del 1997-98 promosso dal Comune e realizzato dall’arch. Mancuso per una ristrutturazione ad uso civile della piazza grande della piazzaforte militare.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

La Lezione è una sintesi della ricerca svolta per il Progetto di Cofinanziamento MIUR del 2002 “Le Piazze storiche italiane” di cui si è svolto il saggio in collaborazione al quale si rimanda per tutte le citazioni e gli approfondimenti:

T. Colletta, F. Sergio, La piazza grande di Palmanova, in E. Guidoni (a cura di), “Le Piazze storiche italiane”, Roma, Edizioni Kappa 2005 libro di testo.

Per una storia della piazzaforte puntuale di tutte le fasi di costruzione: L. Di Sopra, Palmanova, analisi di una città fortezza, Milano, Electa, 1983.

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