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Clementina Gily » 15.Altri elementi dell'enargheia: il decoro


Immagini e concetti

Al raptamento, come diceva Bruno, all’orgia panica dell’invasamento, le Muse sono poco inclini, se il loro posto nel cielo è stato assicurato dalla sostituzione della Lyra, abbandonando il mito del Mercurio che strappa il guscio della tartaruga, con la loro danza armoniosa.
È la coscienza del loro acuto conoscere. Si è ormai diffusa negli artisti la convinzione di poter dire con immagini più di quanto si riesca con le parole. Ermete Trismegisto è disegnato nel mosaico del pavimento del Duomo di Siena, anche perché tiene conto della loro importanza ed è il fondamento di un’altra logica, che le svela come conoscenza. Il neoplatonismo riportato all’attenzione Marsilio Ficino, insieme ad Ermete e a Platone, conferma questa attenzione. Grande è l’attenzione per le Metamorfosi di Ovidio. Le umanità tutte insieme rivalutano la conoscenza attraverso le immagini.
La riscossa dell’arte nella cultura è tipica del Rinascimento, l’artista rifiuta d’essere solo il protetto di un mecenate, di non poter liberamente scegliere i propri soggetti e il senso del suo discorso. Leonardo e Michelangelo si comportano con autonomia. Carlo V, nel noto aneddoto, raccoglie il pennello di Tiziano.
È un movimento che inizia con forza e che seguiterà nel tempo, diventando la nascita dell’estetica.

Ermete Trismegisto contemporaneo di Mosé. Tarsia del Duomo di Santa Maria Assunta di Siena. Fonte:  L’Angolo di Hermes

Ermete Trismegisto contemporaneo di Mosé. Tarsia del Duomo di Santa Maria Assunta di Siena. Fonte: L'Angolo di Hermes


Scritture dell’arte

Nella figura si parla col racconto, con le invenzioni, con le imprese. Questa Giuditta ed Oloferne frequenta una storia che in genere ha toni molto diversi, si pensi ad Artemisia Gentileschi. Qui c’è una insolita, dolce primavera e due fanciulle che passeggiano: Botticelli non si è distratto, abbiamo visto la cura con cui medita ogni particolare. Piuttosto vuole disegnare un’altra cosa, oggi si penserebbe alla banalità del male al suo frequentare sempre la realtà più semplice; o si può pensare alla possibilità di conciliare vendetta e giustizia, rendendo in qualche modo giusta un’azione efferata – un senso simile a quello della Gentileschi ma con un animo ben diverso. Forse si può pensare alla tranquillità di Venere che guarda Marte dormiente nel Parnaso, e meditare sulla faccia segreta della donna, sulle tre dee di Maometto, sulla diffidenza dei generi. Tutte letture possibili: certo, se non fosse per lo spadone si potrebbe anche non badare al contenuto del fagotto.
Nei dialoghi, nei saggi e nelle pitture si scrivono tante considerazioni che manifestano tutte le novità del pensiero.

Botticelli, Giuditta ed Oloferne. Fonte:  Baroque

Botticelli, Giuditta ed Oloferne. Fonte: Baroque


Grammatica e sintassi

Si pensi a Rembrandt ed ai suoi autoritratti impietosi, che accompagnano l’uomo che invecchia studiando l’identità, senza abbellirla con una pietà che non fa parte della visione. La catena degli autoritratti esalta lo specchio dell’arte, il suo modo di fare concetti di figure, di creare altre categorialità, altri vocabolari.
“La pittura può servire all’analfabeta quanto la scrittura a chi sa leggere” aveva detto Gregorio Magno, già parlando dell’immagine come di una scrittura alternativa. Perciò, conoscere il concetto, approfondire il valore estetico, non sostituisce la critica s’arte ma l’arricchisce.
Osservare la formazione della statua, vale all’analisi, non al suo apprezzamento, che si fa nella valutazione della storia dell’arte ma anche nel gusto e nel senso comune, dove le figure si sacralizzano per motivi molto diversi, a volte poco spiegabili con giudizi d’arte.

