Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
I corsi di Lettere e Filosofia
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Clementina Gily » 4.L'arte della memoria


Le ombre, educare al problema

La conoscenza ha quindi aspetto chiaro ed uno oscuro; il secondo affronta la limitazione umana della conoscenza, il suo essere umbratile: ma è la stessa verità nella diversa conoscenza, ombra e luce si chiariscono a vicenda. Perché se il buio non ha luce, né sapere, un’ombra non troppo densa invece lascia vedere, come nel buio di una cattedrale. I sensi si acuiscono, si aguzza la vista e l’attenzione al colore, al suono, al tatto. Intravedere -porta ad accendere il riflettore su nuove direzioni, genera luce, prima artificiale, che, se occorre, può dirigere sul punto giusto un raggio di sole. Si arricchisce così, attraverso le ombre, la via della luce., la scienza procede verso il nuovo sapere.

Vetrata della cattedrale di Siena.  Fonte: Guida Toscana

Vetrata della cattedrale di Siena. Fonte: Guida Toscana


Festina lente

La via delle ombre richiede esercizio anche per essere compresa – anche noi torneremo sul tema dopo qualche esercizio – per ora limitiamoci alle basi del discorso. L’arte della memoria richiede un apprendimento speciale per imparare a fare le scelte della via della conoscenza e quindi dell’azione, e dove è meglio esercitare la riflessione per ottenere risultati. È l’educazione al problema più che alla soluzione. Non tutti i problemi sono buoni, avere la domanda giusta è avere la via di una soluzione. Sono affermazioni frequenti in filosofia, ma qui si delinea una strada tutta particolare, che congiunge i due saperi senza drastiche alternative che ne svalutino uno, la via che spesso segue la scienza contro il sapere filosofico. Bruno sviluppa la strada all’apprendimento del metodo con cui si giunge al problem. La logica delinea la soluzione, mentre le direzioni sono nel campo dell’estetica, anche se con questo nome solo dopo Baumgarten si denomina il campo di questa conoscenza analoga, non scientifica. Augusto era solito ripetere: FESTINA LENTE – AFFRETTATI CON CALMA. E’ un invito alla prudenza, a pensare con decisione ma facendo ricorso alla memoria, la strada in cui Bruno trova un bandolo della matassa che aiuta a districarsi nel labirinto della conoscenza.

Figura ancora con delfino. Fonte: Festin@lente

Figura ancora con delfino. Fonte: Festin@lente


L’arte della memoria

Il titolo Le ombre delle idee il primo libro che abbiamo dell’arte della memoria di Bruno, già congiunge le vie indicandole come sistole e diastole del nuovo conoscere organico. Bruno a Parigi insegna l’arte della memoria, una tradizione antica, tecnica mnemonica che dà intelligenza dei problemi, come appare nella tradizione di Raimondo Lullo. La trattatistica in questo campo da un secolo ha cambiato direzione, perché l’invenzione della stampa causa una rivoluzione. Il suo ruolo di arte del pensare, oltre che di memoria, si impone ora come necessario approfondimento polemico. La memoria, contenendo tutte le alternative, è la fonte delle idee nuove. Ma il suo metodo è necessariamente diverso rispetto al libro, la memoria procede a salti, ha la sua piena forza nelle immagini, non segue un filo logico, si accende d’improvviso.

Saint Chappelle, Parigi. Fonte: Paris Foto

Saint Chappelle, Parigi. Fonte: Paris Foto


L’arte della memoria (segue)

Si tratta di una conoscenza che oggi definiamo analogica, non analitica, basata su similitudini, come le metafore; basata su presenze fosforescenti, l’infinito che si mostra nel finito, come la bellezza nell’opera d’arte. Analogicamente nascono il problema e l’ipotesi, analiticamente la sintesi e la dimostrazione (o falsificazione): è evidente la complementarietà. Naturale, la memoria va attivata. La totalità della memoria, la tradizione filosofica ad esempio, è un buio troppo denso, l’arte insegna a cercare lo spiraglio di luce nelle sue tecniche. Ma nel De imaginum, e prima nella Lampas, Bruno la definisce non arte ma metodo – dimostrando di intenderla con piena coscienza via di conoscenza. L’arte della memoria ha una lunga tradizione, nel Medioevo Cicerone e Quintiliano erano studiati da Agostino, Alberto Magno e Tommaso in una lettura cristiana che non mutava l’impianto, ma l’interpretazione. La discussione se quest’arte potenzi o meno la memoria, durava da sempre, anche Quintiliano pensava fosse dote naturale. Si discute ora vivamente l’aspetto sacrale dell’immagine, nel senso già contestato dalle polemiche iconoclaste.

L’arte della memoria (segue)

L’arte fissa su immagini che fungono da loci, simboli e lettere che evocano i passi da ricordare passeggiando nell’immagine. I testi sono spesso lunghi: queste ruote riassumono una metafisica. L’Asclepio suggerisce letture che avvalorano l’aspetto magico delle immagini, dovuto alla compresenza di significato, simboli, emozioni, fornendo alla ricerca della nuova intenzione della memoria la sua strada. Ma Marsilio Ficino e Pico nettamente condannano la negromanzia, scelgono una magia simpatica, volta alle convergenze nascoste. Pietro Pomponazzi definisce la magia un’altra via della conoscenza. Così pensa anche Bruno, e quando definisce l’arte della memoria un metodo afferma con chiarezza che è altra conoscenza della verità, un metodo che dettaglia in modo suggestivo. Guardando dal presente, è chiaro la magia della memoria era l’unica via per indagare la conoscenza estetica, stretti dalla storia tra la vecchia scolastica e il nascente metodo matematico.

Imagines agentes

A Tolosa Bruno aveva insegnato il De anima di Aristotele, per riprenderne la spiegazione che l’immaginazione opera già nella sensazione cosciente, che differisce dall’impressione sensibile per la semplificazione ed il nesso. Questo dimostra la possibilità di agire sugli elementi della conoscenza per perfezionare la memoria. Sapere come si forma la sensazione, è evitare per quanto possibile le alterazioni, correggere la deformazione dello specchio della monade che riflette il tutto; sapere come funziona la memoria è osservare il mistero della memoria naturale senza agire direttamente su di esso; solo per portare lo stesso metodo nell’arte. La memoria si può purificare affinando l’arte dei ricordi, si può fortificare ripettandone la natura, che privilegia l’immagine.

Imagines agentes (segue)

La memoria d’immagini è primaria, quella di parole secondaria; esse attivano ricordi con la contiguità, oltre che con la logica; che si ottimizzano nel trovarsi in spazi condivisi, dove una cosa ne richiama un’altra. Le immagini possono valere come parole, le parole come immagini: la differenza sta nella figurazione e nel concetto. Mettere a punto l’arte dipende da come la si intende, chi la pensa meccanica, raccomanda solo di ripetere, chi sa che è un deposito attivo, la studia: una immagine si fa ricordare, se è bella, ma anche buffa, sarcastica, orribile, o … Riconoscere le imagines agentes, che sollecitano il ricordo, è il primo passo per formularle.

L’ordine della memoria

Alcune immagini valgono per tutti, altre per alcuni. Perciò, l’arte codifica metodi, immagini e loci, ma poi solo la pratica rende abili– e la pratica solo all’inizio segue l’ordine dato, poi personalizza i testi. Bruno dice nel XXVII Concetto delle Ombre: “noi in base ad un criterio di somiglianza abbiamo formato quelle che consistono nel moto circolare delle ruote, Se tu sei in grado di tentarne un altro, tentalo.” A volte una immagine per un solo uomo ha un valore particolare, se la adotta nei suoi percorsi personalizzati, avrà il risultato voluto. E’ un meccanismo comune, da tutti coosciuto, per ricordare cose che si teme sfuggano. Il metodo insegna la via ma soprattutto a camminare su questa via, ognuno secondo il suo passo.

L’ordine della memoria (segue)

Le immagini sono troppe, rifuggono dall’ordine. Le imagines agentes sono fosforescenti, sono incroci. È necessario per aumentare il sapere ridurne il numero, come si fa per i generi e le specie. Come quel processo, è frutto di studio, ma per dominare la confusione di un rimando all’infinito occorre tenere in ordine la memoria. È una dote centrale della mnemotecnica: Cicerone, Pico della Mirandola, Bruno, stupivano per la loro memoria perché è una memoria conseguente. Cicerone vanta i mitici Metrodoro di Scepsi e Carmida proprio per questo aspetto: una memoria che sbaglia di continuo è imbarazzante. La memoria ripropone lo stesso problema della mala infinità: la ricchezza eccessiva di figure è sperdersi nell’abisso, ma senza molti elementi, la sua virtù è nulla. Come nella monade l’unità era dovuta al stato interno, così è ora: ma l’unità vive nella diversità, non è un’affermazione filosofica perenne, piuttosto l’articolazione del concetto e del metodo. L’armonia di un senso che vive in forme diverse rispettando una coerenza profonda.

Loci – spazi per la memoria

I Loci compaiono già nel primo racconto dell’arte, quello di Simonide di Ceo, Melico per la dolcezza della sua parola; egli identifica i convitati, ch’erano morti per via del crollo di un soffitto, dalla posizione che avevano a tavola: la dimostrazione insegna che legare parole e immagini aiuta a scrivere la mappa della memoria. Il caso di Simonide derivava dalla necessità di memorizzare, i trattatisti della memoria insegnano metodi. Simili sono le indicazioni generali che diventano dei veri manuali. Rappresentano i loci come la scelta di uno spazio ben conosciuto a chi parla, qualsiasi luogo può essere una buona mappa, se ci si sa muovere dentro. Bisogna poi costruirli con attenzione, Alberto Magno raccomanda la concentrazione del deserto per disegnare loci non troppo né poco luminosi, collocati a giusta distanza l’uno dall’altro, per non generare disordine, reali o fittizi, molti ma non troppi – se numerosi, meglio metterli in gruppi di cinque, quante sono le dita della mano… Disegnano luoghi fermi dove scrivere un itinerario di quel che si vuol dire, Bruno ne disegna ma soprattutto crea le ruote girevoli: se si legge come da uno scritto, non si può essere sciolti; la bravura deriva dalla semplicità con cui si mostra la padronanza della forma, nel muoversi tra simboli e figure. La nuova sensibilità allo spazio del Rinascimento fa sì che si intenda quanto esso conta nella costruzione di immagini: il Teatro di Giulio Camillo è forse il culmine di questa attenzione – il labirinto aiuta la conoscenza a perfezionare l’ordine.

Ruote girevoli

Bruno parte dall’Arte di Lullo, dalle sue Nove lettere che inducono ordine grazie alla concentrazione. Sulle ruote sono scritti simboli codificati, seguendo le metodologie della retorica. Allacciando corde nella ruota, si creano accostamenti obbligati tra elementi, che fanno capire la verità, perché gli universali rispecchiano l’ordine divino, la casualità mostrerà meraviglie impensate. In Bruno nonostante il tramonto del realismo degli universali, la visione dell’Uno Tutto consente di mantenere la certezza che il caso provvederà un aiuto a chi ha ben sistemato i simboli. Ed è così che si crea una scrittura interna, una engrafia che istituisce insieme linguaggio e ricerca. Bruno inchioda le ruote al centro, e dall’unico cerchio della pratica prima, in cui si impara il metodo, si arriva fino a tante che girano e moltiplicano i contatti tra i simboli, spiegati in tavole come quella degli uomini preclari nelle Ombre. L’arte è davvero complessa. Si combinano elementi storie e filosofie, in una continua ginnastica, che piega a sempre nuove rappresentazioni. Ma le immagini sono sempre una lettura che richiede una legenda: se ne ha una riprova guardando ai vocabolari delle immagini, come il Thesaurus di Cesare Ripa, Una ragazza può valere per significati diversi, solo la spiegazione non fa sbagliare. È la difficoltà delle citazioni: quando si ha molto esercizio, è facile riconoscerle; nel cinema, come in tutto il mondo delle immagini, la citazione vale come l’uso delle parole. La retorica privilegia la ripetizione in tutti i campi.

 

Luoghi appropriati

Tante ruote, tanti simboli. Fonte: Wikimedia

Tante ruote, tanti simboli. Fonte: Wikimedia


Statue e Sigilli

La parola, la retorica intende nel suo valore magico, come i nomi di Dio della Cabala. L’immagine in figura come decani e tarocchi, anche. Questo valore indica il potere di persuasione che viene inserito ad arte in esse, così che paiano più vere di quel che si pensa in prima persona. Sono convincenti, suscitano credenza. Talismani e formule proprio per questa aura connaturata complicano il problema di leggere immagini, per il loro valore di impressionare. Una buona didattica può essere quella di insegnare a scriverle, per esercizio: perché Giordano Bruno, sulla scia dell’Asclepio, studia proprio come si crea la statua, come le si dà un valore sacrale: riporta infatti in italiano nello Spaccio il discorso di Ermete ad Asclepio sull’argomento. Bruno non pensa certo di creare idoli, s’interessa al processo di statuificazione che è la migliore sorgente di immagini attive. Indovinare una immagine, è il segreto del successo, a teatro e nella vita, Bruno parla dei suoi dialoghi come di commedie vere, fatte di personaggi ben vivi. La parola efficace, come diceva Michelangelo della statua nel marmo, sta già nel discorso e nella memoria, senza aver ancora conseguito la sua forma. Essa è la contrazione dell’infinito, renderlo presente senza guastarlo nella riduzione: mettere la bellezza in una frase. È la difficile arte della creazione dei sigilli. Ogni capolavoro racconta una storia di emozioni e tattilità con giochi di veli e di volti: ma tutta intera è di per sé l’Opera è un simbolo, una statua, un valore mnemonico intero, che rilascia nuovo senso. È essa il segreto dell’ordine, il giusto intervallo dei luoghi.

La macchina del sapere

Il metodo delle ombre indaga in silenzio la tradizione, creare da soli non è dato. L’attenzione alla tracce raccoglie l’algebra di Lullo, la cabala dei nomi divini, le figure di Agrippa ed Igino: vie che diminuiscono l’ombra e formano la mente.
Il metodo della memoria organica crea loci animati collaboranti con gli aggiunti, che li vestono, una macchina combinatoria agile crea paragoni, da cui capire il diverso. L’uomo di Leonardo tocca insieme l’orizzonte, come l’agorà, accosta dissimili e mostra simili.
Riproporre il caso nella conoscenza è solo rispettare il carattere della sensazione, che casualmente guida il ricordo. Il caso è contenuto dalle solide colonne dei sigilli, lo studio scientifico del particolare: loci, imagines, statue sono solide architetture della mente, scale. Il metodo guida ad alternative secche, che impongono scelte, fanno procedere il conoscere. Questa è l’educazione al problema, nel dettaglio di una didattica.

La macchina del sapere (segue)

La capacità di contrarre l’infinito in codici sempre rinnovati, impone che il sistema razionale di controllo non sia scientifico né matematico – perché non è dato – all’uomo ciò riesce solo nell’astrazione. Per la conoscenza del mondo occorre l’irrazionale, si deve scrivere una matematica del quasi numero, in senso non ordinario,basandosi sulla contraddizione, sulla magia del due. Essa consiste nel vedere come far sgorgare l’aut aut e quindi scegliere: si/no, è la via per decidere con chiarezza. E’ la strada della logica binaria che Leibniz inizierà a breve, con un cammino bisecolare  essa diventerà capace di applicazioni che condurranno all’informatica. Bruno segue una dialettica più difficile perché no sceglie la via numerica ma quella del ‘quasi numero’, vale a dire si basa sulla magia delle immagini, sull’armonia che consente la loro bellezza, evidente nella musica ma presente in tutte le arti. Ciò spiega come le immagini riappariranno poi, magicamente, sullo schermo del computer, trasformando una logica numerica in conquista estetica.

Cabala ebraica. Fonte: Le Stelle di Mia

Cabala ebraica. Fonte: Le Stelle di Mia

Pico della Mirandola. Fonte: Phillwebb

Pico della Mirandola. Fonte: Phillwebb


Enciclopedia e nove lettere

Questo procedimento nella sua completezza porta l’ordine nella memoria, sublime, se si guarda al percorso completo della chiave e delle ombre. La totalità sottende una vera enciclopedia del sapere, i codici si mescolano senza disordine, in una matematica alternativa che genera piani diversi di approfondimento, una logica ipertestuale che gradua le verità possibili. Alsted, autore seicentesco della prima enciclopedia, è un trattatista della memoria. L’ordine domina l’infinito contraendolo, Lullo è identificato dal vessillo per le nove lettere, perché ha capito il segreto: un quasi numero consente alla monade di dominare l’infinito traducendo il fondamento nel limite istituzionale del Centro. Ai numeri si è sostituito il sigillo, punto solido, perla di vetro, una rigidità metodica di varietà qualitativa, che vale come discrimine: l’importanza della scelta, del problema, rende protagonista questa logica delle immagini. È la grande rivoluzione che Bruno propone, che suscitò a ragione l’interesse dell’iconologia. Un giudizio abduttivo, che indaga e ipotizza, ricerca. (Peirce)

Le nove lettere – questa immagine di Poussin del tema “Et in Arcadia ego” mostra, se confrontata alla più nota, quanto giovi la riduzione del numero delle figure. Fonte: Wikipedia

Le nove lettere - questa immagine di Poussin del tema "Et in Arcadia ego" mostra, se confrontata alla più nota, quanto giovi la riduzione del numero delle figure. Fonte: Wikipedia


Una narrazione prospettica

La prospettiva dal buio alla luce nasce dalla costruzione di ogni particolare. Le risorse del metodo sono la buona infinità, la ricchezza senza smarrimento. La logica binaria si è originata dalla semimatematica come la filosofia idealistica e storica: il magico due ha rivelato la magia di ispirare il confronto, il segreto positivo della lotta e del rischio. Emulazione e miglioramento nel nuovo infinito collaborano con Dio.
L’eroico a suo modo, drizzando il capo verso il cosmo obbedendo ad un fascino innamorato. L’artista combinatorio a suo modo, chiuso nella biblioteca ad arricchire il thesaurus.
Analogico e digitale hanno collaborato perché non si sono sovrapposti, lo storico non ha tentato la legge e viceversa; hanno confrontato e misurato le differenze ed appreso, in ogni punto, corroborando il prodotto, lasciando diverso il metodo. E si è trasformato in macchina per costruire ed arredare, per abitare il cosmo.
L’architettura è compito della conoscenza estetica, che seguendo la bellezza insegna che c’è un modo in cui la mala infinità diventa buona, ma occorre studio, misura, pazienza.

Praga cattedrale. Fonte: Flickr

Praga cattedrale. Fonte: Flickr


Poussin – Et in Arcadia ego

Un dipinto è una classica immagine della memoria, questa un classico memento mori – citatissimo per lo stile e l’eco del messaggio qui trasmesso, denso di sensi additi Poussin.
La raffigurazione della lapide che ricorda all’uomo la sua sorte, qui si stempera nella visione dell’Arcadia e nel Trionfo della natura, che celebra nel vecchio intento del trattato della buona morte (come era l’affresco di Buffalmacco) lo spirito nuovo. Non demoni e angeli, ma narrazione e vita segnano la nuova riflessione dell’uomo sulla caducità della sua storia. Un dipinto è la statuificazione di un concetto, affidare a figure lo stimolo a riflettere, il corredo dei particolari consente ad ognuno liberi arabeschi.

Fonte: Parnasse

Fonte: Parnasse


La memoria

La prospettiva dal buio alla luce nasce dalla costruzione attenta di ogni particolare, come nelle vetrate. Diventano sempre più capaci di raccontare con vivacità Una specie di buona infinità, si potrebbe dire contro la mala infinità dell’antico: si aggiunge ricchezza, non ci si sperde nell’eccesso di informazioni.
La semimatematica di Bruno ha così dato spunti allo sviluppo della logica binaria come della filosofia idealistica: due poli tanto diversi da giustificare l’espressione di Bruno – la magia del due. I due aspetti del conoscere si sono sfidati e migliorati a vicenda. La metafisica ha drizzato il capo verso le stelle, l’arte della memoria combinando il thesaurus, nell’unità della chiave e delle ombre hanno realizzato una grande filosofia. Analogico e digitale hanno collaborato perché non si sono sovrapposti, lo storico non scritto le leggi della storia e il matematico si è fermato quando ha incontrato il mistero. Hanno misurato le loro differenze e hanno appreso la lezione dell’altro metodo, corroborando il prodotto. Il risultato è una macchina del pensare che costruisce una struttura architettonica e la arreda, abita il cosmo.
L’architettura è conoscenza estetica, che segue la bellezza e redime la mala infinità, con lo studio, la misura e la pazienza che caratterizzano l’arte.

Beato Angelico (1437), Compianto sul Cristo morto. Fonte: Engramma.it

Beato Angelico (1437), Compianto sul Cristo morto. Fonte: Engramma.it


  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion