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Rosalba Filosa Martone » 2.La creazione del valore socioeconomico


Le Aziende di Pubblica Utilità

Le azienda di servizi pubblici sono tutte quelle attività di produzione di beni e servizi che in un preciso momento storico, nell’interesse generale della collettività e attraverso un provvedimento legislativo, la pubblica amministrazione svolge direttamente, oppure ne delega a terzi lo svolgimento sotto il suo controllo. Le aziende di pubblica utilità si riconoscono per i seguenti requisiti:

  • Riconoscimento legislativo: vi è un provvedimento legislativo che stabilisce i vincoli entro cui tali attività devono essere svolte.
  • Contenuto economico: si tratta di attività che producono utilità in termini economici, e sono in contrapposizione alle attività svolte dalla pubblica amministrazione che hanno, invece, un carattere amministrativo.
  • Utilità generale: il loro espletamento è riconosciuto utile per tutta la collettività, pertanto sono incluse in questa categoria di attività.

Caratteristiche delle Aziende di Pubblica Utilità

Dalla definizione precedente si deduce che le attività di pubblica utilità sono condizionate dalle seguenti caratteristiche Aziende ed in quanto tali il risultato della produzione è la creazione di valore.

Le aziende di pubblica utilità svolgono la loro attività condizionate dalle seguenti caratteristiche:

  • sono delle aziende e devono, pertanto, creare valore economico per i propri clienti;
  • producono servizi e sono di conseguenza condizionate dalle caratteristiche produttive di questa tipologia di prodotti;
  • svolgono la loro attività su delega della pubblica amministrazione che deve assicurarsi che producano valore sociale per la collettività.
Caratteristiche delle Aziende di Servizi Pubblici

Caratteristiche delle Aziende di Servizi Pubblici


Concetto di valore

L’azienda è un istituto che appartiene alla sfera delle attività economiche in contrapposizione con le attività meramente giuridico-amministrative, che appartengono, invece, alle amministrazioni.

Molto chiara ed esauriente è l’esplicitazione di questo requisito espresso da Farneti:

“nel loro operare le aziende acquisiscono i fattori che poi impiegano, nell’ambito di un’attività che deve essere economica, nel senso che, utilizzando beni disponibili in quantità limitata, si propone di trarre da essi il massimo dell’utilità, in applicazione del principio del “minimo mezzo”: qualsiasi attività pertanto viene svolta cercando di minimizzare le risorse impiegate a parità di risultati, o perseguire risultati più elevati a parità di risorse impiegate” (Farneti, 1995: 7).

Qualunque sia la forma giuridica che la caratterizzi un’azienda di pubblica utilità, che voglia gestire correttamente le risorse pubbliche affidatele, non può prescindere dal rispetto dell’equilibrio fra l’utilità (valore) delle risorse impiegate e l’utilità (valore) dei risultati prodotti.

La creazione di valore

La creazione di valore


Concetto di azienda

Gino Zappa, il padre dell’economia aziendale (Zappa, 1957: 37), definisce l’azienda come:

“un istituto economico destinato a perdurare nel tempo che, per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e svolge in continua coordinazione la produzione o il procacciamento e il consumo della ricchezza”.

In questa definizione si possono individuare i caratteri distintivi dell’azienda:

  • il requisito economico dell’istituito;
  • l’obiettivo di perdurare nel tempo;
  • l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni;
  • lo svolgimento di un processo di produzione.

Equilibrio economico nelle aziende di servizi pubblici

La scomposizione del valore

La scomposizione del valore


Valore socio-economico

L’orientamento ai risultati, in termini di efficienza, efficacia ed economicità, implica, di conseguenza, l’orientamento alla produzione di valore.

E’ evidente, comunque, che anche per le aziende di servizi pubblici si riconosce la necessità di ottemperare all’imperativo di creare e diffondere valore non solo sociale ma anche economico nell’ambiente in cui operano ed a favore della collettività di riferimento (Mele, 1994).

Ne scaturisce un valore socio-economico, dato dal margine imprenditoriale, determinato dal risultato economico tra ricavi e costi e dal margine sociale, individuato dalla differenza tra gli oneri e i benefici sociali prodotti.


