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Carla Masi Doria » 26.I Codici pregiustinianei. Le leggi romano-barbariche


Le codificazioni

Dopo la fine del periodo cd. classico la produzione di costituzioni imperiali, raggiungendo un livello cospicuo, generava un problema di coordinamento con il diritto più antico e con le elaborazioni della giurisprudenza. Sorse così l’esigenza di affrontare la questione della coesistenza di una pluralità di fonti normative riordinandone i livelli di efficacia; l’obiettivo della certezza delle disposizioni applicabili fu perseguito attraverso la predisposizione di raccolte del materiale normativo che inizialmente assumono un carattere meramente privato.

Le raccolte private

Si tratta di alcune raccolte redatte verso la fine del III secolo d.C. in Oriente, ma che conobbero una certa circolazione in tutto l’Impero. Il Codex Gregorianus [292-293 d.C.] era articolato in 14 libri suddivisi in titoli e conteneva costituzioni imperiali organizzate sistematicamente, per argomento e quindi cronologicamente; ciascuna era preceduta da una inscriptio, con il nome dell’imperatore e del destinatario e seguita da una subscriptio relativa alla data di emissione o di ricezione o di pubblicazione. Venne largamente utilizzato nella redazione del codice giustinianeo. Non disponiamo di frammenti ma solo di notizie indirette trasmesseci da altre compilazioni. Come per il Codex Hermogenianus di qualche anno successivo, suddiviso tuttavia solo in titoli in cui le costituzioni sono ordinate cronologicamente.

Di minore importanza sono le Constitutiones Sirmondianae, redatte nel 1631 da un religioso francese e contenenti 16 costituzioni – in versione completa e non abbreviata come quelle del Codice Teodosiano – emanate tra il 333 e il 425 d.C. riguardanti i rapporti tra Stato e Chiesa.

Il Codice teodosiano

Emanato da Teodosio II in Oriente, il Codice consta di 16 libri suddivisi in titoli, ed è la prima raccolta ufficiale di costituzioni imperiali. Pubblicato nel 438, entra in vigore il 1 gennaio 439 in Oriente, dove sarà sostituito dal Codice giustinianeo nel 529. La materia è ordinata per materia e quindi cronologicamente. Non ci è giunto integro, ma attraverso manoscritti incompleti; una parte congrua è attinta dalla lex Romana Wisigothorum.
Deriva da un originario più ampio progetto di Teodosio che aveva programmato 2 compilazioni: una mirante ad una raccolta completa di costituzioni e un’altra diretta a rappresentare il diritto vigente, integrata, ove necessario, da iura, attribuendone il compito ad una commissione di 8 membri nel 429 (v. CTh. 1.1.4). Nel 435, vista l’irrealizzabilità del progetto, nomina una nuova commissione di 16 membri per la redazione di un codice che servisse alla pratica e alla scienza, con facoltà dei commissari di intervenire sui testi originari, anche attraverso sintesi e riduzioni, per eliminarne ogni ambiguità.
Il I libro tratta delle fonti del diritto e degli officia dei funzionari; i libri II-V e parte dell’VIII riguardano il diritto privato; il libro VI ha ad oggetto le gerarchie burocratiche e i privilegi dei funzionari; il VII il diritto militare; il IX il diritto criminale; il X e XI il diritto finanziario; il XIII, XIV e XV le corporazioni, il XVI il diritto ecclesiastico.
Rispetto ai primi due Codici le costituzioni relative al diritto pubblico sono molto più numerose ed inoltre sono utilizzate quasi esclusivamente leges generales e marginalmente rescripta ed epistulae.

Le leggi romano-barbariche

Caduto nel 476 d.C. l’Impero di Occidente, la costituzione dei nuovi regni germanici comportò il problema del diritto applicabile ai Romani sui loro territori, vigendo presso di essi il principio della personalità del diritto (cioè le norme si applicano in base all’origine del soggetto e non in base alla sua residenza).
Si assiste così ad una duplicazione delle fonti normative per i soggetti stanziati su quei territori: consuetudini per i barbari e diritto previgente per i Romani. Quest’ultimo venne trasfuso in apposite leges senza un sostanziale contenuto innovativo, ma dalla grande importanza per la conoscenza della legislazione e della giurisprudenza postclassiche (ad es. i tre Codici, le Novelle postteodosiane, le Pauli sententiae, le Istituzioni di Gaio, i libri de officio proconsulis di Ulpiano). Molto rilevante appare dunque la funzione di fonti di cognizione assunta dai seguenti provvedimenti.

Lex Romana Burgundionum (inizi VI sec.), emanata dal re dei Burgundi Gundobado (che reggeva la parte orientale della Gallia), contiene una sintesi libera delle norme romane, prive quasi sempre di indicazioni specifiche.

Le leggi romano-barbariche

Edictum Theoderici (intorno al 500), pubblicato in Italia dal re degli Ostrogoti Teoderico (anche se qualche studioso lo attribuirebbe all’omonimo re dei Visigoti qualche decennio prima), prevedeva l’applicazione del diritto in esso contenuto sia ai Romani, sia ai barbari, al fine di assicurare una certa fusione tra i popoli. Consta di 154 articoli.

Lex Romana Wisigothorum (detto anche Breviarium Alaricianum), emanata nel 506 da Alarico II, re dei Visigoti (che occupavano l’area corrispondente alla Spagna e ad una parte della Gallia). Secondo alcuni avrebbe avuto valore territoriale. A differenza delle precedenti compilazioni, contiene estratti di opere legislative e giurisprudenziali in forma originale, sistemati secondo le fonti di provenienza, esplicitamente indicate.
Le costituzioni prese dal Codice Teodosiano e alcune delle Sententiae pseudopauliane sono seguite da un’interpretatio, cioè da un commento sintetico a finalità esplicativa. Anche se talvolta il senso originario dei testi appare travisato, forse per effetto dell’evoluzione storica dei principi e regole che supportavano le soluzioni ivi contenute, che indusse un’elaborazione parzialmente indipendente.

Materiali di approfondimento

Anon. de rebus bellicis 21.1-2. Divina providentia, sacratissime imperator, domi forisque rei publicae praesidiis comparatis, restat unum de tua serenitate remedium, ad civilium curarum medicinam, ut confusas legum contrariasque sententias, improbitatis reiecto litigio, iudicio augustae dignationis illumines. Quid enim sic ab honestate consistit alienum quam ibidem studia exerceri certandi ubi, iustitia profitente, discernuntur merita singulorum?
O imperatore quanto mai sacro, quando la difesa della res publica sarà stata garantita all’interno e all’esterno grazie alla divina provvidenza, ci attendiarno dalla tua serenità un’ultima medicina per curare i problemi civili: che, con il giudizio proprio dell’augusta considerazione, tu illumini le confuse e contrarie disposizioni delle leggi, eliminando in tal modo le cause di iniquità. Che cosa infatti è più alieno dall’onestà che esercitare la passione per le liti giudiziarie proprio in quei luoghi dove, quando si manifesta la giustizia, è possibile discernere quello che ciascuno merita?

Materiali di approfondimento

CTh. 1.1.5 (Impp. Theodosius et Valentinianus AA. Ad senatum). Ad similitudinem Gregoriani atque Hermogeniani codicis cunctas colligi constitutiones decernimus, quas Constantinus inclitus et post eum divi principes nosque tulimus, edictorum viribus aut sacra generalitate subnixas. Et primum tituli, que negotiorum sunt certa vocabula, separandi ita sunt, ut, si capitulis diversis expressis ad plures titulos constitutio una pertineat, quod ubique aptum est, collocetur; dein, quod in utramque dici partem faciet varietas, lectionum probetur ordine non solum reputatis consulibus et tempore quaesito imperii, sed ipsius etiam compositione operis validiora esse, quae sunt posteriora, monstrante; post haec, ut constitutionum ipsa etiam verba, quae ad rem pertinent, reserventur, praetermissis illis, quae sanciendae rei non ex ipsa necessitate adiuncta sunt. Sed cum simplicius iustiusque sit praetermissis eis, quas posteriores infirmant, explicari solas, quas valere conveniet, hunc quidem codicem et priores diligentioribus conpositos cognoscamus, quorum scholasticae intentioni tribuitur nosse etiam illa, quae mandata silentio in desuetudinem abierunt, pro sui tantum temporis negotiis valitura. Ex his autem tribus codicibus, et per singulos titulos cohaerentibus prudentium tractatibus et responsis, eorundem opera, qui tertium ordinabunt, noster erit alius, qui nullum errorem, nullas patietur ambages, qui nostro nomine nuncupatus sequenda omnibus vitandaque monstrabit (a. 429).

  • traduzione alla schede seguente

Materiali di approfondimento

Decretiamo che, sul modello dei codici Gregoriano ed Ermogeniano, siano raccolte tutte le costituzioni che sono state emanate dal glorioso Costantino e dopo di lui dai divini imperatori, fino a noi stessi, le quali abbiano forza di editti o siano sacri precetti imperiali muniti di efficacia generale. In primo luogo, i titoli, che indicano le materie, sono da disporre in modo tale che, se un’unica costituzione, articolata in diversi capi, attenga a più titoli, sia posto ciò che è appropriato nella sua giusta collocazione. In secondo luogo, ove si manifestino contraddizioni fra le disposizioni, esse saranno risolte in base all’ordine dei testi e non sarà soltanto la considerazione dell’anno del consolato e del tempo del regno, ma anche la stessa sistemazione dell’opera a mostrare che le leggi più recenti sono le più valide. Siano inoltre mantenute le medesime parole delle costituzioni, sempreché attengano alla materia trattata. Quelle parole che invece sono state aggiunte non per vera necessità di stabilire regole siano omesse. Sebbene sia più semplice e maggiormente consono al diritto tralasciare le costituzioni abrogate da disposizioni posteriori e accogliere solo quelle che sono in vigore, nondimeno giudichiamo questo codice e quelli precedenti essere frutto dell’opera di uomini ricchi di zelo, le cui ricerche erudite hanno reso possibile conoscere anche quelle norme che, passate sotto silenzio, caddero in desuetudine, perché destinate a valere solo per casi propri del tempo che fu. Da questi tre codici e dai trattati e responsi giurisprudenziali che siano attinenti alla materia di ciascun titolo, ad opera degli stessi uomini che redigeranno il terzo codice, sarà tratto un altro nostro codice che non permetterà alcun errore o ambiguità. Esso porterà il nostro nome e mostrerà a tutti ciò che deve esser compiuto e ciò che deve essere evitato.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

L. De Giovanni, Chiesa e Stato nel codice Teodosiano: alle origini della codificazione in tema di rapporti Chiesa-Stato, Napoli 2000.

L. De Giovanni, Istituzioni, scienza giuridica, codici nel mondo tardoantico: alle radici di una nuova storia, Roma 2007.

G. Astuti, Note sull'origine e l'attribuzione dell'"edictum Theodorici regis“, in Studi in onore di E. Volterra V, Milano 1971, 647- 686.

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