Botticelli, Il banchetto nel bosco. Fonte:  ArteAntica

Botticelli, Il banchetto nel bosco. Fonte: ArteAntica

La caccia infernale. Fonte: Brotture.

La caccia infernale. Fonte: Brotture.


Come nella memoria in Bruno

Se si guarda alla creazione vengono fuori considerazioni interessanti sulla consistenza di queste diverse grammatiche e sintassi. Perché si fanno di colori e proporzioni, come di simbolo, emblema ed allegoria: molte le vie utili a capire il senso di una espressione artistica. Tutte insieme, le tracce rivelano la storia e la poetica dell’autore, se ne ritrova il senso nel complesso della lettura.
La sintassi si basa sulla composizione della storia e sul movimento figurale, rivelando nell’armonia singola storie diverse, suggerite spesso dalla committenza.
L’esempio botticelliano di fianco mostra elementi simili (grammatica) in significazioni diverse (sintassi), fanno passare il dipinto a storie molto diverse, che vanno dalla commedia alla tragedia senza rendere poco omogeneo lo spazio cui sono destinate, l’intento del committente gioca la sua parte.

È una questione di decoro, dice Lomazzo, ad influire sull’efficacia della raffigurazione, un altro dei codici della composizione.
L’espressione di Lomazzo indica il giudizio di convenienza dei soggetti agli ambienti cui sono destinati: in una chiesa o in un municipio non si scelgono le stesse storie. Il criterio quindi rispetta l’armonia che deve sempre indirizzare il disegno.

Storia di Nastagio degli Onesti. Fonte: Ravenna turismo e Cultura

Storia di Nastagio degli Onesti. Fonte: Ravenna turismo e Cultura


Il decoro

Se si guarda all’armonia del disegno, un pregio di Raffaello, ne compare uno degli aspetti; la pazienza e l’ esercizio sono la chiave per raffigurare. Raffaello mostra l’attenzione costante del ripetere, e la rotazione del corpo è focalizzata per sottolineare la scioltezza del racconto. Gli elementi grazie alla rotazione diventano una sintesi di gravitas e di vita: si indirizzano ad animare la scena, a tratteggiare la presenza nel suo organico muoversi. “La realizzazione in termini figurativi di questa idea doveva fondersi con quella armonia e bellezza, con i suoi melodiosi gruppi e le sue squisite cadenze formali. Tutto questo contribuiva alla celebrazione del tema da esaltare. Visto in questa luce, ogni gruppo, ogni gesto ed ogni espressione della Stanza della Segnatura risultano effettivamente carichi di significato e appaiono come la forma appropriata per un contenuto solenne. Perciò l’arte, al pari della musica, va certo oltre la semplice affermazione del messaggio intellettuale” (IS p. 144) la conquista della forma modifica ed articola il pensiero.

Raffaello Studi per nudi. Fonte: Laboratorium

Raffaello Studi per nudi. Fonte: Laboratorium

San Giorgio. Fonte: Lo Schermo.it.

San Giorgio. Fonte: Lo Schermo.it.


Il riflesso della metessi

L’armonia del decoro è diversa, si presenta nella composizione e nella lettura del quadro, considera l’oggetto in relazione allo spazio cui si destina, rileva la congruità organica della creazione. Non si disegna solo una figura, ma una unità sostanziale, un tutto – Cicerone parla di comunanza nelle Umanità: “tutte le arti che sono connesse alla cultura hanno la stessa o qualche vincolo comune e sono legate tra loro da una sorta di affinità”. È quel nesso misterioso che aveva fatto parlare Platone di metessi, oltre che di mimesi – ne abbiamo parlato con Gioberti. Nel decoro quest’armonia nascosta si dimostra non estranea alla costruzione d’arte. Non la componente aritmetica, né l’abilità tecnica, né la narrazione, può spiegare il decoro; ne dà il senso la musica, con la sua attenzione sinfonica, caratteristica essenziale della messa in scena. Ma nella musica, diversamente dal teatro, l’intimità del laccio rimanda con più proprietà a questa armonia nascosta che il decoro rivela. L’opportunità e lo stile così dicono meglio l’evocazione magica, di Bruno come di Raffaello che disegna l’Astrologia. Le statue compongono un simbolo vivente ed organico badando al compiacimento, alla sensazione di coerenza.

