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Clementina Gily » 9.La comunicazione dell'arte


La comunicazione

La lingua dei dialoghi cerca di giungere al suo pubblico: lo dimostra già la scelta del teatro, che mirando al pubblico di corte innova l’impegno nella scrittura. E’ costante l’attenzione comunicativa di Bruno, è la prima attenzione della retorica classica, che insegna a scegliere soggetti e  loci per  rendere efficace la comunicazione; siano parole o figure, sono minuziosamente studiate. La prospettica, come la prospettiva del quadro, come l’elenco dei soggetti, suggeriscono agli artisti nel tempo come si può innovare interpretando con fantasia: ma le figure devono essere ben note per creare percorsi. Come le parole di una lingua, le immagini devono essere costanti per essere  comprensibili. Perciò Bruno ricorre ai vocabolari di immagini come sono le mitologie, i santi, i tarocchi, i decani, i carri allegorici. Solo per i dotti e gli apprendisti dell’arte compila elenchi di simboli e lettere da inserire nelle ruote, che devono essere ben compresi già prima dell’uso. Solo questi termini criptici possono sostenere gli esercizi più difficili, capaci di disegnare teorie nelle sintassi figurali dell’arte della memoria.

Leon Battista Alberti, Prospettiva. Fonte: Istituto Maserati

Leon Battista Alberti, Prospettiva. Fonte: Istituto Maserati


Scrivere immagini

Nei loci si dispongono segni e simboli, soggetti ed aggiunti: sono termini che hanno ordine preciso, come l’analisi dell’ombra, degli aggiunti e di ogni simbolo, il metodo è meticoloso. Così si mette a punto un quadro che guida la pratica prima, quella di chi vuole imparare; la pratica seconda ha molta più complessità perché moltiplica le ruote e quindi gli elementi da memorizzare. Essa già prevede spazi per la compilazione personale. L’elenco degli elementi comprende diverse pagine, e richiede la capacità di ricordarli ed intersecarli a seconda del giro di ruota. Sono pratiche complesse già nella descrizione, lasciano ipotizzare una pratica faticosa e non adatta a tutti. Lo conferma un uditore entusiasta, Von Nostitz, che ascoltò Bruno nel 1582, ammirandolo, come tutti. Finì per andarlo ad ascoltare pur avendo scelto invece per la sua istruzione la dialettica di Pietro Ramo, basata su parole e percorsi conseguenziali, molto più fluida, perché le parole ed il vocabolario sono strumenti costruiti proprio a questo scopo.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.


L’arte di Lullo

Bruno perdeva spesso la battaglia della formazione degli studenti, ma la dialettica figurale di Raimondo Lullo gli consentiva grandi successi presso tutti i pubblici, per il notevole livello teoretico che consentiva a chi avesse grande erudizione. Pietro Ramo, poi martire ugonotto della Notte di San Bartolomeo, ebbe più successo e gli fu anche contrapposto con insolenza dagli inglesi, ciò che fa parere una beffa aver messo la sua effigie sul monumento a Bruno in Campo de’ Fiori.

L’arte della memoria bruniana è complicata perché ha intento filosofico e logico, vuole articolare i processi di contrazione e statuificazione. Ciò illumina il processo del consolidamento della memoria nel rapporto del pensare e del pensato, un percorso oggi interessante per chi ragiona di relativismo a proposito del linguistic turn, la svolta novecentesca che identifica il pensiero nel linguaggio. Chi pratica l’arte e costruisce propri elenchi, figure, simbolizzazioni, stringhe rapide e memorizzabili, muove tra pensare ed il pensato elaborando una lingua personale, un manuale di pensiero rapido e insieme un moto verso il futuro: ma il metodo va reso rigoroso, anche solo per l’uso personale.

