Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Raffaele Sibilio » 1.Introduzione alla Sociologia


Contenuti della lezione

In questa prima lezione saranno chiariti gli ambiti, le finalità e i confini disciplinari della sociologia e saranno introdotte le principali teorie microsociologiche e macrosociologiche.
In sostanza si cercherà di rispondere alla basilare domanda “Che cos’è la sociologia?” illustrando, per grandi linee, prima le principali prospettive teoriche e, successivamente, i più importanti approcci metodologici di tipo empirico.
La parte finale della lezione, infatti, è dedicata ad una trattazione preliminare delle macrocategorie di metodologie di ricerca attualmente più usate nella disciplina.

L’ambito di studio della disciplina

Come disciplina scientifica la Sociologia nasce intorno alla metà del XIX secolo, come risposta alla necessità di interpretazione dei profondi mutamenti sociali indotti da 3 sconvolgimenti storici di enorme portata:

  • la rivoluzione scientifica;
  • la rivoluzione industriale;
  • la rivoluzione francese.

La Sociologia è evidentemente un prodotto del mutamento sociale. La società viene messa al centro del discorso scientifico-sociale quando le sue istituzioni, i suoi assetti, i suoi valori e i punti di riferimento, le modalità di interazione degli individui cambiano in modo profondo.

Nei primi anni la Disciplina ebbe una impostazione sostanzialmente teorica, ma già dall’inizio del ‘900, in particolare grazie alla Scuola di Chicago, si intraprese lo studio dei fatti quotidiani attraverso ricerche empiriche.

Le 5 prospettive fondamentali della sociologia

In Sociologia si fa uso di 5 prospettive fondamentali, tra loro interconnesse:

  • la prospettiva demografica, che si occupa dei cambiamenti e delle tendenze quantitative delle popolazioni;
  • la prospettiva psico-sociale, che cerca di spiegare i comportamenti in base al significato che essi assumono per gli individui;
  • la prospettiva delle strutture collettive, in base alla quale i sociologi studiano gruppi, organizzazioni, comunità;
  • la prospettiva delle relazioni, centrata sullo studio dei ruoli e delle aspettative ad essi collegate;
  • la prospettiva culturale, che analizza i comportamenti sulla base degli elementi cardine della cultura: le norme e i valori.

I 2 livelli essenziali della sociologia

L’analisi della vita sociale è essenzialmente condotta attraverso 2 livelli di analisi, quello micro-sociologico e quello macro-sociologico.

La microsociologia si occupa delle interazioni sociali quotidiane tra individui. Questo approccio tende a comprendere il significato che le persone attribuiscono agli atteggiamenti e ai comportamenti.

La macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono la vita sociale nel suo insieme: le principali istituzioni, gli ordinamenti politici, i sistemi economici. Si considerano, in particolare, i rapporti tra tali strutture e il loro mutamento nel tempo

Principali teorie microsociologiche

Teoria dello scambio. George Homans [1973] ha elaborato una teoria dell’interazione sociale fondata sul rapporto costi-benefici, sul tipo di “ricompensa” ricevuta in relazione ad un comportamento passato e sulla proiezione di future ricompense possibili.

Etnometodologia. Harold Garfinkel [1967, 1974] ha invece utilizzato una prospettiva di analisi fondata sulla conoscenza del “senso comune” che guida le interazioni quotidiane tra le persone.

Il modello drammaturgico di Erving Goffman [1959], basa il suo approccio sul fatto che gli individui si comporterebbero nelle loro interazioni esattamente come attori che interpretano dei personaggi sulla ribalta teatrale. Attraverso la “gestione delle impressioni” gli individui/attori imparano ad ottenere gli effetti voluti sugli altri attori coi quali interagiscono.

