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Gianluca Giannini » 1.La “parola” bioetica


La parola

Bioetica è parola composta: dal greco antico βioς, bìos (vita) e da εθoς, èthos (comportamento, costume, misura dell’agire). Nelle sue intenzioni fondative la bioetica si è proposta e si propone essere disciplina che si occupa delle questioni morali eventualmente derivanti dalla ricerca scientifica connessa alla vita.

È necessario considerare preliminarmente come, nel circolo della bioetica, risultino coinvolti (in un’ottica compartecipativa) diversi saperi regionali: filosofia, medicina, biologia, genetica, sociologia, psicologia, diritto e teologia.

Scomposizione

È dunque essenziale operare una vera e propria scomposizione dei termini costitutivi la “parola” bioetica per seguirne, prima singolarmente e poi in maniera combinata, la genealogia.

Bisogna, cioè, cogliere lo strutturarsi dei reagenti concettuali, vita e comportamento, misura dell’agire, per poi comprendere il significato della loro reazione concettuale ultima: la bioetica, appunto.

Il concetto di vita

Possiamo definire “vita” quella condizione che distingue gli organismi animati dagli oggetti inanimati.

Gli organismi animati, o esseri viventi, sono caratterizzati dal ciclo:

  • nascita
  • crescita
  • riproduzione
  • morte

Per gli esseri umani, la vita assume importanza anche in quanto esistenza, ampliando così il suo significato dal campo puramente biologico e scientifico a quello filosofico e spirituale.

Il concetto di vita (segue)

La definizione non è tuttavia così semplice e banale: spaziare dall’ambito biologico a quello filosofico ne è la cifra.

Si è giunti, comunque, alla stesura di una “mappa” di almeno sette pilastri fondamentali che definiscono il concetto di vita, cioè le caratteristiche che fanno di un agglomerato di composti chimici un vero e proprio organismo vivente.

Il concetto di vita (segue)

  1. Programma, cioè un piano organizzativo che descrive gli elementi e le loro interazioni.
  2. Improvvisazione, cioè la capacità di cambiare il programma quando cambiano le condizioni.
  3. Compartimentalizzazione, cioè la presenza di membrane o di altre strutture che dividano il vivente dal mondo esterno.
  4. Energia, che deve essere acquisita e scambiata con il mondo esterno.
  5. Rigenerazione, cioè il ricambio di strutture usurate o mancanti.
  6. Adattabilità, cioè le risposte immediate ai pericoli o agli stimoli esterni.
  7. Specificità degli enzimi che svolgono una certa funzione.

Il concetto di vita (segue)

Queste proprietà definiscono, o meglio, servono a definire il vivente, l’essere vivente, per come lo conosciamo e per come, costantemente, lo proviamo a conoscere.

Il concetto di etica

Altrettanto problematico e complesso è dare una definizione di etica, del concetto di etica.

Anche in questo caso preliminarmente, e per vie generiche, potremmo provare a definire l’etica come quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status tale da poterli distinguere in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi, ingiusti, illeciti.

La radice del concetto

È basilare, comunque, richiamarsi alla radice greca del termine per poter enucleare sfumature costitutive fondamentali del concetto.

Come s’è detto in precedenza: εθoς, èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”;

ma anche ηθoς, ove il termine èthos acquisisce il significato di “plesso di principi che incidono sulla collettività”.

I significati

Come si intuisce, è l’essere umano ad essere al centro; l’essere umano che ricerca, sia a livello soggettivo sia intersoggettivo, codici comportamentali e relazionali.

Dacché, l’etica può anche venir definita come la ricerca di quei criteri (uno o più) tali da consentire all’individuo di gestire adeguatamente le proprie prerogative (come ad esempio l’esercizio della libertà) nel rispetto delle prerogative altre, dell’altro.

I significati (segue)

Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell’atteggiamento assunto. In questo senso essa pone dei canoni e dei confini entro cui l’agire si può estendere ed esprimere.

In questa accezione più circoscritta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale, poiché ha come oggetto i valori (morali) che sottendono i modi dell’agire medesimo.

I significati (segue)

Ma l’etica si occupa anche della determinazione di quello che può essere definito “il senso”, ovvero il significato esistenziale della vita del singolo e dell’ambito complessivo che la include.

Anche per questo motivo è consuetudine differenziare i termini “etica” e “morale”. Un altro motivo è che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l’uso del termine “morale” per indicare l’assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano, riservando “etica” per riferirsi all’intento razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina.

Bioetica

Una volta poste queste premesse “strutturali”, a partire dalla prossima lezione, sarà possibile iniziare ad enucleare delle ipotesi di definizione della “bioetica”, al fine di fissare ambiti e confini più definiti entro i quali poi andare a sviluppare le tematiche specifiche del Corso.

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