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Raffaele Sibilio » 8.Comunità e vita urbana


Che cos’è una comunità

Le comunità umane al pari di quelle animali condividono modelli di cooperazione, conflitto, dominanza e deferenza, ma si differenziano per la complessità e varietà dei sistemi abitativi, per la specializzazione e divisione del lavoro più sviluppata di quella animale, e modelli di interdipendenza e comunicazione più complessi.

Che cos’è una comunità (segue)

Per una migliore distinzione tra comunità animali e quelle umane può essere utile il concetto di capitale sociale, ossia l’insieme delle relazioni sociali di cui un soggetto individuale o collettivo dispone in un determinato momento. Esso ha le caratteristiche di un bene collettivo, non è divisibile ed i suoi vantaggi vanno a tutti coloro che partecipano alla rete. All’interno di una società, la dotazione di capitale sociale può variare sensibilmente tra le diverse comunità locali (Cartocci 2007).

Il significato di comunità

Il termine comunità ha diverse connotazioni e risulta difficile una definizione univoca. Per Schonore (1973) la comunità è una popolazione che ha radici in uno stesso territorio, che conduce una vita quotidiana interdipendente e che svolge numerose attività rispondenti a bisogni economici e sociali comuni. Tale definizione include sia le popolazioni rurali che urbane ma, al tempo stesso, distingue il concetto di comunità da altre associazioni o gruppi volontari.

L’urbanizzazione

È quel processo consistente di concentrazione di popolazione nelle città. Tra il IV e III millennio a.C. si ebbe la comparsa e lo sviluppo delle prime città tra il Tigri e l’Eufrate. Si trattava di “città-stato”, indipendenti, governate da un re-sacerdote. Altre città sorsero lungo i fiumi: Nilo in Egitto, fiume Giallo in Cina, Indo. Tutte queste sorsero in aree particolarmente propizie all’agricoltura e che consentivano anche i contatti commerciali e culturali, promuovendo lo scambio di idee e tecnologie.

Comunità tradizionali e moderne

Le comunità possono essere classificate in base ad alcuni fattori:

  • dimensione: dai piccoli villaggi alle grandi città e, quindi opportunità di contatti;
  • grado di dipendenza: differenza tra le comunità primitive più autosufficienti e quelle moderne più interattive;
  • densità: grado di concentrazione della popolazione in un’area specifica;
  • controllo sociale: più intenso e con maggior conformismo nelle comunità tradizionali rispetto alle comunità moderne.

Comunità tradizionali e moderne (segue)

Vi sono caratteristiche specifiche delle moderne comunità :

  • pendolarismo: il luogo di lavoro è nella maggior parte dei casi distante rispetto a quello di abitazione;
  • mobilità sociale: è maggiore e lo status si basa più sul lavoro e ricchezza. La gamma delle occupazioni sono maggiori e sono pochi i lavori trasmessi di padre in figlio;
  • anonimato: la numerosità della popolazione rende meno efficace il controllo sociale.

La distinzione tra comunità tradizionali e moderne non è assoluta, in quanto all’interno di una metropoli vi sono numerose comunità.

L’ecologia urbana

È stata la Scuola di Chicago (anni ‘20) la prima ad essersi occupata dello studio della vita urbana, prendendo a modello studi di carattere ecologico. Il metodo dello studio è quello caratteristico delle scienze naturali, ovvero quello dell’osservazione sistematica e della descrizione.

I processi urbani

Per Park, Burgess e altri ecologi urbani della Scuola di Chicago si hanno due processi principali:

  1. l’invasione: un gruppo comincia a spostarsi in un quartiere già occupato da un altro gruppo. I motivi possono essere diversi: concorrenza per lo spazio, alloggi migliori, vicinanza al posto di lavoro. In questa fase, il gruppo che invade può incontrare una certa resistenza ed ostilità che col tempo si allenta.
  2. la successione: un gruppo sostituisce un altro come dominante e il gruppo originario comincia a traslocare in nuovi quartieri.

Teorie ecologiche della crescita urbana

Tali teorie prendono in considerazione non solo la distribuzione spaziale della popolazione ma anche i rapporti che intercorrono tra i differenti segmenti sociali.

La teoria del nucleo centrale (Christaller, 1933): la distribuzione della popolazione è determinata dalla tecnologia, dalla divisione del lavoro, dal commercio e dalla specializzazione dei villaggi. La popolazione si concentra per gestire scambi commerciali, lavorare o costruire apparati amministrativi.

Teorie ecologiche della crescita urbana (segue)

La teoria delle zone concentriche (Burgess e altri, 1925): la città si sviluppa secondo una serie di anelli concentrici che partono dal centro e sono disposti come segue : centro direzionale, zona di transizione, zona residenziale operaia, zona residenziale della classe media, zona dei pendolari.

La teoria dei settori (Hoyt, 1939): invece degli anelli concentrici, i settori della città si sviluppano lungo le direttrici principali dei trasporti a partire da aree già edificate.

La teoria dei nuclei multipli (Harris e Hulman, 1945): nuovi modelli di espansione urbana. Le città moderne hanno più nuclei residenziali, commerciali ecc.

La vita urbana: le teorie

I primi studi sulle città erano maggiormente incentrati sui modelli di crescita più che sulla vita urbana. Successivamente, gli studiosi si sono interessati ad aspetti come: traffico, rumore, folla, rifiuti.

Ecco alcune delle teorie più rappresentative a riguardo:

La teoria della differenziazione (Wirth, 1938): prende in considerazione due dimensioni:

  1. aspetti psicologici della vita urbana: ad una crescente autonomia e libertà personali corrisponde un aumento della sofferenza;
  2. impatto sulla struttura sociale: frammentazione  in una molteplicità di compartimenti stagni.

La vita urbana: le teorie (segue)

La teoria della composizione (Gans, 1962): l’individuo vive all’interno di piccoli gruppi intorno ai quali si compongono “mondi” sociali che lo isolano dall’ambiente urbano proteggendolo dal tipo di erosione descritta da Wirth;

La teoria della subcultura (Fischer, 1976): gli ambienti urbani influenzano direttamente le vite personali (come per Wirth), ma aiutano anche a rafforzare i gruppi attraverso le subculture, grazie alla differenziazione. I conflitti non derivano tanto dalla disgregazione dei gruppi quanto al conflitto tra le diverse culture.

I non luoghi

Lo studioso francese Augé (1992) sostiene che la modernità capitalistica contemporanea determina un’esperienza diversa dei luoghi e fa una distinzione tra:

  • i luoghi antropologici: spazi che presentano un’identità specifica e che presuppongono scambi sociali e relazionali (bar, piazze, ospedali);
  • i non luoghi: località della modernità contemporanea, ove l’interazione è strumentale e contrassegnata da solitudine, alienazione e anonimato (centri commerciali, sale d’aspetto di aeroporti, sportelli bancomat, stazioni di servizio).

I materiali di supporto della lezione

Smelser N. J., Manuale di Sociologia – Il Mulino, Bologna 2007 - Capitolo VIII.

Per approfondimenti:

Martinotti G., Metropoli. La nuova morfologia sociale delle città, Il Mulino, Bologna 1993

Mumford L., La città nella storia, Bompiani, Milano 1977

Veron J., L'urbanizzazione nel mondo, Il Mulino, Bologna 2008

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