Raimondo Lullo. Copertina dell’Arte della Memoria. Fonte: La Musica e la Memoria

Raimondo Lullo. Copertina dell'Arte della Memoria. Fonte: La Musica e la Memoria


Compilare, scrutinare

L’opera paziente della costruzione, della compilazione, genera l’efficacia della macchina del sapere. Se le parole sono ben costruite, prima di tutto: “la nota, il carattere, il sigillo possono essere linee e punti, tutte quelle cose che non racchiudono uno spazio”, ma sono distillate con un paziente ed oculato lavoro di contrazione. Bisogna stare attenti al senso che si rivela per eliminare il superfluo, con successive operazioni di analisi e sintesi, ma è facile sbagliare, è una questione di teoria e di sapere. È una specie di grammatica che produce parole corrette. L’engrafia scrive immagini in figura e parola quando “recano in sé qualcosa di ammirevole, di terribile, di gaio, di triste, da amico, da nemico…” (Arte, p.105). “Il tema fondamentale riguarda la composizione delle immagini, dei simboli e delle idee, ai fini della creatività, della strutturazione e della memoria” (De imaginum, cit. p.51). Non solo logiche sono quindi queste parole, ma concetti complessi e compresi a fondo. Immagini misteriose, mnemoniche e verbali, mirano al tutto o ai vincoli, le perpetua il nesso intelligente che si sa creare, il senso intimo che si sa cogliere.

Sigilli e simboli

Le immagini, presenti nei simboli sulle ruote, articolano un novo linguaggio, che potremmo definire archetipale, visto che si rifà ad un senso intimo, ma anche metalinguistico, visto che quel riferimento lega alla comunicazione attraverso la spiegazione e l’esercizio. Altro problema, nel formare questi simboli, è di contenerne il numero al minimo, e di renderli comprensibili e funzionali. Il minimo per essere chiari e sufficienti al principio generativo del nuovo, visto che la macchina, come l’inventio retorica, tende alla ricognizione dei topoi ed alla costruzione del nuovo: ma ridurre a trenta gli elementi, come nella prima pratica, non è un’operazione semplice. Ma “ciò ch’è stato fuso insieme da questi principi gemelli (percezione e rappresentazione) non può essere né compreso né immaginato senza il locus” (Clavis Magna p. 77), il Sigillo; esso non è un’introspezione, ma un “trasporto, agisce non tramite gli occhi, ma tramite una certa facoltà senza nome dell’animo, che è collocata nel genere dell’intenzione o della tensione verso qualcosa, vede anche ciò che è nascosto e quasi posto in disparte” (Sigillo, p. 18). Sembra quasi pensi ad una facoltà della funzione.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.


I collegamenti e le relazioni

Alla grammatica segue la sintassi del percorso, che prepara i loci, il modo del collegamento, ed anche i Sigilli. Le parole hanno illustrato le tracce con efficacia, la contrazione riuscita la rende adatta a comunicare. La sintassi articola le convergenze, insegna le vie, attiva il nesso e saggia la coerenza dei vincoli: è il lavoro della mente, necessario perché i sensi riescono solo “ad accusare, ad indicare e testificare in parte” (Infinito p. 370). “Tutti i sensi… si riconducono a un centro unico, dal quale avanzano per ornare il più vicino atrio della fantasia ( … nella) facoltà cogitativa” (Causa p. 355). È l’accezione antica del senso comune, che è il sesto senso, quello che connette gli elementi e consente la sensazione unitaria e poi il ragionamento sulla percezione; ed è contiguo alla fantasia. È una inventio più che una invenzione, perché il senso è quello che le cose rivelano, che sia la grammatica che sintassi tentano di non alterare codificando. L’immaginazione però agisce in ogni passo del percorso come guida del pensiero.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.


Prospettica della monade

La prospettiva del quadro, come l’ottica della monade, è di guardare le cose dal proprio punto di vista e allacciare la storia da molte letture possibili. Per quanto bella e ricca sia l’opera, non è tutto e non è per tutti; si mantiene solida nei contrasti perché ha fede in sé, è autocentrica. Il cronotopo dell’arte è istantaneo, non dura più della sua stessa concezione e realizzazione. Poi, diventa la propria rappresentazione, che è già di per sé uno svolgimento.
L’opera è individuazione e determinazione di una intuizione: l’artista segue un’idea nei suoi colori e forme; si individua nella realizzazione della mente e della mano; ma poi anche del pubblico e del mecenate, per via della lingua che solo può sostenere l’individuazione. In ogni rappresentazione rivive e si amplia, si individua di nuovo, nella nuova interpretazione. Così, l’istante diventa perenne, ma sempre rinnova in tutto la corrente del fiume, nulla resta uguale, ma in qualche modo tutto resta uguale, anche. Amleto, è sempre Amleto.

Leonardo, Studio per l’adorazione dei Magi. Fonte: Istituto Maserati

Leonardo, Studio per l'adorazione dei Magi. Fonte: Istituto Maserati


Grandezza di immagini

Il discorso della perennità dell’estetica diventa chiaro quando si pensa al teatro, non a caso la scelta di Bruno. Nulla di strano, la filosofia spesso parla in dialoghi, il teatro vive un’epoca di rinnovamento, ma, ancora, l’arte della memoria ha impresso la sua orma inconfondibile sullo stage: l’idea del teatro è oggetto di Giulio Camillo, autore di un corpo ligneo che suscita grande meraviglia. Non ne rimane nulla, Frances Yates lo illustra con la scena del teatro di Robert Fludd; racconta che fu approntato in Venezia e portato a Parigi, dove fu mostrato a Francesco I – Parigi e Venezia, due città dov’è stato Bruno –è probabile lo conoscesse. Certo dà molta importanza alla statuificazione – ma era anche il tema dell’Asclepio – al suo grande potere di conoscenza, perché immobilizzando consente la determinazione. Nel Teatro i personaggi articolano il mondo, fanno riflettere senza coinvolgere, non annoiano con prediche e disquisizioni. Il patto di finzione caratterizza il play, un gioco che pone discorsi temi difficili sulla virtù, la filialità, l’amore… e tutto vivifica con le sue statue, che personificano la narrazione. L’esempio genera opinioni e discussioni, fa da mappa al problema, insegna a conoscere meglio se stessi e il mondo. Il teatro istituisce le figure del ragionamento.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.


Il teatro di Giulio Camillo

Camillo costruisce statue e cassetti nel proscenio, che sono figure della memoria, collocate in ordine meticoloso, fatto di sette gradi orizzontali intersecati coi sette pianeti – come le 7 Sephirot – in verticale. Il teatro è un labirinto di 49 caselle, per ritrovare l’intreccio di tempo, spazio, storia e personaggi in un esercizio di conoscenza; ed è così ogni plot, dalla tragedia greca alla telenovela. Giulio Camillo descrive la sua griglia bidimensionale: “L’alta dunque fatica nostra è stata di trovare ordine in queste sette misure, capace, bastante, distinto, et che tenga sempre il senso svegliato et la memoria percossa”. Ha concluso per 49 presupposti metafisici: 1. I sette pianeti 2. Il convivio 3. L’antro platonico 4. Le Gorgoni 5. Pasifae e il toro (Capricorno) 6. Talari, i sandali alati di Mercurio, quel che l’uomo può abilmente 7. Prometeo, le arti, le scienze, i prodotti). Articolando tutti questi in 7 gradi, si completa la scacchiera: che è dipinta dal Correggio nel quadro di Giunone beffata da Giove, il racconto omerico. L’attenta codifica, il proliferare dei cassetti e persone, fa capire che destare l’attenzione è il primo fine, Camillo tiene conto dell’enargheia: come tutta la gente di teatro.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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Magnificat per la bellezza

L’arte magnifica la bellezza: “non veggiamo cosa alcuna che sia altro che quello che è in atto, secondo il quale è quel che può essere, per aver una specie di attualità” sia anche il sole, non è mai tutto (Cena, p. 285). La sensazione d’infinito che abbiamo nel dare un giudizio e nell’incantarci per una figura, non appartiene alla cosa, ma al modo con cui si avverte, ci porta nell’orizzonte dove tutto ha un altro senso, e si deve accettare la prepotenza della bellezza, ragionare sul presente. Da questo spiraglio delle stelle parla l’anima del mondo (Cena p. 244), che argomenta il suo valore nello spicchio che ne riflette la luce. Tutti vediamo, l’artista la scrive. L’ “intelletto universale… illumina l’universo e indirizza la natura a produrre le sue specie come si conviene… motore ed esagitator dell’universo… fabro del mondo… seminatore… occhio del mondo… nocchiero nella nave” (Cena p. 236). Tutte le sue azioni dimostrano che è luce nella mano dell’uomo che agisce, e anima a raffigurarne la prestanza. Lo vide, ed era bello – si rinnova ogni volta l’emozione dello sguardo che lega Dio e l’Uomo, in Plotino e nel Pimander.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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Nuova grandezza e nova filosofia

Quando Von Nostitz ascoltò Bruno nel 1582 ne aveva ammirato il pensiero, tanto che ne seguì le lezioni, pur studiando dialettica con Pietro Ramo, che adottava percorsi conseguenziali molto adatti a conservare la memoria. Ma in Bruno vedeva bene come si presentasse una lezione di pensiero, più che di memoria. Quella che ancora oggi rimane in questa filosofia. Bruno sviluppava l’aspetto teoretico dell’arte in un percorso molto legato alle immagini e i simboli, ispirandosi a Lullo, ma gli studenti volevano solo diventare maestri di memoria. La battaglia con Ramo era persa dal punto di vista dell’efficienza. L’arte della memoria bruniana è molto complicata se si vuole perseguire lo scopo pratico dell’oratore, è piuttosto una logica animata da una robusta metafisica. Se non è il miglior modo di memorizzare, teoreticamente guida ancora oggi l’attenzione sui processi funzionali del conoscere. Le statue ed i processi di statuificazione sono la pietrificazione della memoria che il pensiero contemporaneo tratta nei percorsi dell’iconic turn, della svolta iconica del presente.

L’estetica energetica anima le scoperte scientifiche come le opere d’arte. Fonte: Luigi Boschi.it.

L'estetica energetica anima le scoperte scientifiche come le opere d'arte. Fonte: Luigi Boschi.it.


L’evento della forma

Di qui, il suo grande successo odierno di Giordano Bruno. Della sua filosofia Bloch, l’autore del multiversum – che con l’onnicentrismo di Ugo Spirito è certo la filosofia contemporanea più vicina al monadismo bruniano – disse di lui che “dopo tanti martiri cristiani, Bruno è dai tempi di Socrate il più fulgido esempio di martire della verità scientifica”. L’immagine metasegnica, che sa andare oltre il segno, lascia le ruote della memoria e si pensa tra mimesi e metessi (Gioberti) come “nesso di rapporti … parte di un ordine stabilito … come il cavallo balocco” dell’infanzia (Gombrich). Semplice, altera i rapporti tra atomi di senso e fa realtà continua di frammenti sparsi. Vive perenne senza invecchiare. Non si blocca in asserti.

La conoscenza estetica ha il dono dell’eterna giovinezza. Come in teatro, tempo spazio e figure sono un solo organismo scenico, così l’opera d’arte è un evento della forma che altera i rapporti nel suo proprio senso, creando una dialettica di immagini suggestiva. Cammina tra i media mutando senza alterare il suo organismo, la consistenza che ha fatto parlare ad esempio Popper di mondo 3 fatto di istituzioni di cultura oggi nel virtuale manifesta in pieno il suo potere ontologico: l’arte, in figura e in parole, è la concretezza del mondo dell’uomo.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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La chiusura operativa

Ciò è per la messa in scena, l’evento del teatro, la creazione della statua personaggio. Tutti questi eventi funzionano come la chiusura operativa della biologia; essa dichiara chiuso un ciclo mentre ne apre un altro. Un bimbo, un anno nuovo, un nuovo organo, sono un’alba. L’estetica vive questa nascita ad ogni giorno, ad ogni play. Ogni giorno, tutto quel che è immaginazione e vento diviene rappresentazione, un eterno ritorno di archetipi appena nati, nuove persone e opere rivestono quei panni. Riesce a determinare, la conoscenza estetica, raggiunge una sua verità, con le sue proprie categorie e metodo. Mai acquista dogmaticità; non ha la tentazione della verità eterna il teatro, anche se dura quanto la storia dell’uomo. Perché rivive ogni giorno, è il processo organico del pensare. La materia animata è il campo della conoscenza estetica, una attività del pensare, una logica della creazione, o almeno del presente. Intesa nella sua trasformazione, la materia si mostra non inerte, ma eccellentissima, sostiene argomenti matematici, magici, filosofici per la sua grande potenza. L’Atto, il suo sforzo formale, concreta corpi viventi – si giudica iuxta propria principia (l’espressione del giudiciossisimo Telesio, dice Bruno in Causa p.261).

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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La messa in scena

Quel che viene all’estetica dal concetto di materia animata, organica è che il punto di partenza è l’Opera. Il finito, l’esistente: la messa in scena. Gli 11 i metodi indagati nella Causa connettono vestigia e concludono che se l’idea è chiara, il processo è compiuto. “Il primo principio assoluto è grandezza e magnitudine”: identificare, trovare l’unità, lo dicevano Parmenide e il Timeo – è potenza atto – vita. La dialettica dell’infinito nella monade scatena categorie come attività del pensare, funzioni: non si insegna la conoscenza percettiva, si fa – occorre formazione, messa in forma, per indirizzare l’interesse alla rappresentazione efficace. Questa logica fa capire perché Bruno diventa chiaro quando si parte dal teatro, dov’è senza teoria non c’è azione. La magia del due, la dialettica diadica, si mostra nel normale contrasto tra pensare e agire che dilacera ogni vivente. Sollecitazioni reciproche che spingono, non si escludono, non si sintetizzano. Vivono.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.


Conoscenza estetica

La materia animata è il campo della conoscenza estetica, una attività del pensare, una logica della creazione, o almeno del presente. La dialettica dell’infinito nella monade pone categorie come funzioni dell’attività mentale. Non si insegna, si pratica la conoscenza percettiva, della storia dell’arte si fa esperienza. Tutto ciò richiede formazione, ma la dimensione della ricerca teorica e dell’azione sono indissolubilmente congiunte. Molto svela dell’anima della filosofia bruniana il gusto dell’immagine, dell’arte, del teatro, che mettono in scena la magia del due, la dialettica diadica che evidenzia la differenza che Platone la descriveva nel genere sommo del diverso. È un cammino di sollecitazioni reciproche senza esclusioni quello del pensare il divenire nel minimo che mostra l’infinito. Energetica è la filosofia di Bruno perché anche la metafisica è l’azione di pensare, come nella scienza e nella macchina del sapere. Il chiasma, l’unione nella crasi che non dissolve i termini, ripete la sua forza nell’immagine: “le monadi che sono le opere d’arte conducono all’universale mediante il loro principio di particolarizzazione”, dice Deleuze.

Giorgione, La Tempesta. Fonte: Wikipedia

Giorgione, La Tempesta. Fonte: Wikipedia


Labirinto di immagini

Questa logica di originalità stupefacente è la chiave razionale di Bruno per l’enigma del cosmo, il metodo di nova filosofia che non ignora la natura umbratile del conoscere; disegna la chiave dalle ombre, affida alla Sofia Celeste la luce. La pinea dov’è il timone del nocchiero, è la pigna di Bacco, così lo specchio. L’analogia allaccia gli archetipi, porta il sorriso del Briccone vicino a Dio, scuote l’eremita alla caccia. L’uomo collabora con Dio quando è eroico e sa edificare il nuovo.

La conoscenza estetica indaga possibilità senza conclusione; oggi non è ieri e non è domani. L’ipotesi cammina ogni giorno, è forma, pensiero, esercizio del vero, ma anche chiusura, ogni giorno. È la promessa di concetto che si fa possibilità. La conoscenza estetica indaga il problema in immagini in ordine libero da giudicare nel gusto, ripetendo le tracce. Così educa il pensare creativo. Pensare, è conoscere in modo estetico, è paragone. Educare all’immagine è il cammino che insegna la scrittura di parole per orientarsi nel labirinto: ricordando Lullo per le Nove Lettere, che racchiudono il segreto di dare limite, ordine e metodo all’immaginazione; un segreto che l’arte conosce, ma di cui non ha fatto teoria. Perché il vero problema dell’immagine è l’infinito che dischiude, che rischia di trasformarla in inconsistente fantasticheria. La risposta giusta sta nell’educare la fantasia, che sappia dare peso all’ascolto quanto al respiro del possibile.

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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La libertà dell’arte

Giuseppe Antonello Leone, Studio EXPO.

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