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La Corte in Rete » Giovanni Persico, I ferri del mestiere. Il chirurgo e i suoi strumenti


Incontro con Giovanni Persico

I ferri del mestiere. Il chirurgo e i suoi strumenti

Giovanni Persico ci accompagna alla scoperta dei “testimoni silenziosi della vita e della storia di un chirurgo”.

Federica offre una sintesi dell’incontro, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Giovanni Persico

Giovanni Persico


I ferri del mestiere: testimoni silenziosi della vita e della storia di un chirurgo

Lo strumento chirurgico nella mano di chi l’impugna è un mezzo per realizzare un progetto di cura che impegna la mente e la mano con un pizzico di coraggio e passione. Il gesto del chirurgo sospeso tra pensiero ed azione è realizzato da un manufatto inerte che trasmette la volontà di guarire il corpo con una serie di atti che indicano il percorso della tecnica chirurgica.
Incisione, dissezione, emostasi, sutura sono fasi imprescindibili di ogni intervento chirurgico e richiedono uno strumentario fine e dedicato agli organi diversi e agli specialisti delle discipline.
Il bisturi non è altro che un coltello poco diverso da quello per uccidere… è l’intenzione di guarire che lo rende speciale. Molti dei nostri strumenti sono mutuati da sarti, materassai, guantai ma è il modo di impugnarli che li rende diversi.
Le dita avvolgono lo strumento come se fosse l’archetto di un violino ed il rapporto tra un chirurgo e il suo strumento diviene così intimo da diventare un tutt’uno.

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Giovanni Persico
Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Napoli Federico II

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Alla scoperta dei primi passi della chirurgia

Cenni e curiosità per recuperare la storia della chirurgia: dalla fondazione del primo Collegio Medico Cerusico dell’Ospedale Incurabili di Napoli ai primi modelli di tavoli operatori e strumenti: maschera di ombredanne per l’anestesia e cassette di rianimazione per l’asfissia.

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Gli strumenti chirurgici dell’antica Roma, il cauterio e il  ferrum candens

La nostra medicina, soprattutto a Napoli, è stata per lungo tempo ippocratica.
Ippocrate sosteneva fortemente che “le malattie guariscono con il ferro e con il fuoco, quelle che non guariscono con il ferro e con il fuoco sono inguaribili”.

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Strumenti e progresso

L’avvento della luce, l’evoluzione degli strumenti chirurgici (bottoni di Murphy, pinze, cucitrici meccaniche), un excursus fino ai giorni nostri.
“Ma ciò che conta è che dietro a ogni ferro ci deve essere un cervello”.

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Le mani e il chirurgo

“Ci avviamo verso la chirurgia del futuro, grandi progressi sono stati compiuti con la chirurgia robotica, ma gli strumenti più preziosi a nostra disposizione sono senz’altro le mani”.

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Biografia

Giovanni Persico è nato a Napoli il 25 febbraio del 1943. Si Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1967. Dal 1985 è Professore Ordinario di Chirurgia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Tra il 1994 ed il 2005 ha ricoperto numerosi incarichi accademici e presso istituzioni scientifiche. Dal 2005 è Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Federico II. Dal 2007 è Componente del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma. Dal 2008 è stato designato, in rappresentanza dei Presidi di Medicina e Chirurgia, a far parte del Gruppo di Lavoro dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica presso il MIUR a Roma. È stato designato dal MIUR a far parte del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario CNVSU. Dal 2010 è componente della Commissione di studio per i rapporti delle Facoltà di Medicina con il Servizio Sanitario Nazionale.
È Componente del Gruppo di Consultazione del Programma Nazionale della Ricerca presso il MIUR a Roma. Collabora con le seguenti Riviste Scientifiche: Comitato Editoriale di Microchirurgia e Scienze Chirurgiche, Italian Review of Medical and Surgical Research, Journal of Pediatric Surgery, Annali Italiani di Chirurgia. È autore di circa 300 pubblicazioni edite a stampa.

Sotto i ferri… del chirurgo

“Andare sotto i ferri …” è un’espressione colorita e popolare che lascia intendere la necessità di un intervento chirurgico.
Il paziente non si affida solo alle mani ma, addirittura col rispetto timoroso, anche agli strumenti usati per guarirlo. Lo strumento diviene così un prezioso ausilio meccanico del sapere medico per condurre a buon fine un intervento chirurgico.
song’ e fierri ca fann’ ‘o masto!” dice un adagio antico, spesso non condivisibile perché sono sempre le mani i migliori strumenti, se guidate dal cervello e dal buon senso dell’operatore. Pierre Larousse nel suo dizionario definisce gli strumenti come agenti manuali adatti a trasformare la materia: dunque utensili per il corpo per dissecare, incidere, suturare con delicatezza e precisione i tessuti. L’armamentario chirurgico è oggi vario e articolato per superare le frontiere della scienza, con materiale in lega leggera, più resistente, miniaturizzando le forme, adattandole anche per lavorare a distanza come nella chirurgia laparoscopica e nella robotica ove il gesto è controllato attraverso un monitor.

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Gennaro Rispoli
Primario chirurgo Ospedale Ascalesi e Ospedale San Giovanni Bosco
ASL NA1


Chirurgia robotica

Dieci anni dopo l’esplosione della chirurgia mini invasiva laparoscopica un’altra rivoluzione chirurgica si pone all’attenzione della comunità scientifica e dei mass-media: l’introduzione di una tecnologia robotica in chirurgia. Era previsto. In un mondo che galoppa sempre di più verso nuove tecnologie, in un mondo dove la parola robot è entrata in molti campi, compresi quelli domestici, il robot non poteva non far parte della moderna tecnologia chirurgica.
Ma, intanto, cos’è un robot chirurgico? È, essenzialmente, uno strumento molto sofisticato che permette al chirurgo di operare “a distanza” dal paziente, manovrando da lontano, da una consolle, a cui sta comodamente seduto, gli strumenti introdotti nell’addome del paziente attraverso delle cannule miniaturizzate.
La chirurgia robotica rappresenta, oggi, a dieci anni dalla sua introduzione nella pratica clinica, un’evoluzione ancor più tecnologica della chirurgia mini invasiva. Come si diceva il chirurgo lavora a distanza manovrando degli strumenti che, a differenza di quanto avviene in chirurgia laparoscopica “tradizionale”, sono articolabili come il polso di una mano.

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Francesco Corcione
Direttore U.O.C. Chirurgia Generale Centro di Chirurgia Laparoscopica e Robotica
Ospedale Monaldi – ASL NA1


Suturatrici meccaniche: Straordinari strumenti che aiutano a dimagrire e curano il diabete

La chirurgia addominale è stata rivoluzionata nel Secolo scorso dalla geniale intuizione di un chirurgo francese Philippe Mouret che il 31 marzo 1987 a Lione dimostrò la fattibilità di un intervento di asportazione della colecisti senza la tradizionale incisione della parete addominale. Utilizzando la Laparoscopia, una metodica diagnostica ben nota in medicina fin dagli inizi del ‘900, egli riuscì ad operare attraverso 3 forellini cutanei e diede un impulso al progresso delle tecniche e delle conoscenze in chirurgia che non ha precedenti nella storia, antica e moderna, di questa disciplina. La chirurgia moderna è ormai largamente dominata da procedure video-laparoscopiche, utilizzando sottili mezzi ottici in grado di proiettare immagini ingrandite su schermi ad altissima definizione, ed è mini-invasiva per la ridotta aggressività dell’accesso che consente degenze ospedaliere ridotte a 24/48 ore. Non è difficile immaginare dunque che, cambiata la via di accesso agli organi endo-addominali, è radicalmente mutato di necessità anche lo strumentario chirurgico.

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Luigi Angrisani
Direttore UOC Chirurgia Laparoscopica e Mini-Invasiva Ospedale San Giovanni Bosco
Asl Napoli 1


Valenze etniche nel rapporto tra paziente e chirurgo

La professione medica è profondamente mutata nel tempo. Tale cambiamento è legato non solo ai suoi contenuti tecnico-scientifici quanto – in misura in qualche maniera autonoma – ad una sostanziale evoluzione del modello di rapporto medico-paziente.
All’acme dell’iperbole delle acquisizioni scientifiche ed applicative, quando la professione del medico tende più insistentemente alla trasformazione da arte in scienza, viene progressivamente meno nel paziente quella fiducia e quel rispetto che egli aveva nutrito sin dai tempi ippocratici per il medico, realizzandosi una complessa crisi della medicina moderna alla cui base vi è una profondamente mutata modalità di essere del rapporto medico-paziente. Nell’ambito delle diverse discipline medico-chirurgiche proprio quella chirurgica è fortemente permeata da tali aspetti problematici in quanto nel rapporto tra paziente e chirurgo sono in gioco valori forti come la dignità della persona, la qualità di vita, il peso (in termini di proporzionalità) delle cure, l’autodeterminazione agli approcci interventistici fino al loro rifiuto, l’informazione circa le patologie e gli atti operatori proposti, il consenso a sottoporvisi.

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Claudio Buccelli
Professore di Medicina legale
Università degli Studi di Napoli Federico II


Medici napoletani nel primo Novecento

La città di Napoli, dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, attraversa una fase di particolare crescita nel settore della Medicina. La costruzione del Policlinico di Piazza Miraglia portò alla nascita di una vera facoltà di Medicina e all’affermazione di medici di provata capacità scientifica. Questa “occupazione” del centro storico di Napoli trasforma i clinici, sconosciuti alla gran massa, in personaggi che a poco a poco diventano una presenza costante nella vita quotidiana della città. Era inevitabile, da questa partecipazione attiva alla vita di tutti i giorni, che nascesse l’idea di realizzare una serie di caricature di questi personaggi. La caricatura del “personaggio”, qualunque sia il suo ambito lavorativo o culturale, è ampiamente diffusa all’inizio del Novecento. La caricatura in genere è espressione di una visione del tutto soggettiva dell’autore e non una semplice riproduzione delle fattezze del personaggio: quando poi alla caricatura si accompagna una raccolta aneddotica dello stesso personaggio si ottiene una perfetta sinergia tra parole e figure. Articolo completo

Maria Rosaria Bacchini
Direttrice Biblioteca Centrale della Facoltà di Medicina
Università degli Studi di Napoli Federico II

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2009-2010


Le lezioni del Corso

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