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Immacolata Niola » 1.Infortuni e malattie professionali


Quadro generale

La situazione nel mondo

Secondo l’International Labour Office, si registrano ogni anno

  • 270 milioni di infortuni sul lavoro non mortali;
  • oltre 2 milioni di decessi per infortuni o malattie professionali (circa 6.000 al giorno), di cui:
    • 1,7 milioni per malattie professionali;
    • 350.000 per infortuni sul lavoro;
    • 150.000 per infortuni in itinere.
  • 160 milioni di nuovi casi di malattie professionali;
  • 438.000 decessi per esposizione e contatto con sostanze pericolose, di cui 100.000 per amianto;
  • un danno economico pari al 4% del PIL.

Quadro generale (segue)

La situazione in Europa

Ogni anno si registrano

  • circa 4 milioni di infortuni;
  • 8.900 morti per infortuni professionali;
  • 142.000 morti per professioni altamente pericolose;
  • un danno economico compreso tra il 2,6 e il 3,8% del PIL.

L’82% delle malattie professionali e il 90% degli infortuni mortali si verificano nelle PMI.

Obiettivo della Commissione UE entro il 2012: riduzione del 25% del numero di infortuni e di malattie professionali.

Infortuni professionali

Concetto di infortunio

Per infortunio professionale si intende l’evento accidentale che si verifica nello svolgimento dell’attività lavorativa, per effetto di una causa esterna, e che produce lesioni fisiche obiettivamente riscontrabili. Sua caratteristica sostanziale è la concentrazione nel tempo, ossia la breve durata (a differenza di quanto accade nel caso delle malattie professionali).

Condizioni che devono verificarsi perché si possa parlare di infortunio professionale

  • occasione di lavoro (rischio specifico o generico aggravato);
  • causa violenta;
  • danno all’integrità psicofisica;

Conseguenze che devono derivarne per poter ottenere l’indennizzo

  • morte;
  • inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale (superiore al 15%);
  • inabilità temporanea al lavoro (più di tre giorni) assoluta.

Infortuni professionali (segue)

Tra gli infortuni professionali si comprendono anche quelli in itinere, ossia gli infortuni che si verificano lungo il percorso effettuato per raggiungere o rientrare dal posto di lavoro. Vengono riconosciuti, purché

  • avvengano in un intervallo di tempo ragionevole rispetto all’inizio o al termine dell’orario di lavoro (generalmente un’ora prima e dopo);
  • il luogo dell’evento sia compatibile con l’itinerario previsto (ossia, non vi siano state deviazioni ingiustificate).

È considerata infortunio sul lavoro anche l’infezione carbonchiosa.

Rischio infortunistico

Parametri di valutazione del rischio infortunistico

  • indice di incidenza;
  • indice di gravità.

Settori produttivi a maggior indice di incidenza

  • lavorazione dei metalli (oltre 60 per mille);
  • trasformazione di materiali non metalliferi;
  • lavorazione del legno;
  • costruzioni.

Rischio infortunistico (segue)

Le costruzioni sono al 1° posto tra le cause di incidenti gravi, responsabili di morte e di invalidità permanente.

Principali cause degli infortuni in edilizia

  • cadute dall’alto;
  • uso di mezzi di trasporto.

Nel settore industria e servizi

  • è  esigua la percentuale di infortuni dovuta alle macchine;
  • è in crescita la percentuale di infortuni dovuta a comportamenti errati.
Tipi di attività in cui è diviso il settore costruzioni e % di infortuni. Fonte:  inail.it

Tipi di attività in cui è diviso il settore costruzioni e % di infortuni. Fonte: inail.it


Frequenza e gravità degli infortuni

Fattori che incidono sulla frequenza e gravità degli infortuni

  • andamento della situazione economica generale;
  • tasso di innovazione tecnologica;
  • ritmi e turni di lavoro;
  • settore produttivo;
  • dimensione dell’azienda;
  • età dei lavoratori;
  • mansione svolta;
  • grado di coinvolgimento dei lavoratori nell’azione di prevenzione;
  • livello di formazione/informazione dei lavoratori;
  • grado di sindacalizzazione;
  • stagione dell’anno;
  • giorno della settimana e ora del giorno;
  • ora legale;
  • condizioni di lavoro;
  • presenza di lavoratori atipici e interinali;
  • presenza di lavoratori stranieri.

