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Clementina Gily » 3.Bruno: dialoghi italiani e opere mnemoniche


Bruno, un filosofo che pensa per immagini

Bruno filosofo dell’immagine è la tesi che argomenteremo partendo dalla frase di Aby Warburg, che definiva Bruno un filosofo che pensa per immagini. Caratteristica rara, se s’intende per immagine quel che intende Warburg, cioè una figura più che una parola. L’eroico furore, il titolo di un dialogo di Bruno, è espressione che lo affascina. A poche ore dalla sua stessa morte, si chiede se si possa dire estetica la logica di Bruno, nonostante espliciti una “condanna etica di ciò che è estetico”, cioè del bello immorale o che sta solo per sé. Warburg risponde positivamente, se si pensa ad una estetica energetica, ad una espressione figurata – ed ha ragione, se l’estetica moderna dà al valore del bello un’accezione molto più ampia di quel che faceva allora la teoria dell’arte. Il bello e il sublime a partire da Kant articolano il compiacimento, ch’è un’armonia ritrovata di pensare e conoscere, non solo la qualifica del gusto, decoro, piacere estetico, misura ed opportunità. E’ un conoscere in movimento che si articola nell’intersoggettività, come diciamo oggi, che Kant analizza nel gusto, un tema molto trattato delle riflessioni del settecento, anche da Hume, così presente in Kant.

E’ lui stesso un’immagine

Bruno pensa per immagini ed è l’esempio, nella vita e nel pensiero, di un’immagine attiva. Forse solo Socrate riesce come lui ad essere noto a tutti, la morte eroica travalica il detto della sua filosofia. Il suo rogo fu una svolta nella storia della Controriforma, ammonì i contemporanei alla prudenza e rese nascosta l’efficacia della sua dottrina. Ma molti lo lessero, anche se la segretezza rende difficile ricostruire la storia di queste interpretazioni. Giordano Bruno ha un’immagine viva nel territorio campano, nacque a Nola nel 1548, morì a Roma a Campo dei Fiori il 17 febbraio del 1600; a Napoli studiò, abitava a San Pietro Martire, dove si attirava le ire dei confratelli per le sue letture troppo libere, e studiava a San Domenico Maggiore.

Giordano Bruno. Foto Personale

Giordano Bruno. Foto Personale


Immagine attiva – Nolano Europeo

Bruno si disse spesso il Nolano, e fu europeo in tutta la vita, in un’epoca traversata dai conflitti religiosi e pronta a spingersi verso nuovi mondi. Bruno agì da cospiratore di pace, ben ricevuto nelle corti potenti d’Europa grazie alla sua cultura. Temeva l’intolleranza, che uccide la discussione filosofica e soffoca il pensiero nuovo. Peregrinò perciò da paesi d’intolleranza cattolica ad altri d’intolleranza ugonotta e protestante; persino nella più aperta Inghilterra trovò uno sbarramento accademico. Docente in molte celebri università, fu apprezzato da tanti e osteggiato dai tradizionalisti, che spesso sono potenti uomini di cultura. Tornò in Italia per cercare nuove sponde per le sue idee, dopo aver fondato in Germania una setta (i Giordanisti da cui, forse, i Rosacroce). Sperava nel Papa, che sembrava di idee più aperte, ma l’esito, com’è noto, non fu felice.

Sono tutte storie che hanno corroborato la sua immagine e reso difficile la storia. Ma la sua filosofia organica ha un mirabile senso unitario, importante anche per chi non ha specifici filosofici. Ci serviremo delle immagini della sua filosofia per tratteggiare un abbozzo somigliante.

Fonte: Aforismario.it

Fonte: Aforismario.it


Giordano nella chiave e nelle ombre

L’immagine da cui partire è la definizione autografa che Bruno dà di sé nella tavola degli uomini preclari de Le ombre delle idee. La tavola spiega i simboli delle ruote della memoria, contiene definizioni brevi ed icastiche di pensatori eminenti, spesso filosofi. Sono vessilli, aforismi che colgono il nucleo di un discorso non semplice, l’immagine rapida: perchè senza il superfluo, la comunicazione diventa breve ed efficace. Occorre il silenzio dell’ascolto per dare la lettura giusta; ma l’ascolto, dirà il mito di Atteone degli Eroici Furori, è dilacerante, è una sofferta ferita al narcisismo dell’io. Nasce da questo il monogramma, un’altra definizione di queste brevi perle di saggezza, che sa dire in un istante una storia intera. Per chi la conosce e solo per lui, i vessilli si dimostrano acute indicazioni che dicono chiara una valutazione. Qualche esempio: Aristotele non c’è; Epicuro si definisce ne la libertà dell’animo; Platone, nelle idee e dalle idee; Lullo, ne le nove lettere; Filolao ne l’armonia del cosmo. Chi sa di filosofia, apprezzerà questa brevità come essenziale.

La monade

Giordano Bruno definisce se stesso nella chiave e nelle ombre, un messaggio di unità spesso trascurato. Gli interpreti hanno esaltano la filosofia o l’arte della memoria, i due versanti della verità. Ma Bruno dice chiaramente che è l’unità del cammino che insegna in modo adeguato la filosofia dell’infinito, che posa in un centro ben delineato, la monade, che traduce l’infinito nella sua presenza alla mente che fonda il sapere discorsivo. Il sistema filosofico è la chiave, il discorso logico e metafisico; le ombre sono l’arte della memoria che esplora nell’oscurità della limitata comprensione umana. Nella foto a lato il cortile del Convento di San Pietro Martire, con San Domenico Maggiore residenza dei Domenicani.

Il Candelaio si ambienta al Sedile di Nilo, nell’attuale piazzetta alla fine di Via Mezzocannone.

Cortile del Convento di  San Pietro Martire. Foto personale

Cortile del Convento di San Pietro Martire. Foto personale


Logica e libertà di pensiero

Le due vie sono un unico cammino di verità che obbedisce alla magia del due, un rispecchiarsi continuo dell’uno nell’altro, che sviluppa il ragionamento – ricordando sempre che il conoscere umano non è il divino, è umbratile per definizione, solo cerca la luce. È l’insegnamento che viene dai contrari, che determinano i percorsi nella negazione dannata, invece mostrano che la verità è misura progressiva senza fine, che si svela nel miglioramento – tutto è bello e brutto, articolare la polarità, esercitare il giudizio, determina il bello nella considerazione di un problema particolare. Sapere il limite della mente umana non è scetticismo, è indicazione di metodo, ed è la conclusione metafisica che viene dalla filosofia – che è amore di sapere, ricerca. Bisogna ricercare con libertà e fiducia, tutti i filosofi hanno detto qualcosa di interessante, la storia della filosofia è piena di luci, percorsa con intelligenza teoretica fornisce una serie di spiegazioni. L’essenziale è scegliere, cibarsi solo di quel che fa progredire il sapere.

L’asino cillenico

Se ne discute nel secondo dialogo morale (cabala del cavallo pegaseo e del’asino cillenico): l’Asino di Mercurio sa tutto ma senza criterio, è simbolo della solidità e della semplicità. Impersona il sapiente pedante, che con naturalezza gestisce il potere della cultura, ma, come l’asino cillenico, non sa distinguere i cardi dalle lattughe, mangia di tutto. Così il sapere accademico non giudica, studia tutto senza scegliere quello che lo merita.
È mirabile sapere, la tradizione, rappresenta il potere della cultura, conserva la storia: ma non sa sviluppare la teoria.
Nel dialogo, l’Asino reincarna Aristotele.

Cabala del cavallo pegaseo. Fonte: Wikimedia

Cabala del cavallo pegaseo. Fonte: Wikimedia


La chiave – la rappresentazione

Iniziamo il percorso dalla chiave: il nesso costruisce il sistema, una filosofia organica ed unitaria, nel dialogo con la tradizione. Bruno ha letto di tutto, ricorda mirabilmente, espone conclusioni degne di avvenire nei Dialoghi Italiani. Scritte a Londra nel 1584-5, le due terne di dialoghi, metafisici e morali, si rivolgono alla Corte inglese in italiano – lingua dotta. Elisabetta regina ama la pace, potrebbe apprezzare l’intento irenico della nova filosofia. È il poeta di corte Philip Sidney ad interessarsi per primo, a chiedere a Greville, futuro Lord Brooke, di organizzare l’incontro.
Spesso i discorsi filosofici si sono scritti in dialoghi: ma la sapienza drammatica di Bruno è tale che s’è detto influisse sui poeti elisabettiani e su Shakespeare – Molière apprezzò Il Candelaio.

Il teatro del mondo

È chiara l’immagine estetica di questa filosofia, la scena fa contatto tra chiave ed ombre: l’immagine del teatro di Robert Fludd è la scenografia giusta, Frances Yates dice fosse così il Globe di Shakespeare – che bruciò. Agli spalti ed al proscenio si accompagnano loci e ribalte, fatti per i trucchi di scena: che evocano le alternative della memoria, l’arte delle ombre. I testi alternano la levità di battute e il greve dei discorsi: si parla di metafisica, teologia, morale, astronomia, logica. Occorre vivacità per farsi ascoltare. Ma poi ognuno è libero di approfondire o sorvolare.

Il teatro, da R. Fludd, Ars Memoriae (in F.A.Yates, L’arte della memoria) Fonte: Golemindispensabile.it

Il teatro, da R. Fludd, Ars Memoriae (in F.A.Yates, L'arte della memoria) Fonte: Golemindispensabile.it


La chiave – i dialoghi

Perciò Bruno dovrà scrivere altri testi per i dotti e lo farà; ma nei dialoghi cerca di comunicare con chi ha buona volontà. Per chi non fa professione di studi, invece di latino ed argomentazione occorre un altro linguaggio. Cambia il pubblico e la retorica – non cambia il messaggio: mirare ad un pubblico più vasto vuol dire sempre rispettare la volontà di capire: una lezione importante per i tempi d’oggi. La Cena delle Ceneri è l’incontro combinato con alcuni gentiluomini per parlare di astronomia, ma la rivoluzione del quadro del mondo culminata nell’eliocentrismo, rivolta insieme il cosmo tolemaico e la sottesa visione aristotelico tomista. La filosofia naturale di Giordano Bruno è il salto nella logica dell’infinito. Il secondo dialogo, De la Causa Principio et Uno attua lo spostamento cosmico nella logica: se conoscere è andare alla soluzione di un problema, occorre precisare il cammino che conduce alla causa. La logica scolastica discute, in ogni argomento determinato, quale delle quattro cause aristoteliche sia adatta al caso (formale, materiale, efficiente, finale); la discussione scolastica spesso si ferma qui, perché le cause in verità sono congiunte, e danno spazio ad obiezioni numerose, molte delle quali Bruno analizza con competenza. Conclude, però, che la riflessione metafisica si occupa della Causa, che è presente nella materia dov’è la forma, insieme efficiente e finale, che è anche principio: va considerata come una materia animata da sé (visione presocratica), causa di sé; di qui ogni scienza umana può partire con migliori risultati.

Dio è, dice Bruno già nella Cena come il nocchiero della nave, che ha il timone tra le mani, connesso alla scassa dell’albero per ricevere la forza del vento e la possibilità di determinare il moto. Partecipa del movimento della nave, ma solo il timone la guida; conosce il tutto, ma ogni legno dello scafo ne partecipa: Questa è l’immagine cui Bruno non volle rinunciare nel processo, pur avendo mediato su tante altre. E’ la nuova idea dell’uomo che collabora con Dio, non più un Adamo condannato al mondo. E’ il protagonista dell’Asclepio e della nuova coscienza ed arte rinascimentale – un’immagine palesemente eretica, ma densa di futuro. Non è un panteismo ma un panenteismo, per il ruolo diverso di Dio rispetto alla Natura ed all’uomo.

Infinito, Universo e Mondi

L’Infinito, Universo e Mondi può concludere così il percorso cosmologico e filosofico. Bruno ha offerto ai cortigiani di Elisabetta, immersi nella tradizione aristotelica, la nuova immagine del cosmo copernicano, cui ha aggiunto la dissoluzione della logica formale, della causa quadripartita che genera le infinite discussioni dei filosofi delle accademie. L’infinito animato dalla Causa si è trasformato da mala infinità, obbiettivo della critica di Aristotele, nella ricerca di una nuova logica, che nel dialogo con le filosofie antiche e moderne già con Bruno è logica dell’infinito, contro l’eterna determinazione che vuole il mondo iniziare con l’età dell’oro e degenerare nella storia. Dalle prime affermazioni umanistiche si rinvigorisce il cammino della storia in cui l’uomo è protagonista con la mente e con la mano, si afferma il moderno superiore all’antico. Intende l’infinità la mente divina, ma l’uomo intravede tra le ombre la coerenza della Causa che guida il cosmo infinito popolato di mondi infiniti – l’immagine del cosmo di Democrito ed Epicuro. La coerenza si riflette nella monade individua, che nel dialogo e nella contraddizione dialettica articola la rivoluzione astronomica in quella logica, metafisica, morale: il disegno di una storia aperta e non predeterminata, come il cammino della nave in cui Dio è nocchiero. L’uomo collabora nel suo piccolo, a suo modo, al cammino; è sottratto alla partecipazione passiva al vortice dell’eterno ripetersi di un ordine predestinato. Perciò il percorso morale è centrale per realizzare l’ideale irenico della pace universale: ma i tempi sono tumultuosi e Bruno è coinvolto nelle vicende della storia, cui partecipa con passione ed azione.

Una filosofia del sole

Il sole si è capovolto, l’energia infinita non confonde ,ma infonde vita. L’aiuto di chi non ne aveva paura, come Filolao ed Epicuro, ha consentito a Bruno di pensare nel nuovo spazio: quello che intanto che apre alla prospettiva nei quadri di Raffaello e Piero – è la soluzione attuale del problema metafisico. Non occorre disegnare il mondo finito nei cieli concentrici del tomismo; già Cusano aveva risolto il problema del minimo e del massimo, che come in matematica possono coincidere all’inifinito senza mettere in crisi il sistema. Ora con Bruno questa dimostrazione per assurdo diventa progetto del conoscere, sapere l’infinito è profondarsi nel finito; conoscere il dettaglio pensando al tutto. Se si accetta la limitazione del conoscere che caratterizza la determinazione della scienza, si conserva questo sapere nella sua consistenza e insieme si possono pensare metodi diversi, dove l’infinito mostri d’essere una ricchezza del pensare. Ad esempio nell’immaginazione, nell’arte, nell’analisi delle possibilità. Come la mano dell’artista può in un sol punto concentrare la luce cosmica, così l’infinito è la creazione continua, che si compie nelle monadi guidate dal progetto divino all’azione generosa.

Delaunay, Aforismi. Fonte: Energia Creativa.org

Delaunay, Aforismi. Fonte: Energia Creativa.org


Monadi e infinito

Ma nulla è senza Dio e nulla oltre: Dio è come il nocchiero alla nave, dentro il percorso che dirige; la Guida che ogni mozzo può secondare o ostacolare. La comunicazione stringe tutto in tutto, contrari e diversi.
È la filosofia che parla davvero di Dio Infinito, non bisogna temere i pedanti, se si guarda s’intende: era stata la convinzione anche di Pico della Mirandola e di Marsilio Ficino. Una ingenuità solo apparente, che mostra spesso la piena coscienza del pericolo di tanto coraggio, che stupì molti, in un libero pensatore.
Ma anche la verità è una ragione di vita: Bruno è la figura di questa fede, mentre abiurano Galilei e Campanella, e Cartesio rielabora il motto epicureo (Vivi nascosto) nel suo Larvatus Prodeo.

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie (Pannello centrale). In un intero, tante narrazioni. Fonte: Wikipedia

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie (Pannello centrale). In un intero, tante narrazioni. Fonte: Wikipedia


L’Uno verso l’infinito

La comunicazione universale fonda la sua possibilità nell’Anima del Mondo, antica idea magica che intende il legame di scienze ed arti nel mistero che non consente scienza. Magia, alchimia ed astrologia, sono ancora dentro la scienza, la chimica e l’astronomia; il pensiero moderno le sostituirà con il metodo matematico. Ma esse praticano la meditazione sull’indeterminismo, la via della scienza d’oggi. La vita del mondo è dotata di di anima, di regole comuni, è vita che continuamente nasce dalla vita; più potente dell’uomo, è incomprensibile, suggerisce la falsa idea del Caso. Il limite umbratile del conoscere umano impedisce d’aver chiara la coerenza di fondo, ogni cosa ha il suo senso, se si sanno indagare le cause. Questo è il mito minimo che è necessario ad ogni ricerca della legge e causa delle cose, sia nella filosofia che nella scienza; la coerenza del nichilismo sta nel non cercare gli universali – mentre ogni scienza fa ricerca in questa convizione.

Bruno  il simbolo dell’infinito. Fonte: The Harbinger.org

Bruno il simbolo dell'infinito. Fonte: The Harbinger.org


Comunicazione universale

La comunicazione universale non è chiara, quella fra uomini, dopo Babele, è infranta. La retorica insegna a conoscere le regole della comunicazione, per sapere come dominare l’uditorio con linguaggi semplici ma che non escludano dalla conoscenza, perché chi la desidera e ne è degno deve essere instradato verso la difficoltà dei discorsi. La retorica perfeziona il medium, ha una metodologia adeguata alle ombre che caratterizzano, come i quadri, il conoscere dell’uomo. La via è di costruire un linguaggio di immagini, poetiche, figurali, per scrivere la lingua muta che s’intende senza sapere alfabeti. Se la metafisica onnideterminata può essere chiara solo alla mente infinita, l’umana deve seguire la via delle ombre, una via accidentata e che resta sempre solo probabile. Ovviamente i metodi non possono quindi essere uguali, corrispondono ad una via chiara e ad una oscura, ma nella Unità del Tutto le due vie si rimandano l’una all’altra e rendono il buio una penombra sempre meno densa.

La monade agisce come l’atanor dell’alchimia, condensa il tutto in uno spazio limitato. Fonte: Gnosi.it

La monade agisce come l'atanor dell'alchimia, condensa il tutto in uno spazio limitato. Fonte: Gnosi.it


L’infinito e la monade

L’infinito è una minaccia di cui prendere coscienza per non essere impedito nel proprio progetto di conoscenza e azione. Fonte: immagine personale

L'infinito è una minaccia di cui prendere coscienza per non essere impedito nel proprio progetto di conoscenza e azione. Fonte: immagine personale


Verso alpina chiarezza

La monade ordina nella prospettiva. Fonte: immagine personale

La monade ordina nella prospettiva. Fonte: immagine personale


L’infinito – l’immagine di Leopardi

All’infinito si dedica l’attenzione alla bellezza, il cielo stellato di Kant, il mistero del piccolo nel subatomico: i limiti del dicibile – oltre, c’è quel che non so – come fa la siepe di Leopardi, apre la porta sull’ignoto.
Tra quello e questo c’è il legame del senso, del nome (finito infinito), e della consistenza, il filo sottile che separa quel che si sa e si dice, dal mistero indicibile.

La vita dell’uomo muove tra noto ed ignoto: il concetto di infinito è una delle idee funzioni che orientano la mente. Perché ci sono i nomi delle cose ed i nomi delle attività mentali – l’infinito indica la capacità di guardare oltre, anche senza vedere ancora nulla di preciso. Di proiettarsi nel futuro.

L’infinito di Leopardi letto da Giorgio Albertazzi e Carmelo Bene

 

PINDARO. Fonte: Comicsando

PINDARO. Fonte: Comicsando

DNA. Fonte: Bioblog.it

DNA. Fonte: Bioblog.it


I materiali di supporto della lezione

Indicazioni di programma

Il percorso è scritto con ordine di testo nei capitoli su Bruno del libro di testo Migrazioni. La lettura dello Spaccio della Bestia Trionfante è la premessa del corso, che ne commenta i punti: il primo modulo trarrà dal testo un brano a scelta, da discutere all'esame.

Riferimenti

Le citazioni dai dialoghi di Bruno si riferiscono a Giordano Bruno, Dialoghi italiani, ristampati da G.Gentile, III ed. a cura di G. Aquilecchia, Sansoni,Firenze 1985 (1958), voll. 2. L'edizione dei dialoghi per l'esame è a scelta.

Le immagini di Bruno trovi in Mino Gabriele, Giordano Bruno, Adelphi 2002

Per chi vuole approfondire

N. Badaloni, l'infinito nel Rinascimento: Bruno tra gli antichi e i moderni in AAVV L'infinito nel mondo della scienza, G. Toraldo di Francia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1987

R.Bodei Multiversum, in E.Bloch Napoli 1979

M.Ciliberto, La ruota del tempo, Interpretazione di Bruno, Ed Riu Roma 1986

A. Corsano, Il pensiero di Bruno nel suo svolgimento storico, Sansoni, Firenze 1948

E. Drewermann, G.Bruno, il filosofo xhw morì per la libertà dello spirito, Rizzoli, Milano 2000

Giordano Bruno. Immagini 1660-1725, a cura di S. Bassi, , prefazione di M.Ciliberto, Napoli, Procaccini, 1996 (raccolta di citazioni dai contemporanei,tra cui anche Toland negli anni 1709-1710, pp. 91-107).

Appunti da V. Spampanato, Vita di Giordano Bruno, Gela, Roma 19...

Cabala del cavallo pegaseo e dell'asino cillenico.

Chi ascolta, chi lo merita.

Cusano, Bruno e l'infinito.

De la causa principio e uno.

Estetica energetica.

Giordano Bruno - De l'infinito, universo e mondi.

Giordano Bruno - Dialoghi Italiani.

I pedanti.

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