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La Corte in Rete » Donatella Mazzoleni, L'architettura e le sue meraviglie


Incontro con Donatella Mazzoleni

L’architettura e le sue meraviglie

“L’Architettura è un’arte necessaria: le nostre costruzioni sulla terra sono fatte non solo per garantire la nostra sopravvivenza ma anche per “parlare” tra tutti noi della nostra identità e del senso della nostra vita. Miliardi di tracce consolidate della presenza umana accumulatesi nel tempo in ogni parte del mondo costituiscono un patrimonio universale, in cui si è sedimentato un immenso serbatoio di ricchezza immaginaria, di impensabili bellezze, di sconfinata ampiezza e meraviglia. Negli ultimi trent’anni, velocemente e ovunque nel pianeta Terra, sono cresciute enormi megalopoli tutte uguali, generiche, abitate da folle senza volto. Cosa può fare oggi l’Architettura? E noi, che siamo eredi della millenaria cultura “occidentale” di origine greco-mediterranea, come possiamo insegnare l’Architettura alle generazioni future?” Se ne discute con Donatella Mazzoleni.
Federica offre una sintesi dell’incontro, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Donatella Mazzoleni

Donatella Mazzoleni


L’architettura e le sue meraviglie

La parola ‘architettura’ è composta di due parti: arché e tectura, una greca, l’altra latina. Porta dunque in sé un doppio significato che deve essere compreso attentamente nella sua interezza.
Sul piano materiale, l’architettura è la tecnica della modifica dell’ambiente che garantisce la no stra sopravvivenza: l’arte della fabbricazione di protezioni (tegumenti, tetti), nell’esercizio dell’attività tessile-costruttiva (textura/tectura). Ma, sul piano immateriale, l’architettura è l’atto espressivo che soddisfa l’esigenza eccellente e primaria (arché) di dare senso ai luoghi della vita: dando corpo, nella trasformazione del territorio fisico, alla produzione di immagini, che sono alla base del senso di identità personale e sociale. ‘Paesaggi’, ‘luoghi’, ‘case’, ‘città’: immagini condivise da interi, piccoli o grandissimi, gruppi sociali, fino all’intera umanità, fondamentali per la comunicazione e la convivenza umana, in cui prendono forma e nome cose come il sentimento di appartenenza, l’amore per la terra, la nostra stessa visione del mondo.

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Donatella Mazzoleni
Professoressa di Progettazione Architettonica
Università degli Studi di Napoli Federico II

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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L’architettura e la costruzione di spazi abitabili intorno a noi

L’architettura viene esercitata compiendo due gesti semplici, che sono alla base di ogni progetto e costruzione:

  • Un gesto di separazione, che consiste nel tracciamento di un confine che taglia via una porzione di spazio dal corpo della terra, crea dunque una polarità tra un “dentro” ed un “fuori”, ma anche definisce la possibile connessione tra essi.
  • Un gesto di erezione, che, una volta tracciato il confine, si oppone alla forza di gravità elevando i muri di chiusura, e crea dunque una polarità tra terra e cielo.

Ma qual è lo spazio fisico in cui si esercita l’architettura? E cosa significa abitare?

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Come si costruisce oggi nel mondo

Con quali modalità si costruisce oggi nel mondo?

  • Sfida;
  • dimensioni grandissime;
  • onnipotenza tecnica;
  • noncuranza nell’uso delle risorse.

Cosa si produce nella costruzione dell’habitat umano?

  • Habitat generico;
  • griglie uniformi;
  • livellamento dei territori;
  • occultamento delle fonti energetiche e dei rifiuti.

 

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Forma, funzione e tecnica

Che cosa ha significato il pensiero astratto nell’arte?
Come si giunti alla formazione di un codice per l’architettura nell’antichità? E cosa è cambiato con il Rinascimento e l’introduzione della prospettiva?

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Verso nuove forme di bellezza

L’architettura classica ha creato modelli validi ancora oggi, la prospettiva ha permesso di creare interi paesaggi, ma il controllo prospettico dello spazio entra in crisi quando si deve confrontare con misure troppo grandi. Vi è una trasformazione radicale delle città.
Lo sguardo dell’abitante della città non riesce più ad agire in modo prospettico.
Come ci si confronta con tutto questo? E cosa si può insegnare alle nuove generazioni con questa nostra identità oggi?