Principali teorie microsociologiche (segue)

Un altro fondamentale approccio è costituito dall’interazionismo simbolico – il cui precursore fu George Herbert Mead [1934], mentre il principale esponente è stato Herbert Blumer [1969].
Secondo gli interazionisti simbolici gli esseri umani non rispondono automaticamente a stimoli esterni, bensì attraverso una elaborazione complessa basata sulla attribuzione di significati sociali, espressi da simboli, agli stimoli ricevuti.
È la conoscenza condivisa dei simboli, che si struttura nel linguaggio, che rende possibile la maggior parte dell’interazione.

Principali teorie macro: il funzionalismo

A livello “macro” gli approcci dominanti sono 2:
il funzionalismo e la teoria del conflitto.

Agli albori del funzionalismo Herbert Spencer [1897] paragonò la società ad un organismo vivente nel quale ogni parte svolge una funzione specifica nel mantenimento e nello sviluppo della vita.
Ma fu Émile Durkheim a spiegare come per comprendere ogni fatto sociale è indispensabile analizzare sia le funzioni all’interno dell’organismo sociale che la relazione tra queste.
In questa prospettiva anche fatti sociali apparentemente solo negativi (ad esempio fenomeni estremi di devianza) svolgono una funzione sociale precisa e spesso non negativa.

Herbert Spencer. Fonte: Wikipedia.

Herbert Spencer. Fonte: Wikipedia.

Émile Durkheim. Fonte: Wikipedia.

Émile Durkheim. Fonte: Wikipedia.


Principali teorie macro: il funzionalismo (segue)

Più recentemente Autori come Talcott Parsons [1951] e Robert Merton [1949], hanno codificato i principi basilari del funzionalismo moderno:

  • La società è un sistema di parti interrelate;
  • I sistemi sociali posseggono meccanismi di controllo e per questo sono essenzialmente stabili;
  • Esistono disfunzioni fisiologiche, ma esse tendono ad essere riassorbite dal sistema;
  • Il mutamento sociale è graduale;
  • L’integrazione sociale dipende dal consenso di gran parte degli individui su un certo set di valori.
Talcott Parsons. Fonte: Nndb

Talcott Parsons. Fonte: Nndb


Principali teorie macro: il conflittualismo

La teoria del conflitto (o conflittualismo) deriva dal pensiero di Karl Marx [1848].
Per Marx alla base della società e del suo mutamento sono una stratificazione per classi (definite in relazione alla proprietà dei mezzi di produzione) e il conflitto tra queste ultime.

Il conflitto nel sistema non solo è fisiologico ma è anche uno dei principali propulsori del mutamento.

Karl Marx. Fonte: Wikipedia

Karl Marx. Fonte: Wikipedia


Principali teorie macro: il conflittualismo (segue)

Alcuni postulati della moderna prospettiva conflittualista sono i seguenti:

  • La struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi su altri;
  • Ciascun gruppo ha interessi comuni che si oppongono a quelli di altri gruppi;
  • Quando gli individui acquisiscono coscienza dei propri comuni interessi possono “agire” come classe, oltre che “essere” oggettivamente una classe;
  • L’intensità dei conflitti di classe dipende da molti fattori, tra cui: il grado di accentramento del potere, le barriere di ingresso al potere, la libertà di pensiero e di azione politica.

La ricerca sociologica

La ricerca sociale consiste in una serie di procedure che consentono di formulare delle ipotesi e, attraverso una indagine empirica, di verificarle o falsificarle.
L’ipotesi è definibile come enunciato temporaneo che suggerisce una correlazione tra due concetti.
Tali concetti vanno trasformati in variabili.
I sociologi, infatti, cercano di analizzare i fenomeni studiando le relazioni causa-effetto tra dimensioni misurabili (le variabili, appunto) e di individuare variabili indipendenti e variabili dipendenti.
Nel corso del tempo, si sono sviluppate tecniche di ricerca sempre più sofisticate. Esse possono essere classificate in 4 categorie fondamentali:

  • Indagini campionarie;
  • Ricerche sul campo;
  • Ricerche storiche;
  • Ricerche sperimentali.

L’indagine campionaria

Nata già verso la metà dell’800, si è progressivamente affinata ed è andata diffondendosi di pari passo ai suoi progressi tecnici.
Oggi si può considerare la metodologia più usata in assoluto.
Consiste in una procedura per la quale, individuata una popolazione da studiare, se ne seleziona un piccolo gruppo che possa esserne un campione rappresentativo. La composizione di tale campione può avvenire attraverso diverse tecniche con caratteristiche differenti e specifiche. Se ben realizzata, tale procedura consente di generalizzare i risultati ottenuti analizzando dati rilevati dal campione (che di solito è molto molto meno numeroso della popolazione) a tutta la popolazione, ottenendo significative economie in termini di tempi e costi dell’indagine.

La ricerca sul campo

Nata negli Stati Uniti intorno al 1920 la ricerca sul campo (o etnografica) fu molto utilizzata dalla Scuola di Chicago (vedi prima). Essa consiste nella presenza diretta del ricercatore “all’interno” della situazione da studiare, per poter osservare direttamente le dinamiche di interazione.
Un’osservazione così ravvicinata (talvolta anche segretamente attuata) presta sicuramente dei vantaggi in termini di qualità delle informazioni rilevate, ma anche alcuni problemi. In particolare, a) il coinvolgimento del ricercatore potrebbe risultare eccessivo e minare la sua obiettività b) una siffatta analisi fornisce risultati spesso buoni ma difficilmente generalizzabili, proprio perché relativi ad una situazione specifica in un contesto specifico.

La ricerca storica

Uno dei padri della sociologia, Max Weber (1864-1920), usò in modo molto intenso e produttivo il metodo storico.

In particolare, egli riuscì a stabilire un probabile rapporto di co-causazione tra la nascita del capitalismo e l’etica calvinista (celeberrima la sua opera “Etica protestante e spirito del capitalismo“). L’analisi dei processi storici, anche e soprattutto attraverso l’uso dei documenti, rimane per molti sociologi una metodologia di grande importanza ancor oggi.

Max Weber. Fonte: Max Weber

Max Weber. Fonte: Max Weber


La ricerca sperimentale

Verso la fine del XIX secolo, il metodo di laboratorio, tipico della psicologia, comincia a diffondersi anche in ambito sociologico.
Per ricerca sperimentale, si intende una procedura di indagine, in genere applicabile su piccoli gruppi di individui, grazie alla quale si predispone un ambiente altamente controllato in cui vengono indotte “sperimentalmente” precise interazioni tra gli individui studiati.
Di solito si costituiscono 2 gruppi di individui: il gruppo sperimentale, che viene sottoposto ad un determinato stimolo, e il gruppo di controllo, al quale non viene fornita alcuna sollecitazione specifica. L’osservazione e la misurazione delle reazioni dei 2 gruppi può fornire indicazioni preziose.
Questa metodologia di ricerca è molto usata nello studio delle dinamiche di leadership, di cooperazione e competizione.

Il campo di applicazione della sociologia

A partire dalla sua nascita le applicazioni della sociologia sono estremamente sensibili ai problemi e alle emergenze sociali. Ma la riflessione sociologica, oltre che cercare di interpretare i problemi, spesso contribuisce farli emergere.
Al giorno d’oggi il panorama applicativo della sociologia è sterminato e va dalle ricerche sui consumi al comportamento elettorale degli individui, dallo studio dei fenomeni criminali a quello dei new-media, dal supporto alla elaborazione di politiche sociali allo studio delle modalità di fruizione del tempo libero, dall’organizzazione del lavoro ai fenomeni di devianza, fino alla cosiddetta ricerca valutativa che riguarda la valutazione di impatto delle politiche pubbliche.

I materiali di supporto della lezione

N. J. Smelser, Manuale di Sociologia, Bologna, il Mulino, 2007 – capitolo primo.

Per approfondimenti:

L. Gallino, Dizionario di sociologia, Torino, Utet, 1978.

L.A. Coser, I maestri del pensiero sociologico, Bologna, il Mulino, 1983.

R.A. Wallace e A. Wolf, La teoria sociologica contemporanea, Bologna, il Mulino, 1983.

Scuola di Chicago

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion