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La Corte in Rete » Antonio Romano, Il principio di relatività: Galilei, Newton ed Einstein


Incontro con Antonio Romano

Il principio di relatività: Galilei, Newton ed Einstein

Il principio di relatività, uno dei grandi sogni della fisica, è stato realizzato dai suoi promotori?
Federica offre una sintesi dell’incontro con Antonio Romano, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Antonio Romano

Antonio Romano


Galilei, Newton ed Einstein: il principio di relatività

Galileo, Newton ed Einstein sono i tre personaggi che maggiormente hanno contribuito alla formulazione e all’impiego del principio di relatività in Fisica. Diversi per esperienze di vita, carattere, educazione ed epoca in cui sono vissuti, questi scienziati sono accomunati dall’aver introdotto in fisica rivoluzioni culturali che hanno profondamente modificato la nostra visione della realtà.

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Antonio Romano
Professore di Fisica Matematica
Università degli Studi di Napoli Federico II

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Newton ed Einstein: profili

Quali sono i tratti umani di questi personaggi e quali sono i loro risultati scientifici più interessanti?

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Verso il principio di relatività

Ricorrendo idealmente ad alcune semplici esperienze sulla caduta dei gravi effettuate da Galileo è facile pervenire ad una prima intuitiva formulazione del principio di relatività, successivamente esteso a tutti i fenomeni meccanici dalle leggi di Newton. In breve, il principio di relatività da essi formulato afferma che: tutti i fenomeni meccanici, a parità di condizioni, si svolgono allo stesso modo per tutti gli osservatori in moto traslatorio uniforme l’uno rispetto all’altro (osservatori inerziali). Ma può verificarsi il principio di relatività a partire dagli esperimenti?

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Le equazioni di Maxwell

L’introduzione delle equazioni di Maxwell cambia le prospettive: non sono covarianti per trasformazioni galileiane. Quali sono le conseguenze?

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Principio di relatività negli osservatori “comuni”

Qual è il problema dell’estensione del principio di relatività ad osservatori “comuni”?

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Biografia

Antonio Romano, laureato in Fisica nel 1965 e assistente di Meccanica Razionale fino al 1975, è Professore incaricato di Fisica Matematica dal 1968 al 1975. Professore straordinario di Fisica Matematica dal 1975 al 1978 e da questa data professore ordinario di Fisica Matematica. Oltre il corso di titolarità di Meccanica Analitica per la laurea in Fisica, ha tenuto corsi di Relatività ristretta e Generale, Fluidodinamica, Elasticità, Meccanica delle vibrazioni, Fondamenti di Matematica.
La sua attività di ricerca è rivolta ai seguenti campi: relatività ristretta e generale, termomeccanica del continuo, campi elettromagnetici nella materia, cambiamenti di stato, materiali ferroelettrici e ferromagnetici, ottica. Membro dell’editorial board dell’Int. J. Engng. Sci. dal 1998 al 2006. Ha diretto progetti finanziati dal M.I.U.R. in interazione con aziende. È autore di 55 articoli su riviste internazionali e di due libri editi da Liguori, uno da Apogeo, uno da World Scientific e tre da Sprinter.

Il cinema e il gioco del tempo

La legge della relatività di Einstein, che modificava la percezione del tempo, in un certo senso era stata resa popolare dall’invenzione del cinematografo che scardinava il tradizionale andamento della rappresentazione teatrale, ricomponendolo in maniera artificiale e, per il pubblico di allora, sorprendente. Insieme all’apertura dello spazio, reso accessibile in maniera illimitata, il tempo era l’altra novità introdotta dal linguaggio delle immagini in movimento.

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Pasquale Iaccio
Professore di Storia del Cinema
Università degli Studi di Salerno


Onde gravitazionali: la caccia è aperta

Nella teoria della relatività generale di Einstein i concetti newtoniani di spazio e tempo assoluti vengono sostituiti da una sola grandezza assoluta: lo Spazio-tempo.
Le forze gravitazionali nascono da distorsioni locali dello spazio-tempo prodotte da corpi massicci. Le traiettorie dei corpi orbitanti appaiono allora semplicemente come le traiettorie più brevi che si possono seguire nello spazio-tempo deformato. Si può fare una analogia del passaggio da spazio a spazio-tempo, con il passaggio da Geometria piana a Geometria sferica.

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Leopoldo Milano
Professore di Fisica Sperimentale
Università degli Studi di Napoli Federico II


La relatività fantascientifica

La teoria della relatività – anzi le due relatività, quella speciale e quella generale – hanno portato un’incredibile rivoluzione nel pensiero scientifico e filosofico, ma hanno poco influenzato il modo di pensare comune. Naturalmente il motivo sta nel fatto che i fenomeni dei quali la relatività parla non fanno parte della nostra esperienza quotidiana.
Questo non vale naturalmente per la fantascienza, che per suo statuto ha l’obbligo di pensare a mondi futuri, estrapolandoli dalle conoscenze scientifiche del momento.

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Luciano De Menna
Professore di Elettrotecnica
Università degli Studi di Napoli Federico II


Il tempo e lo spazio morirono ieri…

«Il Tempo e lo Spazio morirono ieri [...] abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente»: nella conflagrazione delle idee assolute di spazio e tempo (e di oggettività e soggettività), proclamata nel 1909 da Marinetti nel suo Manifesto di fondazione del futurismo, si avverte l’eco del primo annuncio del principio della relatività, che Einstein, quattro anni prima, aveva affidato all’articolo Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento. Le più avanzate ricerche scientifiche, che agli inizi del Novecento, infrangendo le certezze dello scientismo positivista, dischiudono inediti orizzonti al sapere, al recepire e al comunicare, alimentano molte delle proposizioni concettuali e delle traumatiche sperimentazioni della cosiddetta avanguardia storica.

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Antonio Saccone
Professore di Letteratura Italiana moderna e contemporanea
Università degli Studi di Napoli Federico II


Relativismo e relatività nel dibattito filosofico contemporaneo

Se si pensa alla data della formulazione del primo momento della teoria einsteiniana (la teoria della “relatività speciale”, 1905), non si può fare a meno di considerarla strettamente connessa a un generale clima intellettuale e filosofico di profonda revisione dei modelli, non solo strettamente scientifici, di concezione del mondo e della vita elaborati nella seconda metà dell’Ottocento. Ma la teoria della relatività è, a sua volta, produttrice di non secondari effetti sulle trasformazioni che intervengono negli stessi paradigmi teorici della filosofia.

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Giuseppe Cacciatore
Professore di Storia della Filosofia
Università degli Studi di Napoli Federico II

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2006-2007


Le lezioni del Corso

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