Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Gianluca Giannini » 17.Dalla fantascienza alla scienza


L’incubo della fanta-scienza

Non vi è dubbio che lo sviluppo tecnico e tecnologico dalla seconda metà del ‘900 sia stato a dir poco vertiginoso e molte delle acquisizioni scientifiche che ne hanno segnato la processualità evolutiva hanno, nel profondo, modificato e riscritto i codici di lettura ed interpretazione della stessa relazione tra l’uomo e la realtà esterna. Modifica radicale che, in larga parte, ha contribuito e sta contribuendo ad eliminare, uno alla volta, tutti quei pregiudizi di marca antropocentrica che, è inutile tacerlo, hanno contraddistinto la narrazione, l’auto-narrazione, dell’avventura umana.

Ma il processo di eliminazione, a dispetto della velocità della processualità evolutiva delle scienze, è lento e, specie se l’oggetto delle scienze è l’uomo stesso, il rischio è quello di incorrere in incubi “fantascientifici”.

L’umano come deformazione

In realtà se si accetta – sulla scorta delle riflessioni condotte in precedenza segnatamente alle “condizioni” dell’umano e, dunque, relativamente al suo “posto” – che l’uomo, l’umano è storia, concrescenza fluida di accumulo storico, sommatoria aperta di esperienze in fieri, fossero anche quelle inscritte nel casuale sentiero evolutivo, è possibile allora dire che l’uomo, l’umano, è niente altro che deformazione.

L’umano come deformazione (segue)

È, cioè, oggetto e soggetto di deformazione in quanto modificatore e modificazione costante: ovvero, tanto rispetto alla propria possibilità e abilità di soggetto agente di fronte alla eventualità di interazione (e destrutturazione e ristrutturazione, quindi) con il mondo circostante – sia esso inteso come complesso di enti che gli si fanno incontro, sia come mondo proiettivo, ossia quale complesso di enti cui egli stesso ha messo mano ideandoli e realizzandoli.

Ma è altresì soggetto agente di deformazione anche al cospetto del suo stesso bios, dal che è anche oggetto di deformazione (teoricamente consapevole).

Retroazione

Ma di là dagli incubi fanta-scientifici, se le premesse che sin qui siamo andati prospettando possono essere assunte come valide, ovvero se è proprio questo “evento ibridativo”, assunto quale processualità che storicamente si determina, a farne e dirne dell’umano e della sua specificità – è nell’esplicitarsi della ibridazione che è la cultura, ragion per cui non vi è più dicotomia con la natura – una prima ricaduta che ne dice delle frontiere aperte determina che la cultura non è più da assumere quale mero completamento della natura in conseguenza della incompletezza originaria bensì, per certi versi, come “motore della natura” in ragione della sua capacità di retroazione sul sistema-uomo stesso.

Trasfigurazione

La conoscenza stessa dell’umano, dunque, ma anche le scienze medesime, non possono più mirare o essere portabandiera di alcunché di assoluto o assolutamente “vero”. Mutano in funzione della potenzialità, già in dissolvimento al momento del suo primo affacciarsi, di questa idea qui di umano, di questa contestuale e storica idea di umano che si declina in situazione. Ma, appunto, questa situazione già chiama ed indica in direzione del suo mutamento che non sta a dire di “progresso” o “progressismo” ma, prospetticamente, solo del limite attuale raggiunto e che, nel farsi stesso, può tendere o far tendere in direzione dello slittamento successivo.

Questione ultima

Se è in gioco, come è in gioco, la tenuta speculativa del nostro umanesimo tradizionale, ciò sta a significare che è in questione, che è oggetto di questione la struttura, l’intera impalcatura concettuale di questo umanesimo e, conseguentemente, tutto ciò che da essa è dipeso e dipende a tutt’oggi.

Questa è, in definitiva, la questione ultima che ci deve interessare e che è relativa, in sostanza, alla ipotesi di un neo-umanesimo sciolto da ogni pretesa metafisica e ontologica.

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion