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Gianluca Giannini » 3.Bioetica e sue definizioni - Parte seconda


Ufficializzazione della bioetica

Siamo rimasti al 1971: in questo stesso anno, presso la Georgetown University di Washington D.C., venne inaugurato il “Joseph and Rose Kennedy Institute for the Study of Human Reproduction and Bioethics”, che di fatto sanciva l’ufficializzazione della parola “bioetica” per indicare un nuovo dominio di studi.

Il concetto di bioetica subì delle resistenze e delle critiche ma, nel 1978, venne finalmente data alle stampe la Encyclopedia of Bioethics, un’opera che spianò la strada alla diffusione di questa area disciplinare e problematica avviandola verso l’unificazione in un’unica materia caratterizzata, comunque, dall’esistenza di una matrice interdisciplinare dove Medicina, Giurisprudenza, Biologia, Psicologia e Psichiatria, Filosofia e Teologia contribuiscono allo sviluppo di intensi dibattiti che attengono quel che in precedenza s’è indicato essere “ipotesi di neo-umanesimo”.

Immagine da:  Google Maps

Immagine da: Google Maps


E.o.B. (1978)

Nell’edizione del 1978 della “Encyclopedia of Bioethics”, la definizione riportata dal curatore Warren Thomas Reich è la seguente:

“La bioetica è lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della salute, in quanto questa condotta è esaminata alla luce dei valori morali e dei principi”.

Frontespizio dell’Edizione del 1978.

Frontespizio dell'Edizione del 1978.


E.o.B. (1995)

Mentre nell’edizione aggiornata della stessa “Encyclopedia”, datata 1995, la definizione completa è:

“Bioetica è un termine composto, derivato dalle parole greche bios e ethiké. Essa può essere definita come lo studio sistematico delle dimensioni morali, incluse la visione morale, le decisioni, la condotta e le politiche, delle scienze della vita e della cura della salute, usando diverse metodologie etiche in un quadro interdisciplinare”.

L’edizione 1995 dell’Enciclopedia.

L'edizione 1995 dell'Enciclopedia.


Significato

La Bioetica, dunque, nelle sue intenzioni strutturali e quindi di significato, dovrebbe cercare di fornire risposte (adeguate) ai nuovi interrogativi morali sorti dall’ampliamento delle conoscenze e dei poteri in ambito scientifico e tecnologico.

Tali domande potrebbero riassumersi in un’unica formulazione: quanto è tecnicamente possibile, è eticamente lecito?

Se l’assunto è che una delle caratteristiche delle coeve possibilità applicative della scienza risieda nell’eventuale irreversibilità delle conseguenze, la domanda sulla “liceità” assume una connotazione significativa decisiva e tale da coinvolgere il “futuro dell’uomo”.

Significato (segue)

Quando, di fatto, questo “studio sistematico” strutturalmente pretende e tende ad investire di sé “le dimensioni morali, incluse la visione morale, le decisioni, la condotta e le politiche, delle scienze della vita e della cura della salute”, giocoforza, il plesso interpretativo di ambiti e dunque definitorio si amplia quasi a dismisura.

È il motivo per il quale è necessario fornirci di alcune altre definizioni di “bioetica”.

Gilbert Hottois

È significativo, allora, seguire la definizione data dal filosofo belga Gilbert Hottois, per il quale la bioetica è:

“l’insieme delle ricerche, dei discorsi e delle pratiche multidisciplinari, aventi ad oggetto la chiarificazione o la risoluzione delle questioni di carattere etico suscitate dall’avanzamento e dall’applicazione delle tecnoscienze biomediche”.

Riferimenti:
G. Hottois-M.H. Parizeau, Les mots de la bioéthique, Bruxelles, De Boeck-Wesmael, 1995, p. 48.

Gilbert Hottois. Immagine da: Zam

Gilbert Hottois. Immagine da: Zam


Elio Sgreccia

Così come è interessante aver presente la curvatura significativa assunta dalla bioetica nella definizione di Monsignor Elio Sgreccia per cui essa diviene: “quella parte della filosofia morale che considera la liceità o meno degli interventi sulla vita dell’uomo e, particolarmente di quegli interventi connessi con la pratica e lo sviluppo delle scienze mediche e biologiche”.

Riferimenti:
E. Sgreccia, Bioetica. Manuale per medici e biologi, Milano, Vita e Pensiero, 1986, p. 43.

Mons. Elio Sgreccia. Immagine da:  Diocesi di Fano

Mons. Elio Sgreccia. Immagine da: Diocesi di Fano


Uberto Scarpelli

O ancora, in un solco interpretativo non religiosamente orientato, la definizione fornita da Uberto Scarpelli, il quale vede la bioetica come “l’etica in quanto particolarmente relativa ai fenomeni della vita organica, del corpo, della generazione, dello sviluppo, maturità e vecchiaia, della salute, della malattia e della morte. Non è una disciplina autonoma e indipendente: ricomprende problematiche legate al progresso della conoscenza e delle tecniche biologiche, ma un adeguato approfondimento riporta alle questioni e agli atteggiamenti etici fondamentali concernenti l’uomo in quanto anima e corpo, spirito e materia, organismo capace di azioni e interazioni significanti e simboliche eccedenti il campo d’indagine della biologia”.

Riferimenti:
U. Scarpelli, La bioetica. Alla ricerca dei principi, in Bioetica laica, Milano, Baldini e Castoldi, 1998, p. 217.

Frontespizio del Vol. Bioetica laica

Frontespizio del Vol. Bioetica laica


Esiste la bioetica?

Purtroppo, segnatamente al plesso definitorio, in ragione di piccole e quasi impercettibili sfumature apparentemente neutre, si potrebbe proseguire quasi all’infinito riportando altre accezioni e concezioni di “bioetica”.

Ora, di là dai “gusti”, di là dai diversi paradigmi teorici che possono e di fatto orientano (rendendole persino ostaggio) queste stesse diverse accezioni e concezioni, al punto da avere non solo definizioni eterogenee ma, in taluni casi, persino contraddittorie di “bioetica”, è forse lecito porsi la questione: esiste la bioetica?

Ovvero: questo sapere, questa “problematica” disciplina-nondisciplina, questa scienza-nonscienza, dove rintraccia il suo fondamento significativo precipuo?

Qual è, in altri termini, il suo statuto epistemologico?

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