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Raffaele Sibilio » 7.Devianza e controllo sociale


Che cos’è la devianza

Ci si occupa più della “devianza” che non del “conformismo” perché è più affascinante ed inquietante.
La devianza si verifica quando gli individui si discostano da un comportamento standard.
Vi sono alcune difficoltà nell’individuare i comportamenti devianti: si pensi all’omicidio in guerra.

Le caratteristiche della devianza

Possiamo analizzare la devianza attraverso tre caratteristiche:

a) la variabilità: non è assoluta ma relativa alle aspettative sociali. La norma stessa è mutevole nel tempo e nello spazio e mutevoli sono anche i processi di controllo sociale che la impongono.

b) l’ambiguità: delle aspettative di comportamento che possono essere non chiare o non definite.

c) il disaccordo sulle norme: in una società pluralistica, la devianza di uno può essere la norma per un altro.

Definizione di devianza

Ogni comportamento che si discosta dalle norme di un gruppo e che, oltre al discredito per l’individuo, suscita reazioni individuali o di gruppo che servono ad isolare, correggere o punire il deviante. Una definizione esauriente di devianza deve riferirsi alla struttura di un dato sistema sociale, ai quadri normativi, ai processi di interiorizzazione delle norme, alle aspettative di ruolo che derivano da tale interiorizzazione, alle reazioni sociali, in un determinato momento storico.

Le componenti della devianza sono tre:

1. la persona;
2. la norma o l’aspettativa;
3. un’altra persona (o gruppo) che reagisce.

Teorie non sociologiche della devianza

a) La spiegazione biologica

  • Teoria del tipo criminale (Lombroso, 1899): la devianza deriva da particolari tratti tipici;
  • Teoria della struttura corporea (Sheldon, 1940): la devianza deriva da una particolare costituzione fisica;
  • Teoria cromosomica (Price, 1967): la devianza è attribuita ad anomalie dei cromosomi sessuali.

b) La spiegazione psicologica

  • Teoria psicoanalitica (Freud, 1916): la devianza deriva dai conflitti di personalità (mancanza di inibizioni necessarie per tenere a bada gli impulsi aggressivi).

Teorie della devianza

Teorie sociologiche:

a) La teoria dell’anomia (Durkheim, 1897): la devianza deriva dalla mancanza di norme; in periodi di crisi gli individui perdono il senso di quanto ci si aspetta da loro.

b) La teoria della disorganizzazione sociale (Scuola di Chicago, 1942): la devianza deriva da rapporti sociali assenti, fragili o conflittuali.

c) La teoria del legame sociale (Hirschi, 1969): la devianza è dovuta alla debolezza del legame fra individuo e società.

d) La teoria della tensione (Merton, 1938): la devianza è il risultato del divario tra le mete di una cultura ed i mezzi approvati per raggiungerle.

Teorie della devianza (segue)

e) Le teorie culturali:

  • per Sellin (1938) la devianza è dovuta a conflitti tra norme culturali diverse;
  • per Miller (1958) esiste una sottocultura autonoma delle classi inferiori che genera la delinquenza delle bande;
  • per Sutherland (1939) alcuni assumono comportamenti devianti per effetto dell’associazione differenziale: la criminalità è appresa.

f) La teoria dell’etichettamento (Becker, 1963): la devianza è determinata dalla capacità dei gruppi più potenti di apporre l’etichetta di deviante a membri dei gruppi più deboli.

Merton: tipi di devianza

La classificazione di Merton si basa, appunto, sulla distinzione tra “accettazione” o “rifiuto” delle mete e delle norme proprie di una cultura. In allegato si riportano i modi di adattamento individuale.

Merton rappresenta conformità e devianza non come categorie separate ma bensì due estremi di una stessa scala entro i quali si verificano combinazioni diverse.

Merton: tipi di devianza (segue)

  • la conformità: comporta l’accettazione totale sia delle mete di una società sia dei mezzi istituzionalizzati per raggiungerle. La conformità è l’unica risposta non deviante;
  • l’innovazione: consenso sulle mete, uso dei mezzi non istituzionalmente consentiti;
  • il ritualismo: rifiuto delle mete, fedeltà ai mezzi istituzionalizzati;
  • la rinuncia: è l’adattamento orientato negativamente tanto verso i fini, quanto verso i mezzi;
  • la ribellione: rifiuto delle mete e dei mezzi. Il ribelle si adopera per un sistema alternativo, giudicato più giusto.

(tabella presente in Materiali di Supporto)

La devianza come carriera

Prendiamo in esame le fasi di sviluppo della devianza in modo da identificare i passaggi essenziali nello sviluppo del comportamento deviante.

La formazione delle norme: le regole sono il prodotto di un processo di moralizzazione.

La natura delle norme: in base alla loro differenza ed alla loro specificità o genericità.

L’estensione della devianza: la devianza è molto più estesa di quella che risulta dalle statistiche ufficiali. Il numero dei reati ufficiali rappresenta solo una parte di quelli reali.

La devianza come carriera (segue)

L’etichettamento: è il risultato della relazione tra comportamento qualificato come deviante e individuazione del soggetto identificato come tale.

La stigmatizzazione: lo stigma è quella caratteristica di una persona o di un gruppo che viene considerata un difetto e suscita tentativi di punire, isolare i suoi portatori.

La dimensione collettiva della devianza. Quando la devianza si “collettivizza” dà al gruppo deviante più potere e crea una nuova serie di problemi per le autorità. Il maggior potere cambia anche la reazione della società.

Il controllo sociale

Il controllo sociale è tutto l’apparato di norme e valori di una società, con le sanzioni che servono a farli rispettare.

Parsons (1965) individua tre metodi di controllo sociale:

a) l’isolamento: si isola il deviante quando non c’è recupero;
b) l’allontanamento: se ne limitano i contatti con gli altri;
c) la riabilitazione: viene aiutato a riassumere un ruolo nella società.

Il controllo informale

Applicazione informale delle sanzioni secondo 4 tipi:

a) ricompense sociali: inducono a tenere un certo comportamento, soprattutto per la valutazione delle conseguenze della conformità;

b) censure: controlli negativi: isolamento, critica, minacce fisiche, ecc., mirano a scoraggiare e a far cessare i comportamenti devianti;

c) persuasione: mira al ravvedimento, mobilitando il senso di colpa;

d) ridefinizione delle norme: quanto in precedenza era considerato deviante non lo è più.

Il controllo formale

Si articola in organizzazioni e regole la cui funzione è quella di far rispettare la conformità.

Tre fasi successive e distinte per il trattamento della devianza:

Polizia → arresto;
Tribunali →processo;
Sistema penitenziario → espiazione condanna.

I materiali di supporto della lezione

Smelser N. J., Manuale di Sociologia, Il Mulino, Bologna 2007 - Capitolo VII.

Per approfondimenti:

Williams F.P., McSchane M.D., Devianza e Criminalità, Bologna, Il Mulino, 2002

Gennaro G., Manuale di Sociologia della Devianza, Milano, Franco Angeli, 1998

Sidoti F., Introduzione alla Sociologia della devianza, Seam, Roma 1999

Becucci S., Criminalità multietnica. I mercati illegali in Italia, Laterza, Roma-Bari, 2006

Melossi D., Stato, controllo sociale, devianza, Mondadori, Milano, 2002

R. K. Merton, Teoria e struttura sociale, Il Mulino, Bologna 1971

Fonte: R. K. Merton, Teoria e struttura sociale, Il Mulino, Bologna 1971, pag. 312

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