Raffaello Stanza della Segnatura: l Astrologia. Fonte:  Artinvest2000

Raffaello Stanza della Segnatura: l Astrologia. Fonte: Artinvest2000


Scrivere l’equilibrio

Il decoro nasce nella ripetizione, quando si innalza ad avvertire il senso nella sua totalità.

Una ripresa che possiamo dire in immagini di nuovo con Raffaello, che spesso riprende il Perugino e il Pinturicchio, ad esempio, e li rivive con la sua plasticità. Evidente la somiglianza dei due sposalizi: “Raffaello non era semplicemente un saccheggiatore del lavoro altrui, pronto a montare combinazioni di motivi tratti dagli affreschi più recenti. Egli era un grande artista che sapeva rifondere questi elementi della tradizione in un’opera nuova di più alta organizzazione e complessità. A questo proposito, i disegni forniscono le prove più eloquenti e suggestive” (IS, p. 141). La sua virtù è la composizione, che riporta ai vertici del gotico, appannati dallo sforzo della prospettiva, una vera fissazione per Mantegna e Paolo Uccello. Nasce una nuova sinfonica e maestosa freschezza plastica – ispirata da questa forza metessica di superare la macchina. Il decoro crea l’equilibrio appellandosi all’impalpabile e ripetendo l’eguale. “Ciò che ammiriamo non è la nascita dell’arte profana, che era esistita fiorente in tutto il medio evo, ma l’aprirsi all’arte profana di sfere emotive che finora erano state riservate alla devozione religiosa” (IS p. 94).

Perugino, Sposalizio della Vergine. Fonte:  Bella Umbria

Perugino, Sposalizio della Vergine. Fonte: Bella Umbria

Raffaello, Sposalizio della Vergine. Fonte:  Storia dell’Arte.com

Raffaello, Sposalizio della Vergine. Fonte: Storia dell'Arte.com


Statue oltre il tempo

Quando il gusto rende un’opera sacra, prescindendo dal suo valore religioso, ne cambia il senso evidenziando la sua natura di cronotopo, come diceva Gioberti parlando di metessi. La presentificazione dei capolavori, come questa di Duchamp, medita questo aspetto temporale ed intemporale della ripetizione, che cambia il senso di un’opera con tratti infinitesimali che indicano la distanza nell’identità. L’alterazione sottolinea le convergenze nelle lontananze, la scrittura della diversità moltiplica il tempo-spazio dell’opera in una copia originale, un nuovo evento.
La stessa figura acquista nuova significazione perché riscrive il cronotopo, in questo caso capolavoro. Ma ogni copia sempre afferma l’identità nella differenza – a meno che non sia un plagio.

L’opera d’arte vive il proprio spazio e tempo che la cornice illumina delimitando l’attenzione. Quel che conta per “cogliere la bellezza (è) un amore e desiderio ancor più fervido”, un platonismo magico che si intende nella triplicità di Significato – detto in figura / Significazione – detto nel codice /Implicazione – detto e non detto (D.E.Hirsch, Gombrich, IS p. 178). Iconografia ed iconologia nell’ecfrastica hanno reso evidente la complessità dell’ermeneutica testuale delle figure.

