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Francesca Sorrentini » 19.L'impatto socioeconomico del turismo


Articolazione della lezione

Obiettivo
Analizzare gli effetti complessi e contradditori derivanti dai rapporti tra turismo e società di accoglienza.

Argomenti

  • Il turismo come fonte di dinamismo e/o di declino demografico
  • Turismo e occupazione
  • Turismo e attività preesistenti
  • Effetti del turismo sul sistema sociale delle località di accoglienza

Caratteristiche del turismo

Il turismo è un fenomeno:

  • complesso, sia per l’evoluzione e la segmentazione del mercato turistico sia per i molteplici livelli decisionali territoriali;
  • trasversale, perché coinvolge risorse diverse e un numero sempre più ampio di attività economiche che, peraltro, destinano i rispettivi output anche ad altri comparti;
  • intangibile, il consumatore/turista al momento dell’acquisto sceglie un prodotto solo “virtuale”, sulla base delle informazioni acquisite.

Caratteristiche del turismo (segue)

Inoltre, il turismo produce effetti contradditori. Esso, infatti, svolge un ruolo positivo sull’economia di un paese o di una destinazione, perché:

  • produce reddito per le popolazioni locali;
  • stimola la creazione di imprese (nella ricettività, nella ristorazione, nel commercio, nei servizi…);
  • concorre ammodernare progressivamente l’intero sistema locale;
  • attira capitali ed investimenti esterni;
  • migliora anche la qualità della vita, l’utilizzo delle risorse e i sistemi di trasporto.

Ma può causare:

  • eccessivo consumo dello spazio e suo progressivo snaturamento sul piano turistico;
  • deterioramento delle risorse;
  • declino di altre attività economiche.

Effetti contradditori del turismo

Generalmente, gli effetti dipendono da:

  • tipo di turismo, a cui il sistema territoriale si rivolge (turismo di massa o turismo alternativo);
  • capacità di spesa dei turisti. Ad esempio, in Francia i viaggiatori nordamericani rappresentano il 6,1% dei turisti stranieri e quelli provenienti dai Paesi Bassi l’8,4%; ma, mentre i primi realizzano il 20% delle spese totali, i secondi solo il 3,7%;
  • natura e struttura degli spazi e delle società di accoglienza e loro solidità. Nei PVS gli effetti positivi rischiano di essere irrisori se la filiera turistica non è pianificata dai governi (spesso le attività turistiche sono gestite dalle multinazionali e i quadri dirigenti sono stranieri);
  • modalità con cui il turismo di afferma. Il processo di sviluppo può avvenire gradualmente, ed essere condiviso dalla società locale, o improvvisamente, quando è attivato da logiche di mercato che, in genere, non producono alcun livello di integrazione;
  • processo di pianificazione turistica. Lo sviluppo del comparto deve essere inserito in una più ampia strategia di sviluppo, che contemperi le esigenze anche delle altre attività economiche.

Effetti demografici

Richiamo demografico
Il turismo spesso agisce come fattore di crescita urbana e di incremento demografico, soprattutto di aree deboli, e ciò si spiega con:

  • l’arresto delle partenze dei residenti;
  • l’incremento della popolazione attiva, attratta da posti di lavoro reali o potenziali (la realizzazione di nuove infrastrutture e l’apertura di grandi cantieri aumentano l’occupazione anche nell’indotto);
  • il ringiovanimento della popolazione.

Ad esempio, a Cancun, tra il 1969 e il 1995, la popolazione residente è passata da meno di 200 a oltre 50.000 abitanti; nel villaggio di Magny-le Hongre, dove sorge Eurodisneyland, i residenti sono cresciuti di oltre 1.000 unità; a Rodi, l’emigrazione verso gli Stati Uniti e il Canada si è arrestata; anche le Baleari e il litorale andaluso hanno registrato elevati tassi di crescita demografica, per le migrazioni sia di stranieri che di spagnoli, a danno, però, dell’entroterra rurale.

Calo demografico
L’indicatore demografico non ha la solidità e il valore che talvolta ad esso si attribuisce, perché il turismo può anche agire come fattore d’invecchiamento e di spopolamento, quando:

  • produce l’incremento delle quotazioni fondiarie e immobiliari, inducendo soprattutto i giovani a partire;
  • è l’unica attività, per di più stagionale, che limita o preclude le possibilità di lavoro.

Effetti occupazionali

Incremento dell’occupazione

Il turismo genera occupazione, quindi è un fattore dello sviluppo locale (ad esempio, alle Hawaii il golf crea 1 posto di lavoro per poco più di 1 ettaro, contro 1 posto ogni 12 nel caso in cui la stessa superficie sia utilizzata per la produzione dello zucchero).

Le valutazioni sono incerte, perché i posti di lavoro sono spesso stagionali, instabili e scarsamente retribuiti.

