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Roberto Maglio » 9.Direct costing


Direct costing I

Nel direct costing non assume importanza l’allocazione dei costi indiretti agli oggetti di costo.

Il direct costing si fonda sulla suddivisione dei costi in 2 classi fondamentali:

  1. Costi fissi, detti costi di capacità;
  2. Costi variabili, detti costi di utilizzo della capacità.

Direct costing II

Costi di capacità: sono quelli sostenuti per l’acquisizione delle strutture necessarie a garantire una certa potenzialità di produzione.

Sono indipendenti dal livello di produzione e sono detti anche costi sommersi.

Direct costing III

Costi di utilizzo della capacità: sono quelli relativi all’acquisizione dei fattori produttivi necessari per l’ottenimento di un certo volume di produzione.

Si definiscono anche costi eliminabili (o evitabili).

Direct costing IV

Nel breve periodo la grandezza economica indicativa della variabilità dei risultati è il Margine di contribuzione che è la differenza:

Ricavi – Costi variabili

Direct costing V

Margine di contribuzione: rappresenta la capacità di un certo prodotto di contribuire alla copertura dei costi fissi (e a creare utile).

Su di esso si basano i giudizi di convenienza, la sua massimizzazione corrisponde a quella dell’utile netto di periodo.

Direct costing VI

Cu: costo unitario di prodotto
v: costi variabili unitari
Q: volume di produzione
K: costi fissi totali

Cu: v + K/Q

RG1

Direct costing VII

  • Se p – v minore di zero, MC risulterà anch’esso minore di zero. L’azienda sarà sempre in perdita.
  • Se p – v maggiore di zero, MC risulterà anch’esso maggiore di zero. L’azienda sarà in utile se le quantità vendute supereranno il punto di pareggio.

Direct costing VIII

  • La presenza di un margine di contribuzione positivo è la condizione di convenienza in termini assoluti per lo svolgimento di una produzione.
  • I giudizi di convenienza vengono effettuati sulla maggiore o minore capacità a generare MC.
  • Il MC dipende dalla combinazione tra: costi variabili, prezzi e volumi.

Direct costing IX

Direct costing semplice, in esso si evidenziano:

  • costi variabili riferibili ai singoli prodotti;
  • margine di contribuzione unitario e margine di contribuzione complessivo.

Si ipotizza che i costi fissi siano tutti comuni.

Direct costing X

Direct costing evoluto, in esso si evidenziano:

  • 1° margine di contribuzione (margine lordo);
  • 2° margine di contribuzione (margine semi-lordo).

Si considerano nel DC evoluto anche i costi fissi specifici (o speciali) che sono quelli impiegati in maniera specifica per l’ottenimento del prodotto oggetto del calcolo (ad es. amm. Costi di impianto esclusivi o spese pubblicità esclusive).

Direct costing XI

Il direct costing evoluto trova applicazione nei casi in cui assume rilevanza la differenziazione di tecnologia produttiva o di mercati.

Il direct costing evoluto trova applicazione, ad esempio, nelle aziende multidivisionali ove esistono strutture organizzative autonome ed è possibile individuare i costi fissi specifici.

Direct costing XII

Il margine di contribuzione come strumento per le decisioni di breve periodo.

Scelte relative al mix di prodotti.

Il Mcu in presenza di eventuali vincoli all’espansione della produzione e/o delle vendite.

Le metodologie di calcolo dei costi: il direct costing

Il d.c. è impiegabile nelle decisioni di breve termine finalizzate al miglior sfruttamento della struttura esistente. Esso considera solo i costi suscettibili di variazione nel breve periodo.

Ricavi netti
- Costi variabili
= Margine di contribuzione
- Costi fissi
= Utile (perdita) netta

Direct costing evoluto

In alcune imprese operanti in diversi settori di attività, con produzioni a tecnologia diversificata, con prodotti sostenuti da politiche di marketing differenti, si preferisce il modello del direct costing evoluto.

Ricavi netti
- Costi variabili
= Margine di contrib. lordo
- Costi fissi speciali
= Margine di contr. semilordo
- Costi fissi comuni
= Utile (perdita) netta

Modalità di impiego del direct costing nelle decisioni aziendali I

1) Decision di make or buy

Costo di produzione del prodotto alfa

  • Costi diretti (cessanti)   —> 70.000
  • Costi indiretti                 —> 30.000
  • Totale                              —> 100.000

Conviene accettare l’offerta di un fornitore che offre lo stesso prodotto a 80.000?

Modalità di impiego del direct costing nelle decisioni aziendali II

2) Decisioni di mix
L’obiettivo aziendale è la max del m.c. complessivo e, dunque, va espresso il m.c. unitario in funzione del fattore limitativo dell’attività aziendale (h uomo, h macchina)
Esempio: Quale prodotto conviene produrre?


Modalità di impiego del direct costing nelle decisioni aziendali III

3) Accettazione o rifiuto di ordini marginali
Prodotto alfa

  • Prezzo di listino   —> 10.000
  • Costi variabili —> 4.000
  • Costi fissi  —> 3.000
  • Utile  —> 3.000

Conviene accettare un ordine straordinario ad un prezzo più basso di quello di listino (ad es. € 6.000) che non comporti il rifiuto di altri ordini?

Modalità di impiego del direct costing nelle decisioni aziendali IV


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