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Carla Masi Doria » 21.Senatusconsulta. L'attività normativa del princeps: edicta mandata decreta epistulae rescripta


Senatusconsulta

I senatusconsulta vincolavano in forza del cd. legis vicem optinere, cioè del valore normativo comunemente ad essi ascritto nonostante vi sia stata qualche ‘discussione’ in proposito: Gaio afferma, in Institutiones 1.4, che, secondo l’interpretazione corrente, i senatoconsulti sono tendenzialmente idonei a produrre ius civile.
Essi da un lato in un certo senso prendono il posto della lex nel corso del I e II secolo d.C., rappresentando strumenti di normazione generale ed astratta, dall’altro sono utilizzati dal princeps per indirizzare, almeno in un primo momento, l’attività giusdicente del pretore.
Si ricordano il sc. Velleianum (46 d.C.), che impedisce alle donne di assumere obbligazioni a garanzia di terzi, il sc. Trebellianum (56 d.C.), in materia di diritti azionabili nei confronti del fedecommissario universale, il sc. Neronianum (60 d.C.) sulla conversione in legati per damnationem dei legati invalidi per vizio di forma, i sc. Tertullianum e Orfitianum (della metà del II sec.), che istituiscono nuove categorie di successibili ab intestato.
Nel settore penale essi non individuano nuove figure criminose, ma estendono i contorni delle fattispecie esistenti.
Presto i senatoconsulti, in coincidenza con l’incremento dei poteri del princeps, vennero a costituire la forma attraverso cui produceva effetti l’oratio che il principe teneva personalmente o delegava a leggere durante le sedute del senato.

Edicta e mandata

- Edicta

Costituzioni a carattere generale ed astratto, fondate sul ius edicendi del principe, e dunque sul suo imperium proconsulare maius et infinitum; tendono a regolare direttamente l’attività dei soggetti dell’ordinamento, diversamente dall’editto del pretore che consiste invece in un’autoregolamentazione.
La loro efficacia, fondata sul legis vicem optinere di Gaio 1.5 (analogo al legis habere vigorem di Ulp. in D. 1.4.1 pr.) durerebbe oltre la morte del principe (essendo necessaria un’abrogazione espressa, talvolta congiunta con una damnatio memoriae) ed opera sul piano del diritto onorario e civile, fondando anche la cd. cognitio extra ordinem; mentre rispetto all’ordo iudiciorum publicorum potevano al più estendere la portata di alcune fattispecie criminali.

- Mandata
Anch’essi avevano un carattere generale e consistevano in istruzioni date dal principe ai propri funzionari e ai governatori delle province senatorie. Originariamente esse erano dirette volta per volta al singolo funzionario, ma nel tempo acquisirono una certa stabilità, costituendo un corpus mandatorum, caratterizzato dall’articolazione delle istruzioni in base alla carica rivestita. Si è discusso sulla possibilità che i mandata fossero considerati come delle vere e proprie constitutiones, a causa della mancanza di un carattere innovativo del loro contenuto. Tuttavia, nonostante l’assenza dei mandata dalle elencazioni delle costituzioni proposte dai giuristi romani, si può concludere per la loro natura normativa e non meramente applicativa di norme già poste.

Decreta

Il decretum è una costituzione a carattere particolare, precisamente una sentenza emanata dall’imperatore nell’esercizio della sua giurisdizione, in grado di appello o in unico grado, in materia civile o criminale, in forma solenne o a seguito di procedimento sommario.
Esso si fonda sull’imperium, vincola rispetto al caso risolto e, in forza dell’effetto espansivo della normatività della decisione connessa all’auctoritas principis, vale come exemplum autorevole per i casi analoghi.
Le sue origini vengono fatte risalire, in base ad una testimonianza di Dione Cassio, al cd. èkkleton dikàzein (potere di giudicare su richiesta), attribuito per senatoconsulto nel 30 a.C. ad Ottaviano, insieme con il calculus Minervae, cioè il potere di determinare l’assoluzione del reo, nel caso in cui mancasse un solo voto.

