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Francesca Sorrentini » 2.Il problema ambientale nelle società contemporanee


Articolazione della lezione

Obiettivo

Comprendere il valore strategico della questione ambientale.

Argomenti

  • Crescita della popolazione e sostenibilità demografica del pianeta
  • Risorse naturali e produzione nella teoria economica
  • Le origini della questione ambientale
  • Crescita, sviluppo umano, sviluppo sostenibile

Risorse e riserve

Risorse: gli elementi dell’ambiente fisico che assumono carattere di utilità per soddisfare i bisogni dell’Uomo e delle attività produttive.

  • Risorse della Litosfera (suoli, minerali, fenomeni endogeni)
  • Risorse della Biosfera (prodotti del mondo vegetale e animali)
  • Risorse dell’Idrosfera e dell’Atmosfera (acqua, aria, venti, ecc.)

Riserve: risorse che l’Uomo è in grado di utilizzare.

Crescita della popolazione mondiale

All’inizio dell’Era cristiana la popolazione era così distribuita:
India →  100-140 milioni
Cina →  50-60 milioni
Bacino del Mediterraneo → 70-80 milioni

Dal 1700

  • intensificazione delle colture agricole;
  • costruzione di macchinari più innovativi;
  • incroci e selezioni per nuove specie vegetali più produttive e adattabili;
  • conquista di nuove regioni paludose o incolte;
  • modificazioni strutturali della proprietà fondiaria.

Conseguenze

  • lavoro meno faticoso;
  • maggiore produttività del suolo;
  • accresciuta quantità di prodotti alimentari;
  • limitato rischio carestie.

Crescita della popolazione mondiale

La popolazione è passata da una graduale crescita all’esplosione demografica. Se, dall’Età cristiana al 1650, per raddoppiarsi sono trascorsi sedici secoli, il secondo raddoppio è avvenuto in due secoli, poi un secolo e, infine, solo 35 anni.

Pertanto, l’incremento complessivo è notevole, perché sono soprattutto i Paesi in via di sviluppo a registrare un’alta natalità, a differenza di quelli industrializzati interessati da una crescita zero.

Popolazione mondiale sintesi retrospettiva e proiezioni.

Popolazione mondiale sintesi retrospettiva e proiezioni.


Risorse naturali e produzione nella teoria economica

L’esplosione demografica e le diverse previsioni sulla futura crescita della popolazione mondiale hanno imposto una revisione delle teorie economiche della scuola classica e neoclassica in merito al rapporto tra risorse naturali e produzione.

Teoria classica

  • Adam Smith (1723-1790) sosteneva l’inesistenza del problema dell’esauribilità delle risorse.
  • David Ricardo (1772-1823) introdusse la tesi dei «rendimenti decrescenti».
  • Thomas Robert Malthus (1766-1834) riteneva  necessario porre un freno all’incremento demografico, perché la popolazione cresceva più rapidamente della produzione alimentare.

Teoria neoclassica
Respinge la tesi classica (la scarsità delle risorse crea un ostacolo alla crescita economica), perché la scarsità può essere compensata dalla organizzazione produttiva.

Formica, 1999, p. 72.

Formica, 1999, p. 72.


La nascita della questione ambientale

Nonostante le tesi classiche e neoclassiche, la concezione dello sviluppo socioeconomico rimase immutata fino al 1960, quando, di fronte a singoli eventi catastrofici, come quelli provocati dal naufragio di petroliere o dai guasti a centrali nucleari, apparve di tutta evidenza la compromissione derivante dalla cosiddetta «gestione corrente» delle risorse naturali.

Gradualmente, si andavano delineando i sintomi di una catastrofe planetaria, per limitare la quale non bastarono le proteste dei primi gruppi ambientalisti e dei movimenti di opinione, locali e nazionali.

La nascita della questione ambientale viene da due eventi significativi:

  1. la Conferenza sull’ambiente umano, tenutasi a Stoccolma nel 1972 e promossa dalle Nazioni Unite, che segna il passaggio da una situazione di mera denuncia a quella di un approfondimento di analisi e di elaborazione di proposte per l’adozione di equilibrate politiche ambientali;
  2. la pubblicazione e divulgazione del rapporto I limiti dello sviluppo, a cura di un gruppo di studiosi del Massachussetts Institute of Technology (MIT) di Boston per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità. Gli studiosi propongono di porre un freno allo sviluppo, abbandonando la politica della crescita illimitata, a causa del progressivo esaurimento delle risorse.

Sviluppo sostenibile

Nel 1987 è stato pubblicato un altro rapporto «Our Common Future» (Rapporto Brundtland), redatto dalla Commissione sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (WCED), nel quale si afferma la centralità del ruolo dell’ambiente nei piani di sviluppo.

I limiti alla crescita non si identificano più con la esauribilità delle risorse, che la tecnologia può superare con la sostituzione di una con l’altra, ma nella capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane.

La crescita economica deve conciliarsi con una più equa distribuzione delle risorse.

A questa sfida globale si può rispondere solo mediante l’assunzione di un nuovo modello di sviluppo, definito sostenibile.

Sviluppo sostenibile “Uno sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze”.

“Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”.

Sviluppo sostenibile (segue)

Nel Rapporto Brundtland si rinvengono anche alcuni presupposti che hanno lasciato una traccia nel dibattito ambientalista negli anni seguenti:

  • interdipendenza tra le Nazioni nella gestione di un problema che assume dimensioni globali;
  • legame inscindibile tra ambiente e sviluppo (considerato che la povertà e il sottosviluppo sono tra le principali cause dei danni ambientali);
  • riconoscimento della centralità della tecnologia e dell’organizzazione sociale nella definizione dei limiti ambientali.

La comunità mondiale si riunisce poi nel 1992 a Rio de Janeiro per la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo Vertice della Terra. La definizione viene in parte modificata, pur attenendosi ai principi originari: “Per sviluppo sostenibile si intende un miglioramento di qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi alla base”. Finalmente i Paesi aderenti acquisiscono la consapevolezza che bisogna prendere atto delle problematiche ambientali e affrontarle con il coinvolgimento e la collaborazione di tutti gli Stati.

Le concezioni dello sviluppo

Crescita economica (1950-1970)

Incremento dell’occupazione e del reddito, non necessariamente accompagnato da un miglioramento qualitativo delle condizioni sociali.

Sviluppo umano (dal 1990)

Crescita economica + fruizione di valori che ampliano il ventaglio di possibilità offerte alle persone (come vivere a lungo e in buona salute, essere istruito, possedere risorse che consentano un livello di vita dignitoso, libertà politica, godimento dei diritti dell’uomo, rispetto di se stessi).

Sviluppo sostenibile (dal 1992)

  • Sviluppo che soddisfa i bisogni della popolazione presente, senza compromettere il soddisfacimento di quelli delle generazioni future.
  • Sviluppo che non soltanto genera crescita economica, ma ne distribuisce equamente i benefici; che rigenera l’ambiente invece che distruggerlo; che dà forza alle popolazioni invece che emarginarle.

Obiettivi dello Sviluppo sostenibile

  • Conservare l’integrità degli ecosistemi, contenendo o eliminando il flusso delle sostanze inquinanti.
  • Assicurare l’efficienza dell’economia, massimizzando le risorse rinnovabili e minimizzando quelle non rinnovabili.
  • Utilizzare le risorse naturali (terra, acqua, patrimonio genetico vegetale e animale, minerale ecc.) in modo tale da soddisfare i bisogni primari della popolazione attuale senza compromettere quelli delle generazioni future.
  • Realizzare l’equità sociale sia tra i popoli dello stesso periodo storico (equità intragenerazionale) sia tra i popoli futuri (equità intergenerazionale).
  • Rispettare le fondamentali libertà della persona e dei gruppi umani.
  • Garantire la conservazione dei valori ambientali (paesaggi, monumenti ecc.) in modo tale che le generazioni future possano fruirne almeno nella stessa misura in cui ne gode la popolazione attuale.

