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Raffaele Sibilio » 3.La struttura sociale


Cos’è la struttura sociale?

Per struttura sociale si intende l’articolazione di status, ruoli e istituzioni nella quale gli individui vivono dando vita a gruppi e sistemi di relazioni di varia complessità.
La struttura sociale è, dunque, il frame entro il quale – e grazie al quale – si svolgono le azioni sociali.

Gli status

Uno status è una posizione che un individuo occupa all’interno di una struttura sociale.
Ogni persona ha molti status dal momento che molte sono le “dimensioni” della sua esistenza. Ad es. un uomo può essere militare, marito, istruttore di judo, tesserato di un partito; e da ognuna di queste “posizioni” deriva una serie di implicazioni.
Si distinguono gli status ascritti, che vengono assunti alla nascita e senza una azione o una volontà dell’individuo (il genere, l’origine familiare, l’età …), dagli status acquisiti che derivano da scelte dell’individuo o di altri ( l’essere dottore, studente, moglie…).

I ruoli

Un ruolo è definibile come un insieme di comportamenti orientati secondo le aspettative legate ad un determinato status.
In sostanza, il fatto che un individuo sia in una determinata condizione o posizione (status) implica che gli altri si aspettino da lui certe azioni e un determinato contegno, in funzione delle “prescrizioni” della cultura del luogo e del tempo.
Ad es. da un genitore “gli altri” si aspettano che si prenda cura dei figli.
L’apprendimento dei ruoli avviene grazie al processo di socializzazione.

Aspettative formali e informali

Le aspettative di ruolo, cioè i comportamenti attesi in relazione agli status dell’individuo, possono essere formali o informali.
Le aspettative formali sono quelle espresse in precise norme codificate ed emanate da una autorità a ciò titolata (ad es. le leggi e i regolamenti).
Le aspettative informali, invece, fanno riferimento a regole di comportamento generalmente accettate dal gruppo, anche se non formalizzate: ad es. le regole della buona educazione o il modo di vestirsi.

Le sanzioni

Agendo in conformità alle aspettative di ruolo si accede generalmente a delle ricompense sociali (il rispetto altrui, il denaro …), dette anche sanzioni positive; agendo invece in difformità si incorre in “punizioni” (il disprezzo altrui, le multe, la galera …), o sanzioni negative.
Le sanzioni servono a rafforzare le regole e, dunque, i meccanismi di status e ruoli indispensabili al funzionamento sociale.

Caratteristiche dei ruoli

Una profonda riflessione sui ruoli fu sviluppata da Talcott Parsons, che li classificò in base a 5 coppie di caratteristiche, da lui denominate pattern variables (variabili strutturali):

  • Affettività/neutralità affettiva;
  • Attribuzione/realizzazione;
  • Specificità/diffusione;
  • Universalismo/particolarismo;
  • Orientamento verso l’io/orientamento verso la collettività.

Secondo Parsons ognuno degli innumerevoli ruoli che ritroviamo nella struttura sociale presenta una determinata combinazione delle 5 variabili strutturali.

Conflitti di ruolo

Avendo gli individui contemporaneamente diversi status e molti ruoli, può accadere che i comportamenti culturalmente prescritti (e attesi dagli altri) per alcuni degli status posseduti (specialmente in alcuni momenti critici) entrino in conflitto.
Secondo Merton è, in parte, la stessa cultura che risolve il conflitto assegnando delle priorità di ruolo, cioè una certa gerarchia nell’importanza dei ruoli. La scelta del singolo in base a questa gerarchia può essere però spesso difficile e dolorosa.

Separazione di ruolo

Spesso (ma non sempre è possibile) la portata del conflitto di ruolo viene ridotta dall’individuo attraverso la separazione dei ruoli. Tuttavia, se nonostante questo i ruoli vengono in contatto, il conflitto che ne deriva è molto pericoloso per la stabilità di entrambi gli status di riferimento (si pensi a ciò che accade quando una persona scopre il tradimento del proprio partner).
Più le società diventano complesse e più rapidi i ritmi di vita, più sono frequenti i conflitti di ruolo.
Un conflitto di ruolo tipico di molte società contemporanee è quello tra lo status→ruolo di moglie-madre e quello di lavoratrice.

Le istituzioni

Si definisce istituzione un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo di soddisfare determinati bisogni sociali.
In pratica, l’istituzione è il tipo di organizzazione che la società adotta per soddisfare un bisogno o una serie di bisogni correlati.
Quasi tutte le società contemporanee sono altamente istituzionalizzate.
Sono istituzioni le scuola e l’università, l’esercito, il sistema bancario … ma anche la stessa famiglia con i suoi complessi rapporti di status/ruoli.
Resta prioritaria, nel discorso sulle istituzioni, la relazione con i bisogni sociali.

I bisogni sociali

Quella che segue è un’utile classificazione dei bisogni sociali fondamentali proposta da Lenski [1970]:

  • Comunicazione;
  • Produzione;
  • Distribuzione;
  • Protezione;
  • Sostituzione;
  • Controllo.

Ogni istituzione è un “tentativo organizzato” di soddisfare uno o più bisogni sopraelencati.

Risorse e istituzioni

Per soddisfare i bisogni le società devono usare risorse.
L’esempio più immediato è costituito dai “fattori” che gli economisti indicano come indispensabili a svolgere la funzione di produzione: terra (ossia risorse naturali), lavoro (forza lavoro, motivazioni e capacità umane), capitale (cioè denaro/mezzi di produzione) e organizzazione (cioè coordinamento delle varie risorse, che poi potrebbe essere considerata come parte del lavoro umano).
Le istituzioni quindi sono congegni per canalizzare le risorse sociali in modelli di interazione stabili, preposti a soddisfare uno o più bisogni sociali (Smelser, p. 54).

Istituzioni e mutamento

Il requisito della stabilità va inteso nel senso della continuità funzionale e non deve indurre minimamente a pensare l’istituzione come immutabile; anzi, le istituzioni sono soggette ad una variabilità e ad un mutamento notevoli, così come, del resto, gli stessi bisogni sociali da cui originano.
I bisogni, non lo si dimentichi, sono socialmente e culturalmente definiti. Bisogni nemmeno avvertiti un tempo, ad esempio, sono considerati nelle società contemporanee bisogni primari.

Cos’è la società?

Abbiamo definito le istituzioni come dei “tentativi organizzati” di soddisfazione dei bisogni, delle organizzazioni.
Ci sono anche molti altri tipi di organizzazione (che incontreremo nel corso dello studio).
Ora, l’organizzazione “massima” che comprende tutte le altre in un sistema integrato è la società.
Il concetto di società è, per certi versi, intuitivo, ma formalizzare una sua definizione risulta estremamente complesso. Non a caso non esiste in Sociologia una definizione univoca e priva di problemi.

Cos’è la società? (segue)

Marsh [1967] ha tentato di definire almeno le condizioni di base per l’esistenza di una società.
Esse sarebbero:

  • un territorio delimitato;
  • il reclutamento di nuovi membri;
  • una cultura inclusiva;
  • l’indipendenza politica.

Cos’è la società? (segue)

L’approccio di Marsh ha una sua logica, ma il suo tentativo di stabilire gli elementi fondamentali di una società pone probabilmente più problemi di quanti ne risolva. Ad es. le tribù nomadi africane non potrebbero essere considerate società poiché non vivono stabilmente nello stesso territorio con precisi confini. Ci sono poi stati solo formalmente indipendenti ma non sostanzialmente. Inoltre, molte società non sono affatto coese culturalmente.
In sostanza il concetto di società è assai sfuggente e tende a sovrapporsi a quello di cultura e di nazione, e in parte a riunirli.

Gemeinschaft e Gesellschaft

Molti scienziati sociali hanno tentato di evidenziare le differenze tra società pre-industriali e moderne società industriali. Tra i tentativi più significativi va certamente annoverato quello di Ferdinand Tönnies che fece ricorso ai termini Gemeinschaft e Gesellschaft (traducibili, anche se in modo abbastanza approssimativo, con i termini “comunità” e “società“).
Schematicamente si può pensare alla Gemeinschaft come ad una comunità rurale piuttosto autarchica e alla Gesellschaft come società urbana industrializzata.

Gemeinschaft e Gesellschaft (segue)

Lo schema sintetizza le principali differenze tra comunità e società.

Fonte: Smelser, Manuale di sociologia, il Mulino, ed.2007, p. 58. Ridisegnata da Raffaele Sibilio.

Fonte: Smelser, Manuale di sociologia, il Mulino, ed.2007, p. 58. Ridisegnata da Raffaele Sibilio.


I materiali di supporto della lezione

N. J. Smelser, Manuale di Sociologia, Bologna, il Mulino, 2007 – capitolo terzo.

Per approfondimenti:

L. Gallino, Dizionario di sociologia, Torino, Utet, 1978.

E.C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Bologna, il Mulino, 1976.

P.L. Cervellati, La città postindustriale, Bologna, il Mulino, 1984.

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