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Annamaria Salomone » 2.Le legis actiones - parte prima


I modi agendi

I modi agendi sono le regole, composte da formule orali (verba) e/o da comportamenti (gesta), attraverso le quali si svolgeva il processo romano in età risalente. Di questi ‘involucri formali’ le legis actiones presentavano cinque tipologie.

Gai 4.12: Lege autem agebatur modis quinque: sacramento, per iudicis postulationem, per condictionem, per manus iniectionem, per pignoris capionem (Secondo legge si agiva in cinque modi, attraverso il sacramentum, per richiesta del giudice, per intimazione, mettendo la mano addosso, attraverso la presa di pegno).

Il significato di legis actio

Il giurista Gaio nel suo manuale istituzionale (Gai 4.11) effettua un tentativo di spiegare la specificazione legis (di legge) riferita al sostantivo actiones.

Gai 4.11: Actiones, quas in usu veteres habuerunt, legis actiones appellabantur vel ideo quod legibus proditae erant … vel ideo, quia ipsarum legum verbis accommodatae erant et ideo immutabiles proinde atque leges observabantur (Le azioni, delle quali si servirono gli antichi, venivano chiamate legis actiones o perché erano state introdotte da leggi … o perché erano state modellate con parole delle stesse leggi e pertanto erano rispettate immutabili come leggi …).

Il significato di legis actio (segue)

La maggior parte delle legis actiones non fu introdotta da leges. Il genitivo legis e ancora più l’ablativo lege riferiti all’agere sembrano alludere non al fondamento dei modi agendi, piuttosto alle modalità di attuazione degli stessi. Nelle fonti si parla di verba legitima nel senso di formule orali solenni (solemnia verba).

Varro de lL. 6.53: … fasti dies, quibus verba certa legitima sine piaculo praetoribus licet fari rell. (… i giorni fasti, nei quali ai pretori è consentito pronunciare [fari] formule certe legittime senza commettere colpa …);
Gell. noctes Atticae 11.1.4: … ita M. Varro verba haec legitima quibus minima multa diceretur concepit rell. (… così Marco Varrone ci ha trasmesso la formula legittima con la quale si decretava la multa minima …).

Il significato antico di agere e di actio

In età risalente il verbo agere ed il sostantivo derivato actio alludono, sia in campo negoziale sia in campo processuale, ad un’attività che si svolge secondo regole precostituite.

Varro de re rustica 2.7.6: Emptio equina similis fere ac boum et asinorum … ut in Manili actionibus sunt perscripta (La vendita dei cavalli si attua in modo simile a quella dei buoi e degli asini … come è prescritto nei formulari di Manilio.);

Paul. Fest. 21.1: Ago significat … verbis indicare, ut cum dicimus: ‘causam ago’ (Agisco vuol dire … mostrare attraverso le parole, come quando diciamo: ‘promuovo una causa’).

I soggetti del lege agere. A) La iurisdictio

In età monarchica l’amministrazione della giustizia (iurisdictio) era compito del rex.

Con la caduta della monarchia questo compito passa dal re ai supremi magistrati della repubblica, i consoli (praetores consules o consules).

Dal 367 a.C. viene creato un magistrato cum imperio, il praetor minor, il cui compito specifico è quello di sovraintendere ai processi.

Immagine da: Wikipedia.

Immagine da: Wikipedia.


I soggetti del lege agere. B) La iudicatio

Certamente con le dodici tavole, ma probabilmente già prima, il compito di definire la lite con una sentenza (iudicatio) era demandato dall’organo giusdicente ad un cittadino privato, il giudice (iudex) o l’arbitro (arbiter).

Di regola il giudicante era un soggetto singolo. Talune cause peraltro richiedevano la presenza di un organo collegiale (decemviri, centumviri).

Per l’età più antica è discusso se l’attività di giudizio venisse esercitata dal rex o dai pontefici.

Immagine da: Wikipedia.

Immagine da: Wikipedia.


I soggetti del lege agere. C) I litigantes

Parti (secondo la terminologia successiva litigantes) dell’antico processo delle legis actiones potevano essere soltanto gli individui (dapprima Quirites, poi cives romani) familiarmente autonomi (sui iuris) e di sesso maschile (patres familiarum o parentes, nel senso di ascendenti per linea maschile).

Colui che prendeva l’iniziativa di promuovere l’azione era designato con il termine actor (attore, da agere); chi subiva l’azione, potendovi eventualmente resistere, era indicato come reus (convenuto). Il termine reus in antico designava probabilmente entrambi i contendenti (Festo, sv. reus).

I soggetti del lege agere. D) La comunità dei cittadini

Nella procedura delle legis actiones la comunità dei cittadini esercita in vario modo un controllo sui processi. Oltre al coinvolgimento passivo che deriva loro dalla circostanza che le liti fra privati si svolgono in pubblico (nel comitium o nel forum) ed alla rappresentanza in via indiretta che essi ricevono attraverso il giusdicente (nella qualità organo preposto all’amministrazione della giustizia), ai cittadini viene chiesto anche di intervenire nei giudizi direttamente attraverso l’attività di giudice o arbitro, di garante (praes, vindex) e di testimone (testis).

La struttura del processo delle legis actiones

Nell’ambito dei cinque modi agendi, la legis actio per sacramentum in rem e la legis actio per manus iniectionem, e cioè le legis actiones più risalenti, costituiscono gli schemi procedurali di riferimento dell’intero sistema di processo. Entrambe recano tracce di un più antico potere dei privati di usare la forza per la soddisfazione del loro diritto (mediante un atto di impossessamento compiuto sulla cosa, la prima, o sulla persona, la seconda). Tra le due azioni vi è però una fondamentale differenza: soltanto nella legis actio sacramento il diritto conteso in iure (e cioè dinnanzi all’organo giusdicente) era bisognoso di accertamento. Tale accertamento implicava una seconda fase di giudizio (apud iudicem) finalizzata all’emissione di una sentenza.

L’ agere sacramento

Nella ricostruzione gaiana (Gai 4.13) la legis actio sacramenti viene rappresentata come azione ‘generale’ (generalis) e ‘rischiosa’ (periculosa). Azione generale in quanto si agiva sacramento (‘attraverso al scommessa’) tutte le volte in cui non era previsto che si agisse altrimenti. Rischiosa in quanto chi perdeva la lite doveva anche versare, a titolo di pena, la somma della scommessa (summa sacramenti) nelle casse pubbliche (in publicum).

Al momento della prestazione della scommessa intervenivano dei garanti (praedes) i quali promettevano dinnanzi al pretore l’effettivo versamento della poena sacramenti in caso di sconfitta.

L’ agere sacramento (segue)

Secondo quanto riferisce ancora Gaio (Gai 4.14) la poena sacramenti consisteva nel pagamento di cinquecento assi per le cause il cui valore eccedeva i mille assi e di cinquanta assi per le liti di valore inferiore. In età antica in una prima fase la scommessa implicava la consacrazione dell’autore del giuramento, successivamente (lo apprendiamo da Varrone, de l.L. 5.180) riguardava il sacrificio di capi di bestiame. Il deposito dei beni consacrati veniva effettuato da entrambe le parti e precedeva la lite.

Il sacrificio (illustrazione di L. Pogliaghi, in F. Bertolini, Storia di Roma, Milano Fratelli Treves editori 1886).

Il sacrificio (illustrazione di L. Pogliaghi, in F. Bertolini, Storia di Roma, Milano Fratelli Treves editori 1886).


La legis actio per sacramentum in rem

La legis actio per sacramentum in rem riguardava le liti in merito alla titolarità di rapporti assoluti sugli oggetti giuridici (res).
Nel ius Quiritium era tutelato un unico rapporto giuridico assoluto, il mancipium. Tale rapporto intercorreva tra un pater familias e gli altri esponenti delle gentes (i Quirites) ed aveva ad oggetto la familia (filii, nepotes, adrogati, uxores, liberi in mancipio, servi, domus, heredium, animalia).

Romolo traccia il pomerio di Roma (illustrazione di L. Pogliaghi, in F. Bertolini, Storia di Roma, Milano Fratelli Treves editori 1886).