Epistulae e rescripta

Entrambe le costituzioni sono dirette ad incidere sulla decisione di singole controversie o dubbi interpretativi in riferimento alla definizione di un processo o alla regolazione di affari dell’amministrazione.
L’epistula è una comunicazione dell’imperatore elaborata dall’ufficio competente, in risposta ad un’altra epistula inviatagli da un funzionario o da un magistrato, che doveva quindi adeguarsi alla soluzione prospettata dall’imperatore.
Il rescriptum è la replica dell’imperatore ai libelli o preces inviatigli da un privato in cui si rappresentava un fatto e si chiedeva un parere sulla sua soluzione giuridica. Esso assumeva una struttura diversa: la risposta era infatti scritta in calce all’istanza e, insieme alla richiesta, affissa nel luogo in cui si trovava l’imperatore.
Il fondamento di validità è l’auctoritas dell’imperatore.
Normalmente queste costituzioni esercitano una forza vincolante nei confronti, rispettivamente, del funzionario/magistrato e del iudex privatus, tranne nel caso in cui la descrizione del fatto da parte dell’istante non corrispondesse al vero; tuttavia, come per i decreta costituiscono autorevoli precedenti nel contesto del ius controversum (sistema giuridico formato da principi generali tratti ad exemplum dai casi concreti, ma aperto a soluzioni alternative).

Materiali di approfondimento

  • Gaius, Institutiones 1.4-6. Senatus consultum est, quod senatus iubet atque constituit; idque legis vicem optinet, quamvis fuerit quaesitum. [5] Constitutio principis est quod imperator decreto vel edicto vel epistula constituit. Nec umquam dubitatum est, quin id legis vicem optineat, cum ipse imperator per legem imperium accipiat. [6] (Edicta sunt praecepta eorum, qui ius edicendi habent). Ius autem edicendi habent magistratus populi Romani; sed amplissimum ius est in edictis duorum praetorum, urbani et peregrini, quorum in provinciis iurisdictionem praesides earum habent; item in edictis aedilium curulium, quorum iurisdictionem in provinciis populi Romani quaestores habent; nam in provincias Caesaris omnino quaestores non mittuntur, et ob id hoc edictum in his provinciis non proponitur.
    [4] Il senatoconsulto è ciò che il senato ordina e stabilisce; esso tiene luogo di legge, sebbene sia stato discusso. [5] La costituzione del principe è ciò che 1′imperatore stabilisce con decreto, oppure editto, oppure lettera. Né mai si dubitò che ciò tenga luogo di legge, dal momento che lo stesso imperatore riceve il potere per mezzo di una legge. [6] Gli editti sono le disposizioni di coloro che hanno il potere di emanare editti. Sono titolari del potere di emanare editti i magistrati del popolo romano; ma il potere più ampio si riscontra negli editti dei due pretori, quello urbano e quello peregrino, la cui giurisdizione spetta nelle province ai presidi delle medesime; egualmente negli editti degli edili curuli, la cui giurisdizione spetta nelle province del popolo romano ai questori; nelle province imperiali, infatti, non si inviano per nulla questori, e perciò in tali province questo editto non viene emanato.

