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Clementina Gily » 19.Arte e critica: Guido de Ruggiero


Morte dell’arte

Arte e conoscenza percettiva, arte nel museo e morte dell’arte, sono i temi che il corso ha approfondito: resta l’ultimo, la morte dell’arte, focus della polemica di Benedetto Croce con Hegel e Gentile. Le figure della storia dell’arte indicano l’autonomia dell’arte? O la loro piena coscienza – conoscenza dipende da valutazioni che oltrepassano l’estetica nella critica filosofica? Sono esse a dare senso al passato, o è la vita dello Spirito che dà senso all’opera degli artisti? È questa la tesi che con opposte argomentazioni condividono hegeliani e positivisti. Croce rivendicò l’autonomia dell’arte nell’Estetica del 1902, ed i suoi allievi De Ruggiero e Collingwood ripensarono negli anni 1920-5 l’autonomia dell’arte analizzando il rapporto di arte e critica d’arte, rendendolo così intrinseco ai metodi ed ai temi dell’estetica. La questione, così posta, è centrale nell’ottica dell’ecfrastica: la narrazione supera la tela? la sua funzione è esornativa o ermeneutica? si tratta di aut aut? Dicono De Ruggiero e Collingwood, arte e critica sono un sol percorso, le differenze sono di metodo e misura.

Benedetto Croce. Fonte:  Wikipedia

Benedetto Croce. Fonte: Wikipedia


La critica d’arte

La risposta può essere interessante anche nei riguardi dell’iconic turn, della morte della storia dell’arte discussa da Hans Belting per un rinnovamento che parta dall’immagine (Pinotti Somaini), visto che le categorie invecchiate portano l’incapacità di affrontare il contemporaneo. Perciò fermiamoci sulla chiarezza teorica del rapporto di arte e critica, di immagine ed ermeneutica: è un passo interessante dell’estetica del 900. Per De Ruggiero, la critica d’arte agisce come mediazione e sviluppo.
Indagare la forma pura dell’arte è seguire l’interna dialettica dei suoi momenti istituzionali in una fenomenologia che è in sé una logica, una conoscenza non superata dalla logica e che parte dal fondamento dell’apparenza. In tal modo si evita di seguire una successione consequenziale pregressa, si mantiene la presenza viva del suo oggetto. La critica non eccede il processo dell’arte, ma è parte della creazione, che argomenta.
Solo chi consideri l’arte ex post, nell’opera e non nel processo creativo, esalta lo choc lirico invece della lenta costruzione critica. Fare della poetica un’intuizioneespressione (Croce), un’esplicitazione dell’implicito, la nega come articolazione sublime.

Georges Seurat, Farm Women at Work, 1882- 1883. Fonte: Guggenheim Collection

Georges Seurat, Farm Women at Work, 1882- 1883. Fonte: Guggenheim Collection


Arte è critica – critica è arte

È il famoso problema del pensiero in mente, la critica rivolta al maestro dai crociani Walter Belardi e Luciano Dondoli: non tenere conto del pensare che articola problemi senza giungere all’espressione, in mente. L’espressione si fa di composizione, di codici del colore, di spazi e tempi… la forma si intrinseca con lentezza, lo dicono con chiarezza gli artisti nelle loro poetiche. L’arte non è castità e lirismo; si costruisce come sapere nel corpo dei colori, nel suono delle parole e note.
La critica d’arte non va vista come milizia estetica del gusto, ma come parte integrante dell’agire dell’artista. Rinunciare a questo, significa lasciare l’arte e la critica e la storia ad una mancata argomentazione, a cedere il passo al critico coribante ed al tradizionalista, che segue il mercato o la cultura.

La critica è viva, è nel centro dell’estetica, indaga la forma pura dell’arte. Il movimento che la fenomenologia rivela celebra la pura forma che nasce nel silenzio. Come l’Arca Novella di Proust – la famosa camera foderata di sughero – è il luogo dell’interrogazione dello specchio della memoria; non si vede purezza, ma statue, corpi scolpiti. La critica d’arte ripercorre questo cammino, sta nell’ottica dell’artista, dell’arte come creazione.

Georges Seurat, Peasant with Hoe, 1882. Fonte:  Flickr

Georges Seurat, Peasant with Hoe, 1882. Fonte: Flickr


La natura e il tempo dell’arte

Il problema della critica e della composizione diventa un aut aut se si considerano creazione e comprensione momenti successivi, forma fantastica e forma logica.
È la critica attualista della distinzione crociana di estetica e logica; De Ruggiero e Collingwood la riprendono perché ritengono che l’autonomia s’intenda nella magia del due, per dirla con Bruno, vale a dire in una dinamica che non conosce sintesi. S’intende l’arte nel pensare l’opera come creazione viva, analizzare la forma che assume una domanda di sapere che si caratterizza nella syn-estesia. Prescinderne è perdere il senso dell’opera, l’inesauribile vita della ragione.
È qui che l’estetica prende il suo posto teoretico al posto della filosofia dell’arte; essa parte dall’immagine, dalla creazione, non dalle opere e dall’ermeneutica. Come le macchie nel muro di Leonardo, la fantasia non si aggiunge alla visione ma ne è elemento sorgivo.
Questa fenomenologia dell’arte scopriamo pensando ai capolavori, ma non manca nel giudizio più banale che paragona sensazioni: anche qui «c’è già un atto creatore, c’è l’opera d’ arte già in fieri», la capacità di cogliere la bellezza, di trasformare la propria singolarità in prospettiva universale. Nessuna ammirazione è obbligata, nemmeno lo squarcio panoramico attrae tutti.

Bello necessario? Fonte:  Wikipedia

Bello necessario? Fonte: Wikipedia


L’unità della presenza

È questa fenomenologia che va ricostruita. Dal «mi piace» alla composizione c’è «lo sviluppo del primo germe passando dal che al che cosa e al perché dell’apprezzamento iniziale. Si dà così un lavoro di determinazione e di analisi, che tende a fissare singoli elementi e a integrarli nei loro nessi… la critica (è il) progressivo differenziamento di una sintesi inscindibile». È il processo immanente con cui l’arte cresce su di se stessa e sviluppa una «unità dinamica», «l’opera d’arte non è mai compiuta; dall’insoddisfazione di ogni singola opera si generano altre opere. Si può dire in questo senso che l’arte nasce dall’ arte, nel senso cioè che la vita nasce dalla vita» (AC, pp. 401-2). La creazione artistica è attenta al gusto: «La critica è attività riflessa immanente all’opera d’arte: formalmente è quell’opera stessa nella sua genesi», non è formale ma interna e globale. L’auto-critica dell’artista è il «processo costruttivo, creativo, dell’artista come uomo, e, perché uomo, veramente artista e poeta, cioè facitore di se medesimo e, in sé, del mondo. Via via che l’artista nega il limitato egotismo del suo individuo, del suo essere come puro artista, egli respira una più larga e piena umanità, in cui è tutto il pregio dell’ opera sua» (AC p. 402- 406).

Paul Cézanne, Still Life: Flask, Glass, and Jug (Fiasque, verre et poterie), ca. 1877. Fonte: Flickr

Paul Cézanne, Still Life: Flask, Glass, and Jug (Fiasque, verre et poterie), ca. 1877. Fonte: Flickr


Bellezza e verità dell’arte

Spontaneità e riflessione, bellezza e verità: non sono forme a sé, collaborano nel processo creativo, protendono la soggettività al sapere intersoggettivo. Creano lo spazio tempo autonomo che De Ruggiero ha visto centrale nel cronotopo di Gioberti: «colpire e astrarre un momento solo del processo, in luogo dell’intera serie, l’arte come forma spirituale a sé, può concepirsi solo in quanto l’uomo nel corso del suo lavoro sente il bisogno di contrapporre l’opera sua, poiema, a ciò ch’è natura, o l’idealizzamento fantastico a ciò che è realtà bruta, o altro che sia. Ma questo momento si risolve, confluisce nell’unità più ricca della vita spirituale, dove l’artista, il filosofo, lo scienziato, sono tutt’uno». «La critica è attività riflessa immanente all’ opera d’arte: formalmente è quell’ opera stessa nella sua genesi» vive lo stesso organismo. L’auto-critica dell’artista è il «processo costruttivo, creativo, dell’artista come uomo» che fa se medesimo e il mondo. Se l’artista nega l’egotismo e si fa “puro artista, egli respira una più larga e piena umanità, in cui è tutto il pregio dell’opera sua” (AC p. 406). L’arte è critica perché si corregge, si apre all’estetica della ricezione.

Pierre Auguste Renoir, Woman with Parrot, 1871. Fonte:  Wikimedia

Pierre Auguste Renoir, Woman with Parrot, 1871. Fonte: Wikimedia


La lettura critica è arte

L’arte è critica, la critica è arte, composizione: «Leggiamo pure senza comento; ma il fatto sta che il comento è nei nostri occhi, nel nostro modo di leggere, nel nostro modo di capire… nella presunta contemplazione c’è in realtà una partecipazione… frutto della nostra storia… il travaglio cioè di tutte le generazioni che hanno assorbito in sé quella poesia». «L’arte non esiste in un suo mondo separato, ma esiste soltanto nella critica. Dante, Raffaello, Ariosto, non sono per noi che il nostro modo di vederli… Per noi; – ma sono qualche cosa in sé? No, perché questo per noi non è l’espressione di un grossolano empirismo, ma è una sintesi superiore di noi e di quelli… un in sé arricchito di tutte le determinazioni storiche di una vita che si è svolta da essi… quid che non è nascosto in un immaginario ripostiglio della storia; ma è precisamente in noi, è quell’ansia apparentemente realistica, ma veramente ideale, di possedere il “vero”, il “genuino” Dante o Ariosto; che non ci fa star paghi … ci sprona a un più profondo lavoro di analisi e determinazione. Il vero Dante non è mai nel passato, ma sempre nel futuro, in quel futuro che in qualche modo noi sempre possediamo; nel passato non c’è che la proiezione immaginaria della sua ombra» (AC, pp. 408-10).

Edouard Manet, Before the Mirror, 1876. Fonte:  Mtholyoke.edu

Edouard Manet, Before the Mirror, 1876. Fonte: Mtholyoke.edu


Si percorre una via comune

Il critico e l’artista vivono «una natura ideale, una meta sempre mobile», un metalinguaggio (Popper, Tarski), un metodo. La natura è lo spazio-tempo che si origina nell’opera e fa intendere nelle arti della visione: pittura, ma anche e soprattutto i linguaggi pluricodici del cinema, dove si fa esplicito l’unico ritmo degli oggetti, il rendere la critica estetica conoscenza percettiva. La critica attribuisce valore di bellezza, conosce, è ermeneutica.
La fenomenologia va descritta come una sorta di strada di Swann, di una memoria amicale, che intende nel ri-fare. Il tempo dell’arte è durata – «la presenza superiore del pensiero trascende veramente il tempo, in quanto si fa distributrice e ministra del tempo». La coscienza è centro unico della mobile fenomenologia del bello, analizza autori, tempi letture; critica ed arte si fanno insieme nel «raggio eterno di bellezza, al di sopra di ogni storicità della vita che l’esprime… Questa inversione dei tempi, che è propria di ogni attività spirituale, si può e si deve speculativamente dimostrare… Ammettere un passato che riposi in se stesso (come? dove?), stupida inerzia, è inconcepibile; il passato brilla e vive solo in virtù del pensiero che lo attraversa e lo trascende nella sua presenza superiore a tutti i tempi” (AC p. 411).

Camille Pissarro, The Hermitage at Pontoise, ca. 1867. Fonte: Agisoftware

Camille Pissarro, The Hermitage at Pontoise, ca. 1867. Fonte: Agisoftware


Il passato vivo nel presente della presenza

La fenomenologia di De Ruggiero non è la crociana contemporaneità della storia; è soluzione speculativa diversa perché è fenomenologia che fonda nella presenza.
“Gli avvenimenti del passato appaiono fuori di ogni prospettiva, quasi saldati o incollati alla sua presente esperienza, in una neutralizzazione ingenua ed infantile del tempo. Ma lo sviluppo dell’esperienza spirituale consiste nel creare questa prospettiva, nel distribuire i fatti nel loro tempo; o, a parlar con più rigore, la serie degli atti con cui una pluralità di avvenimenti vien posseduta è quella stessa con cui si determina e si arricchisce la loro temporalizzazione… il presente s’irradia nel passato, e insieme se ne distingue; e l’uno e l’altro in realtà si concreano e si unificano. Il teatro della loro comune inserzione è, si può dire, il futuro, cioè la nostra esperienza mentale nel suo divenire, il nostro lavoro di ricerca che si prospetta innanzi a noi, dove insieme di fanno il sapere e l’oggetto del sapere, la storiografia e la storia. L’apparente riandare al passato è in realtà un andare consapevole e riflesso, un progredire, un realizzare l’altro in noi e noi nell’altro. Il senso ultimo del tempo è l’inversione profonda del tempo, che noi operiamo in ogni energica esperienza spirituale” (AC p. 411).

M. C. Escher, Corteccia. Fonte:  Kainos

M. C. Escher, Corteccia. Fonte: Kainos


Si è creato l’altro mondo

La fondazione del percorso dell’arte è nell’articolazione autonoma del tempo, che non diventa autonomia di forme: piuttosto, creazione di spazi altri.
L’ermeneutica del testo cessa di ricorrere ad altro che all’opera, all’immagine, per dar ragione di sé.
Qui è l’«unità sintetica della distanza e della presenza… l’unità dell’uomo storico e del puro poeta… e i valori ideali ed eterni di bellezza, la cui idealità ed eternità è data appunto dalla imperfetta individuazione vitale».
«L’opera d’arte ha un’origine e uno sviluppo del tutto spontanei, che cointeressano lo spirito e la natura… mediato di riflessione, di scienza, di storia, cioè di critica. Quest’opera non è mai compiuta. Anche abbandonata dall’artefice, essa continua a svolgersi come un organismo… tra arte e critica v’è dunque una reciprocità attiva e dinamica… L’arte si fa critica, purché questa s’intenda come auto-critica (non come mera letteratura), cioè come continuo controllo della vita sull’artista. E d’altra parte la critica è arte, non come mera letteratura, ma come esigenza di vita e di realizzazione umana che si svolge da vita e realizzazione umana» (AC, pp. 414-5).
L’immaginazione non è una conoscenza ingenua, incapace di giudizio; la fruizione della coscienza oltrepassa lo choc della liricità.

M. C. Escher, Altro mondo. Fonte:  Kainos

M. C. Escher, Altro mondo. Fonte: Kainos


Il mistero della purezza

De Ruggiero parla di fenomenologia assoluta, ma non pensa all’assoluto hegeliano, alla Ragione. De Ruggiero, entusiastico recensore di Cassirer Substanzbefriff und Funktionenbegriff nella “Critica” del 1911, dava al concetto di categoria senso moderno. L’esperienza assoluta recupera la purezza della presenza, il profumo che non esclude il conoscere. È il percorso illustrato del partire dall’immagine: con gli iconologi, con i filosofi, con gli artisti, è l’iconic turn delle immagini mentali. La creazione vi si mostra plurale, l’immagine è nelle arti corali – teatro, architettura, musica, cinema. Ragghianti, teorico d’arte e cinema, torna sulla dialettica di arte e critica. Non a caso Ugo Spirito esemplifica nell’architettura la teoria della Vita come arte, perché è opera di tutti e di nessuno. Altri vedono nel mito una analoga costruzione: capire il mito “è come capire la musica”, aritmetica di ritmi nascosti e riti, “suggello metafisico… ‘natura’ oggettiva, forza simbolico culturale che costruisce il mondo delle credenze e dei valori”. È la natura della società che dice l’arte. Sono parole di Remo Cantoni ne Il pensiero dei primitivi (Milano 1941 – 1974, p. 306).

Cattedrale di Palermo: c’è tutto, nella presenza. Fonte:  Wikipedia

Cattedrale di Palermo: c'è tutto, nella presenza. Fonte: Wikipedia


I materiali di supporto della lezione

C. Gily, Migrazioni, Mimetiké Tèkne, www.scriptaweb.it 2007 (Oppure, edizione in cartaceo: Tèchne. Teorie dell'immagine, www.scriptaweb.it 2007) capitolo.

A. Pinotti, A. Somaini, Teorie dell'immagine, Cortina 2009

Le lezioni nn.1-8 sono del primo modulo, le lezioni 7-15 sono del secondo

Al testo delle slide si aggiunge quello degli approfondimenti linkati: degli articoli lunghi se ne deve scegliere uno solo, sono approfondimenti a scelta. La bibliografia alla fine della lezione comprende i testi consigliati o citati nelle slide.

Bibliografia

H Cavallera, Architettura e Urbanistica in Ugo Spirito, ovvero le ragioni etiche e pedagogiche del funzionalismo, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1993, pp. 223-236.

B. Croce, Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Bari 1903

A. C. Danto, Dopo la fine dell'arte Mondadori 1981

G. Durand, Le strutture antropologiche dell'immaginario, Dedalo 1972 (1960), p. 22.

G. De Ruggiero, Arte e critica, in “L'Arduo”, I, 1921, n. 11, pp. 397-410 (nel testo AC)

G. De Ruggiero, Dall'arte alla filosofia, in “L'Arduo, II, 1922, n. 1, pp. 31-50.

G. Gentile, Filosofia dell'arte, Sansoni 1931.

C. Gily Reda, Arte e critica, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1993, pp. 49-70.

C. Gily Reda, Cinquant'anni dalla Vita come Arte di Ugo Spirito, in , in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1991, pp. 27-47.

C-Gily Reda, La prima forma dell'onnicentrismo spirituano, La vita come arte, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1992, pp.119-139.

C.L. Ragghianti, Arte e critica, La Nuova Italia, Firenze 1958, 1980.

U. Spirito, Architettura ed estetica filosofica, Università degli Studi, "Istituto di Architettura e Urbanistica. 7", Trieste, 1961, pp. 16.

U. Spirito, Critica dell'estetica, Firenze, Sansoni, 1964

U. Spirito, vedi Arte e filosofia in Dal mito alla scienza, Firenze, Sansoni, 1966, pp.430.

Estetica della ricezione.

Il chiaroscuro, per scrivere la Storia della Filosofia.

La formazione del sé nell'antropologia filosofica. Dai dettagl...

La prima forma dell'onnicentrismo spiritiano: la vita come arte...

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