Romolo traccia il pomerio di Roma (illustrazione di L. Pogliaghi, in F. Bertolini, Storia di Roma, Milano Fratelli Treves editori 1886).


La fase in iure

Come leggiamo in Gai 4.16-17 l’instaurazione del processo richiedeva la presenza della cosa della quale si rivendicava la proprietà. Il rituale aveva inizio con una solenne rivendicazione (vindicatio) della res effettuata da una delle parti alla presenza del giusdicente (in iure). Dopo che la vindicatio era stata efettuata anche dall’altra parte, ciascuno proclamava il fondamento del proprio diritto. Quindi si procedeva alla sfida attraverso le scommesse ed al relativo giuramento con l’assistenza di garanti del pagamento della poena sacramenti (praedes sacramenti). Intervenivano, infine, i garanti dell’eventuale restituzione dei beni contesi (vindiciae) da parte di colui il quale era stato scelto come possessore provvisorio (praedes litis et vindiciarum).

La fase apud iudicem

Il manoscritto veronese nella parte relativa alla fase apud iudicem presenta una lacuna. Da fonti diverse si è potuto ricostruire che questa seconda fase del processo si svolgeva dinnanzi ad un giudice chiamato a pronunciarsi su quale dei due litiganti avesse giurato il falso ( ‘utrius sacramentum iustum, utrius iniustum sit‘: Cicero, pro Caec. 33.97; de domo 29.78). In origine questa decisione aveva carattere religioso e meramente declaratorio. Dalla pronuncia sulla conformità al ius (iustitia) dei sacramenta discendeva indirettamente la decisione sull’appartenenza del bene conteso.

La legis actio per sacramentum in personam

La legis actio per sacramentum in personam presumibilmente è sorta in età più recente. Secondo la maggior parte degli studiosi essa fu introdotta come forma di opposizione (da parte del vindex) alla legis actio per manus iniectionem.

Attraverso la legis actio per sacramentum in personam in origine venivano perseguiti illeciti (furto non flagrante, percosse e altri) per i quali non era previsto il ricorso all’autotutela o a un’immediata legis actio per manus iniectionem (che si svolgesse cioè senza un preventivo giudizio di accertamento). Nella sua fase più evoluta la legis actio per sacramentum in personam costituisce un rimedio a carattere generale per tutti i rapporti giuridici relativi da atto illecito e lecito.

La legis actio per sacramentum in personam (segue)

Sullo svolgimento della legis actio per sacramentum in personam il manuale gaiano (Gai 4.15) presenta purtroppo un’ampia lacuna.
Dalle abbreviazioni del diritto (notae iuris) che Valerio Probo riferisce alle legis actiones ve ne sono due che sembrano riguardare l’affermazione dell’attore e la sfida al giuramento in questa legis actio:
A.T.M.D.O.= Aio te mihi dare oportere (“Io dico che tu devi dare a me”)
Q.T.N.S.Q.P.= Quando tu negas sacramentum quingenario provoco (“Dal momento che tu neghi ti sfido ad un giuramento di cinquanta assi”).
In questa legis actio, a differenza di quella in rem, il convenuto doveva limitarsi ad ammettere o contestare l’affermazione della controparte.

I materiali di supporto della lezione

M. TERENZIO VARRONE (grammatico 116-27 a.C.): de lingua Latina (La lingua latina); de re rustica (Il fondo rustico).

M. TULLIO CICERONE (avvocato, uomo politico, filosofo 106-43 a.C.): pro A. Caecina (Orazione in difesa di Aulo Cecina); de domo sua ad pontifices (In difesa della propria casa al collegio pontificale).

VALERIO PROBO (grammatico I sec. d.C.): iuris notarum (Le abbreviazioni del diritto).

GAIO ( giurista II d.C.): Gai Istitutionum commentarii IV (I quattro commentari delle Istituzioni di Gaio).

AULO GELLIO (erudito II d.C.): noctes Atticae (Le notti attiche).

POMPEO FESTO (grammatico II d.C.): de verborum significatu (Il significato dei termini).

PAOLO DIACONO (grammatico VIII secolo d.C.): excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum (Compendio del lessico di Pompeo Festo).

Il Podcast della lezione

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