Materiali di approfondimento

  • D. 1.2.2.11-12. (Pomponius, libro singulari enchiridii). Novissime sicut ad pauciores iuris constituendi vias transisse ipsis rebus dictantibus videbatur per partes, evenit, ut necesse esset rei publicae per unum consuli (nam senatus non perinde omnes provincias probe gerere poterat): igitur constituto principe datum est ei ius, ut quod constituisset, ratum esset. [12] Ita in civitate nostra aut iure, id est lege, constituitur, aut est proprium ius civile, quod sine scripto in sola prudentium interpretatione consistit, aut sunt legis actiones, quae formam agendi continent, aut plebi scitum, quod sine auctoritate patrum est constitutum, aut est magistratuum edictum, unde ius honorarium nascitur, aut senatus consultum, quod solum senatu constituente inducitur sine lege, aut est principalis constitutio, id est ut quod ipse princeps constituit pro lege servetur.
    Infine, poichè sembrava che per necessità di cose ci si fosse progressivamente ridotti ad un numero troppo limitato di fonti di produzione normativa, divenne necessario affidare lo Stato ad una sola persona (il Senato, infatti, non poteva ben amministrare in tutti i settori); una volta istituito il principe, quindi, gli fu concesso il diritto che quanto da lui stabilito fosse norma vigente. [12] Nella nostra città si hanno così o il diritto introdotto per legge, o il diritto civile in senso proprio, che non essendo scritto consiste nella sola interpretazione dei giuristi, o le «azioni di legge», che contengono i modelli per agire, o il plebiscito, che viene emanato senza il consenso dei senatori, o l’editto dei magistrati, dal quale nasce il diritto onorario, o il senatoconsulto, che viene introdotto con una semplice delibera del Senato, senza bisogno di una legge, o la costituzione imperiale, in quanto ciò che è stabilito dal principe viene osservato come legge.

Materiali di approfondimento

  • D. 1.4.1.pr.-2. (Ulpianus, 1 inst.). Quod principi placuit, legis habet vigorem: utpote cum lege regia, quae de imperio eius lata est, populus ei et in eum omne suum imperium et potestatem conferat. [1] Quodcumque igitur imperator per epistulam et subscriptionem statuit vel cognoscens decrevit vel de plano interlocutus est vel editto praecepit, legem esse constat. Haec sunt quas vulgo constitutiones appellamus. [2] Plane ex his quaedam sunt personales nec ad exemplum trahuntur: nam quae princeps alicui ob merita indulsit vel si quam poenam irrogavit vel si cui sine exemplo subvenit, personam non egreditur.
    Quel che al principe piacque ha vigore di legge: ciò perchè con la legge regia, che viene emanata per attribuirgli l’imperio, il popolo conferisce in lui e a lui ogni suo imperio e potere. [1] Tutto ciò, quindi, che l’imperatore dispone con una lettera o in calce (al quesito), o decreta in sede giurisdizionale, o afferma in sede extragiudiziaria, o prescrive con un editto, risulta essere legge. Queste sono quelle che comunemente chiamiamo costituzioni imperiali. [2] Alcuni di questi (interventi) hanno chiaramente carattere personale e non possono essere assunti a modello: ciò che infatti il principe ha concesso a qualcuno per i suoi meriti, o ha irrogato a titolo di pena, o ha elargito a qualcuno, senza precedenti, per aiutarlo, non va oltre quella persona.

Materiali di approfondimento

  • Augusto, Editto ai Cirenei IV. L’imperatore Cesare Augusto, pontefice massimo, nel diciassettesimo anno della sua potestà tribunicia, dispone: Qualunque controversia sorgerà nella provincia Cirenaica fra Greci, salvo che si tratti di cause capitali, delle quali il governatore in carica della provincia deve conoscere e giudicare personalmente, o dare un collegio di giudici, per qualunque altra controversia, dunque, ritengo opportuno che siano dati giudici greci, a meno che il convenuto o l’accusato voglia avere come giudici dei cittadini romani. Fra coloro, invero, ai quali in forza di questo mio editto saranno dati giudici greci, ritengo inopportuno venga dato un giudice di quella stessa città di cui sia l’attore o l’accusatore o della quale sia il convenuto o l’accusato.
  • Augusto, Editto ai Cirenei V. L’imperatore Cesare Augusto, pontefice massimo, nel diciannovesimo anno della sua potestà tribunicia, dispone: Affinchè sia noto a tutti coloro dei quali ci prendiamo cura il senatoconsulto emanato, alla mia presenza e con la mia partecipazione, durante il consolato di Gaio Calvisio e di Lucio Passieno, senatoconsulto che attiene alla sicurezza degli alleati del popolo romano, ho stabilito di inviarlo nelle province e di porlo in calce ad un mio editto, attraverso il quale sarà manifesto a tutti gli abitanti delle province quanta cura abbiamo, io ed il Senato, a che nessuno dei nostri sudditi sopporti qualcosa di ingiusto o subisca qualche ingiusta pretesa.