Le dimensioni della sostenibilità

La sostenibilità non si riferisce soltanto all’ambiente, ma può essere declinata secondo molteplici dimensioni.

Sostenibilità ambientale
Lo sviluppo sostenibile implica il rispetto della capacità di carico dei sistemi ecologici, ovvero regolare l’input di risorse naturali nel sistema economico (inclusa la trasformazione diretta e indiretta degli ecosistemi) e l’output di rifiuti, in modo da assicurare la produttività e la funzionalità dei sistemi ecologici.

Sostenibilità economica
Capacità di perseguire l’efficienza economica attraverso una corretta gestione delle risorse.

Sostenibilità sociale
Si fonda su un elevato grado di equità e giustizia sociale, di identità culturale e coesione dei gruppi umani e di partecipazione alle scelte e all’assunzione di responsabilità.


Tecnocentrismo e Ecocentrismo

Diverse posizioni rispetto allo sviluppo sostenibile.

Concezione tecnocentrica – Considera la natura strumentale all’uomo, quindi, il problema ambientale è introdotto nella pratica politica, ma si assume come sia nei fatti irrealistico giungere ad una soluzione senza pregiudicare le premesse su cui si fondano i meccanismi economici. Si tratta di ricercare un compromesso (trade-off) fra crescita (economica) e ambiente.

Concezione ecocentrica o biocentrica (al cui interno convivono posizioni anche molto diverse) – Assume che l’uomo e i meccanismi economici sono intesi, al contrario, come parte integrante e non separabile dell’ecosistema globale, quindi, soggetti inevitabilmente alle sue leggi.

Una posizione interessante del pensiero ecocentrico è rappresentato dalla cosiddetta «ipotesi di Gaia» (nella mitologia greca Gaia era la dea della Terra), elaborata da J. Lovelock nel 1974. Il nostro pianeta è concepito come un organismo capace di autorigenerarsi ed evolvere non già in base a regole fisse e prevedibili, ma attraverso continue risposte ai fattori degenerativi che lo hanno aggredito nel corso delle ere geologiche (capacità autopoietiche). La metafora di Gaia, pertanto, considera l’uomo come parte integrante di questo organismo e non come un elemento separato dall’ambiente, secondo la tradizionale concezione, in base alla quale la Terra è solo una risorsa.

Definizione di ambiente

Il concetto di ambiente, tradizionalmente inteso come tutto ciò che è intorno o circonda il singolo individuo oppure una comunità di persone, assume un nuovo significato. Esso non è considerato come indipendente dalla società e, più che indicare un luogo nel senso fisico del termine, esprime un insieme di caratteristiche che si influenzano reciprocamente. Si configura, cioè, come un “sistema bimodulare, scomponibile in due sottosistemi, il «modulo naturale» costituito dall’ecosistema e il «modulo società» che utilizza le componenti biotiche e abiotiche dell’ecosistema, così che fenomeni sociali e dinamiche ecologiche evolvano insieme, in un processo continuo d’azioni e retroazioni non sempre prevedibili” (Formica, 1999).

Evoluzione delle teorie economiche nei riguardi dell’ambiente

Teoria economica ed ambiente. Fonte: Formica, 1999, p. 87.

Teoria economica ed ambiente. Fonte: Formica, 1999, p. 87.


I materiali di supporto della lezione

FORMICA C., Lo spazio geoeconomico. Strutture e problemi, Torino, Utet, 1999.

Ulteriori riferimenti bibliografici:

MEDOWS D.H. ET AL., I limiti dello sviluppo. Rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità, Milano, Mondadori, 1972.

SPINELLI G., SCARPELLI L., Ambiente, economia, ecosistemi. Dai limiti dello sviluppo alla sostenibilità, Roma, Edizioni Kappa, 1997.

VALLEGA A., La regione, sistema territoriale sostenibile, Milano, Mursia, 1995.

WORLD COMMISSION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT, Il futuro di tutti noi, Milano, Bompiani, 1988.

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