Duchamp,
La Gioconda. Fonte: La Giostra

Duchamp, La Gioconda. Fonte: La Giostra


Il valore della copia

Sono molti i sensi in cui va articolato il valore della copia.
Prima di tutto, nella formazione dell’artista: Jeshua Reynolds, primo presidente della Royal Academy of Art, raccomandava la copia dai classici come educazione al disegno, e aggiungeva “l’autentico pittore invece di cercare di divertire l’umanità con la minuziosa eleganza delle sue imitazioni, deve tentare di migliorarle con la grandiosità delle sue idee” (IS, p. 471)
Copiare è nella didattica dell’arte – non nella formazione ordinaria: si preferisce il disegno spontaneo e lo scarabocchio. Ma in nessun è pedissequa l’imitazione, dice Winkelmann. Basta osservare le copie dei grandi pittori per convincersene.
Copiare rende attenti alle invenzioni, ai particolari della raffigurazione come mani, gesti, simboli, inquadrature e pose – che sono le grammatiche dell’immagine. Nell’imitazione si impara il vocabolario dell’arte.

Per Winkelmann, “l’opposto del pensiero indipendente è per me la copia, non l’imitazione: per la prima intendo il servire servilmente; per mezzo della seconda la cosa imitata, se è fatta con intendimento, può assumere quasi un’altra natura e divenire originale … per me è copiare anche quando si lavora secondo una certa formula, senza sapere che non si pensa” .

Winkelmann. Fonte:  Wikipedia

Winkelmann. Fonte: Wikipedia


La ripetizione

Nelle comunicazioni di massa la copia e le citazioni sono diventate elemento portante della retorica e della sintassi. I percorsi normali della comunicazione procedono con format, remake, citazioni, producono la copia originale, che s’impernia sulla ripetizione (Sorlin), che si dimostra della massima importanza nell’estetica dei media (Casetti).

L’imitazione è il chiaro riconoscimento, la trasposizione nell’immagine, della teoria della memoria e della sua arte, sempre caratterizzata da metodologie rigide. È il motivo dell’attualità del discorso su Giordano Bruno. L’espressione nuova nasce nella sua stessa storia; ma ramificarla in arabeschi, come nell’estetica barocca, è ripeterne la possibilità l’immaginario: sono altri processi della fantastica, irrobustiscono la fantasia. La grammatica delle immagini si attua nei frammenti della retorica della pubblicità, la ripetizione dei metodi della retorica classica, le imprese della nuova enciclopedia dell’inventio.

Charles Baudelaire. Fonte:  Wikipedia

Charles Baudelaire. Fonte: Wikipedia


Abitudini rituali nella parola

Stupire, è anch’esso tipico della creazione artistica, “il bello è sempre bizzarro. Non voglio dire che sia deliberatamente, freddamente bizzarro, perché in questo caso sarebbe un mostro uscito dai binari della vita. Dico che il bello contiene sempre in sé un po’ di bizzarria, una bizzarria naturale, non voluta e inconscia, e proprio questa bizzarria lo fa essere specificamente in quanto Bello. È la sua immatricolazione, la sua caratteristica. Si rovesci la proposizione, e si cerchi di fingere un bello banale!” (Baudelaire 1855).
Questo discorso rientra nei percorsi della comunicazione proprio grazie alla ripetizione, che dà corpo al decoro e forma al gusto. Sono elementi metodici che rientrano nella tradizione dell’arte ripetendone i miti ed i riti: se spesso il mondo della comunicazione non tutela il gusto, non è per impossibilità dei media, ma per obbedienza all’eccesso di commercializzazione di queste arti. “L’appuntamento fisso segnala il declino dell’unicità del prodotto ed il trionfo della ripetizione, il respiro stesso delle cose. Si tratta di comunicazione a flusso: occorre il ritorno di qualcosa che è insieme simile e diverso da quanto l’ha preceduto, come la favola della sera che deve essere uguale, il calendario, il rito: per il valore delle abitudini (Casetti).

Il neobarocco

Calabrese parla di età neobarocca per questa nostra età della ripetizione di massa, che ricava le fantasie dalla mappa di una immagine, data dalle serie che occupano i palinsesti. Nascono in radio e costruiscono gli ipertesti dell’iconosfera: l’uomo è un fruitore di simulacri (Bettetini).
La cultura popolare scopre così il fenomeno elitario della citazione, che mette in evidenza il cult; dell’autocitazione che si fa struttura portante autofondativa – prototipi: il libro Il nome della rosa, il film I predatori dell’arca perduta.
Eliade indicava nell’eterno ritorno il momento felice che, come l’arte ed il mito, ferma il tempo. Ciò accade nella serie, che quindi acquista un potere di coinvolgimento d’interesse eccessivo, capace di vincere molte resistenze. “Lo schema corrisponde allo strumento modulare di articolazione dell’oggetto da analizzare, il ritmo è invece il suo strumento formulare. Lo schema corrisponde alla misura spaziale” (idem): il ritmo è la frequenza di ripetizione del fenomeno. Il successo dei serial caratterizza un tempo continuo ed alternativo al presente, una seconda dimensione che poi è stata occupata da altre forme della ripetizione: nasce un mondo alternativo come quello di Don Chisciotte, dotato.

Roma, Fontana di Trevi.

Roma, Fontana di Trevi.


Il mondo alternativo

Nelle serie “la prassi ha minore importanza della virtualità: se non si è seguito un episodio particolare, lo si sarebbe potuto seguire – e comunque si è abbastanza al corrente con l’insieme dei fatti per colmare una lacuna: la serie non conta, dunque, in primo luogo, per quello che racconta.. (visto che facendo riassunti si ricostruiscono le immagini). E tuttavia resta il fatto che le serie sono, fondamentalmente, guide di scorrimento della comunicazione… sono regolate, prevedibili: se ne prende quel che si vuole e ognuno organizza a suo piacimento un consumo che non ha bisogno d’essere intenso, perché l’importante non è vedere quanto sapere che gli altri hanno visto.. la funzione particolare della serie nel costituire una base allargata per lo scambio sociale” (Sorlin). La serie entra a sostituire il pettegolezzo, che la psicologia ha riconosciuto nel suo profondo significato di cemento della comunità. Si creano liturgie e rituali che allestiscono in questo mondo interi percorsi di socializzazione e scambio.

Mondi altri nell’arte, Andrea Pozzo, Trionfo di Sant’Ignazio di Loyola. Fonte: Forumlibri.com.

Mondi altri nell'arte, Andrea Pozzo, Trionfo di Sant'Ignazio di Loyola. Fonte: Forumlibri.com.


Modelli di ripetizione

Non si ripete l’identico, si attua una tipologia della Ripetizione, dice Eco: “Dovremo quindi definire un primo senso di ‘ripetere’ per cui il termine significa riprodurre una replica dello stesso tipo astratto … La riproduttività e la serialità che ci interessano riguardano qualcosa che a prima vista non appare uguale a qualcosa d’altro. Là dove due cose appaiono uguali a ciascuno, non si pone il problema di individuare, al di sotto della apparente diversità, una ripetitività nascosta o non immediatamente evidente” (pp. 19-20).

  • La ripresa – continuazione di un tema
  • Il ricalco – western, remake
  • La serie – ricalco di stili
  • La saga -personaggi che invecchiano

“La serie consola l’utente perché premia le sue capacità previsionali: l’utente è felice perché si scopre capace di indovinare ciò che accadrà, ed è felice perché gusta il ritorno dell’atteso. Tipo di soddisfazione che domina molta della nostra fruizione della musica tradizionale. L’utente è soddisfatto perché ritrova quanto egli si attendeva, ma non attribuisce necessariamente questo ritrovamento alla struttura del racconto bensì alle proprie eccellenti capacità previsionali”.