Materiali di studio

Mandata

Cassius Dio 53.15.4. Anche dei mandati affidano (gli imperatori) ai (loro) procuratori, ai proconsoli e ai propretori, affinché si rechino (nelle loro province) con precise disposizioni…

D. 1.16.6.3 (Ulpianus, 1 de officio proconsulis) [...] et quod mandatis continetur, ne donum vel munus ipso proconsul vel qui in alio officio erit accipiat ematve quid nisi victus cottidiani causa, ad xeniola non pertinet, sed ad ea quae edulium excedant usum. Sed nec xenia producenda sunt ad munerum qualitatem.
E quel che è stabilito nei mandati, (e cioè) che lo stesso proconsole o il titolare di altro ufficio non accettino o acquistino alcun dono o presente, se non per il vitto quotidiano, non vale per i piccoli doni ospitali, ma per ciò che eccede le necessità alimentari. Ma neppure i doni ospitali debbono tradursi in una sorta di presente.

Materiali di studio

Mandata

D. 29.1.1.pr. (Ulpianus, 45 ad edictum). Militibus liberam testamenti factionem primus quidem divus Iulius Caesar concessit: sed ea concessio temporalis erat. Postea vero primus divus Titus dedit: post hoc Domitianus: postea divus Nerva plenissimam indulgentiam in milites con-tulit: eamque et Traianus secutus est et exinde mandatis inseri coepit Caput tale. Caput ex mandatis: «Cum in notitiam meam prolatum sit subinde testamenta a commilitonibus relicta proferri, quae possint in controversiam deduci, si ad diligentiam legum revocentur et observantiam: secutus animi mei integritudinem erga optimos fidelissimosque commilitones simplicitati eorum consulendum existimavi, ut quoquomodo testati fuissent, rata esset eorum voluntas. Faciant igitur testamenta quo modo volent, faciant quo modo poterint sufficiatque ad bonorum suorum divisionem faciendam nuda voluntas testatoris».
Per primo il divino Giulio Cesare concesse ai soldati di fare testamento liberamente; ma si trattò di una concessione temporanea. Poi invero analoga concessione fece per primo il divino Tito, e dopo di lui Domiziano; e poi ancora il divino Nerva accordò ai soldati una completa remissione (delle forme testamentarie); la stessa Cosa fece Traiano, e dopo di allora cominciò ad essere inserito nei mandati il seguente capitolo. Capitolo tratto dai mandati: «Essendo stato portato a mia conoscenza che spesso vengono presentati testamenti fatti da commilitoni tali da poter provocare delle controversie, se vengono valutati secondo un metro di rigorosa osservanza delle leggi; seguendo la probità del mio animo nei confronti degli ottimi e fedelissimi commilitoni, ritenni di dover venire incontro alla loro sprovvedutezza, cosicché, in qualunque modo avessero fatto testamento, la loro volontà venisse confermata. Facciano dunque testamento come vogliono e come possono, e sia sufficiente, per dividere i loro beni, la nuda volontà del testatore».

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

F.M. De Robertis, Sulla efficacia normativa delle Costituzioni imperiali, Bari 1942.

R. Orestano, Il potere normativo degli imperatori e le costituzioni imperiali: contributo alla teoria delle fonti del diritto nel periodo romano classico, Roma 1937 [=Scritti R. Orestano I, Napoli 1998, 215-308].

E. Volterra, Il problema del testo delle costituzioni imperiali, in Atti del 2. Congresso internazionale della Società italiana di storia del diritto, Venezia, 18-22 settembre 1967, Firenze 1971, 822-1097.

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