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Biografia

Donatella Mazzoleni è nata a Firenze nel 1943, laureata in architettura a Napoli nel 1967, ha proseguito la sua formazione con viaggi di studio (Europa, Asia, Africa, Americhe, Australia), e con studi nei campi dell’antropologia, della psicologia dello spazio, dell’ecologia ambientale. Dal 1980 docente della Federico II, ha insegnato anche in molte in università straniere (Europa, USA, Cina, Australia). Dopo gli studi di “architetture utopiche” (“nombre d’or” al Grand Prix International d’Urbanisme et d’Architecture 1970, mostre internazionali di Parigi, Osaka, Wroclaw), il suo lavoro di ricerca si è incentrato sul “significato” dell’architettura e sulle “identità ambientali”. Dal 2000 è promotrice di una collaborazione internazionale sul confronto interculturale con università dei paesi arabi e dell’India sul tema “Architettura come linguaggio di pace”. Il suo lavoro progettuale è stato svolto in modo selettivo su temi prestigiosi: allestimenti di mostre d’arte, giardini storici, interventi in contesti di particolare valore ambientale. I suoi progetti più recenti: Piazza dedicata alle donne e alla pace ad Algeri, su invito dell’UNESCO; Serra Desertica dell’Orto Botanico nel Parco Reale di Portici; Spazi di meditazione sul sacro comune a tutte le religioni a Fonte Avellana (PU); Piazza Civica e Municipio a Montella (AV); Monastero buddhista (consulenza per l’Istituto Lama Tzong Khapa) a Pomaia (PI). Ha scritto e curato moltissimi saggi e libri, tra cui: Metapolis. Strutture e storia di una grande città, 1983; La città e l’immaginario, 1985; Napoli: il percorso delle origini, 1995; Nature Architecture Diversity, 1998; Palazzi di Napoli, 1999; Architettura e Musica, 2003; Domus. Pittura e architettura d’illusione nella casa romana, 2004; Architettura come linguaggio di pace, 2005.

Curriculum completo

Contributi di approfondimento

La città critica, la città della critica

Raggiungere la ‘purezza’ dello sguardo non è difficile, è impossibile
Walter Benjamin

La città, la metropoli contemporanea, è per molti la metafora preferita dell’esperienza del mondo moderno. Con i suoi dettagli quotidiani, il suo misto di storie, lingue e culture, il suo insieme di tendenze globali e distinzioni locali, la figura della città, come luogo sia reale sia immaginario, sembra costituire una mappa di pronta lettura, interpretazione e comprensione. Pure l’idea stessa di mappa, che per definizione si basa sul rilevamento di un terreno stabile, su termini di riferimento e misure fisse, sembra contraddire la fluidità e il flusso palpabile della vita metropolita e del movimento cosmopolita. Spesso si ha bisogno di una mappa per orientarsi in una città, nella sua metropolitana, nelle sue strade. Le mappe sono piene di riferimenti e di indicazioni, ma non sono popolate.

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Iain Chambers
Professore di Cultura Contemporanea
Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’

Iain Chambers, “Le molte voci del Mediterraneo”, Raffaello Cortina Editore (2007)

Iain Chambers, "Le molte voci del Mediterraneo", Raffaello Cortina Editore (2007)


Poeticamente abita l’uomo?

Tra le prime manifestazioni della civiltà umana in età preistorica, dopo l’embrionale balbettio del linguaggio e le suggestive icone di animali disegnate nelle grotte di Lascaux e di Altamira, troviamo la capanna. Abbandonata la caverna, l’homo sapiens eresse con i tronchi degli alberi la propria dimora primordiale, già indicata da Vitruvio come ‘origine’ dell’architettura e riproposta, molti secoli dopo, da Marc-Antoine Laugier nell’Essai sur l’Architecture (1753) come ‘archetipo’ referenziale senza tempo per costruire con bella semplicità e con rigore logico. Eppure, in quello stesso XVIII secolo, un altro grande teorico, il napoletano Mario Gioffredo, mise in dubbio nel suo trattato Sull’Architettura (1768) il luogo comune di ritenere che a determinare la nascita della nostra musa sia stato il mero bisogno pratico di trovare un comodo riparo contro le intemperie e le insidie della natura.

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Benedetto Gravagnuolo
Professore di Storia dell’architettura e Restauro
Università degli Studi di Napoli Federico II


Quando l’architettura è poesia

Il sentimento di ciò che al singolo – proprio a lui – tocca di vivere, il senso del suo vivere, è quel che diciamo il suo ‘vissuto’. Esso non si comunica, non perché sia ‘incomunicabile’, qualcosa a cui per caso s’impedisca d’essere comunicato, ma perché è costitutivamente irrelati vo: non ‘incomunicabile’, bensì ‘incomunicativo’.
In momenti di grazia, un linguaggio (letterario o pittorico come musicale o architettonico) può tendersi fino a trascendere la mera significatività comunicativa dei suoi segni, e raggiungere l’incomunicatività del senso. Qui la significatività del linguaggio salta ‘oltre’ se stessa: eccede o, dantescamente, è ‘oltraggio’. Si spoglia d’ogni peso oggettivo, è puro limite, circoscrive l’indescrivibile insignificatività del vissuto senso del parlante, cui può rispondere la suscitata emozione d’altri parlanti, il con-sonare dei loro vissuti.

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Aldo Masullo
Professore Emerito di Filosofia Morale
Università degli Studi di Napoli Federico II

Martin Heidegger

Martin Heidegger


Città e cambiamenti climatici

Non solo per l’architettura, ma per tutte le scienze del territorio, l’eredità più ricca che dobbiamo riaffermare è ancora la città: la ‘cosa umana per eccellenza’, quel meraviglioso garbuglio di ‘oggetto di natura’ e ’soggetto di cultura’, di individuale e di collettivo, di vissuto e sognato; incontro fantastico di procreazione biologica, evoluzione organica e creazione estetica, come splendidamente ha rappresentato Claude Lévi-Strauss.
È questa eredità, che nonostante tutti i cambiamenti, dobbiamo curare. Sapendo che la cura della città, del territorio, del patrimonio è indispensabile per assicurare la qualità del processo e del prodotto, e costituisce la vera strategia per una competitività durevole.
Un’eredità che si trova sotto attacco da più punti. La globalizzazione le sottrae sempre più decisioni cruciali, rendendo i luoghi urbani crescentemente fantasmagorici, concentrando pericolosamente in mescolanze diverse ‘globalizzati’ e ’scontenti’. E la natura, insidiata dai nostri comportamenti distruttivi, reagisce con cambiamenti che tardiamo a cogliere in maniera perspicace.

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Attilio Belli
Professore di Urbanistica
Università degli Studi di Napoli Federico II

Alluvione di Firenze 1966

Alluvione di Firenze 1966


Architettura della città

L’architettura ha un posto speciale tra le attività dell’uomo. Essa è intimamente legata al pulsante cuore della società che la propone, la realizza e la rappresenta. È lo specchio dell’ideale, dell’immagine dell’Essere che ogni comunità genera, coltiva e nutre in se stessa e quindi si proietta nel suo dover essere ed oltre il tempo stesso. Non capiremmo le piramidi né le grandiose cattedrali che piccole città medievali erigevano nel cuore stesso del loro tessuto più minuto.
L’oggi ha le sue cattedrali, i suoi ponti sospesi, meraviglie della tecnica, ma anche i suoi ‘mercati’, che sostanziano e dominano i musei, le stazioni, le gallerie, i nodi nevralgici della città. Per lo più forme grandiose che destano meraviglia ed attrazione: sono fatte per questo. Ora anche le cattedrali delle discariche? Sembra di sì.

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Riccardo Dalisi
Professore di Progettazione Architettonica
Università degli Studi di Napoli Federico II

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2007-2008

Riccardo Dalisi: Real Albergo dei Poveri – Napoli. In collaborazione con M. Barberis, P. Carta, F. Cutolo, A. De Rosa, A. Gaudino, M. Lupo, G. Marino, A. Morello, G. Pecora, M. Russo.

Riccardo Dalisi: Real Albergo dei Poveri – Napoli. In collaborazione con M. Barberis, P. Carta, F. Cutolo, A. De Rosa, A. Gaudino, M. Lupo, G. Marino, A. Morello, G. Pecora, M. Russo.


Le lezioni del Corso

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