I posti di lavoro si distinguono in:

  • diretti – attività che stabiliscono contatti diretti con la clientela (settore alberghiero, ristorazione, bar, discoteche, sorveglianza delle spiagge, attività di animazione, agenzie di viaggio e di cambio…);
  • indiretti – attività per il funzionamento del sistema turistico (fornitori dei beni consumati) o per la realizzazione e manutenzione delle infrastrutture indispensabili;
  • indotti – attività che sia nel commercio sia nell’industria provvedono alla fabbricazione e alla vendita dei prodotti destinati allo svago: dalle imbarcazioni da diporto (navi per crociera, yacht, gommoni ecc.) agli articoli sportivi (sci, scarponi), ai souvenirs.

Effetti occupazionali (segue)

Non sempre sussiste una correlazione inconfutabile tra la capacità ricettiva e il volume di occupazione, perché essa dipende dalla composizione della capacità ricettiva, dall’intensità dell’affluenza e dalla gamma delle attività offerte.

La stagionalità dell’occupazione determina:

  • accentuato turn over;
  • bassa protezione sociale della manodopera;
  • compensi poco elevati;
  • turni di lavoro faticosi;
  • scarso interesse all’aggiornamento e alla formazione professionale.

Effetti occupazionali (segue)

Mobilità geografica e professionale

Spesso nei paesi ad economia avanzata il lavoro è precario per la stagionalità. Pertanto, i lavoratori sono costretti a spostarsi, dando origine a migrazioni (stagionali, pendolari, frontaliere), che seguono i grandi flussi dei vacanzieri.

Bisogna distinguere tra piccoli e grandi centri turistici, poiché nei primi le imprese, in prevalenza di piccola e media dimensione, fanno ricorso al nucleo familiare o impiegano lavoratori occasionali, non dichiarati, senza una qualificazione professionale e reclutati in un’area limitata; le aziende operanti nelle grandi stazioni, invece, assumono personale specializzato e proveniente da varie regioni (come a Cortina, dove è utilizzata mano d’opera stagionale che giunge da diverse zone).

Un altro aspetto legato alla stagionalità e alla mobilità dell’occupazione è quello della formazione delle risorse umane: l’elevato turn-over, la modesta dimensione delle imprese e gli elevati costi scoraggiano i datori di lavoro ad investire nella preparazione e nell’aggiornamento professionale.

Il turismo e le altre attività economiche

Il principio secondo il quale il turismo produce effetti moltiplicatori sull’occupazione è valido soprattutto per i paesi avanzati e, in genere, le influenze sul reddito e sui posti di lavoro dipendono dal grado d’integrazione tra il turismo e le altre attività economiche.

Generalmente, il turismo si afferma nelle aree dove il sistema economico è consolidato, per cui esso si aggiunge o si sovrappone alle attività preesistenti, determinando effetti indotti e condizioni di complementarità e/o concorrenza.

BENEFICI

  • Fonte aggiuntiva di reddito, come nelle aree montane dove gli agricoltori, durante la stagione invernale, si dedicano alle attività tipiche delle stazioni sciistiche.
  • Recupero di antichi mestieri artigianali. A causa dell’aumento della domanda turistica di prodotti tipici (ceramica, lavorazioni in legno o in ferro battuto, ricami ecc.), si rinnova l’interesse per tali attività, cosicché gli Enti pubblici e le associazioni organizzano mirati corsi di formazione.
  • Sviluppo delle attività industriali. L’eterogeneità dei consumi e la varietà delle forme di turismo hanno concorso al successo delle industrie di costruzioni, d’installazione di impianti (elettrici, idraulici ecc.), ma anche di quelle dell’arredamento, della cantieristica, della produzione di beni strumentali (come le attrezzature per gli sport invernali). Inoltre, talune lavorazioni diventano esse stesse elementi di attrazione (turismo industriale).

Il turismo e le altre attività economiche (segue)

Rivitalizzazione dell’agricoltura

  • L’incremento del numero dei turisti concorre ad aumentare la richiesta di beni alimentari, spingendo i contadini ad utilizzare terreni poco produttivi per colture intensive, anche con l’ausilio di tecniche come l’irrigazione.
  • La conduzione a part-time delle aziende consente agli imprenditori di impegnarsi anche dell’attività turistica, così da integrare i redditi e rallentare l’esodo rurale.
  • Il ricavato della vendita di alcune particelle di terreno dallo scarso valore agricolo viene impiegato per riconvertire una parte dell’attività in turistica, o, in alternativa, per migliorare e ammodernare l’azienda.

Crescita del commercio. Nelle località turistiche si rileva un’elevata concentrazione e una diversificazione di strutture commerciali. Inoltre, sono organizzate iniziative promozionali (come fiere, mercati periodici, sagre), che, talvolta, diventano motivo di attrazione.

Il turismo e le altre attività economiche (segue)

EFFETTI NEGATIVI

  • Disinteresse o abbandono di attività tradizionali (soprattutto se si tratta di mestieri duri ed aleatori, come l’agricoltura di montagna, la pesca), perché il turismo, rispetto ad altre attività, consente di ottenere profitti rapidamente e con minori investimenti.
  • Incremento della domanda fondiaria. Il turismo è un grande utilizzatore di spazio e, laddove l’attività è in espansione, occupa aree libere, finanche quelle senza valore agricolo o dalle quali l’agricoltura si è ritirata. Sussiste il pericolo che le attività turistiche, disponendo di maggiori capitali offrano quotazioni più elevate rispetto ai valori di mercato, sottraendo superfici a funzioni consolidate nel tempo.
  • Carenza d’acqua. Il problema si pone soprattutto in estate e, in particolare, nelle isole, nelle regioni aride, semiaride o mediterranee, dove l’impiego delle risorse idriche per scopi turistici genera conseguenze spesso negative per le colture.
  • Stagionalità nell’apertura di alcune attività commerciali e pubblici esercizi.
  • Lievitazione, stagionale o per l’intero anno, dei prezzi dei beni di consumo, che orienta una parte della domanda dei residenti su altre località.

Il turismo e le società ricettive

Se il turismo si afferma in una regione in modo intensivo causa un processo di trasformazione non solo economico, ma anche socio-culturale, particolarmente accentuato nel caso in cui tra gli ospiti e i residenti intercorrono notevoli differenze negli stili di vita.

La dinamica evolutiva può essere analizzata per fasi:
1) fase di idillio. I turisti si inseriscono in modo discreto nel contesto che li ospita, stabilendo un rapporto costruttivo di reciproco scambio;
2) fase di competizione/conflitto. L’aumento dei visitatori oltre una certa soglia crea problemi di convivenza e incomprensioni con la comunità locale, che manifesta insofferenze nei confronti dei visitatori, anche a causa della comune fruizione delle strutture;
3) fase di separazione. Tra i turisti e i residenti si creano nette divisioni e i contatti avvengono soltanto attraverso canali codificati (agenzie, guide ecc.);
4) fase di assimilazione. Gli operatori esterni all’area avviano iniziative turistiche senza alcun coinvolgimento delle risorse e degli attori locali. Ciò significa che capitale, imprenditoria, manodopera qualificata e processi innovativi hanno origine e si sviluppano al di fuori delle destinazioni turistiche (sviluppo esogeno).

Benefici e costi del turismo.

Benefici e costi del turismo.


Il turismo e le società ricettive (segue)

Il turismo rispetto alla popolazione può essere:

a) FONTE DI CONFLITTI
Rivelatore di disuguaglianze. Spesso accade nei Paesi del Terzo Mondo, dove un turista può spendere in un giorno quanto un residente guadagna in un mese. Inoltre, le comunità locali sono escluse dalla gestione del sito e limitate nel consumo di alcuni beni, che diventano troppo costosi a causa degli effetti inflazionistici.

Fattore di perversione

  • morale: condotte devianti, droga, prostituzione adulta e minorile (sex tourism);
  • mercantile: manifestazioni folkloristiche artificiali, degenerazione delle professioni artistiche ecc.

Sconvolge gli abituali ritmi di vita. L’incontro con abitudini di vita diverse può destabilizzare profondamente i valori delle popolazioni di accoglienza e la preservazione del loro habitat se si antepongono necessità di tipo economico.

Produce tensioni, contraddizioni, divergenze d’interesse all’interno delle società locali. Ad esempio, tra gli agricoltori che desiderano ingrandire le loro proprietà fondiarie e quelli che se ne vogliono disfare al miglior prezzo possibile; tra commercianti favorevoli ad una crescita turistica sostenuta e i proprietari di seconde case che vogliono, invece, frenarla, preoccupati della propria tranquillità; tra i giovani, più propensi ai cambiamenti, e gli anziani, meno disponibili ad accogliere nuove attività ecc.

Destruttura culture locali. Le attività turistiche talvolta accrescono la fragilità delle risorse cultuali, già minate dalla debole democrazia o dal ritardo economico (come i PVS).

Il turismo e le società ricettive (segue)

b) UN’OPPORTUNITÁ DI SVILUPPO PER LE POPOLAZIONI LOCALI

  • conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, delle tradizioni e della cultura del luogo di accoglienza;
  • recupero immobiliare, spesso avviato per iniziativa delle comunità locali;
  • scoperta e valorizzazione delle diversità;
  • incontro costruttivo e di reciproco scambio con i residenti che, grazie all’interesse dei turisti, possono essere indotti a riscoprire la propria identità e a valorizzare il patrimonio storico-culturale.

I materiali di supporto della lezione

BENCARDINO F., PREZIOSO M., Geografia del turismo, Milano, McGraw-Hill, 2007.

DEWAILLY J-M., FLAMENT E., Geografia del turismo e delle attività ricreative, Bologna, CLUEB, 1993.

Altri riferimenti bibliografici:

CASARI M., Turismo e geografia, Milano, Hoepli, 2008.

FORMICA C., Lezioni di geografia del turismo, Napoli, Editrice Ferraro, 2006.

INNOCENTI P., Geografia del turismo, Roma, Carocci, 2007.

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