Mondi altri nell’arte. G.B.Gaulli, Baciccia, Trionfo di Gesù. Tratta da: Fonte:  Wikipedia

Mondi altri nell'arte. G.B.Gaulli, Baciccia, Trionfo di Gesù. Tratta da: Fonte: Wikipedia


Come la memoria viva di Bruno

L’incassamento di genere è una forma di citazione come l’autoriflessività, le ripetizioni sono creatività artistica, che non esclude la serie nel “plagio, la citazione, la parodia, la ripresa ironica, il gioco intertestuale…Lo stesso tipo di procedimento seriale può produrre sia eccellenza che banalità… una tipologia della ripetizione non fornisce i criteri per stabilire discriminazioni assiologiche.. una estetica della ripetizione richiede come premessa una semiotica dei procedimenti testuali di ripetizione” (Eco), di essi parlano la Poetica di Aristotele e Benjamin.I media trasformano la metafora in memoria futura approfondendo la capacità di ripensare la storia di cui parla San Tommaso: “ogni verità può manifestarsi in due modi: mediante le cose e mediante le parole. Le parole significano le cose e ogni cosa può significarne un’altra. E per ciò la Scrittura contiene una duplice verità. Uno sta nelle cose significate dalle parole usate, ed è il senso letterale. L’altra nel modo in cui le cose divengono figure di altre cose, e in questo consiste il senso spirituale”.

Bourgeois. Fonte:  Wikipedia

Bourgeois. Fonte: Wikipedia


L’enargheia

Le parole si conseguono, ma nelle figure non c’è univocità di senso: “manca il nesso conseguente: ad es. il leone per una certa similitudine significa Cristo, per un’altra il diavolo”. Quindi per S. Tommaso il primato è sicuramente del logos, ma nel riconoscimento del valore della figura e della phantasia. Ciò si trasforma in Leon Battista Alberti nel protagonismo dell’arte visiva: dice Gombrich che “pone sullo stesso piano poesia e pittura per la varietà di argomenti di cui dispongono entrambe, e Leonardo va all’estrema conclusione rivendicando al pittore le caratteristiche del genio” (IS).
Il decoro fornisce la misura all’enargheia dell’immagine, che nella sintesi armonica si presenta potente e dotata di equilibrio in sé, come la presenza dell’immagine del mondo. Una sintesi mirabile che l’arte classica rappresenta a pieno, con una evidenza chiara. Ma è solo l’esempio paradigmatico di quel che è sempre caratteristico della bellezza e della conoscenza estetica.

Bourgeois. Fonte:  Wikipedia

Bourgeois. Fonte: Wikipedia


I materiali di supporto della lezione

C. Gily, Migrazioni, Mimetiké Tèkne, www.scriptaweb.it 2007 (Oppure, in cartaceo: Tèchne. Teorie dell'immagine, www.scriptaweb.it 2007) capitolo.

A.Pinotti, A. Somaini, Teorie dell'immagine, Cortina 2009

Bibliografia

Bettetini G., Il segno dell'informatica, Bompiani 1987

Casetti F., Limmagine al plurale. Serialità e ripetizione nel cinema e nella televisione, Padova 1984

Calabrese O., I replicanti L'immagine al plurale 1984

Calabrese O., L'età neobarocca, Laterza, Bari 1987

Eco U., Tipologia della ripetizione, in Casetti

Gily C., Frammenti di mondo. Trenta sguardi sulla pubblicità, SEN, Napoli 1999

Gombrich E., Immagini simboliche, Einaudi, Torino 1978 (IS)

Gombrich E., Norma e Forma, Einaudi 1973 (NF)

Gombrich E., A cavallo di un manico di scopa, Einaudi 1971 (ACMS)

Maffesoli M., Dal consumo alla consunzione, in Gily

Munari B., Design e comunicazione visiva, Laterza 1998

Simmel G., Studi su Rembrandt, Abscondita2006

Sorlin P., Fanno le case tutte uguali cfr. Casetti

Trione A., Pubblicità come metafora, in Gily

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