Frequenza e gravità degli infortuni (segue)

Per quanto riguarda la presenza di lavoratori stranieri, una ricerca dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale presentata nel 2004 ha rilevato che i differenti gruppi nazionali di immigrati sono diversamente esposti al rischio infortunistico, in relazione ai settori prioritari di inserimento, vale a dire

  • marocchini, senegalesi, ghanesi e pakistani: industria metallurgica;
  • albanesi, jugoslavi, rumeni e tunisini: costruzioni;
  • indiani: agrindustria;
  • egiziani: alberghi e ristoranti.

Denuncia di un infortunio

In caso di infortunio

 

Il lavoratore deve

  • informare immediatamente il datore di lavoro o il preposto all’azienda;
  • consegnare al datore di lavoro il primo certificato medico e gli eventuali certificati successivi.

Il datore di lavoro deve

  • se la prognosi di astensione dal lavoro supera i 3 giorni, presentare, entro 48 ore dal ricevimento del primo certificato medico: 1) denuncia all’INAIL competente, corredata dalla certificazione medica in originale. Non bisogna inviare il certificato medico se la denuncia è trasmessa tempestivamente per via telematica (D.M. 15/7/2005); 2) copia della denuncia all’Autorità locale di Pubblica Sicurezza (o, in sua mancanza, al Sindaco);
  • in caso di morte o di pericolo di morte, presentare la denuncia all’INAIL con telegramma entro 24 ore dall’evento;
  • non è tenuto ad inviare alcuna denuncia se la prognosi non supera i 3 giorni.

Denuncia di un infortunio (segue)

Nella denuncia e nel certificato medico vanno indicati

  • Le generalità del lavoratore;
  • il giorno e l’ora dell’infortunio;
  • le cause e le circostanze dello stesso;
  • la natura e la sede anatomica della lesione riportata.

In caso di morte o di prognosi superiore a 30 giorni, si configura, rispettivamente, l’ipotesi di omicidio colposo o di lesioni colpose e scatta l’indagine da parte dell’Autorità giudiziaria.

Dimensione del fenomeno infortunistico in Italia

In base al Rapporto Annuale INAIL 2011, presentato nel luglio 2012
Numero totale di infortuni sul lavoro: 725.174 (-6,6% rispetto al 2010 e -26,9% rispetto al 2002), di cui:

  • in occasione di lavoro: 643.313 (-6,5% rispetto al 2010). Di questi, 50.028 (-8,4% rispetto al 2010) si sono verificati sulla strada (autotrasportatori, agenti di commercio, addetti al traffico e alla manutenzione stradale ecc.);
  • in itinere: 81.861 casi (-7,1% rispetto al 2010).

Casi mortali: 920 (-5,4% rispetto al 2010), di cui:

  • in occasione di lavoro: 680 (-8,6% rispetto al 2010 e -37,2% rispetto al 2002);
  • in itinere: 240 (+4,8% rispetto al 2010 e -39,4% rispetto al 2002).

Dimensione del fenomeno infortunistico in Italia (segue)

Infortuni per ramo di attività:

  • Industria e Servizi: 89,3% (settori più colpiti: costruzioni, metalmeccanica, trasporti)
  • Agricoltura:6,5%
  • Dipendenti Stato: 4,2%

Casi mortali per ramo di attività:

  • Industria e Servizi: 792 (-6,3% rispetto al 2010)
  • Agricoltura: 115 (+2,7% rispetto al 2010)
  • Dipendenti Stato: 13 (-18,8% rispetto al 2010)

Infortuni per sesso:

  • maschi: 493.330 (-7% rispetto al 2010)
  • femmine: 231.844 (-5,6% rispetto al 2010)

Casi mortali per sesso:

  • maschi: 830 (-7,3% rispetto al 2010) —- femmine: 90 (+15,4% rispetto al 2010)

Dimensione del fenomeno infortunistico in Italia (segue)

Infortuni tra i lavoratori stranieri

  • numero di casi: 115.661 (-3,1% rispetto al 2010)
  • casi mortali: 138 (-2,1% rispetto al 2010)

Andamento del fenomeno infortunistico a livello regionale

Regioni con il maggior numero di infortuni:

  • Lombardia:17,5%;
  • Emilia Romagna:13,7%;
  • Veneto: 11,2%

Secondo i dati INAIL, in tutte le regioni si è registrata una contrazione del numero di infortuni, con una evidenza più significativa nel centro-sud:

  • Molise: -12,5%
  • Campania: -11,1%
  • Umbria: -10,4%
  • Basilicata: -10,2%
Fonte: INAIL

Fonte: INAIL


Malattie professionali

Concetto di malattia professionale

Per malattia professionale o tecnopatia si intende una malattia che si contrae nell’esercizio e a causa dell’attività lavorativa svolta e che comporta un’alterazione definitiva dello stato di salute, tale da ridurre la capacità lavorativa del soggetto interessato. Essa è dovuta all’azione nociva, lenta e protratta nel tempo di un fattore di rischio, al quale il lavoratore può essere esposto per effetto delle mansioni cui è adibito (malattia professionale da rischio diretto) o per il fatto di trovarsi, seppure addetto ad altri incarichi, nel luogo di lavoro a rischio (malattia professionale da rischio ambientale).

Differenza rispetto all’infortunio

La differenza sta nella durata prolungata dell’azione dell’agente lesivo: sviluppandosi lentamente e manifestandosi a distanza di tempo dall’esposizione al rischio, risulta meno visibile.

Malattie correlate al lavoro

Sono quelle per le quali il lavoro svolto è una delle cause, ma non l’unica: il quadro clinico non è specifico e la diagnosi non è di certezza, ma di probabilità o di possibilità.

Malattie professionali tabellate e non

Malattie professionali tabellate

Sono quelle elencate in apposite tabelle definite dalla legge (una per l’industria, una per l’agricoltura) e ritenute indennizzabili, in quanto di sicura origine lavorativa. Riportate per la prima volta nell’allegato n. 4 al D.P.R. n. 1124 del 30 giugno 1965 (Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), sono state aggiornate nel 1994 e nel 2008 . Per esse, purché denunciate entro i termini previsti, vige la presunzione legale di esistenza di un rapporto causa-effetto tra lavoro svolto e malattia contratta: il lavoratore non deve presentare alcuna prova, ma solo documentare di aver svolto quel tipo di lavoro o di essere stato esposto ad una certa sostanza morbigena.

Malattie professionali non tabellate

Sono quelle non previste dalle tabelle di cui sopra, ma per le quali, a seguito della sentenza179/1988 della Corte Costituzionale, è stata introdotta la possibilità di indennizzo: in tal caso, però, spetta al lavoratore l’onere della prova, ossia produrre la documentazione che permetta di evidenziare il nesso eziologico lavoro-malattia

(Vige, dunque, il sistema misto).

Fattori di rischio e azioni da sviluppare

Fattori principali di rischio

  • agenti chimici;
  • agenti fisici;
  • agenti biologici.

Fattori legati all’organizzazione del lavoro

  • carenza igienica e sovraffollamento dei luoghi di lavoro;
  • eccessiva intensità dei ritmi di lavoro e ripetitività delle mansioni;
  • scarsa manutenzione degli impianti.

Fattori di rischio e azioni da sviluppare (segue)

Fattori emergenti presenti soprattutto nel settore terziario

  • uso del computer;
  • impianti di condizionamento dell’aria;
  • infezioni.

Azioni da sviluppare per ridurre i casi di malattie professionali

  • piena attuazione delle misure di sicurezza prescritte dalla normativa vigente;
  • applicazione rigorosa delle sanzioni previste per gli inadempienti;
  • miglioramento delle rilevazioni;
  • informazione e formazione continua dei lavoratori;
  • incremento delle attività di sorveglianza e controllo.

Denuncia di malattia professionale

In caso di malattia professionale

Il lavoratore deve

Informare il datore di lavoro entro 15 giorni dalla manifestazione della malattia, mediante invio del primo certificato medico (la data della manifestazione si identifica con il 1° giorno di astensione dal lavoro o, in caso non vi sia stata astensione, con quella del certificato medico). La denuncia oltre i termini previsti fa perdere al lavoratore l’indennizzo relativo ai giorni precedenti.

Il datore di lavoro deve

Denunciare all’INAIL, entro 5 giorni dalla data di ricevimento del 1° certificato medico, la malattia professionale del lavoratore. La denuncia va presentata utilizzando l’apposito modulo, corredata dal certificato medico stesso (dal 10/03/2010 è possibile inviarla anche per via telematica). La denuncia oltre i termini previsti fa scattare una sanzione amministrativa.

Raccomandazione UE sulle malattie professionali

Obiettivi

La Commissione Europea, il 19/09/2003, ha rivolto agli Stati membri una Raccomandazione sulle malattie professionali volta a

  • migliorare la raccolta e la comparabilità dei dati a livello europeo;
  • intensificare la prevenzione;
  • rendere più agevole, per i lavoratori, la dimostrazione del nesso eziologico tra lavoro svolto e malattia contratta, ai fini dell’indennizzo.

Tale raccomandazione, sostitutiva di quella precedentemente diffusa il 22 maggio ‘90 (n. 90/326/ EEC), si è resa necessaria, tra l’altro, per tener conto dei dati scaturiti dal progresso scientifico e tecnologico nel campo delle malattie professionali.

Raccomandazione UE sulle malattie professionali (segue)

Azioni da sviluppare secondo la Raccomandazione

  • inserire, nelle legislazioni nazionali, le malattie professionali incluse nell’elenco europeo di cui all’all. 1;
  • adoperarsi per introdurre nelle legislazioni nazionali la possibilità di indennizzo per malattie non incluse nell’all. 1, ma la cui origine professionale possa essere provata, soprattutto se presenti nell’all. 2;
  • rendere progressivamente le statistiche sulle malattie professionali compatibili con l’elenco dell’all. 1;
  • attuare misure di prevenzione, coinvolgendo tutte le parti interessate e, dove opportuno, favorendo lo scambio di informazioni ed esperienze attraverso l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro;
  • stabilire obiettivi nazionali quantificati, allo scopo di ridurre il tasso di malattie professionali riconosciute, soprattutto di quelle contenute nell’allegato I;
  • tenere in particolare conto gli aggiornamenti in campo medico sulle malattie incluse nell’elenco europeo e fornirli, su richiesta, agli altri Stati membri;
  • indurre i sistemi sanitari nazionali a contribuire attivamente alla prevenzione delle malattie professionali, soprattutto rendendo il personale medico più consapevole dell’importanza di una migliore conoscenza e diagnosi;
  • introdurre un sistema per la raccolta e lo scambio di dati sull’epidemiologia di tali malattie, soprattutto di quelle riportate nell’allegato II, e promuovere la ricerca.

Rapporto Annuale Inail 2011 sulle malattie professionali

  • Casi di malattie professionali denunciate: 46.558 (+ 9,6% rispetto al 2010)
  • denunce per settore di attività
    • Industria e Servizi: 38.101 (+6,9% rispetto al 2010)
    • Agricoltura: 7.971 (+24,8% rispetto al 2010)
    • Dipendenti Stato: 486 ((+14,4% rispetto al 2010)
  • malattie professionali riconosciute: 16.781
  • malattie professionali indennizzate: 12.391
  • malattie professionali con esiti di inabilità permanente: 85% circa dei casi indennizzati
  • malattie professionali con esiti mortali: circa 300 casi
  • decessi per tumori: oltre il 90% delle malattie professionali letali indennizzate
  • malattie classificate ai primi posti
    • osteo-articolari e muscolo-tendinee: circa il 66%, con quasi 31.000 denunce, di cui: affezioni dei dischi intervertebrali (oltre11.000 denunce); tendiniti (più di 10.000 denunce)
    • ipoacusia da rumore: 5.600 denunce circa
    • malattie respiratorie: 3.500 denunce circa
    • tumori professionali: oltre 2.000 casi
    • malattie cutanee: 600 denunce circa
    • malattie professionali di natura psichica: circa 600 denunce (di cui 200-300 per disturbi da stress lavoro-correlato).

Rapporto Annuale Inail 2011 sulle malattie professionali (segue)

Nel 2011 si è confermato il trend crescente delle denunce di tecnopatie, già evidenziatosi negli anni precedenti. Tale incremento, più che ad un peggioramento delle condizioni di lavoro, è attribuibile alla maggiore consapevolezza di lavoratori e datori di lavoro e all’emersione di patologie in passato sottovalutate o non denunciate in quanto non tabellate.

Vi sono state denunce cosiddette “plurime”, ossia denunce contemporanee, da parte dello stesso lavoratore, di più malattie connesse alla sua funzione.

Le patologie da amianto, in crescita nel corso degli anni, hanno fatto registrare nel 2011 una lieve contrazione: 2.250 denunce, contro le 2.294 del 2010.
In aumento le tecnopatie segnalate complessivamente da lavoratori stranieri: 2.640 casi, corrispondenti a +8,1% rispetto al 2010.

I materiali di supporto della lezione

Dubini R. – Molfese F., Salute e sicurezza dei Lavoratori sui luoghi di lavoro, II Edizione, Napoli, Esselibri S.p.A., 2003.

Commission Recommendation 2003/670/CE of 19 September 2003 concerning the European schedule of occupational diseases.

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