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Luigi Maria Sicca » 5.L'attore individuo: assetto e meccanismi di relazione parte seconda


Obiettivi della lezione

Obiettivo della lezione è di proseguire con l’analisi organizzativa attraverso lo sguardo dell’attore individuo sull’azione organizzativa.

A tale scopo tratteremo di assetto, sviluppando i concetti di compiti e mansioni e di meccanismi di relazione, analizzando la formalizzazione e l’interazione sociale.

Articolazione della lezione

  1. Dai compiti alle mansioni;
  2. i meccanismi di relazione dell’attore individuo: formalizzazione ed interazione sociale;
  3. conclusioni e prossima lezione.

Dai compiti alle mansioni: la specializzazione

Possiamo adottare 2 dimensioni di analisi per passare dal concetto di compito a quello di mansione:

  • specializzazione orizzontale
  • specializzazione verticale

Il grado di specializzazione orizzontale di una mansione è dato dal numero di compiti svolti dal lavoratore. Ciò significa che al crescere del numero dei compiti svolti dal lavoratore diminuisce il grado di specializzazione orizzontale.

Il grado di specializzazione verticale di una mansione è correlato al controllo che il titolare ha sulle modalità di esecuzione dei propri compiti. Ciò significa che al crescere del controllo sulle modalità di esecuzione diminuisce il grado di specializzazione verticale.

Partecipiamo e cerchiamo ancora il “pezzo mancante” del nostro processo di apprendimento: oltre agli esempi già scritti nel manuale o descritti dal docente, quali altri esempi possiamo riscontrare nella vita di tutti i giorni ?
Quali altri esempi ciascuno di noi può riscontrare, anche solo dalla parte del cliente, nel mondo delle organizzazioni aziendali che “frequentiamo” ogni giorno ?
Leggendo i giornali, scorrendo sotto i nostri occhi quel che accade nelle tante aziende dove si organizza la vita quotidiana, quali esempi di specializzazione orizzontale e verticale possiamo proporre in aula al docente ed ai colleghi, quale base per la discussione, al di là degli esempi proposti nel libro ? (si veda anche la slide successiva)

Dai compiti alle mansioni: la specializzazione (segue)

Ecco i soliti spunti per ragionarci su e produrre altri esempi (rivedere lezione 1 e 2):

  • noi viviamo nelle aziende tutti i giorni, anche solo dalla parte del consumatore;
  • tutti noi abbiamo esperienze in organizzazioni formali, anche se non aziendali;
  • hic et nunc viviamo nell’organizzazione universitaria, che è una organizzazione formale, anche se non aziendale;
  • per passare da esempi che riguardano le organizzazioni formali tout court ad esempi “tipicamente aziendali”, usiamo i giornali: li leggiamo tutti i giorni e vediamo “descritto”, ciò che dobbiamo imparare a “diagnosticare”. Nel cercare “esempi aziendali”, proviamo a scegliere tipologie di lavoro, nelle quali ci immaginiamo da qua a pochi anni.

Come passare dai casi discussi nei gruppi formati in aula e discussi in plenaria ad altre situazioni, altri casi di aziende in cui verosimilmente si andrà ad operare a conclusione degli studi universitari ?

Dai compiti alle mansioni: la specializzazione (segue)


Dai compiti alle mansioni: la specializzazione (segue)

Alcuni vantaggi della specializzazione:

  • di tempo;
  • maggiore destrezza nello svolgimento dei compiti assegnati;
  • possibilità di utilizzare manodopera meno qualificata e meno costosa.

Questa impostazione è contemplata nei testi di filosofia morale di Adam Smith: ‘The Theory of Moral Sentiments” del 1759. E poi – dagli albori delle organizzazioni di fabbrica – nel noto testo dal titolo “An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations” del 1776.

Dai compiti alle mansioni: la specializzazione (segue)

Alcuni svantaggi della specializzazione:

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: formalizzazione ed interazione sociale


I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione, come lettura ed interpretazione di un testo

La formalizzazione nelle organizzazioni si manifesta – tipicamente – attraverso un processo di standardizzazione delle modalità di svolgimento dei compiti.

La formalizzazione costituisce uno sforzo di progettazione del lavoro, finalizzato al miglioramento della produttività del lavoratore. Formalizzare è un tipico problema organizzativo e, come tutti i problemi che si presentano nella realtà, nella nostra ottica costruttivista può essere “oggetto” di differenti sguardi.  Per questo motivo, spesso si dice che la realtà (e quindi anche l’azione organizzativa) è un testo, che contiene una “narrazione”. E come per ogni testo (ed ogni narrazione) occorre una “lettura” ed “interpretazione”, in funzione del contesto di riferimento.

Questo binomio “testo e contesto” attiene ad un principio di carattere generale: sia che si tratti di un testo antico, moderno, contemporaneo o in divenire, come anche di un testo musicale fatto di note su uno spartito, come anche di un testo aziendale fatto di numeri ed altri codici informativi.

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione, come lettura ed interpretazione di un testo (segue)

Anche nelle aziende, dunque, i processi socio-organizzativi sono frutto di narrazioni i cui testi vanno letti ed interpretati nel proprio contesto.
Vediamo alcuni esempi: il mansionario, il budget, gli organigrammi, i manuali di procedure sono i tipici testi che possono dire tutto ed il loro contrario: essi, infatti, rendono prevedibile il comportamento individuale e facilitano il comportamento organizzativo (Czarniawska, 1997), a patto che vengano calati nei contesti entro cui sono redatti ed utilizzati (letti).
Il mansionario, nello specifico, è una raccolta di descrizioni delle mansioni (job description) che possono essere costruite in vario modo. Solitamente contengono almeno le seguenti informazioni: indicazione sintetica degli obiettivi di ciascuna posizione individuale e risultati attesi; indicazione delle unità organizzative o posizioni con le quali la posizione studiata entra in contatto (interfacce); indicatori di performance, possibilmente di natura quantitativa; competenze richieste, strumenti da utilizzare nello svolgimento dell’attività, ecc …

A fronte di questa “narrazione”, insomma, nelle organizzazioni aziendali avviene proprio come per un qualunque testo: i codici e la loro standardizzazione/formalizzazione vanno riferiti ad un contesto.

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione come burocrazia

Le organizzazioni caratterizzate da mansioni fortemente standardizzate vengono definite burocrazie.

Il concetto di burocrazia, va inteso a partire dall’idea (introdotta da Weber) che il sapere sociologico, rispetto al sapere storico, offre la possibilità di procedere in via sistematica a generalizzazioni e confronti. Questa possibilità si realizza attraverso la costruzione di tipi ideali.

Nelle slide seguenti si indicheranno solo alcuni dei tanti spunti che offre la gigantesca e poliedrica opera di Max Weber, allo scopo:

  • di stimolare gli studenti di Organizzazione Aziendale a ragionare sul tema della “formalizzazione come burocrazia”;
  • inquadrare i meccanismi di relazione dell’attore individuo.

Nell’ambito dell’attività d’aula, naturalmente, saranno sviluppati momenti di approfondimento seminariale sull’opera di Weber.

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione come burocrazia (segue)

Il concetto di tipo ideale:

  • non è una media statistica;
  • non serve a semplici scopi classificatori, ma serve a comparare i fenomeni e ad approfondire la conoscenza attraverso progressive distinzioni;
  • è un costrutto mentale che serve a fini analitici per comparare i fenomeni (punti di riferimento).
  • non è un modello morale di condotta: “un tipo ideale è completamente indifferente nei confronti del giudizio valutativo e non ha nulla a che fare con una perfezione che non sia puramente logica. Vi sono tipi ideali tanto di bordelli quanto di religioni

(Weber, Il Metodo delle scienze storico-sociali, trad. it. 1958, p. 119).

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione come burocrazia (segue)

Un tipo ideale – secondo Weber – “è ottenuto mediante l’accentuazione unilaterale di uno o di alcuni punti di vista e mediante la connessione di una quantità di fenomeni particolari diffusi e discreti, esistenti qui in maggiore e là in minore misura, e talvolta anche assenti, corrispondenti a quei punti di vista unilateralmente posti in luce, in un quadro concettuale in sé unitario. Nella sua purezza concettuale questo quadro non può mai essere rintracciato empiricamente nella realtà; esso è un’utopia ed al lavoro storico si presenta il compito di constatare in ogni caso singolo la maggiore o minore distanza della realtà dal quel quadro ideale, stabilendo ad esempio in quale misura il carattere economico dei rapporti di una determinata città possa venire qualificato come proprio dell’ «economia cittadina». Oculatamente selezionato quel concetto rende i suoi specifici servizi a scopo di indagine e di illustrazione” (Weber, Il Metodo delle scienze storico-sociali, trad. it. 1958, p. 108-109).

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione come burocrazia (segue)

Weber identifica tre tipi ideali di potere legittimo:
(1) Il potere carismatico. Un “dono della Grazia” attribuito ad una persona che viene riconosciuta come capo. Nella sua forma pura questo potere è irrazionale e rivoluzionario. L’apparato burocratico di questo tipo di potere è formato da discepoli (sfera religiosa, sfera politica, sfera imprenditoriale, ecc..):
(2) Il potere tradizionale quando “la sua legittimità si fonda e viene accettata sulla base di antichi («esistenti da sempre») ordinamenti e poteri di signoria. Il detentore di potere [...] è determinato in base a regole tradizionali; ad esso si obbedisce in virtù della dignità personale attribuita alla tradizione” (Weber, Economia e Società, trad. it. 1961, p.221);
(3) Il potere legale che si fonda su tre idee:

  • ordinamenti statuiti razionalmente rispetto ad un determinato valore o un determinato scopo;
  • ordinamenti che rappresentino un cosmo di regole astratte ed universali, ossia applicabili ad un’universalità di casi simili;
  • il detentore del potere legale è tenuto a rispettare lo stesso ordinamento impersonale al quale orienta le sue disposizioni.

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: la formalizzazione come burocrazia

Secondo Weber una burocrazia comporta:
(a) il principio della competenza di un’autorità definita, disciplinata da leggi e da regolamenti amministrativi. La burocrazia presuppone quindi:

  • una stabile divisione dei doveri e dei poteri di ufficio secondo norme previste;
  • l’adempimento regolare e continuativo dei compiti stabiliti.

(b) Il principio della gerarchia degli uffici con poteri di controllo dei superiori sugli inferiori;
(c) il segreto d’ufficio, ossia la conservazione di tutti gli atti relativi al funzionamento dell’apparato burocratico, che è rigidamente superato dalla vita privata dei funzionari;
(d) una minuziosa preparazione specialistica, che pone i funzionari in una posizione di privilegio rispetto ai non addetti ai lavori;

(e) l’esercizio di una attività a tempo pieno da parte di chi vi lavora. A differenza di quanto avviene nelle forme di potere carismatico o tradizionale, l’attività burocratica non può essere un impiego temporaneo o una professione secondaria.

I meccanismi di relazione dell’attore individuo: interazione sociale

Il concetto di interazione sociale si può ricondurre a quello di ruolo: l’insieme dei comportamenti attesi dal soggetto, che permette di descrivere il processo grazie al quale ogni individuo risponde all’organizzazione ed alle molteplici aspettative a lui indirizzate (Katz-Kahn, 1974). Il concetto di ruolo è quanto mai in linea con la metafora (proposta già nelle precedenti lezioni) dell’attore che – a cinema oppure a teatro, come in ogni altra organizzazione – deve interpretare un testo.

Il ruolo consiste, cioè, in ciò che avviene concretamente, nello specifico contesto di ogni organizzazione. Il ruolo, pertanto, si differenzia dalla posizione che consiste invece in ciò che è scritto sulla carta, prima che si attivi un processo di “interpretazione” da parte di una persona. Ogni individuo assume dunque una molteplicità di ruoli, formali ed informali, all’interno dei diversi contesti sociali, lavorativi e non, nei quali è attivo: una manager o un manager può essere contemporaneamente supervisore, subordinata/o, presidentessa/presidente del circolo velico, marito e padre; moglie e madre, con l’obiettivo di conciliare differenziate esigenze, posizioni, istanze personali e professionali, in una sorta di “gioco di ruolo”.

Conclusioni e prossima lezione

In questa lezione si sono offerti alcuni spunti a supporto dello studio condotto sui concetti di mansioni e compiti da una lato e di burocrazia, dall’altro. In un’ottica costruttivista, dunque, in questa lezione si è assunto lo sguardo dell’attore individuo sull’azione organizzativa.

Dalla prossima lezione il nostro sguardo si sposterà gradualmente dalla prospettiva dell’attore individuo a quella del gruppo. Un passaggio da considerare nella sua gradualità per comprendere come le nostre distinzioni “accademiche” vadano opportunamente ricondotte alla complessità che ciascuno (studenti, studiosi, manager, imprenditori, consulenti, ecc..) deve considerare a confronto con la realtà delle organizzazioni del quotidiano.

Riferimento ai capitoli 1 e 2 del testo.

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