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Carla Masi Doria » 20.Il principato di Augusto


Ottaviano

Ottaviano ottenne il potere nel 43 a.C., condividendo il triumvirato rei publicae constituendae di durata quinquennale con Antonio e Lepido.
Nelle Res Gestae, considerate la sua ‘biografia politica’, dichiarò di aver concluso il periodo delle guerre civili, ottenendo l’investitura a reggente della res publica in forza del consensus universorum.
Egli rivestì il consolato dal 31 a.C. in maniera continuativa fino al 23 a.C., anno di inizio convenzionale del Principato (qualcuno lo reputa databile al 28/27 a.C.), facendosi attribuire prerogative speciali attraverso una serie di senatoconsulti nel 30 a.C.: precisamente il ius auxilii oltre il pomerium sino al primo miliario, il potere di giudicare in appello contro atti di magistrati ed il calculus Minervae, il potere cioè di determinare l’assoluzione di un reo con un atto di grazia.
Nel 29 egli provvide ad una lectio senatus al fine di ottenere una classe politica maggiormente flessibile ai suoi progetti politici.

Augusto

Ottaviano, nel tentativo di costituzionalizzare la svolta politica che aveva programmato, si dedicò nel biennio 28-27 a.C. ad un processo di normalizzazione dei suoi poteri.
Nelle sedute del senato del 13 e del 16 gennaio del 27 egli dichiarò di voler restituere rem publicam, recedendo subito dopo dal proposito su insistenza dei senatori e accettando infine la carica consolare con un imperio atipico sulle province non pacatae, gettando le basi di un governo fondato sull’auctoritas, assumendo il titolo di Augustus.
Egli provvide al ripristino dei comizi e delle elezioni magistratuali, mostrando l’intenzione di restaurare le strutture repubblicane, seppure in un contesto politico e ideologico completamente mutato; ideò il consilium principis, commissione preposta all’elaborazione delle proposte che avrebbero costituito oggetto di deliberazione del senato.

A fianco, un’immagine delle Res Gestae, conservata nel cd. Monumentum Ancyranum.


Augusto (segue)

Nel 23 Augusto depose il consolato, assumendo l’imperium proconsulare maius et infinitum, cioè superiore a quello degli altri proconsoli nelle province e non delimitato: ciò produsse la riduzione di fatto di tutti i proconsoli a suoi legati. Dal 1° luglio di quell’anno ricevette anche la tribunicia potestas, a titolo vitalizio e nella sua piena estensione, non divenendo però tribuno della plebe, potendo così esercitare senza subire la intercessio.

Statua di Augusto, Musei Vaticani

Statua di Augusto, Musei Vaticani


Il capitolo 34 delle Res Gestae

Il capitolo 34 è di cruciale importanza per la comprensione delle modificazioni strutturali e funzionali del Principato. Vi è l’elenco dei titoli e degli onori a lui conferiti a partire dal 27 a.C., a partire dagli sfuggenti concetti di auctoritas e potestas.

Res Gestae 34. In consulatu sexto et septimo, po[stquam b]ella [civil]ia exstinxeram, per consensum universorum potitus rerum omnium, rem publicam ex mea potestate in senatus populique Romani arbitrium transtuli. Quo pro merito meo senatu[s consulto Au]gust[us appe]llatus sum et laureis postes aedium mearum vestiti publice coronaque civica super ianuam meam fixa est et clupeus aureus in curia Iulia positus, quem mihi senatum pop[ulumq]ue Rom[anu]m dare virtutis clementiaeque iustitiae et pieta[tis caus]sa testatu[m] est pe[r e]ius clupei [inscription]em. Post id tempus auctoritate omnibus praestiti, potest]atis au[tem n]ihilo ampliu[s habu]i quam cet[eri qui m]ihi quoque in magistratu conlegae fuerunt.

Nel mio sesto e settimo consolato, dopo aver terminato le guerre civili, assunsi per consenso universale il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della cosa pubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per delibera del senato e la porta della mia casa per ordine dello Stato fu ornata con rami d’alloro, e una corona civica fu affissa alla mia porta, e nella Curia Giulia fu posto uno scudo d’oro, la cui iscrizione attestava che il senato e il popolo romano me l’assegnavano a causa del mio valore e della mia clemenza, della mia giustizia e della mia pietà. Dopo di che fui superiore a tutti per autorità, ma non ebbi potere più ampio di quelli che mi furono colleghi in ogni magistratura.

Approfondimento

  • Res Gestae 5.1, 3. Dictaturam et absenti et praesenti mihi delatam et a populo et a senatu M. Marcello et L Arruntio cos. non recepi. [...] Consulatum quoque tum annuum et perpetuum mihi delatum non recepi.
    Non accettai la dittatura offertami, sia in mia assenza, sia in mia presenza, dal popolo e dal senato, durante il consolato di M. Marcello e L. Arrunzio. [...] Non accettai neppure il consolato, che allora mi era stato offerto annuo ed a vita.
  • Res Gestae 7.2-3. Princeps senatus fui usque ad eum diem, quo scripseram haec, per annos quadraginta. Pontifex maximus, augur, XV virum sacra faciundis, VII virum epulonum, frater Arvalis, sodalis Titius, fetialis fui. Sono stato principe del senato per quarant’anni, fino al giorno in cui scrivo queste cose.
    Sono stato pontefice massimo, augure, quindecemviro per i sacri riti, settemviro per i (pubblici) conviti, fratello Arvale, sodale Tizio, feziale.

Approfondimento 2

  • Cassius Dio 53.21.4-5. Cosa più importante di tutte, (Augusto) scelse quali consiglieri per periodi di sei mesi i consoli (o l’altro console, quando egli stesso deteneva la carica), un rappresentante per ciascuna delle altre magistrature, e quindici persone scelte a sorte fra il corpo senatoriale, con il risultato che tutta la legislazione proposta dagli imperatori è di solito comunicata, dopo una discussione da parte di questo organo, a tutti gli altri senatori. Peraltro, sebbene propose certi argomenti dinnanzi all’intero senato, tuttavia egli segue generalmente questo piano, considerando più opportuno affrontare la maggior parte delle materie tramite una consultazione preliminare e le più importanti in ambito ristrettissimo; e qualche volta sedette persino con queste persone in sede giusdicente.
  • Tacitus, Historiae 1.16.1. Sub Tiberio et Gaio et Claudio unius familiae quasi hereditas fuimus: loco libertatis erit quod eligi coepimus; et finita Iuliorum Claudiorumque domo optimum quemque adoptio inveniet.
    Sotto Tiberio, Caligola e Claudio siamo stati come un’eredità che si trasmette nella stessa famiglia; sarà come una libertà il fatto che noi (Galba) abbiamo incominciato ad essere eletti; e, finita la dinastia Giulio-Claudia, il migliore sarà trovato attraverso l’adozione.

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

A. Fraschetti, Roma e il Principe, Bari, 1990

R. Syme, L'aristocrazia augustea, Milano, 1993

W. Eck, Augusto e il suo tempo, Bologna, 2000

R. Holland, Augusto. Imperatore d'Europa, Roma, 2007

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