Concetti di economicità, efficienza ed efficacia

La focalizzazione sui risultati di gestione pone in primo piano l’esigenza di valutare tali risultati in termini di:

  • efficienza, intesa come corretta gestione delle risorse ed utilizzo al meglio delle opportunità offerte dalle strutture aziendali;
  • efficacia, intesa come capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato attraverso l’individuazione delle aspettative dei clienti ed il miglioramento continuo del livello di qualità dei prodotti offerti;
  • economicità, intesa come condizione di funzionamento economico dell’impresa che si estrinseca nei principi di durabilità, cioè attitudine a durare nel tempo in ambiente mutevole, ed autonomia, cioè attitudine a sopravvivere senza ingiustificati interventi di sostegno per la copertura dei costi.
Efficienza, efficacia ed economicità

Efficienza, efficacia ed economicità


Il triangolo della buona gestione

In particolare, l’efficienza è il rapporto ottimale tra input ed output, esso esprime l’attitudine dell’azienda a sfruttare al meglio le risorse a disposizione. L’efficacia assume connotazioni particolari nelle aziende di pubblica utilità in quanto l’obiettivo da raggiungere è: assicurare indiscriminatamente a tutta la collettività l’accesso al servizio; non a caso si è spesso parlato di efficacia sociale. L’economicità può essere individuata in un rapporto equilibrato fra costi e ricavi (efficacia reddittuale) o, anche, fra risorse e risultati.

Quest’ultimo raffronto è da applicarsi quando parte dei ricavi, come accade nelle aziende di sevizi pubblici, non derivano direttamente dal mercato, ma provengono da trasferimenti pubblici. Difatti, per la prevalente finalità sociale che tali aziende devono perseguire, si giustificano e si richiedono adeguati trasferimenti pubblici per garantire l’equilibrio di bilancio. La misurazione dell’economicità, in questi casi, mira a valutare, più specificamente, se il management sta operando nel modo migliore, cioè in modo da evitare il ricorso ad ingiustificati trasferimenti pubblici.

Il triangolo della buona gestione

Il triangolo della buona gestione


Il ruolo dell’etica nell’equilibrio economico

La relazione tra efficienza, efficacia ed economicità, può funzionare correttamente solo se al centro del sistema è posta l’etica.

E’, infatti solo una rinnovata etica della gestione della cosa pubblica, insieme ad un’etica nelle scelte politiche, può assicurare una rivoluzione culturale ed un’adozione consapevole e fruttuosa dei principi dell’aziendalizzazione (e non una sterile adesione burocratico-normativa).

L’importanza che gli individui e le organizzazioni aziendali cui essi partecipano interiorizzino valori etici è connessa con la possibilità di uno sviluppo sostenibile del nostro sistema economico in cui, è oramai opinione comune, che i servizi di pubblica utilità svolgano un ruolo ritenuto sempre più rilevante.

Il triangolo della buona gestione

Il triangolo della buona gestione


I materiali di supporto della lezione

Farneti G. (2004), Ragioneria pubblica. Il “nuovo” sistema informativo delle aziende pubbliche, Franco Angeli, Milano

Filosa Martone R., (2005), Le aziende di servizi pubblici, in Lezioni di Economia e Gestione delle Aziende di Servizi Pubblici, CUEN, Napoli

Filosa Martone R. (2007) La produzione nelle aziende di servizi pubblici. Aspetti teorici ed operativi, Padova, CEDAM.

Mele R. (2003), Economia e Gestione delle Imprese di Servizi Pubblici tra Regolamentazione e Mercato, CEDAM, Padova

Mussari R. (2001), “Carta dei servizi e autonomia degli enti locali: un'armonia da ricercare”, in Azienda pubblica n. 5

Pellicano M. (1989), “La valutazione dell'efficacia e dell'efficienza gestionale”, in Mele R., La produzione e l'economia delle imprese di servizi pubblici, Napoli, R. Curto

Zappa (1997), Le produzioni nell'economia delle imprese, Tomo I, Milano, Giuffrè

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