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Carla Masi Doria » 24.Cognitio extra ordinem: in particolare la procedura criminale


Cognitio extra ordinem

Per Orestano la locuzione qui utilizzata (cognitio extra ordinem) sarebbe una chimera, un’espressione di comodo di conio moderno; non esiste infatti alcuna fonte antica che la riporti.
Tra le innovazioni principali: in campo civile scompare la distinzione tradizione in fase in iure e apud iudicem.
Il magistrato (o funzionario) investito della causa è competente per l’intero processo ed è per questo chiamato iudex. Lo stratificarsi di attribuzioni giudicanti, specie nei governatori provinciali, generò la prassi di avvalersi di collaboratori cui affidare, per delega, lo svolgimento dei processi (cd. iudices dati o pedanei).
Le differenze rispetto alla procedura formulare sono consistenti: la cognitio è fondata sulla pubblica autorità e non sulla volontà delle parti; al funzionario spetta l’iniziativa della citazione in giudizio del convenuto, su sollecitazione dell’attore, l’accertamento delle situazioni controverse, la condanna eventuale, anche in contumacia.

Cognitio extra ordinem: funzioni

La cognitio da una parte serve a garantire tutela giudiziaria alle situazioni giuridiche non disciplinate né dal ius civile, né dal ius honorarium, ma solo dall’attività normativa del princeps nell’ambito del cd. ius novum o extraordinarium, dall’altra offre un sistema alternativo di protezione (e, per certi versi ed in un primo momento, concorrente con l’ordo) rispetto a posizioni soggettive rilevanti secondo i citati complessi normativi.

Procedura criminale

Il sistema delle quaestiones perpetuae fissato dalla lex Iulia iudiciorum publicorum presentava dei problemi organizzativi: la giustizia era amministrata da privati iscritti in apposite liste, ma in numero tale da impedirne una rigorosa selezione o un controllo da parte del princeps; i fatti nuovi (e anche il concorso di persone e reati) non erano suscettibili di repressione secondo questa procedura; non era possibile una graduazione delle pene.
Ciò condusse ad un declino progressivo dei tribunali ordinari e ad un nuovo procedimento, incentrato sull’imperatore o un suo delegato, investito dell’intero giudizio.
Il fondamento giuridico di questa competenza è rintracciata nell’auctoritas del principe, che si faceva assistere da un consilium di senatori e cavalieri.

Appellatio, delegatio, avocatio

L’appello poteva essere rivolto originariamente solo al principe (appellatio ad Caesarem), competente per le decisioni emanate sia in Italia, sia nelle province da funzionari o magistrati da lui dipendenti.
Con la progressiva burocratizzazione amministrativa, invalse la prassi di rivolgersi al funzionario che occupava il posto gerarchicamente più elevato al fine di ottenere la revisione della prima sentenza. Così l’appello divenne un mezzo ordinario di impugnazione.

Materiali di studio

C. 2.57.1 (Impp. Constantius et Constans AA. Marcellinopraesidi Phoenice). Iuris formulae aucupatione syllabarum insidiantes cunctorum actibus radicitus amputentur.
Le formulae, che tendono a tutti insidie negli atti a causa delle loro sottigliezze verbali, siano completamente abrogate.

CTh. 1.16.8 (Imp. Iulianus A. Secundo pp.) . Quaedam sunt negotia, in quibus superfluum est moderatorem exspectari provinciae: ideoque pedaneos iudices, hoc est qui negotia humiliora disceptent, constituendi damus praesidibus potestatem (a. 362).
Vi sono alcune cause nelle quali è eccessivo richiedere l’intervento del governatore della provincia: e perciò diamo facoltà ai presidi di nominare dei giudici pedanei, che decidano sulle controversie di minore importanza.

C. 3.1.12pr. Tutti i magistrati ed i divini giudici decidano le liti in breve tempo; e se taluno dei litiganti, essendosi presentato più volte al giudice competente, sia stato rimandato senza una giusta causa, si rivolga all’imperatore e da questi attenda aiuto (a. 527?).

Materiali di studio

Nov. 23.3-4 (Imp. Iustinianus A. Triboniano illustri magistro officiorum et quaestori sacri palatii). Cum enim veneranda vetustatis auctoritas ita magistratus digessit, ut alii maiores, alii medii, alii minores sint, et appellationes a minoribus iudicibus non solum ad maximos iudices remitterentur, sed ad spectabilium iudicum tribunal [...] ut viri spectabiles iudices non ad alios eadem spectabilitate decoratos iudices suas transmittant appellationes in litibus quantaecumque quantitatis, tum non oporteat ad compares iudices appellationes referri, sed a minore iudicio in maius tribunal ascendere. Sed illustrissimam praefecturam illorum appellationes, cuiuscumque sint quantitatis, ut dictum est, dirigantur (a. 536).
Poiché infatti l’autorità veneranda degli antichi distinse i magistrati in maggiori, medi e minori, e gli appelli dei giudici minori non venivano rimessi ai massimi giudici, ma al tribunale degli spettabili [...] che i giudici (aventi rango di) spettabili non trasmettano i loro appelli, qualunque sia il valore delle liti, ad altri giudici insigniti del medesimo rango, in quanto gli appelli non si debbono presentare a giudici di pari grado, ma dal giudice minore si deve risalire al tribunale superiore. Pertanto i loro appelli siano diretti, qualunque sia il valore della causa, come s’è detto, all’illustrissima prefettura.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

S. Giglio, Il problema dell'iniziativa nella "cognitio" criminale: normative e prassi da Augusto a Diocleziano, Torino 2009.

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