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Carla Masi Doria » 6.Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. La magistratura delle origini


Il racconto delle fonti

Il racconto delle fonti

Il racconto delle fonti


Ricostruzioni storiografiche

Ricostruzioni storiografiche

Ricostruzioni storiografiche


La prima magistratura repubblicana

Le fonti:

  • Fine VI sec. (509 a.C. cronologia lunga);
  • Improvvisa rivolta dei Romani appartenenti alla stessa gens del rex;
  • Cacciata di Tarquinio il Superbo
  • Elezione nei comizi di 2 capi annuali: praetores / consules
Fasti consolari

Fasti consolari


Ipotesi storiografiche

Con riguardo ai primi 50 anni della Repubblica si è pensato che l’organo di governo fosse rappresentato da:

  • 2 consoli fin dal 509 a.C.
  • Oppure da un praetor maximus come suprema magistratura con altri magistrati in posizione subordinata
  • Ovvero da un magister populi e magister equitum

Etruria e Lazio

Etruria e Lazio

Etruria e Lazio


Materiali di approfondimento

Fonti

Liv. 1.58.1-5. Paucis interiectis diebus Sextus Tarquinius inscio Collatino cum comite uno Collatiam venit. [2] Ubi exceptus benigne ab ignaris consilii cum post cenam in hospitale cubiculum deductus esset, amore ardens, postquam satis tuta circa sopitique omnes videbantur, stricto gladio ad dormientem Lucretiam venit sinistraque manu mulieris pectore oppresso inquit; “Tace, Lucretia: Sextus Tarquinius sum; ferrum in manu est; moriere, si emiseris vocem.” [3] Cum pavida ex somno mulier nullam opem, prope mortem imminentem videret, tum Tarquinius fateri amorem, orare, miscere precibus minas, versare in omnes partes muliebrem animum. [4] Ubi obstinatam videbat et ne mortis quidem metu inclinari, addit ad metum dedecus: cum ea mortua iugulatum servum nudum positurum ait, ut in sordido adulterio necata dicatur. [5] Quo terrore cum vicisset obstinatam pudicitiam velut vi victrix libido, profectusque inde Tarquinius ferox expugnato decore muliebri esset, Lucretia maesta tanto malo nuntium Romam eundem ad patrem Ardeamque ad virum mittit, ut cum singulis fidelibus amicis veniant; ita facto maturatoque opus esse; rem atrocem incidisse.

[segue]

Materiali di approfondimento

[segue Liv 1.58.1-5]

Trascorsi pochi giorni, Sesto Tarquinio, all’insaputa di Collatino, andò a Collazia con un solo compagno. [2] Qui, accolto benevolmente da coloro che erano all’oscuro delle sue intenzioni, essendo stato accompagnato, dopo cena, nella camera degli ospiti, ardente d’amore, quando gli parve che tutto attorno fosse abbastanza tranquillo e che tutti fossero addormentati impugnata la spada, si recò da Lucrezia che dormiva, e, premuto il petto della donna con la mano sinistra, disse: “Taci, Lucrezia: sono Sesto Tarquinio; ho una spada in mano se dirai una sola parola, morirai”. [3] Mentre la donna, svegliatasi in preda al terrore, non vedeva nessuna possibilità di aiuto e sentiva ormai la morte incombere su di sé, Tarquinio intanto le confessava il suo amore, la pregava, univa alle preghiere le minacce, tentava in ogni modo l’animo della donna. [4] Quando però vide che era irremovibile e che non si lasciava piegare neppure dal timore della morte, aggiunse alla paura il disonore: disse che avrebbe messo con lei, una volta morta, uno schiavo nudo sgozzato, perché si dicesse che era stata uccisa nel corso di un ignobile adulterio.

[segue]

Materiali di approfondimento

[segue Liv 1.58.1-5]

[5] Dopo che la libidine trionfatrice ebbe sconfitto con questa spaventosa minaccia, come con la violenza, l’indomabile pudore, e dopo che Tarquinio, fiero di avere espugnato l’onore della donna, se ne fu andato, Lucrezia, afflitta da una così grave disgrazia, mandò uno stesso messaggero a Roma da suo padre e ad Ardea da suo marito, pregandoli di venire ciascuno con un amico fidato; bisognava fare così, e sùbito; era accaduta una cosa tremenda.

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Liv. 1.60.3. L. Tarquinius Superbus regnavit annos quinque et viginti. Regnatum Romae ab condita urbe ad liberatam annos ducentos quadraginta quattuor. Duo consules inde comitiis centuriatis a praefecto urbis ex commentariis Ser. Tulli creati sunt, L. Iunius Brutus et L. Tarquinius Collatinus.

Lucio Tarquinio Superbo regnò venticinque anni. Duecentoquarantaquattro anni era durata a Roma la monarchia dalla fondazione della città alla sua liberazione. Due consolì furono quindi creati nei comizi centuriati dal prefetto dell’Urbe, secondo le disposizioni contenute nei commentari di Servio Tullio; Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino

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Liv. 2.1.1. Liberi iam hinc populi Romani res pace belloque gestas, annuos magistratus, imperiaque legum potentiora quam hominum peragam. Quae libertas ut laetior esset proximi regis superbia fecerat. Nam priores ita regnarunt ut haud immerito omnes deinceps conditores partium certe urbis, quas novas ipsi sedes ab se auctae multitudinis addiderunt, numerentur; libertatis autem originem inde magis quia annuum imperium consulare factum est quam quod deminutum quicquam sit ex regia potestate numeres. Omnia iura, omnia insignia primi consules tenuere; id modo cautum est ne, si ambo fasces haberent, duplicatus terror videretur. Brutus prior, concedente collega, fasces habuit; qui non acrior vindex libertatis fuerat quam deinde custos fuit.

[segue]

Materiali di approfondimento

[segue Liv. 2.1.1]

Del popolo romano ormai libero, tratterò, d’ora innanzi, le imprese compiute in pace ed in guerra, le magistrature annue, l’imperio delle leggi, più forte di quello degli uomini A rendere più gradita questa libertà contribuì la superbia dell’ultimo re. I precedenti, infatti, avevano regnato così che non immeritatamente li si può considerare, tutti, quasi fondatori, l’uno dopo l’altro, di quelle parti almeno della città che essi stessi avevano aggiunto come sede nuova della popolazione da loro accresciuta. Ma a quel momento, è da riportare l’origine della libertà più per aver allora reso annuale l’imperium dei consoli che per aver diminuito di qualcosa la potestà regia. [8] Tutti i diritti, infatti, tutti i segni esteriori (della regalità) conservarono i primi consoli si ebbe cura soltanto di evitare che risultasse duplicato il terrore. Come sarebbe accaduto se avessero avuto entrambi i fasci. Avendo ceduto il collega, ad avere i fasci per primo fu Bruto, il quale non era stato vindice della libertà più vigoroso di quanto ne fu poi custode.

Materiali di approfondimento

Liv. 2.1.9. Omnium primum avidum novae libertatis populum, ne postmodum flecti precibus aut donis regiis posset, iure iurando adegit neminem Romae passuros regnare.

Prima di ogni cosa, per evitare che in seguito potesse lasciarsi piegare da lusinghe o donativi di aspiranti alla monarchia, (Bruto) indusse il popolo, avido di nuova libertà, a giurare che non avrebbe più consentito che qualcuno regnasse in Roma.

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